lunedì 1 gennaio 2007

ULTIM'ORA (ANALISI E DISPOSIZIONI POLITICHE DEL GIORNO DEL PARTITO COMUNISTA ITALIANO MARXISTA-LENINISTA)



IL PCI-ML SI PREPARA A FESTEGGIARE IL 77° COMPLEANNO DEL SUO

FONDATORE E SEGRETARIO GENERALE COMPAGNO DOMENICO SAVIO

      Come sempre avviene da anni la cerimonia semplice - ma pregna di significato beneaugurante per molti e molti anni ancora, affettivo, fraterno, ideologico marxista-leninista, di classe e rivoluzionario per la prospettiva della rivoluzione proletaria, del socialismo e del comunismo – si svolgerà giovedì 16 febbraio 2017 alle ore 18,00 nella sede nazionale del Partito a Forio, nell’isola d’Ischia, all’ombra dello sventolio dell’eroica bandiera rossa, che porta impressi i simboli gloriosi della Falce, del Martello e della Stella, emblemi inconfondibili della lotta di classe del proletariato di tutti i paesi della Terra per riscattarsi dal millenario sfruttamento e schiavitù padronale e costruire la propria nuova società comunista degli uomini e delle donne tutti liberi, uguali socialmente e protagonisti della loro esistenza, da vivere, finalmente, con dignità, senza affanni e privazioni.

      Chi definisce questa nostra naturale ambizione “utopia” rispondiamo senza ombra di dubbio che con la Rivoluzione Proletaria Socialista  d’Ottobre del 1917 – di cui quest’anno ricorre il 100° anniversario e che il PCI m-l festeggerà anche in proprio, assieme allo svolgimento del suo 4° Congresso nazionale all’inizio del mese di novembre prossimo –, diretta dai compagni Lenin e Stalin, i coerenti marxisti-leninisti e rivoluzionari, guidati dai principi del marxismo-leninismo e dal pensiero e l’opera immortali dei Maestri del proletariato internazionale Marx, Engels, Lenin e Stalin, hanno già storicamente dimostrato che con l’organizzazione e la Rivoluzione socialista proletaria la classe lavoratrice operaia e intellettiva, emancipata nella difesa dei propri interessi di classe e forgiata dai principi del marxismo-leninismo, può conquistare il potere, anche in questo momento, costruire il socialismo ed edificare la società comunista.

      Il compagno Domenico Savio, fondatore e guida autorevole e sicura del Partito Comunista Italiano m-l, nacque il 16 febbraio 1940 nel quartiere proletario di Monterone a Forio, provincia di Napoli. A 12 anni abbandonò la religione cattolica, alla quale nell’incoscienza infantile era stato avvicinato dalla tradizione oscurantista della società capitalistica e clericale, e fece proprie le ragioni scientifiche e materialistiche dell’ateismo. Dal 1953 al 1958 militò, prima come semplice iscritto e poi come dirigente, nella Federazione Giovanile Comunista Italiana (FGCI) svolgendo lavoro di proselitismo giovanile nell’isola d’Ischia e nei quartieri proletari della città di Napoli. Dal 1958 al 1976 fu iscritto al Partito Comunista Italiano (PCI), dove fu militante attivo, componente del comitato federale di Napoli, più volte candidato alle elezioni comunali -  due volte eletto nel 1971 e 1980 a Forio - e provinciali.

      Dal 1971 al 1980 svolse anche intensa attività sindacale, come militante e dirigente, nella “Federazione italiana lavoratori commercio alberghi mensa e servizi” (F.I.L.C.A.M.S.), aderente alla “Confederazione generale italiana del lavoro” (CGIL), nel settore alberghiero, in modo particolare nelle catene alberghiere di Rizzoli a Lacco Ameno e della Jolly Hotel di Marzotto, organizzando assemblee di protesta e scioperi imponenti, sino al 95% di adesione dei lavoratori, per il miglioramento salariale e delle condizioni di lavoro degli stessi. Il 6 febbraio 1980 per la sua attività di dirigente sindacale aziendale e di componente del coordinamento sindacale degli alberghi Jolly Hotel in Italia fu licenziato dal Jolly Hotel di Ischia, assieme a tutta la rappresentanza sindacale aziendale, dove dal 1967 svolgeva il lavoro di segretario.

       Massiccia fu la solidarietà dei lavoratori alla repressione antisindacale dell’azienda, ma, purtroppo, non bastò per il reintegro nel posto di lavoro dei licenziati, perché questi furono licenziati da padrone e abbandonati dal sindacato, oramai sulla strada scellerata della concertazione e del compromesso col potere economico e politico, dove la difesa di classe degli sfruttati è stata tradita e rinnegata.

      Nel 1976 con ritardo, sostiene autocriticamente Domenico Savio, abbandonò il PCI, allora guidato dal revisionista e opportunista, traditore e rinnegatore della causa comunista Enrico Berlingue, così come in misura progressiva lo erano stato i suoi predecessori, a partire da Palmiro Togliatti, e lo furono i suoi successori, sempre più accanitamente e odiosamente anticomunisti, sino alla deriva di centrodestra dei giorni nostri, partito che oramai sin d’allora era irrimediabilmente avviato sulla strada della trasformazione borghese, clericale, capitalistica e anticomunista.

      Sin dall’iscrizione al PCI e successivamente con altri compagni condusse una dura battaglia contro l’imborghesimento sempre più massiccio del partito, con l’entrata nelle sue fila di forze intellettuali, professionali e imprenditoriali di formazione culturale e politica borghese, che con spregiudicatezza si impadronivano della guida del partito a tutti i livelli dell’organizzazione mettendo in minoranza e allontanando la classe operaia. Una vergogna che solo la cultura borghese e clericale poteva ispirare e affermare. Dal 1976 al 1998 lavorò, con varie iniziative nazionali, all’unità dei marxisti-leninisti italiani, ma senza risultato, a causa di una certa confusione ideologica, strategica e tattica esistente nella lotta per il socialismo, confusione che in larga parte e sciaguratamente ancora esiste. In quel periodo, conseguita l’iscrizione all’ordine nazionale dei giornalisti per poter pubblicare la stampa marxista-leninista e rivoluzionaria e dopo aver collaborato anche con l’Unità all’inizio degli anni ’70, fondò, a partire dal 1984, il mensile “L’Uguaglianza economica e sociale” a diffusione nazionale e il periodico “Comunismo”, a partire dal 1995.

      Il 3 dicembre 1999, fallito quel primo tentativo ventennale di unire i marxisti-leninisti italiani in un unico partito di classe e rivoluzionario sulla base dei principi del marxismo-leninismo e dell’esperienza bolscevica, fondò, assieme ad altri compagni di provata fede marxista-leninista e di formazione bolscevica, il glorioso e amato Partito Comunista Italiano Marxista-Leninista (PCI-ML), che lo ha eletto ininterrottamente come suo Segretario generale e guida indiscussa sulla strada che conduce inevitabilmente alla Rivoluzione Proletaria Socialista, alla costruzione del socialismo e all’edificazione del comunismo nel nostro paese.

      Nel 2013 Domenico Savio viene rieletto consigliere comunale di Forio sotto i simboli  rivoluzionari del PCI m-l portando la lotta di classe nelle istituzioni borghesi del comune e battendosi pure da quella posizione per l’emancipazione di classe del proletariato, per il miglioramento delle condizioni di vita individuale, familiare e sociale della classe lavoratrice operaia e intellettiva e per avvicinare la prospettiva della rivoluzione proletaria e del socialismo. Epiche sono le sue battaglie consiliari contro gli affari pubblici della classe borghese che danneggiano gli interessi delle masse lavoratrici e popolari.

      Oggi doverosamente ricordiamo, con orgoglio e riconoscenza affettiva e di classe, i suoi 77 anni di fede comunista, di impegno di lotta proletaria - anche dura e fatta di vittorie e di sconfitte amare lungo l’arduo cammino per il socialismo e per liberare l’umanità lavoratrice dalle catene dello sfruttamento e della repressione padronale -, di sacrifici di vita per adempiere alla propria doverosa missione di combattente per l’emancipazione sociale della propria classe proletaria del braccio e dell’intelletto, di abnegazione totale verso la causa suprema di umanizzazione e redenzione della società umana. 77 anni in cui ha dovuto subire minacce di ogni genere, offese, calunnie, ricatti rispediti prontamente e puntualmente al mittente, minacce vili e indegne del genere umano persino nei confronti del suo nipotino Domenico di 4 anni, col messaggio funesto scritto “lo sgozzeremo, sappiamo la scuola che frequenta”, e ancora minacce di morte e di annientamento della propria vita con l’affissione di manifesti di lutto che lo annunciavano morto.

      La dannata razza padrona e il suo potere politico ed economico quando vedono in pericolo i loro loschi affari di sfruttamento e di riduzione in schiavitù dei lavoratori sono capaci di tutto, della barbarie più efferata, e tale scellerata evenienza deve essere tenuta sempre presente e considerata possibile dal proletariato in lotta allo scopo di poterla prevenire e neutralizzare con la necessaria forza e risposta rivoluzionaria, che ci derivano dall’essere allievi e seguaci dei nostri Maestri Marx, Engels, Lenin e Stalin.

      Per tale entusiasta avvenimento il Comitato Centrale del Partito Comunista Italiano m-l, a nome di tutto il Partito e dei singoli iscritti e simpatizzanti, tributa al suo Segretario generale compagno Domenico Savio il massimo riconoscimento possibile per l’attività svolta al servizio della causa comunista a livello nazionale e pure internazionale, per la sua partecipazione nel tempo a vari incontri politici all’estero, ed auspica vivamente di poterlo avere come guida e maestro per un tempo ancora lunghissimo. Auguri fraterni e comunisti di buon compleanno compagno Domenico auspicando, nel contempo, con sincerità e affetto, nell’interesse del Partito e dell’obiettivo storico che dobbiamo raggiungere e per cui combattiamo, che tu possa vivere e godere ancora tantissimi di questi giorni.

      Alle ore 18,00 del 16 febbraio prossimo tutti i compagni e i lavoratori del braccio e della mente che lo desiderano possono partecipare all’incontro per formulare gli auguri di buon compleanno al compagno Domenico Savio, nostro Segretario generale.

Forio (Napoli), 6 febbraio 2017.

                                                                                                     Il Comitato Centrale del P.C.I. m-l


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LA DITTATURA POLITICA E AMMINISTRATIVA DI DEL DEO STA AMMAZZANDO FORIO PIU’ CHE IN PASSATO! IL PAESE RIVENDICA UNA SVOLTA RIVOLUZIONARIA!

di Domenico Savio*



      Quel “più che in passato” posto nel titolo sta a significare che da circa 70 anni Forio è stata politicamente, amministrativamente e progressivamente ammazzata - nella sua vocazione patriottica, antifascista e repubblicana, di democrazia, di sincera dialettica tra tutte le forze politiche e sociali, di laboriosità e di concorso per l’emancipazione sociale del paese, di soccorso e sostegno alla classe lavoratrice operaia e intellettiva socialmente più debole, di tolleranza, confronto democratico e condanna severa della politica assolutista e vendicativa – dalle diverse amministrazioni di natura borghese, clericale e capitalistica di destra, centriste, delle ammucchiate cosiddette di salute pubblica e ultimamente di centrosinistra e centrodestra, che hanno occupato il palazzo del municipio e dominato il paese col pugno forte del dominatore di turno.

      Ma un detto popolare dice che “al peggio non c’è mai fine” ed ecco che sciagura volesse per il popolo di Forio che alle passate infamie amministrative succedesse Francesco Del Deo, con la sua corte che in consiglio comunale e nel paese regna con la peggiore politica dell’autoritarismo, dell’assolutismo, del volgare clientelismo politico, partitico ed elettorale e della mancanza assoluta di trasparenza nell’elaborazione delle proposte amministrative di giunta e consiliari. La conseguenza di questo modo autoritario e chiuso di gestire le finanze del comune, cioè i soldi della collettività, i beni comunali o disponibili – come il porto, la Colombaia, il demanio marittimo, il suolo pubblico, i lavori pubblici, la nettezza urbana, eccetera – e la manutenzione del territorio sono sotto gli occhi di tutti i Foriani e di quanti ci onorano di visitarci e godere delle nostre bellezze ambientali sopravvissute, delle spiagge e delle sorgenti minerali. Un paese letteralmente morto senza possibilità di rinascita se nel 2018 Del Deo dovesse sopravvivere a se stesso come sindaco.

      Un esempio per tutti lo troviamo nella gestione deldeiana del potere, che definire democristiana della peggiore epoca è totalmente riduttivo, come l’accaparramento nella commissione elettorale - in nome della maggioranza autoritaria, tre contro uno, che schiaccia l’opposizione - persino della scelta dei 17 scrutatori che vengono proposti dall’opposizione col sistema democratico e ugualitario del sorteggio proposto dal sottoscritto. I signori della maggioranza consiliare e amministrativa di Francesco Del Deo avvalendosi della clientelare normativa nazionale vengono in commissione già con la lista dei nomi da mandare nei seggi elettorali, senza alcun criterio di selezione democratica e paritaria.

      La rappresentanza strategica del potere autoritario dell’amministrazione in carica è formata da Mario Savio, onnipresente in municipio dall’apertura alla chiusura degli uffici, che tutto osserva e controlla presidiando quella che dovrebbe essere la casa trasparente del popolo, dal presidente del consiglio comunale Michele Regine e dal sindaco Francesco Del Deo, questi ultimi due in consiglio comunale siedono uno accanto all’altro e si compiacciono del loro ruolo e potere autoritario sorridendo spesso alle accuse e alle proposte formulate dall’opposizione. Finanche nella maggioranza chi osa distaccarsi dalle decisioni prese è oggetto di durissimi attacchi. Francesco Del Deo e Michele Regine hanno autoritariamente imposto al consiglio comunale il triste primato di aver, dopo decenni di consuetudine e che è sopravvissuta a tutte le passate amministrazioni, quasi totalmente eliminato il confronto preliminare alla trattazione dell’ordine del giorno di argomenti sociali importanti proposti dall’opposizione e dagli stessi consiglieri della maggioranza.

      In consiglio comunale è compresso al massimo il ruolo politico dell’opposizione, specialmente del gruppo consiliare del PCI m-l, mediante le minacce di allontanamento dall’assemblea elettiva e di togliere la parola, la richiesta continua di terminare l’intervento, la sospensione arbitraria della seduta, che cozza coi principi morali, costituzionali e col regolamento delle sedute. Insomma, nessuno spazio e nessun dialogo con l’opposizione sulle scelte amministrative, la maggioranza viene in consiglio con le decisioni già prese senza la possibilità di migliorarle. Gli argomenti richiesti e l’ordine del giorno proposto a norma di legge dall’opposizione non vengono mai discussi e sistematicamente  collocati in coda a numerosi altri punti inclusi dalla maggioranza e quando di raro si giunge alla trattazione degli argomenti proposti dalla minoranza la maggioranza, col sindaco in testa, si alza e se ne va, alla faccia delle attese del paese. Il presidente del consiglio Michele Regine non concede l’uguale tempo di intervento a tutti i consiglieri che chiedono la parola, a chi di più e a chi di meno secondo la sua valutazione politica e personale. Allo stesso modo a taluni consente di uscire fuori dall’argomento in discussione e di parlare anche di altri problemi e al PCI m-l no, com’è accaduto nell’ultima seduta del consiglio. E’ solo la politica dell’arroganza, dell’intolleranza, dell’autoritarismo, della dittatura e della legge del più forte numericamente, ma totalmente priva dei valori di democrazia, di dialogo e di apprezzamento della diversità di pensiero e di governo della società. Non sono mancate le espressioni “attento a come parli” rivolte al sottoscritto, rappresentante eletto del PCI m-l dalla classe lavoratrice operaia e intellettiva di Forio, l’unica classe sociale elevabile al rango di moralità, di uguaglianza, di giustizia e di speranza per costruire un futuro nuova a Forio, in Italia e in tutti i paesi della Terra.

      Mai come oggi nella storia politica e sociale di Forio si è creato un clima politico pesante e preoccupante, fatto di timori, di preoccupazioni, di assilli, di condizionamenti indotti, di paura per l’incertezza del futuro, di inquietudine esistenziale e quotidiana, di silenzi che nascondono paure e rinunce all’impegno politico e civico di tante persone, che potrebbero contribuire alla rinascita politica, economica e sociale del paese. Questo avviene dove la democrazia e la leale dialettica tra maggioranza e opposizione, a partire dal confronto in consiglio comunale, sono violentate dall’arroganza e dalla prepotenza amministrativa. Le minacce di querela vere o presunte che periodicamente risuonano all’interno della conduzione autoritaria dei lavori del consiglio comunale e i dossier dei veleni che sono circolati negli ultimi anni preoccupano e più di ogni altra cosa descrivono il pesante clima politico e sociale che quotidianamente il popolo di Forio è costretto a respirare. 

      Un altro detto popolare, riferito a tutti i popoli della Terra, dice che “la speranza del cambiamento e del miglioramento della vita è l’ultima a morire”, però, aggiungiamo noi comunisti, se essa non è affidata ai mali secolari del disimpegno, dell’egoismo, dell’individualismo, dell’opportunismo, dell’egocentrismo e del carrierismo in politica e negli affari, ma fondata sulla sfida alle minacce palesi o sottintese che siano, ai condizionamenti, alle ritorsioni e alla vile paura, bensì ancorata, la speranza del cambiamento sociale, al coraggio patriottico per la rinascita della propria terra, all’impegno di classe proletario e al convincimento che l’oscurantismo culturale, politico e sociale di ieri e di oggi possono essere sconfitti e scaraventati nella fogna putrescente della storia.

      Guai se nel 2018 Francesco Del Deo e la sua amministrazione dovessero elettoralmente sopravvivere al governo del paese e neppure nulla cambierebbe se ad essi subentrasse nuovamente qualche sindaco o ammucchiata elettorale del passato od anche se al municipio si insediasse ancora un esponente della cultura borghese o delle potenti lobby economiche che dominano lo sfruttamento del lavoro e la ricchezza sociale prodotta dalla classe lavoratrice. La vera e unica alternativa sta solo nella vittoria di una amministrazione popolare di tutti gli sfruttati e schiavizzati di oggi, guidata dall’unico partito del proletariato foriano, il Partito Comunista Italiano Marxista-Leninista. Questo è il nostro impegno per le elezioni amministrative del 2018, un impegno di svolta rivoluzionaria, degna del sostegno morale e materiale di tutte le forze sane della migliore tradizione culturale, professionale e sociale del popolo di Forio.

Forio, 3 febbraio 2017

* Segretario generale e Consigliere comunale di Forio (NA) del PCI m-l


       

ULTIM’ORA (ANALISI E DISPOSIZIONI POLITICHE DEL GIORNO DEL PARTITO COMUNISTA ITALIANO MARXISTA-LENINISTA)





IL PCIML PER L’ANNO 2017 FORMULA ALLA CLASSE LAVORATRICE ITALIANA OPERAIA E INTELLETTIVA AUGURI BOLSCEVICHI DI RAPIDO AVVICINAMENTO ALLA SUA INELUDIBILE RIVOLUZIONE SOCIALISTA!

Compagni e lavoratori tutti, sfruttati e schiavizzati dalla belva capitalistica e imperialistica, che soffoca l’esistenza del genere umano sulla Terra, questa fondamentalmente continua ad essere l’epoca dell’imperialismo e delle Rivoluzioni Proletarie e al suo interno continua a svilupparsi sempre più impetuosa la fase storica transitoria della Resistenza, della difesa delle conquiste realizzate, del non mollare e difendere strenuamente le posizioni raggiunte con la lotta di classe, del non indietreggiare dinanzi all’incalzare del nemico di classe e nel contempo cresce la preparazione ideologica, politica e rivoluzionaria della classe operaia e degli altri lavoratori sfruttati per preparare l’assalto finale al nemico di classe per sconfiggerlo e far ripartire la costruzione della nuova e superiore società socialista, lungo la strada che condurrà all’edificazione di quella comunista. La riconquista dello Stato e del Potere Proletario, temporaneamente sconfitti col socialismo realizzato nel secolo scorso, riapriranno la strada di non ritorno alla civiltà comunista dell’uguaglianza e della fratellanza sociale per l’intera umanità.

      Dopo la tragedia subita dal proletariato di tutti i paesi con la sconfitta – ad opera nefasta dell’imperialismo e dei nemici interni al movimento comunista e operaio nazionale e internazionale, come i trotskisti, i revisionisti, tra questi in modo specifico i socialdemocratici delle varie specie, gli opportunisti e i rivoluzionaristi - della prima ondata delle rivoluzioni proletarie socialiste realizzate nel secolo scorso, che furono incoraggiate e sostenute dalla vittoria della gloriosa Rivoluzione Socialista Sovietica d’Ottobre del 7 novembre 1917, le condizioni di vita dei popoli sono tragicamente peggiorate con la crescita della povertà, e delle conseguenti malattie, delle guerre imperialistiche di conquista e di espansione dei mercati, dell’insicurezza sociale, dei pericoli derivanti dal terrorismo imperialistico e con la migrazione di popoli interi, a causa delle guerre e della miseria che affliggono il pianeta, migrazione che sta persino generando una odiosa e pericolosa contrapposizione tra proletariato autoctono e quello immigrato.
      Come prevedibile la restaurazione del dominio capitalistico e imperialistico assoluto sul pianeta dopo la sconfitta dei governi oramai riformisti, revisionisti e opportunisti dell’ex mondo socialista realizzato nel secolo scorso ha scatenato la voglia dell’imperialismo di distruggere negli Stati e nei popoli ex socialisti ogni residuo riferimento all’idea di socialismo e a quanto vi fosse sopravvissuto, anche se si trattava solo di riferimenti oramai completamente estranei al socialismo sovietico marxista-leninista.
      Questa vendetta accanita, terroristica e distruttiva dell’imperialismo americano, europeo e della Nato, perseguita con clamorose menzogne, finanziamento di gruppi terroristici negli Stati da sottomettere e con guerre spietate, ha portato alla tragedia del disfacimento dell’ex Jugoslavia, alla distruzione della vita pacifica in Libia, in Iraq, Afghanistan, e oggi in Siria, con le tragedie che le televisioni ci mostrano ad ogni ora del giorno: orrori e crimini efferati che i governi imperialisti impongono all’umanità, che, purtroppo, ci appare colpevolmente rassegnata, perché ancora incapace di trasformare la guerra imperialistica in rivoluzioni proletarie per liberare il pianeta dal governo assassino padronale e dai monopoli bancari, finanziari, borsistici e commerciali.
      Con la guerra, che provoca l’assassinio di masse enormi di proletari e distruzione del frutto del lavoro proletario, l’imperialismo cerca di uscire dalla sua crisi economica congenita di sovrapproduzione di merci e capitali, ma non ci riuscirà, perché la crisi è generata dalla natura sociale della produzione, cioè realizzata col concorso del lavoro delle masse proletarie, e dall’accaparramento privato di pochi capitalisti sfruttatori e ladri della ricchezza prodotta e disponibile, ladri legalizzati dal loro stesso potere politico borghese, clericale e capitalistico. Per noi marxisti-leninisti il capitalismo e la sua espansione imperialistica moriranno per mano della loro stessa crisi, ma non basta, occorre anche la volontà soggettiva di classe e rivoluzionaria della classe operaia e delle masse lavoratrici e popolari, le quali, però, abbisognano della guida militante, organizzativa e d’azione del Partito Comunista di natura bolscevica. Senza questo tipo di partito il proletariato non potrebbe mai liberarsi dalle catene padronali che lo schiavizzano, sfruttano e reprimono.
      La situazione economica e del potere politico e istituzionale italiana è letteralmente marcia e rivendica una svolta rivoluzionaria sin da questo momento. Incontrollato è lo stato di corruzione, che permea le istituzioni pubbliche a tutti i livelli; la ricchezza prodotta dal proletariato occupato è nelle mani di poche persone possidenti il sistema industriale, bancario e finanziario del paese; i governi di centrodestra e centrosinistra sono espressione e sostenitori degli interessi della classe capitalistica nazionale e delle multinazionali imprenditoriali, bancarie e finanziarie europee e mondiali; la disoccupazione, specialmente giovanile, è alle stelle; il livello di sfruttamento dei lavoratori nelle aziende è disumano e vergognoso e lo Stato capitalistico lascia fare alla classe padronale sfruttatrice; i servizi pubblici sono sempre più privatizzati, ridotti e costosi; i diritti costituzionali, seppur borghesi, sono sempre di più violati e negati dalle sanguisughe padronali e dallo Stato capitalistico; la miseria sociale, in particolare nel Mezzogiorno, è in continua ascesa, a detta delle stesse istituzioni statistiche borghesi; i pensionati sono sempre più poveri e a causa delle controriforme legislative degli ultimi decenni è cresciuto il disagio sociale delle masse lavoratrici e popolari.
      Sul piano politico il terzo governo non eletto dal popolo, a guida e a maggioranza PD, ha approvato una legge elettorale peggiore di quella fascista del 1923, con 100 deputati nominati dai partiti e non eletti dai cittadini e ha tentato di stravolgere la Costituzione democratico-borghese del 1948 in senso autoritario e di ritorno al fascismo, in quanto poneva il potere politico e legislativo nelle mani di un solo partito e di un solo uomo, proprio come al tempo di Benito Mussolini per la mancanza dei necessari contropoteri di controllo istituzionale. Purtroppo la grande vittoria del NO alla controriforma costituzionale è stata volutamente ignorata dal potere dominante imponendoci il quarto governo non eletto e a questa scelta autoritaria e antipopolare non c’è stata una auspicata e vibrata protesta popolare con la mobilitazione di piazza. Questo protrarsi di un potere dittatoriale nel nostro paese dimostra la piena attualità della rivoluzione socialista per sconfiggere la classe economica e politica dominante e conquistare il potere alla classe lavoratrice del braccio e dell’intelletto. Obiettivo che può essere raggiunto solo con la presenza e l’azione di un forte partito comunista di natura marxista-leninista.   
      In Italia il partito comunista di classe e rivoluzionario, ovvero marxista-leninista, per organizzare ideologicamente, politicamente, strategicamente e tatticamente e per guidare il proletariato nel compimento della sua storica rivoluzione socialista, per instaurare il suo potere politico, fondare lo Stato proletario e costruire la nuova e superiore società socialista lungo la strada dell’edificazione di quella comunista, già esiste ed è il Partito Comunista Italiano Marxista-Leninista (P.C.I.M-L.), fondato da un gruppo di marxisti-leninisti il 3 dicembre 1999. Il programma, lo statuto e la sua attività politica testimoniano la sua formazione e coerenza bolscevica. Quest’anno nel mese di novembre si svolgerà il 4° congresso nazionale del Partito.
      Ma occorre che la classe lavoratrice italiana operaia e intellettiva in maggioranza lo riconoscano come tale, vi militi e vi lavori attivamente aprendo cellule in tutti i posti di lavoro e sezioni territoriali sull’intero territorio nazionale. Ciò per intraprendere un programma permanente di protesta, di rivendicazioni economiche e sociali verso il potere borghese e capitalistico dominante allo scopo di migliorare le sue condizioni di vita quotidiana col diritto alla salute, alla scuola, al lavoro sicuro e ben retribuito, alla mobilità, alla casa, alla pensione dignitosa e non al raggiungimento dell’età della morte, per preparare la conquista del potere e avviare la collettivizzazione dei mezzi di produzione, delle terre da ridistribuire gratuitamente ai lavoratori agricoli e della ricchezza prodotta dal lavoro umanizzato.
      L’augurio che per il 2017 il Partito Comunista Italiano Marxista-Leninista formula all’intero  proletariato italiano delle fabbriche, delle campagne, dei servizi, del pubblico impiego, del commercio e delle lavoratrici domestiche è proprio quello di impegnare l’Anno Nuovo per fare del P.C.I.M-L. il grande partito della rivoluzione socialista in Italia. Compagni comunisti, in modo particolare giovani comunisti, classe operaia occupata, disoccupata, pensionata e casalinga, intellettuali d’avanguardia ed autentici progressisti scegliete la strada della militanza di classe e rivoluzionaria, entrate nel nostro Partito per avvicinare l’ora della rivoluzione proletaria e per costruire assieme l’Italia socialista. E’ l’unica via percorribile per spezzare le catene dello sfruttamento e della schiavitù capitalistica, per affidare il futuro del nostro paese al governo del proletariato e per evitare concretamente tentativi di ritorno al fascismo.
      La lotta per avvicinare la rivoluzione proletaria e la costruzione del socialismo vale anche per tutti i paesi del pianeta per mettere fine ai soprusi della millenaria, dannata classe padronale e per creare un nuovo mondo di pace, di uguaglianza, di giustizia reale, di altruismo e di fratellanza per l’intero genere umano. Auguri di lotta e di vittoria al proletariato di tutti i paesi della Terra col canto dell’Internazionale Comunista.
Forio (Napili), 1 gennaio 2017.
info@pciml.org                                                        Il Comitato Centrale
                                                          del Partito Comunista Italiano Marxista-Leninista  


IL P.C.I.M-L. CHIEDE DI VOTARE “NO”

ALLA DERIVA FASCISTA DELL’ITALIA!
       
L’Umanità intera sta vivendo un’epoca tragica, premonitrice di sviluppi preoccupanti, fatta di perdita di memoria storica, come la catastrofe del fascismo e del nazismo, di devastazioni ambientali e di supersfruttamento delle risorse energetiche del sottosuolo legate al massimo profitto capitalistico e che generano inquinamento atmosferico, aumento impressionante della temperatura e scioglimento dei ghiacciai, che conseguentemente provocano l’allagamento delle coste basse del pianeta. La vita dei popoli è assillata da guerre interimperialistiche, emigrazioni epocali, fame e malattie che affliggono gran parte del genere umano. E’ una situazione gravida e minacciosa di una terza guerra mondiale interimperialistica e di una svolta ancor più conservatrice, reazionaria, oscurantista e guerrafondaia nel governo della società da parte dello stesso sistema regnante, che oramai domina sulla quasi totalità del pianeta.

      Tutto questo è la conseguenza del sopravvivere del potere economico, industriale, bancario, finanziario, mercantile e politico capitalistico e imperialistico, purtroppo uscito vincitore nello scontro tra progresso e regresso svoltosi nel ventesimo secolo e che oggi in Italia con la controriforma costituzionale e l’infame nuova legge elettorale cerca di rafforzare il proprio dominio sulle masse lavoratrici e popolari per poterle meglio sfruttare, controllare e reprimere nei loro diritti e bisogni di vita. Dinanzi alla svolta reazionaria di stampo fascista in atto il Partito Comunista Italiano Marxista-Leninista fa appello ai comunisti, alla gioventù comunista operaia e studentesca, alla classe operaia e all’insieme dei lavoratori sfruttati del braccio e della mente, all’intellettualità d’avanguardia e a tutte le forze politiche e sociali sinceramente progressiste a votare NO al referendum costituzionale del 4 dicembre 2016 per cercare di bloccare la devastante deriva conservatrice voluta e accelerata dalla dannata razza padrona attraverso il proprio governo borghese e clericale di Renzi e del PD.

       La rivoluzione socialista sovietica del 7 novembre 1917 in Russia rappresentò il punto d’arrivo di un millenario processo di lotta di classe e rivoluzionaria del proletariato di tutti i paesi della Terra e l’inizio di una nuova era di costruzione della superiore società prima socialista e poi comunista. A questa vittoria gloriosa della classe lavoratrice operaia e intellettiva - che per la prima volta nella storia conquistò il potere politico, economico e sociale, avviò la costruzione della prima società socialista e costruì la grandiosa Unione Sovietica - il capitalismo e l’imperialismo risposero con l’imposizione violenta del fascismo in Italia e del nazismo in Germania foraggiandoli adeguatamente, ma che, nonostante la loro potenza economica e militare, furono sconfitti dall’eroica Armata Rossa sovietica, guidata dal compagno Stalin, e dalle armate partigiane dei paesi europei.

      In Italia l’eroica vittoria della lotta antifascista durante il ventennio mussoliniano, della Resistenza armata e della Guerra di Liberazione dal fascismo, dal nazismo e dalla Monarchia consentì alla parte migliore del nostro popolo di conquistare l’Ordinamento istituzionale repubblicano e la Costituzione borghese e democratica del 1948, quale tappa importante per proseguire la lotta di classe e rivoluzionaria dei lavoratori, con alla testa l’avanguardia comunista, sino alla vittoria della rivoluzione proletaria e l’avvio della costruzione della società socialista. Con la successiva sconfitta al ventesimo congresso del Partito Comunista dell’Unione Sovietica nel 1956 della sinistra marxista-leninista e successivamente della stessa Unione Sovietica e dell’intero mondo socialista realizzato nel secolo scorso, ad opera infame dei revisionisti delle varie specie e particolarmente dei trotskysti, il capitalismo e l’imperialismo italiano, europeo, americano, russo, cinese, giapponese, eccetera hanno ripreso a dominare incontrastati il mondo e ad imporre con maggiore veemenza lo sfruttamento del lavoro umano e delle risorse naturali.

      L’infame potere economico e politico industriale, bancario e finanziario italiano per cercare di superare la sua periodica crisi sistemica in atto - che avviene all’interno della crisi generale del capitalismo mondiale, come conseguenza della sovrapproduzione di merci e capitali che non trovano collocazione sui mercati concorrenti perché saturi, a causa della mancanza di domanda da parte delle  masse lavoratrici e popolari ridotte alla fame - attraverso l’ultima e famigerata legge elettorale cosiddetta Italicum e la controriforma costituzionale di stampo fascista vuole disporre di un proprio governo fantoccio pronto e veloce nel rispondere alle sue esigenze legislative, militari e di mercato. Per tale scopo viene stravolta la Costituzione antifascista, democratica, della partecipazione e della sovranità popolare promulgata il 1° gennaio 1948. Cosicché viene affidato il potere esecutivo, legislativo e quello elettivo della corte costituzionale e del consiglio superiore della magistratura nelle mani di un solo uomo e un solo partito, viene abolito il Senato elettivo e sostituito da sindaci e consiglieri regionali, mentre scompare il   bicameralismo paritario, quale garanzia di democrazia, di doppia lettura e approvazione delle leggi.

      Il passaggio, complice pure l’approvata legge elettorale di natura fascista, da una Costituzione fondata sul pluralismo di forze politiche diverse nella gestione e rappresentanza dello Stato a una Costituzione che racchiude tutto il potere politico nelle mani di un unico dittatore, autoritario e decisionista, è stato invocato a gran voce dai monopoli industriali, bancari, finanziari e mercantili nazionali e internazionali, ovvero dalle multinazionali dei vari settori produttivi, dalle potenti lobby imprenditoriali, dalla Comunità Europea e dalle banche centrali private, che dispongono della stampa e della commercializzazione delle monete nazionali. Sono queste potenze economiche che, assieme ai propri governi borghesi, clericali e capitalistici, in Italia quello di Renzi, il PD e il nuovo centrodestra, che sostengono la controriforma e propagandano il SI’ al referendum del 4 dicembre prossimo.

      Tali forze autoritarie se dovessero sciaguratamente vincere il referendum per le masse lavoratrici e popolari del nostro paese si aprirebbe una più dolorosa stagione di demolizione dei diritti costituzionali – come quelli del lavoro, delle pensioni, della scuola, della sanità, dei trasporti terrestri, marittimi e aerei, dell’assistenza sociale e previdenziale, dell’indennità di disoccupazione, eccetera -, di attacco alle già difficili condizioni di vita dei lavoratori, già spremuti come limoni con tasse infinite e tagli ai benefici fiscali e sociali, in particolare ciò è avvenuto da parte degli ultimi tre governi non eletti dal popolo, quelli di Mario Monti, Gianni Letta e Matteo Renzi. La tragica vittoria del SI’ aprirebbe la strada a una dittatura economica, politica e sociale più repressiva degli interessi popolari e delle agibilità democratiche nella lotta popolare di rivendicazione e conquista di diritti indispensabili per un’esistenza serena e dignitosa.

      Ecco perché chiediamo di votare NO allo stravolgimento della Costituzione del 1948, nata dalla lotta antifascista, dalla Resistenza armata e dalla Guerra di Liberazione del popolo italiano, NO al taglio della rappresentatività popolare nelle istituzioni, NO alla sostituzione del diritto di voto degli elettori con votazioni cosiddette di secondo livello, NO a 100 deputati nominati direttamente dalle segreterie dei partiti e non eletti dai cittadini, NO ai militari italiani negli scenari di guerra imperialistica, NO al governo degli industriali, delle banche, delle finanziarie, delle borse e delle multinazionali d’ogni natura, NO alla partecipazione dell’Italia alla capitalistica e imperialistica Unione Europea e alla Nato, NO alla permanenza al potere del governo capitalistico e antipopolare Renzi, NO al Jobs Act, che consente ai padroni di licenziare i lavoratori senza giusta causa, NO alla riforma autoritaria della scuola, NO al ritorno del nostro paese alla dittatura fascista, NO per favorire il processo rivoluzionario del proletariato italiano che condurrà alla Rivoluzione Proletaria Socialista, alla conquista del potere politico alla classe lavoratrice operaia e intellettiva, alla costruzione del Socialismo e all’edificazione del Comunismo.

      Il nostro NO non ha ideologicamente e politicamente proprio nulla a che vedere col NO di Salvini, Meloni, Berlusconi, Verdini, Alfano, Grillo, Fassina, D’Alema e consimili, perché questi signori con la vittoria del NO puntano a occupare o rioccupare il potere e continuare a gestire il decrepito, morente e parassitario sistema capitalistico e quasi tutti dicono di voler comunque cambiare, naturalmente in peggio, l’attuale Costituzione. Al contrario il P.C.I.M-L. è attivamente impegnato per la vittoria del NO affinché alla vigente Costituzione democratica borghese succeda, con la lotta di classe e rivoluzionaria, quella superiore socialista.

      Viva l’antifascismo militante, Viva la Costituzione del 1948 fin quando promulgheremo quella socialista, Viva l’Italia libera da Renzi, dal PD e dall’intero centrodestra e centrosinistra borghesi, Viva la conquista del potere proletario, Viva il Socialismo, Viva la grande vittoria del NO!

Forio (Napoli), 25 novembre 2016.

info@pciml.org                                                                           Il Comitato Centrale

                                                                             del Partito Comunista Italiano Marxista-Leninista

                                                                               Segretario generale compagno Domenico Savio



VOTIAMO “NO” PER CAMBIARE L’ITALIA!

SI AVVICINA IL VOTO REFERENDARIO DEL 4 DICEMBRE. VOTANDO IN MASSA “NO” DETERMINEREMO LA FINE DEL POTERE REAZIONARIO DI RENZI, DEL SUO GOVERNO E DEL PD, APRENDO UNA NUOVA FASE DI LOTTA PER CONQUISTARE, CON L’UNITA’ DEI COMUNISTI, DELLA CLASSE OPERAIA E DELLE FORZE COERENTEMENTE E SINCERAMENTE PROGRESSISTE DEL PAESE, IL GOVERNO DELLA CLASSE OPERAIA E DEGLI ALTRI LAVORATORI SFRUTTATI, QUALE PRESUPPOSTO PER ABBATTERE IL DOMINIO CAPITALISTA E AVVIARE LA COSTRUZIONE DELLA SUPERIORE SOCIETA’ SOCIALISTA!
COMBATTIAMO PER UN NUOVO ORDINE SOCIALE IN CUI SARA’ GARANTITO IL COMPLETO SODDISFACIMENTO DELLE ESIGENZE MATERIALI E CULTURALI DELL’INTERA SOCIETA’.



      La Costituzione italiana uscita dalla lotta antifascista, dalla Resistenza armata e dalla Guerra  civile di Liberazione è in pericolo per aprire la strada a un potere politico e istituzionale reazionario e ancor più repressivo dei diritti, dei bisogni e delle aspettative sociali delle masse lavoratrici e popolari. Lo stato di sofferenza sociale del proletariato italiano ha già raggiunto livelli non più tollerabili, a causa dell’economia capitalistica, fondata sullo sfruttamento degli operai e degli altri lavoratori salariati, dell’accentramento della ricchezza nelle mani di pochi magnati parassiti e di un potere politico borghese, clericale e capitalistico asservito al dominio del capitale finanziario.

      Il sistema capitalistico e imperialistico che oggi domina incontrastato il mondo è in crisi a causa della contraddizione insanabile esistente tra il carattere sociale del processo della produzione e la forma capitalistica, privata, dell’appropriazione dei risultati della produzione. Contraddizione che rende il mondo capitalistico gravido di rivoluzione che segnerà la fine inevitabile del sistema capitalistico e, di conseguenza, della sua espansione imperialistica.

      Naturalmente il sistema economico parassitario dominante cerca di reagire alle sue crisi cicliche di sovrapproduzione di merci e capitali – che causano enormi distruzioni di forze produttive, massiccia disoccupazione, miseria e fame per milioni di uomini e di donne - per sopravvivere quanto più a lungo possibile e lo fa pure utilizzando i suoi governi borghesi e clericali, coadiuvati nell’impresa dalle forze armate per tenere a bada o reprimere la lotta di classe e rivoluzionaria della classe lavoratrice.

      Il sistema capitalistico con lo sfruttamento della forza-lavoro, il profitto commerciale e gli interessi usurai derivanti dalle operazioni bancarie e finanziarie purtroppo continua ad esistere, ad accumulare ricchezza e a dominare il pianeta ricorrendo, inevitabilmente, alle guerre di rapina, di occupazione e di sterminio per sottomettere e sfruttare popoli e territori mediante l’imposizione di propri governi fantocci, che prendono ordini e governano in nome e per conto degli Stati e dei monopoli imperialisti. Questo ruolo hanno svolto e svolgono il capitalismo e l’imperialismo americano, europeo, israeliano e col sostegno militare della Nato, così come quello russo e cinese, oltre alla collaborazione delle Nazioni Unite, che rispondono soprattutto alla politica egemonica e guerrafondaia degli Stati Uniti d’America.

      A queste infami politiche di sottomissione e di dominio corrispondono le prolungate guerre di occupazione e di sterminio dei popoli dell’Iraq, dell’Afghanistan, della Libia, con l’uccisione barbara di Muammar Gheddafi, delle persecuzioni e dei massacri infiniti del popolo palestinese, della Siria, dove è in atto un conflitto interimperialista in cui i nordamericani foraggiano da anni i mercenari dell’opposizione cosiddetta ingannevolmente democratica per assassinare Bashar al-Assad e sostituirlo con un governo fantoccio al servizio degli ordini e degli affari dell’imperialismo assassino americano ed europeo.

      L’Italia, che coi suoi governi borghesi, clericali e capitalistici si è sempre e indecorosamente accodata alle politiche guerrafondaie e neocoloniali dell’imperialismo USA e dell’UE calpestando l’articolo 11 della Costituzione che recita “L’Italia ripudia la guerra come strumento di offesa alla libertà degli altri popoli e come mezzo di risoluzione delle controversie internazionali…” è attualmente impegnata con circa 30 missioni – ipocritamente definite “operazioni di assistenza-cooperazione o monitoraggio” - in 22 paesi per un totale di circa 8.000 militari all’estero e con una spesa annua da sostenere che supera il miliardo e duecento milioni, alla faccia dei disoccupati e dei pensionati italiani che muoiono di fame.

      La crisi del sistema capitalistico e le sue correlate esigenze di guerra e di espansione dei mercati richiedono sempre di più obbedienza e risposte celeri da parte dei governi asserviti agli interessi del sistema industriale, bancario e finanziario per ottenere scelte e leggi sempre più vessatorie e di repressione dei diritti di libertà e democrazia e dei bisogni di vita delle masse lavoratrici e popolari. Il governo Renzi, come quelli che lo hanno preceduto, per rispondere a tale esigenza di dominio e di sopravvivenza del capitale finanziario ha avuto bisogno di liberarsi di elementari garanzie di democrazia, di rappresentatività e di sovranità popolare contenuti dalla Costituzione del 1948 e lo ha fatto con la famigerata riforma anticostituzionale di cui al referendum confermativo del 4 dicembre prossimo.

      Una controriforma della Costituzione vigente che per celerità di decisioni assegna il potere legislativo alla sola Camera dei deputati sopprimendo la doppia lettura delle leggi da parte del senato; che affida il governo del paese nelle mani di un solo uomo e di un solo partito, esattamente com’era nel ventennio della dittatura mussoliniana, grazie anche alla scandalosa legge elettorale di stampo fascista, detta Italicum, che consente, col premio di maggioranza del 54% dei deputati, di vincere le elezioni finanche col circa 25% dei voti validi e il consenso di appena il 15% degli italiani, considerato l’elevato numero degli astenuti; che abolisce il Senato elettivo, che sarà nominato dalle regioni, ma che manterrà l’immunità parlamentare e le spese di funzionamento; che permette al governo di un solo uomo e un solo partito di decidere l’elezione del presidente della Repubblica, della Corte costituzionale e del Consiglio superiore della magistratura; che abolisce il Consiglio nazionale dell’economia e del lavoro, ente pubblico incaricato dell’elaborazione della legislazione economica e sociale, lasciando tale importante compito nelle mani rapinatrici del capitalismo nazionale e multinazionale, con tutte le conseguenze di disoccupazione e miseria che conosciamo.

      E ancora, una controriforma che nulla o poco risparmia, perché non si toccano i ricchi stipendi e i privilegi degli eletti o nominati nelle istituzioni della Repubblica; che stravolge e paurosamente depotenzia persino la natura democratica borghese della Costituzione del 1948, scaturita dalla lotta antifascista, dalla Resistenza armata e dalla Guerra civile di Liberazione del paese dal fascismo e dal nazismo, intaccandone consistentemente i principi fondamentali del vivere  umano  e  civile   del   nostro  popolo   e   avviando   l’Italia   verso   una   nuova dittatura

personalizzata e centralizzata della borghesia, che comprometterà sempre di più persino le libertà e i diritti di agibilità democratica, utili alla lotta del proletariato italiano per conquistarsi una vita dignitosa, il potere politico e il nuovo e superiore ordine sociale socialista.

      La verità è che le sanguisughe parassitarie del sistema capitalistico, industriali, banchieri, finanzieri, mercanti e usurai vari, ritengono la nostra Costituzione borghese – le cui libertà noi comunisti utilizziamo e difendiamo solo in quanto base utile per favorire il passaggio rivoluzionario alla democrazia e alla Costituzione socialista - troppo democratica e garante della partecipazione popolare alla gestione degli affari pubblici. Per questo hanno chiesto e ottenuto dal governo Renzi di modificarla.

      L’esito del referendum condizionerà il futuro politico e sociale del nostro Paese e le sorti del nostro popolo lavoratore disumanamente sfruttato. La sciagurata vittoria del SI’ ci riserverebbe un tragico futuro di dittatura senza maschera della classe dominante, di repressione e di ulteriore miseria sociale, mentre l’auspicata vittoria del NO ci darà la possibilità di continuare più agevolmente e proficuamente la battaglia per una esistenza migliore, di mantenere e ampliare i diritti e le conquiste sociali realizzate nell’ultimo settantennio e di avanzare più agevolmente verso la liberazione dalla dittatura capitalistica e la conquista di quella proletaria.  Ci sono tutte le condizioni perché vinca il NO, ma occorre un impegno concreto e consistente da parte di tutte le forze politiche e sociali classiste, democratiche e popolari schierate per il NO. L’esatto contrario della politica inconsistente e ambigua dei capi socialdemocratici e riformisti!

      Dobbiamo spiegare bene ai lavoratori e a tutti i cittadini le ragioni storiche, politiche, sociali e civili del NO. Dobbiamo votare NO e intensificare la mobilitazione e la lotta di massa contro i “poteri forti” nazionali e internazionali, che la controriforma costituzionale hanno sollecitato e voluto e sciaguratamente ottenuto dal PD, da Renzi e dal suo governo clericale e padronale; contro lo scellerato cosiddetto Jobs Act, che ha abolito il rapporto di lavoro a tempo indeterminato e consentito ai padroni di licenziare i lavoratori a proprio piacimento; contro la decisione del governo di autorizzare lo sfruttamento in profondità dell’energia geotermica senza il parere delle regioni e dei comuni sull’impatto ambientale e la sicurezza sismica e sociale; contro la piaga della disoccupazione, in modo particolare di quella giovanile; contro la pessima riforma della scuola, che ha indebolito il ruolo democratico degli organismi di partecipazione e di autogoverno e rafforzato il potere autoritario e insindacabile dei presidi, oltre ad aver spinto ulteriormente in avanti l’indecoroso processo di privatizzazione della scuola pubblica italiana; contro le pensioni di fame, non solo di quelle minime, ma di tutte le altre che non consentono di vivere una vecchiaia dignitosa; contro la svalutazione del potere d’acquisto di salari, stipendi e pensioni; contro l’aumento delle tasse e dei servizi pubblici; contro la privatizzazione del patrimonio pubblico; contro i disservizi e le carenze strutturali nei trasporti marittimi e terrestri e nella sanità; contro i tagli all’indennità di disoccupazione, alla previdenza e all’assistenza sociale; contro l’aumento progressivo del ritmo di sfruttamento del lavoro nelle aziende industriali, agricole e commerciali e contro tutti gli altri mali di questo infame sistema sociale capitalistico. Nulla giustifica il SI’, tutto invita a votare NO.

      Il Comitato Nazionale di Unità Marxista-Leninista (CONUML) è totalmente impegnato nella campagna referendaria per la vittoria del NO e lo fa all’interno della sua totale autonomia ideologica e politica rispetto a tutte le forze borghesi del centrodestra e centrosinistra schierate opportunisticamente e per propri fini di potere a favore del NO. Noi consideriamo la lotta per il NO un momento storico importante della battaglia più generale che condurrà alla rivoluzione socialista nel nostro paese.

      Riteniamo che l’auspicata vittoria del NO debba favorire l’unità dei comunisti, il Fronte Unico della classe operaia e la costruzione di un Fronte Unito di tutte le forze anticapitalistiche e antimperialistiche, democratiche e progressiste, per sconfiggere i disegni reazionari e avviare nel nostro paese una fase rivoluzionaria che conquisti il potere politico al proletariato per costruire la società socialista, dove, finalmente, le donne e gli uomini saranno veramente e concretamente liberi e protagonisti del loro destino sociale.

      Dobbiamo riprendere e rilanciare il processo storico di cambiamento della vita sulla Terra avviato dalla Rivoluzione Socialista d’Ottobre in Russia del 7 novembre 1917, dobbiamo lavorare per far trionfare la seconda ondata della gloriosa rivoluzione proletaria socialista temporaneamente sconfitta col ventesimo congresso del PCUS nel 1956  ad  opera  infame

del revisionismo e dell’opportunismo interni al movimento comunista e operaio nazionale e internazionale, portavoce ed esecutori della volontà della borghesia.

      L’odierna migrazione di popoli interi a causa di guerre, fame, malattie e repressioni, le guerre imperialistiche in numerosi paesi, la distruzione delle risorse naturali e ambientali del pianeta ad opera dello sfruttamento dissennato da parte delle multinazionali imperialistiche, che stanno mettendo a rischio la stessa sopravvivenza dell’umanità, il ritorno minaccioso di nuove dittature fasciste e naziste, il disastro di una possibile terza guerra mondiale atomica e distruttiva dell’intero pianeta che il capitalismo e l’imperialismo utilizzeranno come ultima possibilità per trascinare l’umanità nel loro abisso, sono mali e pericoli gravissimi che possono essere combattuti e sconfitti solo con la lotta di classe e rivoluzionaria delle masse proletarie di tutti i paesi della Terra e la vittoria del socialismo e del comunismo. A questa via di salvezza dell’umanità non c’è alternativa.

      Ora come obiettivo immediato cerchiamo di far trionfare il NO, per esigere le dimissioni immediate del governo Renzi, la rottura con le criminali politiche borghesi finora seguite e l’avvio di una politica di pace, di lavoro, di vera democrazia e uguaglianza sociale, che solo un governo espressione del potere della classe operaia e di tutti gli sfruttati potrà attuare.

       Dinanzi all’occupazione permanente della televisione e della radio pubbliche da parte di Renzi e del suo governo, che con chiacchiere e illusioni cercano di convincere gli italiani a votare SI’, dinanzi ai ricatti, alle minacce e alle ingerenze del capitale e delle sue istituzioni, il CONUML rivolge un appello a tutte le forze comuniste, lavoratrici e progressiste del nostro paese a intensificare l’impegno per il NO spiegandone le sue ragioni di classe. Raggiungiamo quei votanti che non ancora conoscono le conseguenze nefaste di un’eventuale vittoria del SI. Spieghiamo anche bene che noi marxisti-leninisti della Costituzione borghese del 1948 difendiamo unicamente le conquiste progressiste in essa contenute e necessarie per proseguire la lotta verso la sconfitta del potere e del sistema capitalistico e la conquista del potere proletario e del socialismo.

VOTIAMO ”NO” ALLA CONTRORIFORMA COSTITUZIONALE PER DIFENDERE E ALLARGARE GLI SPAZI DI DEMOCRAZIA E I DIRITTI CIVILI, SEPPUR DI NATURA BORGHESE, CONQUISTATICI CON LA DURA LOTTA ANTIFASCISTA, LA RESISTENZA ARMATA E LA GUERRA DI LIBERAZIONE DAL FASCISMO, DAL NAZISMO E DALLA MONARCHIA!

CHE LA VITTORIA DEL “NO”  COSTRINGA RENZI E IL GOVERNO, ILLEGITTIMI, A DIMETTERSI E SEGNI LA RIPRESA DI UN PROCESSO RIVOLUZIONARIO CHE CONDUCA ALLA RIVOLUZIONE PROLETARIA E AL SOCIALISMO!
Roma, 16 novembre 2016.


COMITATO NAZIONALE DI UNITA’ MARXISTA-LENINISTA

Partito Comunista Italiano Marxista-Leninista


Piattaforma Comunista – per il Partito Comunista del Proletariato d’Italia         


Per contatti: conuml@libero.it 
Visitate il nostro sito: www.conuml.weebly.com
FERMIAMO IL RITORNO AL FASCISMO, VOTIAMO “NO”!
PER ONORARE LA MEMORIA DI QUANTI EROICAMENTE MORIRONO NELLA LOTTA ANTIFASCISTA, NELLA RESISTENZA PARTIGIANA ARMATA E NELLA GUERRA CIVILE DI LIBERAZIONE IL P.C.I.M-L. CHIAMA A RACCOLTA I COMUNISTI, LA CLASSE OPERAIA, L’INTELLETTUALITA’ D’AVANGUARDIA, LA GIOVENTU’ COMUNISTA E PROGRESSISTA E TUTTE LE FORZE ANTIFASCISTE DEL PAESE PER FERMARE LO SMANTELLAMENTO DELLA COSTITUZIONE REPUBBLICANA E ANTIFASCISTA DEL 1948 E IL RITORNO A UN GOVERNO FASCISTA, FONDATO SULL’ACCENTRAMENTO DEL POTERE ESECUTIVO E LEGISLATIVO NELLE MANI DI UNA SOLA PERSONA E UN SOLO PARTITO, SULLA RAPIDITA’ LEGISLATIVA E SULLA VELOCITA’ DELLE DECISIONI DEL GOVERNO SOLLECITATE DAL POTERE ECONOMICO E FINANZIARIO CAPITALISTICO E IMPERIALISTICO A DANNO DELLE MASSE LAVORATRICI E POPOLARI, DELLA PACE NEL MONDO E DELLA SICUREZZA SOCIALE! IL 4 DICEMBRE 2016 VOTIAMO “NO” AL REFERENDUM COSTITUZIONALE PER FERMARE IL PROCESSO IN ATTO DI RITORNO AL FASCISMO DEL NOSTRO PAESE E PER APRIRE LA STRADA ALLA RIVOLUZIONE PROLETARIA, CHE CONQUISTERA’ IL POTERE POLITICO ALLA CLASSE LAVORATRICE OPERAIA E INTELLETTIVA E AVVIERA’ LA COSTRUZIONE DELLA NUOVA E SUPERIORE SOCIETA’ PRIMA SOCIALISTA E POI COMUNISTA! COMUNQUE, DELLA COSTITUZIONE BORGHESE E CAPITALISTICA DEL 1948 IL P.C.I.M-L. NE DIFENDE UNICAMENTE LE LIBERTA’ E LE AGIBILITA’ DEMOCRATICHE, PERCHE’ PER NOI COMUNISTI   LA   COSTITUZIONE   E   LA  DEMOCRAZIA’  SONO  SOLO   QUELLE  SOCIALISTE!
      Siccome la cultura politica della dittatura fascista non è stata mai adeguatamente sradicata dalla nuova organizzazione dello Stato repubblicano e antifascista, godendo persino di una vasta amnistia, e sin dal 1946 i governi prima democristiani e poi centristi, di centrosinistra e centrodestra non hanno, colpevolmente, mai voluto mettere la scuola italiana d’ogni ordine e grado in condizione di sviluppare la cultura dell’antifascismo, di conseguenza il pericolo di un ritorno ad uno Stato e a un potere autoritario e antipopolare è rimasto sempre in agguato e oggi, a causa della controriforma costituzionale e la nuova legge elettorale di stampo fascista, volute prevalentemente da Renzi e PD, con la vittoria del SI’ diventerebbe realtà dopo 70 anni dalla caduta del fascismo: è un pericolo reale che al momento possiamo fermare solo con la vittoria del NO il 4 dicembre prossimo;
* VOTIAMO NO contro il feroce ordine sociale capitalistico e imperialistico, il sanguisuga sistema bancario e finanziario, la Confindustria, la Commissione e la Banca europea, i Governi europei e americano, il Fondo Monetario Internazionale, la Banca mondiale, eccetera che dichiarano, per aiutare Renzi e il PD, di sostenere il SI’ continuando, in tal modo, ad affamare il pianeta disseminandolo di guerre affaristiche e di sterminio.
* VOTIAMO NO contro l’abolizione del Senato elettivo, l’attribuzione del potere legislativo alla sola Camera dei deputati, i maggiori poteri attribuiti al Presidente del consiglio e l’accentramento dei poteri istituzionali: si può risparmiare molto di più sulla spesa pubblica senza abolire il Senato elettivo né diminuire il numero dei senatori e deputati previsti dalla Costituzione del 1948, ma semplicemente abolendo i loro ignobili  privilegi retributivi, pensionistici e i molteplici servizi elargiti loro gratuitamente;
 * VOTIAMO NO contro la legge elettorale maggioritaria e presidenzialista di natura fascista, detta Italicum, che abolisce il proporzionale puro, colpisce la rappresentatività e la sovranità  popolare, consente ai partiti della classe padronale la nomina, e non più  l’elezione, di 100 deputati e attribuisce alla lista più votata, pure se ottiene una bassa percentuale di voti, il 54% dei deputati, 340 su 630; contro l’acquisto dei costosissimi aerei da combattimento F35 e la politica interventista del governo in vari scenari di guerra;
* VOTIAMO NO contro il voto di secondo livello attribuito ai già eletti, che espropria la sovranità popolare, contro la privatizzazione dei servizi pubblici comunali e regionali e dell’acqua, contro il disastro dei trasporti marittimi e automobilistici, l’affossamento della sanità pubblica e la promozione di quella privata, contro i tagli all’assistenza sociale, le pensioni di fame e le elemosine di Renzi, la diminuzione della spesa pubblica, l’aumento delle tasse e il processo autoritario di gestione della scuola pubblica e di finanziamento di quella privata: rivendichiamo una scuola libera, gratuita e uguale per tutti;
* VOTIAMO NO contro il costante aumento dello sfruttamento del lavoro nelle fabbriche, nelle campagne, nel commercio e nei servizi, contro la modifica dell’articolo 18 dello Statuto dei Lavoratori, che ha abolito il rapporto di lavoro a tempo indeterminato e incrementato i licenziamenti, contro la precarietà del lavoro, l’aumento dei disoccupati, la mancanza di prospettiva lavorativa per i giovani e il dilagare della povertà, contro la perdita costante del potere d’acquisto di salari e stipendi e la corruzione dilagante nelle istituzioni; contro l’abbattimento delle case di necessità abitativa, che le famiglie lavoratrici sono state costrette a costruirsi abusivamente per le gravi inadempienze costituzionali dello Stato e contro il dimezzamento annuo dell’indennità di disoccupazione per i lavoratori stagionali del turismo e del commercio;

      Il NO che propone e sostiene con forza il P.C.I.M-L. è ideologicamente e politicamente del tutto diverso dal NO che, per opportunismo e sete di potere, propongono le altre forze politiche, sociali e culturali della destra, del centro e della falsa sinistra, il movimentismo istituzionale e il falso ambientalismo di regime. Tutti costoro puntano a sconfiggere Renzi, il PD e i loro alleati per puri calcoli di concorrenza politica ed elettorale all’interno dello stesso sciagurato sistema capitalistico e imperialistico, che è la causa di tutti i mali dell’umanità sofferente, a partire dallo sfruttamento dell’uomo sull’uomo.

      Al contrario, il P.C.I.M-L., a partire dalla sua rigorosa autonomia ideologica, politica e di lotta di classe e rivoluzionaria, conduce la lotta per il NO all’interno della battaglia più generale per la sconfitta dell’ordine capitalistico, mediante un processo rivoluzionario che porterà alla conquista del potere politico da parte della classe lavoratrice operaia e intellettiva, alla formazione dello Stato proletario e alla costruzione della società socialista, prima tappa per proseguire sulla strada maestra dell’edificazione dell’ordinamento comunista della vita sociale, dove non ci saranno più le classi sociali, le guerre, i privilegi e le discriminazioni e dove trionferanno l’uguaglianza, la fratellanza, la solidarietà e l’altruismo, valori del vivere comunista sanciti, condivisi e sostenuti da tutti.

      Dunque, per i lavoratori sfruttati e maltrattati dalla classe padronale VOTARE NO significa pure partecipare e contribuire attivamente alla lotta per liberarsi dal sistema politico ed economico dominante e concorrere alla vittoria del superiore ordine socialista.
IL 4 DICEMBRE 2016 RECHIAMOCI TUTTI A VOTARE E NESSUNO ESITI A TRACCIARE LA X SUL ‘NO’ PER AVVIARE IL CAMBIAMENTO DELL’ITALIA!
Forio (Napoli), 31 ottobre 2016.
www.pciml.orginfo@pciml.org                                              Il Comitato Centrale
 (fotocopiato in proprio)                                 del Partito Comunista Italiano Marxista-Leninista



AL REFERENDUM COSTITUZIONALE DEL 4 DICEMBRE  VOTIAMO “NO”!
LA LOTTA OPERAIA E POPOLARE E LA VITTORIA DEL “NO” SCONFIGGERANNO IL PIANO REAZIONARIO DEL GOVERNO RENZI!

UNIAMOCI E ORGANIZZIAMOCI PER RISPONDERE ALL’ATTACCO DEL CAPITALE E DIRIGERCI VERSO LA VIA DI USCITA RIVOLUZIONARIA DALLA CRISI GENERALE DEL CAPITALISMO!
E’ ormai chiaro quali sono le forze che stanno dietro la controriforma costituzionale imposta dal governo Renzi: i padroni di Confindustria e i “manager” alla Marchionne, le grandi banche d’affari come JP Morgan e le agenzie di rating al servizio del capitale, Wall Street e le altre Borse degli speculatori COME Soros, la Commissione UE, il FMI, l’ambasciata USA….

Come abbiamo già chiarito, il vero quesito a cui il popolo italiano dovrà rispondere è: Volete voi che sia aumentato il potere del capitale finanziario e dei suoi governi contro la classe lavoratrice? Volete voi meno libertà e diritti democratici per difendere il lavoro contro l’ingordigia del capitale? 

La controriforma costituzionale dimostra che la classe dominante per salvaguardare i suoi interessi e privilegi diventa sempre più aggressiva e punta a cambiare forma allo Stato, sbarazzandosi dei vecchi metodi del parlamentarismo e più in generale della democrazia borghese, divenuti un intralcio per le esigenze di valorizzazione del grande capitale.

Le modifiche di ben 47 articoli della Costituzione del 1948 si combinano con gli effetti della legge-truffa elettorale (Italicum) che dà a un solo partito di minoranza il controllo della Camera; con le misure antioperaie (cancellazione dell’art. 18 e Jobs Act, flessibilità, precariato, tagli a salari e  pensioni, etc.); con la politica di guerra imperialista per una nuova spartizione del mondo.

Il governo Renzi, proseguendo il disegno eversivo tracciato dalla P2 di Licio Gelli e Berlusconi, con l’appoggio di Verdini, intende instaurare una Repubblica presidenziale autoritaria, vuole rafforzare e concentrare i poteri (compreso quello legislativo) nelle mani dell’esecutivo, escludendo le masse da qualsiasi meccanismo di partecipazione alle decisioni politiche. Perché? Per garantire il massimo profitto ai capitalisti italiani e stranieri attraverso leggi e misure che garantiscano l’intensificazione dello sfruttamento della classe operaia. Questa è la vera posta in gioco.

E’ evidente che una sciagurata vittoria del SI nel referendum aprirebbe le porte alla soppressione completa delle libertà democratiche conquistate con il sangue della classe operaia e dei Partigiani. Potenzierebbe il dispotismo padronale e governativo. Favorirebbe l’aggravamento delle già pesanti condizioni di lavoro e di vita delle masse. Getterebbe le premesse di un feroce regime antioperaio, antidemocratico e guerrafondaio.

Renzi e l’oligarchia finanziaria che lo appoggia, per avvicinare il loro obiettivo, stanno orchestrando una campagna di menzogne e ricatti senza precedenti. Occupano tutti gli spazi mediatici, gettano fumo negli occhi della stragrande maggioranza sfruttata e oppressa, attuano vere e proprie truffe antipopolari.

Non passa giorno che Renzi non si inventi un imbroglio dei suoi:  spaccia la manovra finanziaria come “espansiva”, mentre in realtà riduce ancora la spesa pubblica; fa finta di lottare contro le politiche di austerità, ma procede nel solco tracciato dalla Troika; promette il ponte sullo Stretto, mentre i senza casa aumentano; apre spiragli sulle pensioni, solo per fare gli interessi delle banche.

Renzi e la sua cricca battono sulla grancassa dei “risparmi” derivanti dal taglio delle poltrone per accaparrarsi i voti della povera gente, stufa dei politicanti borghesi. Ma questo è il colmo della demagogia e del populismo, perché il loro governo si guarda bene dal tagliare le agevolazioni, gli stipendi e le pensioni d’oro di deputati e senatori, i finanziamenti alle banche, al Vaticano, alla UE, alle scuole e alla sanità privata, le spese militari, le opere inutili e dannose come la TAV. Il debito pubblico è aumentato con Renzi, non diminuito, a causa degli stratosferici interessi bancari che scattano senza sosta! E bastava un F-35 in meno per ottenere gli stessi risparmi della pericolosa controriforma che vogliono far passare! 

Allo stesso modo il governo Renzi non tocca ma protegge i profitti, le rendite parassitarie, i grandi patrimoni, l’evasione fiscale degli speculatori, dei padroni, dei ricchi. Si accanisce, invece, contro i lavoratori e le masse popolari, perché è un governo messo su dall’oligarchia finanziaria, senza alcun mandato popolare. Quello che vuole tagliare Renzi sono le libertà democratiche dei lavoratori in lotta per difendere la dignità della vita e per conquistare il proprio potere politico, non i privilegi dei borghesi!

Come possiamo batterlo, come possiamo far vincere il NO al referendum?

Le forze della sinistra borghese che sono per il NO continuano a condurre una campagna al ribasso, narcotizzando e frenando la classe operaia. Socialdemocratici, riformisti e revisionisti non denunciano il carattere di classe delle controriforme e non fanno nulla per chiamare le masse alla lotta. 

Per sconfiggere i piani di Renzi non servono i ricorsi al Tar, le raccolte di firme, le disquisizioni giuridiche. Così come sono deleteri la fiacchezza e il collaborazionismo dei capi dei sindacati confederali e il divisionismo dei dirigenti opportunisti di quelli di “base”.

Tanto meno possiamo fidarci delle destre e di altri settori borghesi che si sono espressi con differenti motivazioni contro la riforma, ma che sono sempre pronti a cambiare posizione in cambio di concessioni.

Infine, le intenzioni di voto del M5S lasciano capire che questo movimento populista è tutt’altro che compatto nel rifiutare la controriforma costituzionale.  

Per battere Renzi servono la lotta e l’organizzazione operaia e popolare. Tutto dipende dal livello di mobilitazione di classe, dai rapporti di forza che bisogna costruire per sconfiggere i piani reazionari. La chiave della vittoria del NO è nelle mani del proletariato, della sua unità di azione, del suo impegno politico.

Nessun’altra forza sociale ha interesse quanto i lavoratori del braccio e dell’intelletto alla sconfitta delle controriforme e del governo del Jobs Act, dei licenziamenti e dei ribassi salariali, della flessibilità e della precarietà, dello smantellamento dei CCNL, etc..

Il proletariato, le masse lavoratrici e popolari hanno tutto l’interesse a recarsi in massa alle urne il 4 dicembre e votare NO. In tal modo non solo respingeranno la riforma reazionaria della Costituzione democratica-borghese, ma licenzieranno Renzi e assesteranno un duro colpo al neoliberismo e alla politica di austerità, che hanno dominato la politica italiana negli ultimi decenni.

In questa situazione è di grande importanza il fatto che nel seno della classe operaia si cominciano a organizzare Comitati per il NO e per la lotta all’offensiva borghese. Costruiamo dunque organismi di massa ovunque nelle fabbriche e negli altri posti di lavoro, nei quartieri, nelle scuole, su tutto il territorio nazionale.

Questi comitati dovranno avere un carattere di classe e di massa, essere unitari e rivolti ai lavoratori e alle masse popolari che subiscono le conseguenze della crisi e delle criminali politiche borghesi. Assieme agli altri organismi operai esistenti e in costruzione serviranno per prendere in mano la conduzione degli scioperi, delle assemblee, delle manifestazioni, etc. e battere su questo terreno il disegno reazionario dei monopoli capitalistici.

Approfittiamo del referendum per rafforzare il campo dell’organizzazione operaia e popolare. Utilizziamo tutte le occasioni per far sentire la nostra protesta. Partecipiamo alle giornate di sciopero e di dimostrazione indette contro Renzi, mettendo al centro gli interessi comuni dell’intero proletariato. Proponiamo di proseguire la lotta costruendo lo sciopero generale nazionale politico, proclamato da tutte le forze politiche, sindacali, sociali, di classe e democratiche che si oppongono alle controriforme, da realizzarsi prima del referendum, con manifestazione nazionale a Roma.

E’ ora di rompere l’immobilismo dei vertici sindacali e di smascherare chi vuole solo coltivare il proprio orticello. E’ ora di passare all’offensiva unitaria, con la prospettiva di farla finita con la società dominata dai vandali dell’alta finanza.

Sia chiaro: noi comunisti (marxisti-leninisti) non ci illudiamo sul fatto che se rimarrà l’attuale Costituzione ci sarà la pace, il benessere e la democrazia per i lavoratori: l’abolizione dell’art. 18 dello Statuto dei lavoratori e le aggressioni di guerra scatenate in spregio all’art. 11 della stessa Costituzione dimostrano il carattere ipocrita, falso e limitato della democrazia borghese. Chiamiamo a respingere il Ddl Boschi non per salvare il parlamentarismo borghese, ma come momento di opposizione a questo sistema di sfruttamento e alle sue politiche reazionarie e di sacrifici, contro la svolta autoritaria, il pericolo del fascismo, che è generato dal capitalismo monopolistico. Il NO proletario e popolare deve essere il NO al modo di produzione capitalistica che ci riserva solo miseria, reazione e guerre.  

Il Comitato Nazionale di Unità Marxista-Leninista (CONUML) fa dunque appello alla classe operaia e a tutti i lavoratori sfruttati, ai giovani disoccupati, ai pensionati e alle donne degli strati popolari a sviluppare l’unità, la mobilitazione e l’organizzazione, a prepararsi per le battaglie decisive che ci attendono.

Esortiamo l’intera classe lavoratrice del nostro paese a respingere con le lotte operaie e sociali e con una valanga di NO il prossimo 4 dicembre le controriforme costituzionali per far cadere il governo Renzi e continuare la lotta ben oltre il risultato referendario. La incitiamo ad unirsi in un unico e ampio fronte popolare con alla testa la classe operaia, per avanzare verso la rivoluzione e il socialismo, sola e reale alternativa al barbaro sistema capitalistico. La conquista di una vera democrazia passa per la conquista del potere politico da parte del proletariato!

“NO” ALLA CONTRORIFORMA COSTITUZIONALE, VIA IL GOVERNO RENZI!
VOGLIAMO UN GOVERNO DEGLI OPERAI E DEGLI ALTRI LAVORATORI SFRUTTATI PER IL PASSAGGIO RIVOLUZIONARIO ALLA NUOVA E SUPERIORE SOCIETÀ SOCIALISTA!



Roma, ottobre 2016.                

COMITATO NAZIONALE DI UNITA’ MARXISTA-LENINISTA

Partito Comunista Italiano Marxista-Leninista


Piattaforma Comunista – per il Partito Comunista del Proletariato d’Italia         

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L’ITALIA STA RISFUENDO NUOVAMENTE, LENTAMENTE E TRAGICAMENTE VERSO IL FASCISMO, IL 4 DICEMBRE 2016 VOTIAMO “NO” PER BLOCCARE LA DERIVA REAZIONARIA E AVVIARE IL PERCORSO LIBERATORE CHE CI CONDURRA’ ALLA RIVOLUZIONE PROLETARIA E AL SOCIALISMO. AI COMUNISTI, ALLA CLASSE OPERAIA E A TUTTI I SINCERI PROGRESSISTI IL COMPITO DI GUIDARNE IL PERCORSO. RENZI E IL PD COL “NO” REFERENDARIO DEVONO ESSERE SCONFITTI, COSI’ COME  LO FU  IL  FASCISMO  NEL 1945

      Il fascismo costituisce l’esercizio del potere politico capitalistico e imperialistico sulle masse lavoratrici e popolari. Capitalismo e imperialismo, che attraverso proprie forze politiche, sindacali, poliziesche, militari e di manipolazione della coscienza popolare - come radio, televisione, stampa e altre forme di propaganda, oltre a fidati manipolatori ed esecutori - dominano politicamente e militarmente paesi e continenti, sfruttano il lavoro della classe lavoratrice e reprimono in vario modo coloro che si ribellano e si oppongono alle loro ingiustizie, angherie e repressioni sociali.

      Capitalismo e imperialismo per mantenere il loro dominio sul pianeta, sui popoli e sulle singole nazioni utilizzano una gradualità di strumenti di dominio e di repressione della volontà popolare, a secondo delle circostanze e del grado di mobilitazione e opposizione delle masse, come: la repressione sanguinaria e guerrafondaia propria del nazismo e del fascismo, la dittatura assoluta con l’abolizione di ogni libertà di espressione e di opposizione, il liberalismo, il moderatismo, il parlamentarismo, l’elettoralismo, cioè il controllo e l’orientamento propagandistico del voto, le leggi elettorali che predeterminano il potere governativo, che deve essere espressione ed esecuzione della volontà e degli interessi del grande capitale, lo svuotamento della democrazia borghese rappresentativa, l’accentramento dei poteri in poche mani, il rafforzamento dei poteri nelle mani del capo del governo, l’abolizione o la neutralizzazione di istituzioni di controllo dell’operato del governo, eccetera.

      In Italia dopo il glorioso Biennio Rosso 1919-1920 - quando la classe operaia, specialmente del settentrione, per liberarsi dalle condizioni disumane di sfruttamento e di repressione padronale si ribellò occupando e organizzando il lavoro nelle fabbriche degli Agnelli e di tante altre simili sanguisughe del lavoro umano – il capitalismo e l’imperialismo risposero con l’imposizione della spietata dittatura fascista e con l’assassinio degli oppositori, la chiusura dei sindacati di classe e la guerra di conquista in Europa e in Africa. Ci vollero la gloriosa e dura militanza e lotta antifascista dei comunisti e della classe operaia sempre in prima fila, l’epica lotta partigiana, gli scioperi e la sollevazione popolare del 25 aprile 1945 per liberare l’Italia dal fascismo, dall’occupazione nazista e dall’oramai anacronistica monarchia.

      Col sangue e la morte il proletariato italiano, fermato allora dal revisionismo togliattiano nel suo slancio rivoluzionario per la conquista del socialismo nel nostro paese, conquistò la nuova Costituzione liberal-democratica, di natura borghese, clericale e capitalistica che, però, garantiva, almeno nella scrittura del testo, le libertà di pensiero, di opinione e di manifestazione politica e sindacale. Ma ugualmente non sono mancate le repressioni poliziesche dei governi borghesi di centrodestra, centro e centrosinistra di tali conquiste liberal-democratiche. Una Costituzione che i partiti borghesi e della falsa sinistra democratica del capitalismo italiano hanno ritenuto - al momento nella sua seconda parte relativa al funzionamento delle istituzioni e ciò in attesa di poter mettere mano e fare scempio anche dei principi dei diritti dell’uomo sanciti nella prima parte - di ostacolo al pieno dispiegamento del dominio del capitale sul lavoro e all’accumulo sempre maggiore dei profitti industriali, agrari, bancari e finanziari da parte del capitalismo nazionale e delle multinazionali che operano nel nostro paese.

      Di qui la formazione di tre governi – guidati da Mario Monti, Gianni Letta e Matteo Renzi, che non sono stati mai candidati né eletti dal popolo a presidenti del consiglio – privi del consenso popolare, ma eletti da un parlamento la cui legge elettorale, cosiddetta Calderoli, detta con connotazione dispregiativa anche Porcellum, è stata in parte dichiara illegittima dalla corte costituzionale; la vergognosa modifica dell’art. 18 dello statuto dei lavoratori, che in realtà ha abolito la giusta causa nei licenziamenti ed eliminato il diritto del rapporto di lavoro a tempo indeterminato; le varie leggi sul pareggio di bilancio per accelerare il pagamento dell’astronomico debito pubblico verso il sistema bancario e finanziario nazionale e internazionale, sui tagli alla sanità e ai servizi pubblici, sulla scuola di elite, sul sistema pensionistico sempre più di fame, sulla precarietà del lavoro, sull’aumento complessivo delle tasse, sull’accentramento dell’impatto ambientale dello sfruttamento energetico marino e terrestre nelle mani del governo con l’esproprio autoritario delle competenze territoriali, eccetera.

      La nuova legge elettorale chiamata Italicum, peggiore di quella fascista Acerbo del 1923, che abolisce il proporzionale puro, introduce un premio di maggioranza del 54% dei deputati alla lista più votata alla prima tornata elettorale o a quella dell’eventuale ballottaggio, stabilisce uno sbarramento elettorale del 3% per poter entrare in parlamento, consente l’elezione sicura di 100 deputati capilista scelti dai partiti, crea le condizioni di una dittatura politica e di governo affidata a un solo partito: altro che fascismo dei tempi che corrono.

      Alla svolta elettorale reazionaria si aggiunge la riforma costituzionale voluta essenzialmente da Renzi e dal PD, inizialmente sostenuta anche dal centrodestra berlusconiano, che letteralmente stravolge la Costituzione del 1948 – cioè la Carta Costituzionale redatta dalla Costituente del 1946, scaturita dalla lotta antifascista e dalla guerra civile partigiana e di liberazione dell’Italia dal fascismo e dal nazismo - rispondendo all’esigenza dei poteri forti di avere a disposizione un governo assolutista della propria classe sociale, con pieni poteri legislativi e decisionali, presidenzialista e libero da contropoteri di controllo istituzionale, una legge che mette fine al bicameralismo paritario, abolisce il senato elettivo relegandolo a funzioni secondarie e territoriali, sopprime il consiglio nazionale dell’economia e del lavoro, abolisce le province, aumenta le firme per la richiesta di un referendum abrogativo, eccetera. A questo si aggiunge il tentativo della borghesia di destra e di sinistra di attribuire ai martiri dell’antifascismo e ai caduti della repubblichina di Salò lo stesso riconoscimento di caduti per la patria: una vergogna e un’infamia senza fine.

      Questo processo autoritario di ritorno a un governo forte coi pieni poteri - di natura presidenzialista, garante degli affari degli industriali, degli agrari, delle banche e della finanza, all’occorrente e in vari modi repressivo dell’opposizione di piazza e delle istanze di bisogno e di giustizia sociale provenienti dalla società civile, insomma il tentativo di ritorno a un fascismo ammantato di liberalismo, di democraticismo e di costituzionalismo formale e persino voluto e garantito dalla falsa e traditrice  sinistra  al  governo  - viene avanti più spregiudicatamente dalla metà degli anni 70 del secolo scorso, ovvero da quando, purtroppo, il proletariato italiano non ha saputo difendere adeguatamente  e allargare le conquiste sociali realizzate sino a quel momento. Oggi siamo a un’accelerazione di quel processo involutivo, di ritorno al passato e richiede una mobilitazione e una risposta della classe operaia adeguata alla gravità del processo involutivo e dittatoriale in atto. Occorre una mobilitazione popolare straordinaria nei luoghi di lavoro, nelle piazze e nell’intera società civile per vincere la battaglia delle battaglie, sconfiggere Renzi e la sua riforma costituzionale di stampo fascista.

      Naturalmente al punto in cui è precipitata la situazione istituzionale italiana la battaglia in atto per il NO non è una passeggiata e richiede un impegno non comune. Bisogna alzare il livello dello scontro ideologico, politico e della lotta di classe. Renzi e il gruppo dirigente del PD stanno facendo una campagna pubblicitaria per il SI’ contro ogni verità e logica storica dicendo persino che “i Partigiani avrebbero votato SI’ e che la vittoria del NO non rispetterebbe il lavoro del parlamento”. Ma di quale parlamento parlano i lor signori, di quello che ha dato la fiducia a tre presidenti del consiglio e tre governi non eletti dal popolo? Vergogna, avete calpestato ogni forma di democrazia e di sovranità popolare. Renzi ha ragione quando dice che questa riforma è la continuità storica della falsa sinistra italiana del partito democratico della sinistra, dei democratici di sinistra, dell’alleanza nell’ulivo e del partito democratico, cioè da quando hanno definitivamente seppellito l’ex partito comunista italiano, ucciso dallo scellerato revisionismo togliattiano e cruscioviano e dal liquidazionismo gorbacioviano, e hanno voltato le spalle alla lotta antifascista e partigiana per imboccare la strada del partito del capitalismo italiano e dell’imperialismo europeo e mondiale.

      Renzi e il PD ogni giorno e per 24 ore fanno scempio della televisione italiana, pagata dai cittadini, nel propagandare le ragioni del SI’. Non si è mai visto un presidente del consiglio spendersi tanto per sostenere lo smantellamento, per ora della seconda parte, della Costituzione democratica e antifascista del 1948, utilizza la televisione pubblica a proprio piacimento e col suo governo ha deciso di andare al voto referendario all’ultima domenica prevista e con un quesito posto agli elettori che favorisce il SI’. Una scelta per allungare al massimo la sua propaganda per il SI’ nel tentativo di convincere la maggioranza del popolo italiano e di non perire sotto una montagna di NO. Il livello di dittatura di governo già raggiunto in Italia è tale che Renzi e il PD, sostenuti dai cespugli parlamentari di centro, possono fare e dire quello che vogliono, tanto non c’è altra autorità che possa sindacarli e fermarli. Di conseguenza quando riferendoci alle vicende politiche e referendarie attuali parliamo di pericolo del ritorno al fascismo non siamo lontani dalla realtà, perché tale pericolo oggi è rappresentato dalle imposizioni, solo apparentemente democratiche, del governo e domani potrebbero esserlo anche con la forma repressiva dello Stato.

      Ciò anche in riferimento alla circostanza che le elezioni sono in vario modo condizionate e determinate dalla potente macchina elettorale dei partiti borghesi, specialmente di quelli più grandi e padronali del centrodestra, centro e centrosinistra, dalla forza economica della propaganda elettorale e dall’attività interessata delle organizzazioni mafiose, ‘dranghetiste e camorristiche, mai estinte dallo Stato capitalistico dall’Unità d’Italia ad oggi. Il Partito Comunista Italiano Marxista-Leninista (P.C.I.M-L.) chiede, e sollecita tutte le forze del NO a fare la stessa cosa con iniziative di piazza, che la cosiddetta par condicio elettorale sia applicata sin da questo momento, nel senso che le forze del NO e del SI’ abbiano pari possibilità di accesso alla propaganda radio-televisiva pubblica e privata, non può essere ulteriormente consentito a Matteo Renzi e al PD di occupare la radio e la televisione, oltre che la carta stampata, a proprio piacimento per la promozione del SI’.

      Dobbiamo smascherare a fondo la propaganda referendaria ingannevole secondo la quale con la riforma costituzionale approvata dal parlamento si risparmiano notevoli risorse pubbliche. Innanzi tutto noi sosteniamo che i costi reali, e non gonfiati, della democrazia e della sovranità popolare non possono essere toccati, diversamente e automaticamente già siamo sotto un governo di dittatura fascista, e che i risparmi sulle attività delle istituzioni democratiche debbano avvenire attraverso la drastica abolizione dei privilegi degli eletti, come stipendi e pensioni d’oro e agevolazioni d’ogni ignobile tipo, e non mediante l’accentramento del potere, la delegittimazione di istituzioni importanti dello Stato, come il Senato della Repubblica, le introdotte elezioni di secondo grado e persino il mancato ricorso al voto popolare quando un governo eletto dal popolo decade, perché diversamente si imbocca la strada della dittatura e della soppressione delle libertà democratiche sancite dalla nostra Costituzione, ancorché di natura borghese, proclamata il 1° gennaio 1948.

      Per noi marxisti-leninisti, pur trovandoci a lottare tatticamente a fianco di un multiforme fronte democratico e progressivo per sconfiggere la controriforma renziana, l’obiettivo finale è la distruzione della società capitalistica e la costruzione di quella socialista, è la conquista del potere politico alla classe lavoratrice operaia e intellettiva ed è la conquista della Costituzione e della Democrazia proletaria e socialista. A partire da questo assunto di classe e rivoluzionario riteniamo che la battaglia referendaria che ci vede impegnati quanto più si svilupperà all’interno di quella più generale per la sconfitta del capitalismo e il trionfo del socialismo più possibilità di vittoria avrà, fosse altro perché la riforma costituzionale voluta da Renzi, dal PD e dai suoi alleati è figlia diretta dell’infame sistema capitalistico dominante e della sua espansione imperialistica, è la conseguenza del dominio del capitale sul lavoro e dell’accentramento della ricchezza naturale, monetaria e commerciale del mondo nelle mani e a disposizione di pochi rapinatori del prodotto del lavoro altrui.

      Il Partito Comunista Italiano Marxista-Leninista in questa difficile battaglia referendaria per il NO alla controriforma costituzionale chiama a raccolta, alla mobilitazione e alla lotta tutti i sinceri e coerenti comunisti, assieme a tutte le forze autenticamente progressiste del nostro paese, per sconfiggere i piani autoritari del grande capitale bancario e finanziario, per fermare la deriva delle conquiste democratiche vigenti, seppur borghesi, per scongiurare il pericolo di uno scivolamento progressivo della nazione verso un nuovo fascismo, anche se sotto le spoglie di un becero democraticismo, e per salvaguardare e onorare la memoria degli antifascisti e dei partigiani che morirono per la conquista di una vera libertà e democrazia. Il NO può e deve vincere, ma occorre liberare il movimento che lo sostiene dalle incrostazioni di moderatismo e di perbenismo istituzionale che ne frenano lo slancio e l’incisività della lotta, il dispiegamento di tutte le sue energie antisistema e l’utilizzo adeguato della mobilitazione, degli scioperi generali e delle manifestazioni di piazza. Questo è il convincimento e l’azione coi quali il P.C.I.M-L. partecipa attivamente alla lotta per la vittoria del NO domenica 4 dicembre prossimo.

Roma, 8 ottobre 2016.

Partito Comunista Italiano Marxista-Leninista



LA CLASSE OPERAIA, LE MASSE LAVORATRICI E POPOLARI HANNO IL PIÙ GRANDE INTERESSE POLITICO E SOCIALE A VOTARE “NO” AL REFERENDUM  COSTITUZIONALE  D’AUTUNNO!

La vittoria del NO con una forte partecipazione operaia favorirà la lotta contro le politiche neoliberiste e di austerità e aiuterà l’alternativa rivoluzionaria!



     La questione politica centrale del paese, ossia la disfida sul referendum riguardante la controriforma costituzionale del governo Renzi, sta per entrare nel vivo della battaglia: si voterà probabilmente a novembre.



     Le posizioni in campo sono chiare: dalla parte del SI ci sono il governo Renzi e le forze imperialiste e capitaliste che lo hanno messo al potere e lo appoggiano. Il SI è sostenuto da Confindustria, da Marchionne, dalle grandi banche di affari, dal FMI, dai pescecani delle agenzie di rating, dai mercati finanziari. Questo ci deve far capire la vera posta in gioco: si tratta di un referendum sul rafforzamento del dominio del grande capitale in Italia.



     La domanda reale che ci sarà posta è: volete voi che sia aumentato il potere del capitale monopolistico finanziario e dei suoi governi contro la classe lavoratrice? Volete voi meno libertà e diritti democratici per difendere il lavoro contro l’ingordigia del capitale?



     Di fronte a questo disegno reazionario la sinistra borghese e piccolo borghese, che dirige politicamente il fronte del NO, si dimostra contraria all’azione unitaria delle masse, non fa nulla di serio per realizzare la vittoria del NO, non sviluppa comitati sul territorio, non vuole mobilitare la classe operaia.



     Posizioni quali il “NO, non così” di D’Alema e/o di Bersani, che baratterebbe il suo SI al referendum in cambio di una modifica dell’Italicum, sono espressioni di settori della borghesia che avrebbero voluto nella sostanza la stessa controriforma, ma con un percorso parlamentare diverso. Esse cercano pertanto di mantenere il proletariato e le masse lavoratrici completamente al di fuori della lotta referendaria, mantenerle passive, impedirne la discesa in campo.



           Le forze del fronte del SI e le forze opportuniste e borghesi che si dichiarano per il NO sanno che il NO può vincere e hanno una paura inconfessabile della possibile azione della classe operaia, la sola che può far diventare l’attuale, limitato confronto dottrinale, una effettiva  battaglia politica di massa contro le controriforme costituzionali reazionarie ed antidemocratiche e le politiche antioperaie ed antipopolari del governo Renzi e dell’oligarchia finanziaria. Sono  tutti    preoccupati  di   non  far  cadere  Renzi e il  suo  governo, temono che ciò sia favorevole  alla  ripresa e  al rafforzamento  del movimento  operaio  e  popolare  e  apra  nel Paese  una  situazione politica di forte difficoltà per l’ oligarchia  finanziaria.



     Denunciamo dunque e condanniamo con forza ogni posizione conciliatoria, rinunciataria e passiva che mira a evitare la mobilitazione politica dei lavoratori e a scongiurare la caduta del governo Renzi.



      Ma perché il proletariato, le masse lavoratrici e popolari hanno invece tutto l’interesse a partecipare, in modo risoluto, con una propria posizione indipendente e rivoluzionaria e come principali protagonisti alla vittoria del NO?



Perché così assesteranno un duro colpo alla borghesia liberal-riformista e reazionaria, ai disegni antioperai e alla controriforma costituzionale voluti da settori dell’oligarchia finanziaria e portati avanti dal governo Renzi, difendendo così le conquiste e le libertà democratiche conquistate con decenni di lotte.



Perché con il successo del NO si potranno ostacolare anche i prossimi attacchi alle nostre condizioni di vita e di lavoro, i prossimi progetti tesi alla trasformazione autoritaria e reazionaria dello Stato e della società borghese, che Renzi, se vincesse la sua battaglia referendaria, sarebbe ovviamente incoraggiato a perseguire in modo ancora più aggressivo.



Perché la vittoria del NO permetterà agli operai, ai lavoratori, alle donne e gli uomini del popolo, alle giovani e ai giovani del nostro paese di vendicarsi di tutte le misure antioperaie e antipopolari portate avanti da questo governo e da chi lo sostiene, dettate dalla Troika UE-BCE-FMI e dalla NATO (Jobs act e cancellazione dell’art. 18 dello Statuto dei lavoratori, “Buona scuola”,  smantellamento dei contratti nazionali di lavoro, aumento dello sfruttamento, peggioramento delle condizioni di lavoro e di vita della classe operaia e delle masse popolari, interventi all’estero e militarizzazione della società, etc.), rimettendo in discussione le politiche e le misure neoliberiste e di austerità, le alleanze imperialiste e guerrafondaie.



Perché un trionfo popolare darà un colpo durissimo al qualunquismo, al disimpegno e al disinteresse politico, all’apatia in cui il capitale e i suoi rappresentanti e servi vorrebbero condannare definitivamente le masse.



Per ultimo, e soprattutto, perché la vittoria del NO e la sconfitta di Renzi da parte della classe operaia non può che comportare la cacciata del suo governo, posto ad esclusivo servizio del grande capitale, e non può che attestare il proletariato su una posizione più forte e di maggiore fiducia nelle sue forze. Ciò costituirà senza dubbio una tappa della ripresa della lotta di classe per avvicinare la prospettiva della rivoluzione socialista e della conquista del potere da parte del proletariato e dei suoi alleati nel nostro paese.

           

     La  classe  operaia  votando  NO   non   vota semplicemente   solo per la difesa dei  diritti e  delle agibilità  democratico-borghesi  conquistate  con  decenni  di  lotte  e  di sangue,  non vota  per   salvare il  parlamentarismo  borghese,   ma  vota   soprattutto  contro   il sistema di sfruttamento e le sue politiche di fame, sacrifici e  di  guerra, contro la reazione politica, la svolta autoritaria e il fascismo, che sono generati inevitabilmente dal capitalismo monopolistico. Il NO proletario è il NO al capitalismo moribondo, a un modo di produzione irrazionale e barbaro, che sarà inevitabilmente soppiantato dal socialismo scientifico.

                                                                                               

            Sono questi degli ottimi  motivi  perché  la classe  operaia e tutti  gli  sfruttati ed oppressi vadano e facciano votare NO al referendum costituzionale d’autunno, scendano in campo in        questa battaglia uniti  sbarazzandosi  d’ogni  illusione ed ergendosi a veri, principali, protagonisti.



     Il proletariato, le masse  lavoratrici e  popolari, il movimento operaio e sindacale,  le forze comuniste, rivoluzionarie, antifasciste, progressiste,  culturali   e realmente democratiche del nostro paese possono vincere il referendum se si impegneranno fino in fondo e lavoreranno alacremente nelle fabbriche, nei posti di lavoro e nelle piazze per la vittoria del NO.



     Come  Comitato  Nazionale  di  Unità Marxista-Leninista (CONUML)  rilanciamo dunque il nostro  appello  in  primo luogo alla classe operaia, a tutti i lavoratori  a mobilitarsi, sviluppare l’unità di classe e popolare  e scendere  in campo in modo unitario, attivo e convinto a favore del NO al referendum costituzionale e contro l’Italicum, legge elettorale di stampo fascista.



Rilanciamo, sviluppiamo le lotte unitarie per cacciare il governo Renzi; facciamolo a suon di scioperi e di manifestazioni, fin da subito, passando all’offensiva nella maniera più unitaria e determinata.



Lavoriamo urgentemente alla costruzione, al rafforzamento e al coordinamento dei comitati unitari e di massa per il NO e di organismi di fronte unico operaio e di fronte popolare contro l’oligarchia finanziaria ed il governo Renzi.



Apriamo una nuova fase di lotta e di conquiste politiche e sociali per l’intero proletariato e le masse lavoratrici e popolari, per aprire la via a un vero governo rivoluzionario della classe operaia e degli altri lavoratori sfruttati.



      Roma, 12 settembre 2016.              



COMITATO NAZIONALE DI UNITA’ MARXISTA-LENINISTA

Partito Comunista Italiano Marxista-Leninista


Piattaforma Comunista – per il Partito Comunista del Proletariato d’Italia



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LA VITTORIA DEL NO AL REFERENDUM COSTITUZIONALE DI OTTOBRE SARA’ UNA TAPPA IMPORTANTE SULLA STRADA DELL’ALTERNATIVA RIVOLUZIONARIA IN ITALIA!

IL DISUMANO POTERE ECONOMICO E POLITICO CAPITALISTICO, PER SOPRAVVIVERE ED EVITARE CHE IL PROLETARIATO LO SCONFIGGA PER COSTRUIRE UN NUOVO E SUPERIORE SISTEMA SOCIALE E’ DISPOSTO A TUTTO, ANCHE A METTERE IN ATTO QUALSIASI NEFANDEZZA. COSI’ E’ STATO DALLA MARCIA SU ROMA DEL 28 OTTOBRE 1922, AL GOVERNO TAMBRONI DEL 25 MARZO 1960, AL GOLPE BORGHESE DEL 7 DICEMBRE 1960, ALL’ORGANIZZAZIONE MILITARE NATO CHIAMATA GLADIO, ALLE STRAGI DI STATO E A QUELLE DI BRESCIA DEL 28 MAGGIO 1974 E DI BOLOGNA DEL 2 AGOSTO 1980. E, NEGLI ULTIMI ANNI, AL PASSAGGIO ALL’UNITA’ DI CLASSE BORGHESE E D’AZIONE CAPITALISTICA TRA CENTRODESTRA E CENTROSINISTRA, TRA FORZA ITALIA E IL PARTITO DEMOCRATICO E TRA BERLUSCONI E RENZI PER TENTARE DI “NORMALIZZARE” I CONFLITTI DI CLASSE SOCIALI. INFINE LO STRAVOLGIMENTO DELLA COSTITUZIONE DEMOCRATICO-BORGHESE DEL 1948 PER SOFFOCARE LE SPERANZE DI LIBERAZIONE DEL PROLETARIATO ITALIANO E GARANTIRE LUNGA VITA AL LORO INFAME SISTEMA DI SFRUTTAMENTO DELL’UOMO SULL’UOMO: MA E’ PURA ILLUSIONE!



LAVORIAMO AFFINCHE’ PRESTO LA STRAGE CAPITALISTICA DI BOLOGNA DEL 2 AGOSTO 1980, COME TUTTE LE ALTRE PRECEDENTI E SUCCESSIVE, SIA VENDICATA DALLA SCONFITTA DEI PIANI REAZIONARI E  TRIONFO DELLA RIVOLUZIONE PROLETARIA SOCIALISTA NEL NOSTRO PAESE!



      La storia millenaria dell’umanità – dal momento della divisione della società in classi contrapposte e in perenne conflitto tra loro, cioè sfruttatori e sfruttati, ricchi e poveri, dominatori e dominati, tra borghesia e proletariato  – ha conosciuto fasi alterne tra progresso e regresso, emancipazione e asservimento, civiltà e barbarie, conquiste e sconfitte delle masse lavoratrici e popolari nella loro lotta di liberazione e lo sarà fin quando con l’edificazione della società comunista scompariranno per sempre le classi sociali.

     Il proletariato in lotta per la sua liberazione dallo sfruttamento padronale, per preparare e fare la sua rivoluzione socialista per conquistare il proprio potere politico e sociale, costruire il socialismo e passare all’edificazione del comunismo deve saper analizzare il divenire della storia, le sue diverse fasi e trarne insegnamento per il proseguimento e il successo della sua lotta di classe e rivoluzionaria sino alla nuova società comunista.

      Noi abbiamo il dovere di capire perché nell’ultimo secolo il proletariato d’Italia e degli altri paesi è passato da grandi vittorie a tragiche ma temporanee sconfitte, da conquiste mai realizzate prima a dolorosi arretramenti sociali. La nascita e la crescita del Partito Comunista bolscevico, la vittoria della gloriosa ed eroica Rivoluzione proletaria socialista d’Ottobre in  Russia  e  la  fondazione  dell’Internazionale  Comunista,  avvenuta a Mosca nel marzo 1919, spinsero anche la classe operaia italiana, sotto la guida dei comunisti, all’occupazione delle fabbriche, in modo particolare nelle regioni del Nord e più consistentemente in Piemonte con l’occupazione degli stabilimenti Fiat, dando luogo al biennio rosso 1919-1920 e alla successiva fondazione a Livorno, il 21 gennaio 1921, del Partito Comunista d’Italia (PCd’I) per promuovere la Rivoluzione proletaria socialista anche in Italia, così come era avvenuto in Russia sotto la guida dei nostri grandi Maestri del proletariato internazionale Lenin e Stalin.

      Le lotte proletarie organizzate e condotte dal PCd’I preoccuparono la classe capitalistica, a partire dagli Agnelli, timorosa che il proletariato, con alla testa i comunisti, conquistasse il potere com’era avvenuto in Russia nel 1917. Di qui la scelta della classe padronale di finanziare la tragedia del fascismo con la complicità della monarchia e del Vaticano, svolta tragica che nel 1932 avvenne anche in Germania con l’ascesa al potere del nazismo.

     Conosciamo la tragedia in Italia e in Europa del fascismo e del nazismo, delle morti e delle distruzioni della seconda guerra mondiale. Tra infiniti sacrifici di vita i comunisti, gli antifascisti e i sinceri progressisti dovettero impegnarsi senza risparmio di energie nella militanza e nella lotta antifascista e soffrire la durezza dei processi politici e delle condanne al carcere, dell’esilio, del confino, delle deportazioni e degli assassini imposti dai governi fascisti e nazisti d’Europa. La guerra di aggressione e di occupazione nazifascista produsse 60 milioni di morti e distruzioni immani nell’antico continente.

      Per liberare l’Italia, come l’Europa intera, dalla dittatura fascista e nazista e dalla monarchia occorse la dura lotta partigiana, coi comunisti sempre in prima fila, e la guerra di Liberazione, che alimentarono la speranza di poter finalmente liberare il nostro paese anche dalle catene del regime capitalistico, ma per la resa al nemico di classe del gruppo dirigente del PCI e dei rinnegatori del socialismo il proletariato italiano dovette accettare il solo passaggio alla Repubblica e alla Costituzione democratico-borghese, promulgata il 1° gennaio 1948, però continuando a lottare e senza mai rinunciare alla prospettiva di conquistare il potere politico con la rivoluzione proletaria e costruire il socialismo pure nel nostro paese.

      A livello nazionale e internazionale seguirono le aggressioni della cosiddetta guerra fredda contro l’Unione Sovietica e i paesi del mondo socialista, contro i partiti comunisti dell’occidente capitalistico e imperialistico europeo e del nord America e di tutti i Continenti. In Italia, come altrove, il proletariato non si rassegnò alle difficili condizioni di vita sociale esistenti e presto passò al contrattacco per fermare la deriva autoritaria dello Stato al seguito degli Stati Uniti d’America e per conquistarsi più civili e dignitose condizioni di vita sociale e familiare. Alla lotta della classe operaia e delle più ampie masse lavoratrici e popolari i governi capitalistici e imperialistici democristiani, di centrosinistra col partito socialista, di unità nazionale o di salute pubblica facevano a gara a chi reprimesse di più i diritti, i bisogni e le aspettative delle masse lavoratrici e popolari in lotta.

      Sin dalla proclamazione della Repubblica il 2 giugno 1946 i potenti gruppi di potere bancari, industriali, agrari e commerciali, insomma i padroni del vapore postfascista, temevano che il proletariato, sull’esperienza della Resistenza e della Guerra di Liberazione dal nazifascismo e delle rivoluzioni vittoriose, avrebbero potuto, guidati dall’avanguardia della classe operaia organizzata sulla base del marxismo-leninismo, conquistare il potere e avviare la costruzione della Repubblica Socialista Italiana sull’esperienza storica della formazione dell’Unione  delle  Repubbliche  Socialiste  Sovietiche.  Era  il  duro  scontro  di  classe che proseguiva tra proletariato e borghesia, tra le forze retrograde dello sfruttamento capitalistico e quelle innovative per il socialismo, tra vecchio e nuovo del divenire dialettico della storia dell’umanità.     

      Abbiamo pure sperimentato nei decenni successivi al secondo dopoguerra la potenza dello scontro tra le forze di classe contrapposte in campo, dove all’arretramento dell’una corrispondeva, e corrisponde, l’avanzamento dell’altra. Lo scontro è stato duro e cruente. Da una parte la borghesia con l’apparato del suo Stato di classe borghese, le alleanze capitalistiche di classe nella Nato e nell’Unione Europea, l’espansione guerrafondaia imperialistica degli Stati Uniti d’America e dell’UE imperialisti e dall’altra le masse proletarie che cercavano di difendere le conquiste sociali realizzate e di ampliarle.

      Dinanzi all’organizzazione, alla resistenza e alla lotta dei lavoratori i padroni e le istituzioni pubbliche e private borghesi hanno risposto sul terreno politico, sindacale e repressivo con l’organizzazione militare nazionale e internazionale Gladio, sostenuta dall’imperialismo statunitense, con la formazione del governo democristiano Tambroni del 25 marzo 1960, sostenuto in parlamento e nel paese dal Movimento Sociale Italiano, col golpe Borghese del 7 dicembre 1960, con la strategia della tensione, coi Servizi Segreti “deviati” (in realtà funzionali ai disegni reazionari e imperialisti), con la repressione poliziesca di piazza sin dal 1948, con gli attentati neofascisti che hanno causato centinaia di morti e feriti e le stragi di Brescia del 28 maggio 1974 e quella della Stazione di Bologna del 2 agosto 1980, che da sola causò 85 morti e 200 feriti.

     Tutto ciò allo scopo di “normalizzare” lo scontro sociale, il conflitto di classe e riaffermare il dominio assoluto e incontrastato della classe padronale su quella lavoratrice. Ma ciò è pura illusione, in quanto con il socialismo-comunismo, verrà abolito lo sfruttamento del lavoro altrui e scompariranno le classi sociali.

      Per la particolare efferatezza della strage alla Stazione di Bologna, tragedia simbolo di tutte le stragi neofasciste e imperialiste avvenute in Italia dal 1946 ad oggi, per la sua provata matrice politica neofascista ed eversiva, dichiaratamente anticomunista e antiproletaria, per l’attacco feroce portato alle istituzioni democratiche costituzionalmente garantite, per una risposta e opposizione ferma dei comunisti e dell’intero proletariato italiano a ogni tentativo di eversione, per la ricorrenza del 36° anniversario del luttuoso evento, per la difesa della democrazia, seppure ancora borghese, e delle agibilità democratiche nel nostro paese, sancite dalla Costituzione scritta col sangue dei Partigiani caduti nella guerra al nazifascismo, per condividere ancora il dolore delle famiglie coinvolte e per esprimere nuovamente sentimenti di umana fratellanza alla memoria delle vittime, il Comitato Nazionale di Unità Marxista-Leninista ha deciso di dedicare il presente documento al raccapricciante episodio, anche come monito ai neonazifascisti di oggi esistenti ancora in Italia e nell’Europa capitalistica e imperialistica, nonché ai piani piduisti che attualmente vengono portati avanti dal governo Renzi-Verdini sotto il nome di “riforme costituzionali”.

      Purtroppo la “normalizzazione” in senso borghese, capitalistico e imperialistico che non è potuta avvenire, e non avverrà mai, nelle piazze, è avvenuta nei palazzi del potere  ai vertici della Cgil e progressivamente nel Pci con la sua svolta revisionista-borghese subalterna alla borghesia, caratterizzata dal cretinismo parlamentare e dalle illusioni sul passaggio pacifico al socialismo seguiti nel dopoguerra, fino a sfociare nella tragica unità di classe borghese tra centrodestra e centrosinistra e nell’alleanza strategica e tattica tra Berlusconi e gli altri personaggi del centrodestra e Renzi e tra Forza Italia e il Partito Democratico. Si tratta di una unità infame che copre di vergogna i martiri della lotta antifascista durante il ventennio mussoliniano, della Resistenza, dell’eroica guerra di Liberazione, delle repressioni poliziesche di piazza e della lotta al neofascismo condotta sino ai giorni  nostri.  

     Una  unità politica avvenuta tra i vertici dei partiti borghesi di centrodestra e centrosinistra a cui, purtroppo, il proletariato italiano non ha saputo opporsi e sconfiggere e che ha portato allo stravolgimento della Costituzione del 1948 e all’ulteriore accentramento del potere nelle mani del dittatore di turno posto al servizio degli interessi del sistema bancario, finanziario, industriale e militare dominante.

      Facendo leva sul qualunquismo e sul disimpegno politico di larga parte delle masse popolari, Renzi e il suo partito hanno valutato di poter vincere il referendum confermativo della controriforma costituzionale previsto per il prossimo autunno.  Renzi può aver fatto male i suoi conti, può andare incontro alla sconfitta. E’ un referendum che il proletariato italiano, i comunisti, i progressisti e tutte le forze politiche, sindacali e culturali democratiche del nostro paese possono vincere se si impegneranno fino in fondo e lavoreranno nei posti di lavoro e nelle piazze per la vittoria del NO.

     Abbiamo di fronte una posta importante: se dovesse sciaguratamente vincere il SI’ l’Italia si avvierebbe verso una nuova e più spietata dittatura, posta al servizio del peggiore capitalismo, imperialismo e militarismo degli USA, della NATO e dell’Europa delle multinazionali.

     La malaugurata vittoria del SI renderebbe più difficile la ripresa della lotta proletaria per fermare la deriva politica e istituzionale conservatrice e reazionaria del governo del nostro paese, incoraggerebbe l’approvazione di nuove leggi repressive dei diritti e dei bisogni della masse lavoratrici e popolari, aggraverebbe le già pesanti condizioni di vita dei lavoratori e renderebbe più difficoltosa la lotta di classe e rivoluzionaria per avvicinare la prospettiva della rivoluzione socialista e della conquista del potere da parte della classe lavoratrice operaia e intellettiva.

     Al contrario, la vittoria del NO, potrà creare ulteriori, gravi complicazioni politiche alla borghesia, con la caduta di Renzi e le difficoltà a formare una nuova maggioranza governativa. In questa situazione si possono aprire con la lotta di classe degli sfruttati nuove e più avanzate prospettive politiche, compreso la messa all’ordine del giorno della questione di un governo alternativo.

     Di qui il reiterato appello del Comitato Nazionale di Unità Marxista-Leninista (CONUML) all’unità di classe e popolare nella battaglia per il NO al referendum costituzionale e contro la legge elettorale di stampo fascista denominata Italicum.

     Con l’impegno e la mobilitazione del movimento operaio e sindacale, di tutte le forze comuniste,  rivoluzionarie, antifasciste, progressiste e realmente democratiche, sviluppando ed unificando le lotte e costruendo ovunque i comitati unitari e di massa per il NO, possiamo far trionfare il NO al disegno reazionario e, così, aprire una nuova fase di lotte e di conquiste politiche e sociali per l’intero proletariato italiano.

Roma, 2 agosto 2016.


COMITATO NAZIONALE DI UNITA’ MARXISTA-LENINISTA

Partito Comunista Italiano Marxista-Leninista

Piattaforma Comunista – per il Partito Comunista del Proletariato d’Italia         

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RENZI E’ SEMPRE PIU’ DEBOLE, DETESTATO E PUO’ ESSERE SCONFITTO E LICENZIATO NEL REFERENDUM DI OTTOBRE.

CONTRO L’IMMOBILISMO E L’ATTENDISMO, LAVORIAMO PER RAFFORZARE IL FRONTE DI OPPOSIZIONE DI CLASSE E DI MASSA! COSTRUIAMO COMITATI UNITARI NEI POSTI DI LAVORO E SUL TERRITORIO PER OPPORCI ALLE POLITICHE ANTIOPERAIE DI RENZI, DELL’UNIONE EUROPEA E DEI MONOPOLI. ORGANIZZIAMO MANIFESTAZIONI DI PIAZZA SUI TEMI DELLA CONTRORIFORMA COSTITUZIONALE E DELLA NUOVA LEGGE ELETTORALE DI STAMPO FASCISTA. PREPARIAMO LO SCIOPERO GENERALE. APRIAMO LA STRADA ALL’ALTERNATIVA RIVOLUZIONARIA SOCIALISTA!



Il governo Renzi e il Partito Democratico della nuova destra italiana politica ed economica vanno incontro all’appuntamento referendario d’autunno indebolendosi sempre più. Il referendum sulle trivelle e le recenti elezioni amministrative hanno confermato la crescente opposizione di massa verso le loro politiche antioperaie e antipopolari. La Brexit, dal suo canto, dimostra le difficoltà crescenti dell’oligarchia finanziaria a livello internazionale.

      Renzi ha fallito ed è consapevole della situazione, sa che nelle attuali condizioni va incontro alla sconfitta nel referendum. Sa che gli operai, i lavoratori, i giovani non gli perdoneranno il Jobs Act e la cancellazione dell’art. 18, l’assalto ai contratti di lavoro, l’aumento della disoccupazione e della precarietà, i dieci milioni senza assistenza sanitaria, la corruzione dilagante, i regali ai padroni e alle banche - tra cui i 150 miliardi sottratti al proletariato italiano e messi a disposizione dei banchieri e i 19 miliardi di decontribuzione dati alle sanguisughe padronali senza creare occupazione -,  eccetera. Cerca dunque di correre ai ripari: drammatizza lo scontro dichiarando che il NO renderà ingovernabile il paese, corteggia Berlusconi offrendogli un passo indietro sull’Italicum basato sul premio di coalizione, si preparerà a rimangiarsi le dimissioni. Allo stesso tempo porta avanti una manovra con le opposizioni interne del PD e soprattutto cerca di ammorbidire ulteriormente i vertici sindacali collaborazionisti e concertativi per giungere a contratti farsa che a Renzi servono come il pane per non trovarsi con i lavoratori sul piede di guerra nel prossimo autunno.

      A fronte di ciò, mentre Renzi vuole scardinare la Costituzione democratico borghese del 1948 e blindare la legge elettorale approvata di tipo fascista, le forze della sinistra borghese che si oppongono alla controriforma costituzionale e all’Italicum si distinguono per la passività e l’attendismo. Il Coordinamento Democrazia Costituzionale (CDC) non è andata oltre alla raccolta di firme, ai convegni e alle assemblee degli esperti di turno. Gli opportunisti di destra e di “sinistra” si distinguono per il loro atteggiamento autoreferenziale, negandosi alla lotta unitaria e ben guardandosi dal chiamare gli operai e gli altri lavoratori all’iniziativa diretta, alla costruzione di organismi di massa. Gli uni e gli altri non ne vogliono sapere della mobilitazione della classe operaia e degli altri lavoratori sfruttati.



      E’ di questi giorni la brutta notizia che il Coordinamento Democrazia Costituzionale non è riuscito a raccogliere le 500.000 firme per lo svolgimento dei tre referendum richiesti: 1. Abrogazione dei capolista bloccati per l’elezione della Camera dei Deputati; 2. Abrogazione del premio di maggioranza per l’elezione della Camera dei Deputati; 3. Abrogazione della Controriforma Costituzionale di cui in GU n. 88 del 15 aprile 2016, modifica della forma di governo, del Senato e dei rapporti Stato-Regioni, Abolizione del CNEL.



      E’ stato un pesante passo falso che pesa negativamente sulla prospettiva della vittoria del NO e che dimostra debolezza organizzativa e operativa del Coordinamento. E’ la dimostrazione di quanto il CONUML va affermando da mesi e cioè che la vittoria del NO passa necessariamente attraverso la mobilitazione e la lotta di piazza delle masse lavoratrici e popolari sulle ragioni del NO alla controriforma costituzionale. Diversamente la vittoria del NO non è scontata, non viene da sola e nessuno ce la regala, visto anche le preponderanti forze economiche e pubblicitarie che il fronte del SI’ ha schierato, dal governo alla Confindustria, dalla Unione Europea al sistema bancario, dai monopoli nazionali e internazionali alle oligarchie degli Stati capitalistici, eccetera.



      Il fallimento nella raccolta delle firme è da attribuire non solo agli ostacoli frapposti dal governo, ma anche alla mancanza della cultura di classe e dell’esperienza di lotta di classe del movimento operaio nazionale e internazionale ai vertici del Coordinamento, limite che è possibile superare solo con l’intervento politico attivo della classe operaia e delle masse popolari, se si vuole costruire veramente la vittoria del NO.

      Un ruolo particolarmente negativo lo stanno assolvendo i socialdemocratici: Sinistra Italiana fa da sponda a Renzi (e all’accordo con Berlusconi) proponendo di fatto di ridiscutere l’Italicum e dimostrandosi dunque stampella del  PD.

      Il fronte borghese e riformista del NO si ostina a lasciare la “questione governo” nelle mani di Renzi. Non lavorare per mandarlo a casa, non ha nemmeno l’intenzione di proporsi, nella prospettiva di una possibile vittoria del NO, come alternativa politica al governo Renzi, lasciando campo libero al populismo piccolo-borghese.



      Tale atteggiamento rinunciatario è dovuto soprattutto alla volontà, da parte dei dirigenti di queste forze, di impedire, di fronte alla vittoria del NO e alla ridiscesa in campo della classe operaia, lo sviluppo di uno scenario e di una prospettiva politica di rottura con le politiche neoliberiste, di austerità e di guerra, con lo stesso sistema capitalista che le genera incessantemente.



      In effetti sono possibile due alternative: la vittoria del SI comporterà il rafforzamento del governo Renzi e produrrà l’inasprimento di tutte le misure antioperaie e antipopolari.

      Al contrario, la vittoria del NO potrà creare ulteriori, gravi complicazioni politiche alla borghesia, con la caduta di Renzi e la difficoltà a formare una nuova maggioranza governativa, dentro uno scenario di grave crisi economica e politica della classe dominante e di ascesa del movimento di massa per un governo alternativo.

      In questa situazione si possono aprire con la lotta di classe degli sfruttati e degli oppressi dal capitalismo nuove e più avanzate prospettive politiche, compreso la messa all’ordine del giorno della questione di un governo che – sorgendo sulla base del fronte unico di lotta del proletariato - svolga una lotta effettiva contro le forze reazionarie e guerrafondaie, prenda misure decise e rivoluzionarie contro il capitale finanziario per soddisfare le esigenze vitali della classe operaia e delle masse popolari. Un governo che potrebbe favorire lo sviluppo della più avanzata prospettiva di classe e rivoluzionaria per abbattere il potere della borghesia.



      Con questa prospettiva e allo scopo di rafforzare il fronte di opposizione popolare contro le controriforme costituzionali ed elettorali del governo Renzi/Verdini, il Comitato Nazionale di Unità Marxista-Leninista ha deciso di aderire – pur riconoscendone i limiti - al CDC, mantenendo la propria piena indipendenza ideologica e politica, la libertà di azione, di giudizio e di critica, così come i propri obiettivi programmatici.



      Siamo per una forte mobilitazione politica di massa, unitaria e con alla testa la classe operaia quale forza dirigente, che esca dalla fase difensiva e passi all’offensiva decisa contro il governo Renzi. Solo in questo modo si può sconfiggere il disegno autoritario della classe dominante, che mira all’ulteriore concentrazione e rafforzamento del potere nelle mani del governo capitalistico, a sopprimere le libertà democratiche ottenute dalla classe operaia e dagli altri lavoratori, a intensificare la repressione contro  il movimento operaio e sindacale per imporre ancor più feroci politiche padronali e antipopolari. 



      Rilanciamo dunque l’appello alla classe operaia, a tutte le forze comuniste, rivoluzionarie, progressiste, sinceramente democratiche a sostenere le lotte in corso e a sviluppare l’unità di lotta. Rinnoviamo la proposta della costruzione di Comitati unitari per il NO nei posti di lavoro, nei quartieri, fin da subito, con carattere di classe e di massa, per prepararci nel prossimo autunno a sbaragliare le controriforme e cacciare Renzi.



      Questi Comitati, assieme agli altri organismi creati nello sviluppo delle lotte, devono andare oltre la scadenza referendaria, dare il loro contributo per sconfiggere l’offensiva capitalista, l’attacco alle condizioni di vita e di lavoro della classe operaia e delle masse lavoratrici, la reazione e le politiche guerrafondaie, per unire, mobilitare e rafforzare l’organizzazione e la coscienza delle masse, per aprire la  strada a un’alternativa di rottura rivoluzionaria con l’infame sistema  capitalistico.



      Proponiamo la realizzazione di due giornate di sciopero generale nazionale unitario, proclamate da tutte le forze politiche, sindacali, sociali di classe e democratiche che si oppongono alle controriforme, da realizzarsi prima del referendum, con manifestazione conclusiva a Roma.



      In questa lotta, noi comunisti (marxisti-leninisti) non dimentichiamo il carattere democratico-borghese dell’attuale Costituzione italiana, il suo riconoscimento e difesa della proprietà privata e del sistema di sfruttamento capitalista-imperialista.



      Dunque, pur lottando con tutte le nostre forze contro le politiche reazionarie ed autoritarie e per la difesa e l’estensione dei diritti e delle libertà, parziali e condizionati, previsti dalla attuale Costituzione, contro  ogni illusione revisionista e riformista dichiariamo che la Costituzione di cui hanno bisogno gli operai e tutti i lavoratori italiani è una Costituzione proletaria e socialista, che non si limita a proclamare l'eguaglianza dei diritti formali dei cittadini, ma la garantisce effettivamente attraverso l’affermazione dell’uguaglianza economica e sociale.



      La borghesia ha perso da tempo ogni legittimità a governare. E’ una minoranza che tende ad accentrare il potere e arricchirsi sempre più a scapito delle masse lavoratrici. La sua funzione può essere sintetizzata nella ricerca del massimo profitto. Bisogna eliminare questa minoranza dal campo della vita economica e politica. Ma nel campo della democrazia parlamentare borghese non esistono le forze in grado di portare avanti questo programma.



      La crisi in cui si dibatte il nostre paese può essere risolta solo da un governo rivoluzionario della classe operaia, la classe più rivoluzionaria dell’intera società, l’unica che abbia interesse vitale a creare le condizioni dell’uguaglianza economica e sociale.

      Di qui la necessità di disporre di un unico e forte Partito comunista. Forza compagni, uniamoci, organizziamoci, lottiamo!



Roma, luglio 2016



COMITATO NAZIONALE DI UNITA’ MARXISTA-LENINISTA

Partito Comunista Italiano Marxista-Leninista


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LA SCONFITTA REFERENDARIA DEI SOSTENITORI DELL’EUROPA GOVERNATA DAI BANCHIERI AVVICINA LA MORTE DEL CAPITALISMO E IL TRIONFO DEL SOCIALISMO!

      Il Partito Comunista Italiano Marxista-Leninista saluta con entusiasmo la volontà referendaria del popolo del Regno Unito di uscire dalla Comunità Europea, una scelta che indebolisce in Europa il dominio economico e politico del sistema capitalistico e della sua espansione imperialista, in particolare del sistema bancario e finanziario speculativo e di rapina del frutto del lavoro delle masse lavoratrici e popolari, e avvicina la ripresa della seconda ondata della rivoluzione proletaria socialista per conquistare il potere politico alla classe lavoratrice dei vari paesi.

      Contro questa scelta non ci hanno potuto gli appelli del presidente degli Stati Uniti d’America, dei presidenti e dei governi degli Stati capitalistici e imperialistici europei, dei vertici del comitato d’affari che guida la Comunità Europea e di tutti gli scribacchini e giornalisti della carta stampata e della radio-televisione che sino alle urne chiuse hanno tentato di condizionare il voto a sostegno della permanenza del Regno Unito nel governo capitalistico e imperialistico unico dell’Europa. Vergognoso è stato l’uso delle radio e delle televisioni pubbliche per assecondare il volere e gli affari dei potenti contro gli interessi del proletariato europeo sfruttato e affamato dal capitale.

      Questi servi del capitalismo hanno detto, tra tante altre amenità, che con l’Unione Europea e l’Euro l’Europa ha avuto un grande sviluppo economico, di cui, però, diciamo noi, si è avvantaggiato solo il grande capitale industriale, bancario e finanziario facendone pagare il costo alla classe lavoratrice e alle più ampie masse popolari socialmente più deboli e derubate nei loro bisogni di vita quotidiana. Difatti, mentre il costo della vita è continuato a crescere le pensioni sono bloccate da oltre 10 anni perdendo il potere d’acquisto da due cifre percentuali in su, i contratti di lavoro non vengono rinnovati e quando lo sono avvengono con aumenti salariali di fame, il ritmo dello sfruttamento del lavoro nelle aziende è paurosamente aumentato, la miseria sociale è abbondantemente cresciuta, la disoccupazione, specialmente giovanile, continua a crescere, il diritto allo studio sta diventando un privilegio solo per la classe sfruttatrice benestante, viaggiare è diventato proibitivo e l’assistenza sanitaria pubblica diventa sempre più inconsistente e costosa. 

      Adesso, dopo la sconfitta, essi vanno sostenendo che a votare per l’uscita è stata la popolazione più anziana, mentre i giovani avrebbero votato per rimanere, così, impunemente, buttano fango ignobile sul 52% degli inglesi che ha votato contro l’Europa dei capitali, della guerra in Medio Oriente e in Africa, del colonialismo vecchio e nuovo schiavistico, economico e mercantile che è all’origine degli attuali flussi migratori e dell’impoverimento progressivo dei popoli europei. E ancora, con una spregiudicatezza senza fine e qualsiasi mancanza di ritegno personale vanno sostenendo che è stato un errore consentire il referendum in Inghilterra e che occorre evitarne in altri paesi, mentre i nostri governanti gioiscono perché lo vieta la Costituzione, ciò quando andrebbe subito modificata per dare agli italiani la possibilità di decidere la permanenza o meno dell’Italia nella Comunità Europea e rendere, così, concreta la democrazia partecipativa dei cittadini, che purtroppo rimane ancora borghese e di natura antiproletaria. Viene anche dato voce e credito ai perdenti che in Inghilterra invocano un altro referendum “abrogativo” della Brexit: pura arroganza e servilismo verso l’Europa dei capitali e dello sfruttamento proletario.    

      La sconfitta dell’Europa dei magnati e degli speculatori sulla pelle dei popoli europei, e non solo, apre la prospettiva concreta della disgregazione della Comunità Europea pensata e voluta da uomini e culture di natura borghese, asserviti al potere e agli interessi del sistema capitalistico e alla sua espansione imperialistica. I popoli del Vecchio Continente devono liberarsene all’interno della battaglia generale storica e universale di sconfitta del barbaro sistema e dominio padronale sulle masse lavoratrici per costruire la nuova Europa degli Stati Socialisti, che deve avvenire sulla base della convivenza pacifica, della solidarietà umana e sociale, della fratellanza e dell’uguaglianza tra gli Stati e i popoli che la compongono, governata dal potere politico della classe lavoratrice operaia e intellettiva, liberata dalla sfruttamento dell’uomo sull’uomo e istituendo il Potere e lo Stato proletario, la proprietà comune dei mezzi di produzione, l’economia pianificata, l’uguaglianza economica e sociale e la Democrazia Socialista.

      La crisi economica che stiamo tragicamente vivendo è il frutto dannato dell’economia di mercato, del governo capitalistico e imperialismo sul mondo, della proprietà privata dei mezzi di produzione e dell’accaparramento privato della ricchezza socialmente prodotta dalle masse lavoratrici e popolari. Tale sistema economico ha prodotto una sovrapproduzione di merci e capitali, la quale ha generato la chiusura di attività produttive o la loro meccanizzazione che ha creato nuova disoccupazione e miseria tra le masse proletarie. Si tratta di una crisi endemica, oramai senza discontinuità, che ci accompagnerà, con sempre maggiori disastri sociali, sino alla morte del sistema capitalistico. Questa tragica prospettiva deve spingere i comunisti, la classe operaia e l’intero proletariato a lottare per avvicinare la fase rivoluzionaria che metterà fine all’economia capitalistica sostituendola con quella pianificata, organizzata e guidata dal nuovo potere proletario. Prima muore il capitalismo e prima ci libereremo dei suoi mali quotidiani e universali.

      Dobbiamo partire dal convincimento che sin dalla sua origine - a parte le prime esperienze di comunismo primitivo, dove uomini, donne e bambini vivevano in comunità condividendo in parti uguali il lavoro, gli strumenti di lavoro, il godimento dei beni prodotti, le esigenze della vita sociale, le gioie e le sofferenze dei componenti la collettività e dove tutto avveniva secondo una rigida divisione dei compiti familiari e sociali - i mali dell’umanità sono stati l’appropriazione privata dei mezzi di produzione e della ricchezza socialmente prodotta, che ha generato l’ordine sociale diviso in classi contrapposte e in perenne conflitto tra loro, il governo della società prima schiavistico, poi feudale e successivamente capitalistico sino alla sua attuale espansione imperialistica. Per cambiare il mondo occorre cambiare questo sistema di governo basato sullo sfruttamento del lavoro altrui e sulla disuguaglianza sociale.

      Dopo la sconfitta dell’Unione Sovietica la ripresa del cammino rivoluzionario verso il socialismo si sta rivelando molto dura, innanzi tutto per gli inganni e i tradimenti interni al movimento comunista e operaio nazionale e internazionale da parte del revisionisti, dei riformisti e degli opportunisti, asserviti agli interessi del sistema dominante. Ma alla fine le ragioni di classe e rivoluzionarie del marxismo-leninismo prevarranno sugli egoismi e gli individualismi di origine borghese e padronale. Nello stesso tempo dobbiamo combattere con ogni mezzo possibile il pericolo reale della deriva populista dei popoli, derivante dalla rabbia e dallo scontento sociale, che purtroppo in Europa vede crescere i movimenti di estrema destra qualunquista, fascista, nazista e xenofoba e che tragicamente precedettero la catastrofe della seconda guerra mondiale del secolo scorso. Tocca a noi comunisti, coerenti marxisti-leninisti, incanalare la giusta disperazione sociale prodotta dal capitalismo verso i principi della lotta di classe e del socialismo per evitare il ripetersi delle tragedie del passato e lavorare per la trasformazione socialista della società, che è l’unica possibilità per dare dignità all’esistenza umana sulla Terra.

      Anche la giusta battaglia di oggi contro l’Europa dei capitali, che reprime le esigenze di vita e le aspirazioni di liberazione sociale dei suoi popoli, e per la fuoriuscita dell’Italia dalla Comunità Europea, dall’Euro e dalla Nato costituisce un importante contributo alla causa del socialismo, alla conquista della pace tra i popoli, alla dignità esistenziale delle popolazioni europee e mondiali. L’importante è non adagiarci su di un risultato positivo ottenuto, perché la battaglia per il socialismo è di vaste proporzioni e ancora lontana dal suo scontro finale. Intanto il Partito Comunista Italiano Marxista-Leninista contribuisce con tutte le sue forze e orgogliosamente a sconfiggere il potere politico ed economico oligarchico degli industriali, dei banchieri e della finanza speculativa che continua ad affamare e schiavizzare i popoli europei. Viva la futura Europa degli Stati Socialisti e del potere proletario.

Forio (NA), 27 giugno 2016.




                                                                                       Partito Comunista Italiano Marxista-Leninista
            


LA CLASSE OPERAIA ITALIANA PASSI AL CONTRATTACCO E PRESTO!CI SIA DI ESEMPIO LA MOBILITAZIONE DEL PROLETARIATO FRANCESE! 

70° ANNIVERSARIO DELLA REPUBBLICA BORGHESE DEL 1946. LA RIFORMA COSTITUZIONALE ED ELETTORALE DEL GOVERNO RENZI E DEL PARTITO DEMOCRATICO METTE IN GRAVE PERICOLO LE CONQUISTE DELLA LOTTA ANTIFASCISTA, DELLA RESISTENZA E DELLA GUERRA CIVILE DI LIBERAZIONE. SONO IN SERIO PERICOLO LE CONQUISTE SOCIALI E LE AGIBILITA’ DEMOCRATICHE SANCITE DALLA COSTITUZIONE BORGHESE DEL 1948: DIFENDIAMOLE MENTRE COMBATTIAMO PER LA CONQUISTA DELLA NUOVA E SUPERIORE REPUBBLICA E PER LA COSTITUZIONE SOCIALISTA DEL POTERE E DELLO STATO PROLETARIO!



Ai comunisti, alla gioventù comunista e progressista, ai rivoluzionari, alla classe operaia, agli intellettuali d’avanguardia e agli antifascisti tutti!



      Dalla storia del movimento operaio nazionale e internazionale abbiamo appreso che le conquiste sociali del proletariato strappate al padronato con dure lotte e sacrifici o si difendono costantemente ampliandole nel contempo, accumulando e mobilitando le forze per la rivoluzione e la trasformazione prima socialista e poi comunista della società oppure esse, appena possibile, vengono nuovamente soppresse dal potere della classe borghese. E’ il risultato della conflittualità di classe tra proletariato e borghesia, la quale sopravviverà sino alla scomparsa definitiva delle classi sociali nel comunismo. La borghesia cede alle rivendicazioni quando l’organizzazione politica e sindacale del proletariato è forte e se le riprende quando è debole e persino rinuncia a difenderle, come è avvenuto in Italia negli ultimi decenni a causa del predominio revisionista e riformista prima, e neoliberista poi.

      La militanza e la lotta antifascista durante il ventennio mussoliniano, la Resistenza armata nel biennio 1943-1945 e la Guerra Civile di Liberazione dell’Italia dal nazifascismo e dal capitalismo - condotte dalla classe operaia e dall’intellettualità d’avanguardia coi comunisti sempre in prima linea -, che comportarono centinaia di migliaia di morti, prevalentemente comunisti iscritti al Partito Comunista d’Italia, consentirono al nostro paese di liberarsi dalla tirannide fascista, dalla monarchia e dallo Statuto albertino del 4 marzo 1848 e di conquistare la forma repubblicana dello Stato e la nuova Costituzione repubblicana e antifascista, promulgata il 1° gennaio 1948.

      E’ una Costituzione chiaramente borghese, da cui deriva un apparato legislativo e statale che legittima il sistema sociale capitalistico, l’economia di mercato, la natura privatistica del sistema bancario, a partire dalla Banca d’Italia, la proprietà privata dei mezzi di produzione, lo sfruttamento della classe padronale su quella lavoratrice operaia e intellettiva, l’accentramento della ricchezza prodotta nelle mani di pochi capitalisti ricchi sfondati e la politica economica e sociale repressiva dello Stato borghese nei confronti degli elementari bisogni di vita delle masse lavoratrici e popolari. Insomma, la natura capitalistica dello Stato fascista e monarchico non è per niente cambiata rimanendo tale.

      Però, rispetto al passato, la nuova Costituzione garantisce - almeno nel dettato, che, però, spesso è stato e viene disatteso dalla natura repressiva del potere politico dominante dei partiti borghesi  di  centro,  centrodestra  e  centrosinistra   per   difendere   gli   interessi   del   sistema

industriale, bancario e finanziario – le libertà cosiddette democratiche di confronto politico, di una  certa  conflittualità  e  rivendicazione  sociale  e  quelle  individuali.  Si tratta di conquiste conseguite con dure lotte e sacrifici di vita dal proletariato italiano e che per tale ragione noi comunisti difenderemo strenuamente sino alla conquista rivoluzionaria del Socialismo nel nostro paese, sino alla promulgazione della nuova e superiore Costituzione del Potere e dello Stato Proletario, sino alla sconfitta della democrazia borghese e la sua sostituzione con quella proletaria. Una delle conquiste della Costituzione borghese è stata la conseguente legge elettorale del proporzionale puro, oggi in via di totale estinzione.

      Nei 70 anni trascorsi il proletariato italiano operaio e intellettuale ha combattuto importanti battaglie che gli hanno consentito di conquistare migliori condizioni di vita individuale, familiare e sociale, che, però, sull’onda della infame trasformazione borghese dell’ex Partito Comunista Italiano e della Confederazione Generale Italiana dei Lavoratori non ha saputo difendere ed anzi ne è rimasto ampiamente condizionato e paralizzato nella sua lotta di classe per la conquista del suo potere politico. Con l’avanzare dell’inarrestabile crisi del sistema capitalista e della sua espansione imperialista, a causa della sovrapproduzione di merci e capitali - crisi che nel tempo necessario condurrà inevitabilmente il capitalismo e l’imperialismo al crollo sotto la spinta propulsiva rivoluzionaria e soggettiva delle masse lavoratrici e popolari – la borghesia per tentare di uscire dalla propria crisi considera di ostacolo le residue sopravvissute conquiste sociali della classe lavoratrice, le stesse libertà democratiche, il pluralismo delle istituzioni rappresentative e il voto di preferenza degli elettori.

      Così coi suoi governi di regime, di natura borghese e capitalistica, in modo particolare e più accelerato di prima con quelli di Berlusconi, Monti, Letta e Renzi, gli ultimi tre non sono neppure di espressione diretta del voto popolare, l’oligarchia finanziaria ha preso a picconare la Costituzione del 1948, il sistema elettorale legato al proporzionale e il voto di preferenza degli elettori. Sicché con la tanto pubblicizzata ed elogiata riforma costituzionale ed elettorale, mediante i controllati mezzi di informazione e formazione della coscienza politica collettiva, il governo Renzi ha legiferato la trasformazione del Senato da camera elettiva a camera di eletti consiglieri regionali, ha accentrato il potere legislativo nella sola camera elettiva dei deputatati, unica a dover esprimere la fiducia al governo, ha dato la possibilità ai partiti di nominare 100 deputati non eletti col voto di preferenza popolare, ha assegnato il 54% dei deputati alla lista che avrà conseguito più voti, senza stabilire un limite minimo di percentuale da raggiungere, ha introdotto lo sbarramento del 3% dei voti validi per consentire a una lista di entrare in parlamento, ha abolito il consiglio nazionale dell’economia e del lavoro, eccetera.

      Insomma, i governi delle banche, della finanza parassitaria nazionale e internazionale, della Confindustria, del capitalismo e dell’imperialismo nazionale, europeo e mondiale stanno trasformando la democrazia parlamentare borghese, di cui alla Costituzione del 1948, in un potere politico ed economico accentrato nelle mani del presidente del consiglio e di natura presidenzialista. La nuova legge elettorale è peggiore di quella fascista del 18 novembre 1923 n. 2444, detta legge Acerbo. Il sistema costituzionale e istituzionale italiano sta tornando indietro di 70 anni, siamo in presenza di una grave svolta reazionaria che presenta caratteri di tipo fascista.

        I sinceri e coerenti comunisti, la gioventù comunista, la classe operaia, l’intellettualità d’avanguardia, l’intero proletariato italiano, tutte le forze autenticamente democratiche, progressiste e antifasciste non lo possono consentire, non possono permettere che siano infangati  l’eroismo,  la  memoria  e  il  sacrificio  della  vita  di  quanti lottarono e morirono per liberare l’Italia dalla monarchia, dal fascismo e dal nazismo e per darle un assetto costituzionale e istituzionale democratico e popolare.

      In questo momento politico tragico per il nostro paese noi marxisti-leninisti ricordiamo e onoriamo tutti i comunisti che nella lotta al fascismo, nella gloriosa Resistenza e nella Guerra Civile di Liberazione si batterono,  e  tanti  perirono  da  eroi  che  la  storia   del   movimento comunista e operaio nazionale e internazionale mai dimenticherà, non tanto e solo per conquistare la Repubblica e la Costituzione borghese e democratica, ma innanzi tutto per continuare la battaglia, anche dopo il 25 aprile 1945, per conquistare la Repubblica, la Costituzione, il Potere e la Democrazia Socialista in Italia.

      Oggi occorre riprendere la Resistenza nelle condizioni date dall’odierna situazione politica e sociale per sconfiggere il disegno politico reazionario del governo Renzi, per fermare la deriva fascista in atto, per bloccare la controriforma costituzionale, istituzionale ed elettorale approvata dalla maggioranza parlamentare, per seppellire col NO le controriforme al referendum di ottobre. Ma dobbiamo essere coscienti che il NO può vincere solo se in questi quattro mesi che ci separano dal voto, di cui due feriali, si costruisca un ampio fronte di organizzazione e di lotta tra tutte le forze sane del paese.

      E’ necessario che Comitati per il NO si organizzino in tutte le realtà sociali produttive, dei servizi e del tempo libero. Occorre mobilitare le masse lavoratrici e popolari, organizzare manifestazioni di protesta e di rivendicazione sociale sui temi del lavoro, della casa, dell’assistenza sociale e sanitaria, delle pensioni, della scuola, dei trasporti, eccetera, ben sapendo che senza una simile mobilitazione sarebbe difficile battere l’assalto della propaganda televisiva del governo e dei suoi partiti alleati. E’ principalmente la classe operaia che, anche sull’onda della dura protesta del proletariato francese di questi giorni contro il Jobs Act proposto dal governo cosiddetto socialista della borghesia nazionale, deve risvegliarsi dal punto di vista classista, deve riprendersi dall’assopimento ingenerato dalla sinistra falsamente democratica al potere e ritornare nelle piazze con la sua vocazione e interessi di classe da difendere e rivendicare per combattere e sconfiggere il governo capitalistico di Matteo Renzi, a partire dalla vittoria del NO a ottobre. Dobbiamo essere consapevoli che la vittoria del SI’ aprirebbe una prospettiva di una dittatura aperta della borghesia sul proletariato e le grandi masse lavoratrici, di ulteriore repressione dei diritti e delle libertà sociali. L’Italia è a un passaggio storico difficile, non capirlo oggi sarebbe un vero suicidio per le conquiste del passato e per i nuovi obiettivi da raggiungere.

      Il Comitato Nazionale di Unità Marxista-Leninista (CONUML) chiama a raccolta tutte le organizzazioni sinceramente e coerentemente marxiste-leniniste, quelle operaie di fabbrica e territoriali e i comitati operai e popolari per il NO già costituiti e ripropone loro la realizzazione di una riunione nazionale, da tenersi a Roma nel corrente mese di giugno, per definire la piattaforma unitaria e un piano di lavoro di classe, in modo da costruire nella battaglia politica e ideologica che ci attende un’effettiva unità d’azione.

     Invitiamo tutte le realtà organizzate a scriverci all’indirizzo conuml@libero.it

 Roma, 2 giugno 2016.               



COMITATO NAZIONALE DI UNITA’ MARXISTA-LENINISTA

Partito Comunista Italiano Marxista-Leninista


Piattaforma Comunista – per il Partito Comunista del Proletariato d’Italia         



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Visitate il nostro sito: www.conuml.weebly.com   


REFERENDUM  COSTITUZIONALE: RENZI SCHIERA LE SUE TRUPPE. ORGANIZZIAMO LA RISPOSTA PROLETARIA OPERAIA E POPOLARE SVILUPPANDO  LA  MOBILITAZIONE   E   LA   LOTTA   COSTRUENDO COMITATI  PER  IL  NO  NEI  POSTI  DI  LAVORO E SUL TERRITORIO!  

Ai comunisti, ai rivoluzionari, agli operai di avanguardia, alla classe operaia!

Il governo Renzi e le forze economiche e politiche che lo sostengono stanno schierando le loro truppe in vista del referendum costituzionale del prossimo autunno.  Il bulletto fiorentino, complice la minoranza del PD, ha annunciato la costruzione di 10.000 comitati per il SI in tutta Italia. Allo scopo si stanno già muovendo giuristi, intellettuali, giornalisti di regime, assieme alle destre di Verdini e soci.

 Renzi, al di là della solita boria, sa benissimo che la sua non sarà una passeggiata. Sa che non bastano le squallide provocazioni della ministra Boschi, che ha equiparato i sostenitori del NO ai fascisti, per convincere la classe operaia e i settori popolari a votare a favore della controriforma costituzionale. E’ consapevole che senza un ampio consenso di massa – in un referendum in cui non occorre il quorum - può essere sconfitto, e perdere la poltrona di palazzo Chigi.

 A fronte di questo spiegamento di forze reazionario, la campagna progressista e democratica per il NO stenta a decollare in modo energico, soprattutto nei posti di lavoro e fra le masse popolari. Si continua infatti con la sola raccolta di firme e con assurde proposte di spacchettamento dei quesiti referendari, che mettono in mostra la subalternità al PD e servono solo a evitare di mettere in crisi il governo.  

In questo modo i socialdemocratici, le false opposizioni borghesi e piccolo borghesi, le “anime belle” del riformismo, alimentano confusione e disaffezione. In tal modo si rischia di disperdere – invece di valorizzare – il risultato positivo, in termini di opposizione popolare alla politica del governo, ottenuto con il referendum sulle trivelle.

  Le forze revisioniste, socialdemocratiche e opportuniste, i grillini e gli eco-liberisti non hanno alcun interesse allo sviluppo di un movimento di massa diretto dalla classe operaia che si opponga ai piani reazionari della borghesia e sviluppi la lotta per una nuova società.

 Hanno timore della discesa in campo decisa e radicale delle masse lavoratrici e perciò preferiscono puntare sui cenacoli di intellettuali, personaggi della cultura e dello spettacolo, etc,, limitando la risposta al disegno sovversivo dell’oligarchia finanziaria sul piano giuridico-costituzionale. Ma in questo modo fanno il gioco di Renzi e delle forze imperialiste e capitaliste che lo hanno mandato al potere.   

Da parte loro i vertici sindacali confederali stanno evitando di prendere posizione sul referendum costituzionale, il cui esito avrà notevoli conseguenze sui diritti e le libertà dei lavoratori. Dimostrano così il loro collaborazionismo sul terreno economico e politico.

In questa situazione, grande è la responsabilità sulle spalle dei sinceri comunisti, dei rivoluzionari, delle forze e degli elementi di avanguardia del proletariato, degli antifascisti.

 Noi comunisti (marxisti-leninisti) partecipiamo alla battaglia per battere le controriforme costituzionali e politiche del governo Renzi-Verdini con il nostro punto di vista di classe rivoluzionario.

Chiamiamo alla lotta aperta contro l’offensiva padronale e la reazione, per la difesa delle libertà e dei diritti conquistati con il sangue dei comunisti, degli antifascisti, dei lavoratori. Ci sforziamo di collegare e far confluire le lotte dei lavoratori, dei giovani, dei settori popolari in un grande movimento che si ponga l’obiettivo politico di far saltare il piano reazionario della borghesia e seppellire con le lotte e sotto una valanga di NO la controriforma costituzionale e il governo Renzi.  La vittoria popolare potrà determinare una profonda crisi politica della classe dominante, creando le condizioni per proseguire la lotta a un livello più alto e decisivo. 

Allo stesso tempo, critichiamo quanto sia arretrata, illusoria e perdente la posizione di chi si limita alla “sacra difesa” della Costituzione democratico-borghese, di chi continua a spargere le illusioni sulla democrazia borghese e si arrocca a difesa dell’ordinamento capitalistico, rifiutando una prospettiva di rottura rivoluzionaria e socialista, unica vera alternativa alla dittatura della borghesia.

E’ anche a causa di queste posizioni arretrate e fuorvianti che i reazionari possono camuffarsi da “innovatori”, mentre i difensori delle libertà e dei diritti dei lavoratori vengono tacciati di “conservatorismo”. E’ la subalternità alla politica e alla ideologia borghese che immobilizza la classe operaia di fronte alla crescente offensiva capitalistica e governativa.

La lotta alla trasformazione autoritaria e reazionaria dello Stato borghese può essere condotta efficacemente solo se si svilupperà apertamente e direttamente contro il sistema capitalista-imperialista e le forze che lo puntellano, solo se in questa lotta avanzerà l’unità dei comunisti e degli operai più coscienti, per avanzare nel processo di formazione di un forte, unico e combattivo Partito comunista, che guiderà la lotta delle masse sfruttate e oppresse per il rovesciamento del dominio borghese e la costruzione del socialismo.

    Con questa prospettiva chiamiamo alla discesa in campo della classe operaia e delle masse lavoratrici, per una mobilitazione unitaria, di massa e capillare, che travalichi l’angusta risposta fino ad oggi data ai progetti reazionari, per garantire il successo allo schieramento del NO e cacciare Renzi.

     Il Comitato Nazionale di Unità Marxista-Leninista (CONUML) chiama dunque la classe operaia e gli altri lavoratori sfruttati, i giovani disoccupati e le donne dei settori popolari a sviluppare e rafforzare la mobilitazione e l’organizzazione.

Costruiamo 10-100-1000 comitati per il NO alla controriforma costituzionale e contro l’Italicum, nelle fabbriche e negli altri posti di lavoro, nei quartieri, nelle scuole, e su tutto il territorio nazionale. Questi comitati dovranno avere un carattere di classe e di massa, essere   unitari e rivolti ai lavoratori, alle masse popolari che subiscono le conseguenze della crisi e delle criminali politiche borghesi.

Questi comitati – assieme agli altri organismi operai esistenti e in costruzione - serviranno non solo per informare sulla natura e le conseguenze delle controriforme costituzionali e politiche, ma soprattutto per prendere in mano l’organizzazione della lotta e battere su questo terreno il disegno reazionario dei monopoli capitalistici, del loro governo e dei loro valletti opportunisti.

Rilanciamo a tutte le forze comuniste, rivoluzionarie e proletarie di avanguardia la nostra proposta di costruire insieme una campagna di propaganda e iniziativa politica comune contro la reazione politica e la controriforma costituzionale del governo Renzi.  

Una campagna per contribuire alla sconfitta del progetto reazionario della borghesia elevando il livello di coscienza dei lavoratori, per svolgere un ruolo politico più incisivo in questa fase e stringere nella lotta legami più solidi.

 Proponiamo la realizzazione di una riunione nazionale, da tenersi a Roma nel mese di giugno, per definire la piattaforma unitaria ed un piano di lavoro di classe, in modo da costruire nella battaglia politica e ideologica che ci attende un’effettiva unità d’azione.

     Invitiamo tutte le realtà organizzate e i singoli compagni interessati a scriverci all’indirizzo conuml@libero.it

 

Roma, 22 Maggio 2016.               



COMITATO NAZIONALE DI UNITA’ MARXISTA-LENINISTA

Partito Comunista Italiano Marxista-Leninista


Piattaforma Comunista – per il Partito Comunista del Proletariato d’Italia         



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PER UN PRIMO MAGGIO DI CLASSE E RIVOLUZIONARIO CHE PREPARI UN NUOVO ASSALTO AL POTERE CAPITALISTICO!

La classe operaia e l’intellettualità marxista leninista si riapproprino della loro funzione storica di classe rivoluzionaria per liberare l’umanità intera dalla tragedia sociale del capitalismo e dell’imperialismo, si riprendano dallo sbandamento subentrato alla distruzione del Partito bolscevico e del socialismo in Unione Sovietica e negli altri paesi socialisti e di democrazia popolare realizzato nel secolo scorso ad opera scellerata e immonda del revisionismo e dell’opportunismo e si preparino per il nuovo e vittorioso assalto al potere economico, finanziario e politico della classe borghese, che sta, con la forza della repressione legislativa e poliziesca, progressivamente peggiorando le già difficili condizioni di vita del proletariato di tutti i paesi.

Sopravvivendo il potere borghese e clericale e vivendo la classe lavoratrice operaia e intellettiva un’esistenza drammatica di insicurezza sociale, di sacrifici e privazioni il 1° Maggio non può essere considerato una giornata di festa, come cercano di farla passare i servi del potere economico e politico capitalistico, ma solo un significativo giorno di lotta per la liberazione della società umana dallo sfruttamento dell’uomo sull’uomo!

1° Maggio di lotta di classe al governo Renzi e ai suoi alleati di centrodestra e centrosinistra, alla sua controriforma elettorale fascista, alla sua oligarchica demolizione persino della Costituzione democratico-borghese promulgata il 1° gennaio 1948 in seguito alla lotta antifascista, alla Resistenza e alla guerra civile di Liberazione dell’Italia dal nazi-fascismo e al suo feroce attacco alle già disastrose condizioni di vita dei lavoratori italiani occupati, disoccupati, pensionati e senza reddito!  

1° Maggio di lotta senza frontiera, cioè internazionalista, contro la classe padronale!



      Dopo l’esperienza del “comunismo primitivo”, dove il lavoro era svolto in comune e anche i suoi prodotti erano consumati in comune, in maniera egualitaria, con la divisione sociale del lavoro e la comparsa della proprietà privata, accompagnata dalla prepotenza e dalla violenza dei più forti, la società fu divisa in classi sociali contrapposte, quella padronale sfruttatrice e dominatrice e quella lavoratrice sfruttata e oppressa. Da allora la classe padronale ha usato ogni forma di repressione, di guerra e di sterminio di popoli interi per mantenere la sua supremazia, mentre la seconda ha dovuto lottare strenuamente per non morire assassinata, di fame o di malattia. Di qui la nascita della lotta di classe, che terminerà solo con la fine della società divisa in classi contrapposte e in lotta tra loro. Epiche sono state le lotte del proletariato di tutti i paesi della Terra per liberarsi dalle catene della schiavitù, dello sfruttamento e della miseria. Dallo schiavo e gladiatore romano Spartaco agli operai di oggi dell’Ilva e di tante altre grandi e piccole fabbriche disseminate sul territorio nazionale passando per la lotta armata a difesa della Comune di Parigi del 1871, per la Rivoluzione Russa del 1905, per la gloriosa e vittoriosa Rivoluzione Socialista Sovietica d’Ottobre in Russia del 1917, per la lotta contro il fascismo, il nazismo e la monarchia in Italia e per la vittoria dell’Unione Sovietica sul nazi-fascismo in Europa.

      Dopo millenni di lotte proletarie, prime utopistiche e poi scientifiche con l’avvento del marxismo-leninismo, finalmente con la Rivoluzione Socialista Sovietica d’Ottobre la classe lavoratrice russa operaia, contadina e intellettiva conquista il potere politico e con il governo della dittatura del proletariato, l’esproprio della proprietà terriera, la nazionalizzazione delle banche, delle industrie e dei trasporti, la collettivizzazione dell’economia e la democrazia socialista, avvia la costruzione della grande Unione Sovietica, che sino alla metà degli anni ’50 del secolo scorso non temeva confronti con l’economia  capitalistica. La superiorità dei rapporti di produzione socialisti – già minati, ma non ancora demoliti dai revisionisti che avevano usurpato il potere dopo la morte di Stalin - manda il primo uomo nello spazio, il compagno Jurij Gagarin, garantisce assistenza, istruzione, lavoro, casa, pensione e ferie a tutti i cittadini sovietici. Il proletariato sovietico sprona i lavoratori dei paesi ancora capitalistici a lottare per la conquista di migliori condizioni di vita. Anche il Italia, come in tutti gli altri paesi capitalistici occidentali, la classe operaia scende in piazza, sfida la repressione padronale e poliziesca, si pone all’avanguardia delle masse lavoratrici e popolari in lotta e realizza importanti conquiste sociali, a partire dallo Statuto dei Lavoratori, dal rapporto di lavoro a tempo indeterminato, dalla cosiddetta scala mobile, dagli aumenti salariali, dalle pause lavorative nel processo produttivo delle azienda, dalla pensione dignitosa, dall’assistenza sociale, dal diritto alla casa, eccetera.

      L’Unione Sovietica e l’intero mondo socialista sono crollati non perché abbiano fallito nel progetto di costruzione della società socialista e di edificazione di quella comunista, ma per l’azione dell’imperialismo congiunta all’opera dannata, traditrice e rinnegatrice dei revisionisti e degli opportunisti che hanno mantenuto aspetti esteriori del socialismo nel Partito e nello Stato, per ingannare la classe lavoratrice, e anche per l’incapacità del proletariato dei paesi socialisti di difendere con ogni mezzo necessario le conquiste sociali realizzate e oggi ne paga le tragiche conseguenze con la fine del lavoro, del salario, della casa, dell’assistenza, delle ferie e della pensione sicuri e garantiti sin dalla nascita di ogni individuo. La stessa cosa è avvenuta in Italia, dove la classe lavoratrice, abbandonata dall’ex Partito Comunista Italiano (PCI) e dalla Confederazione Generale Italiana del Lavoro (Cgil), diventati progressivamente un partito e un sindacato alleati degli interessi della classe capitalistica italiana, non ha saputo reagire adeguatamente e in gran parte è rimasta persino prigioniera di quelle organizzazioni oramai di supporto al capitalismo, oggi sciaguratamente rappresentate dal PD renziano e dalla Camusso, e non ha saputo difendersi le conquiste realizzate con dure lotte, sacrifici e perdita di vite umane.

      L’origine del 1° Maggio risale alle dure lotte operaie per le otto ore tra il 1882 e il 1886 negli Stati Uniti, dove la polizia, schierata a difesa degli interessi dei padroni, sparò sugli operai uccidendone e ferendone molti. Dunque, anche questa ricorrenza non ce l’ha regalata nessuno, ma è stata il risultato di millenni, secoli e decenni di lotta operaia e di repressione padronale e dei governi suoi alleati. Il nemico di classe, padroni e governi loro sostenitori, cercano costantemente, con la stampa, la televisione, la radio, la propaganda religiosa e la formazione scolastica, di normalizzare la classe lavoratrice cercando di farle abbandonare la lotta di classe, di convincerla che “la vita sulla Terra è sempre stata com’è oggi e che non potrà mai cambiare”, di indurre le masse popolari alla sfiducia e alla rassegnazione all’esistente. Lo stato di violenza mafiosa e camorristica e di corruzione politica e istituzionale della società italiana è il risultato più eloquente della corrotta società capitalistica.    

      Noi comunisti, materialisti, che analizziamo, valutiamo e discerniamo scientificamente gli avvenimenti storici e gli accadimenti quotidiani sappiamo che l’Umanità non morirà così com’è oggi, cioè schiava di un manipolo di capitalisti e imperialisti e di oligarchi politici come Renzi e i suoi amici nordamericani e europei. Il destino del mondo è nelle mani della classe operaia e dei popoli, che quando saranno pronti, e speriamo molto presto, butteranno giù dalle poltrone del potere monarchi e presidenti del consiglio, così com’è già avvenuto in passato e continuerà ad avvenire sino alla costruzione di quel mondo nuovo e superiore, cioè la società prima socialista e poi comunista, auspicato dalla classe sfruttata sin dagli arbori dell’Umanità. La storia vissuta ce lo ha insegnato e i grandi Maestri del proletariato internazionale Marx, Engels, Lenin  e Stalin ci hanno fatto capire, con l’analisi del materialismo dialettico e storico, che i rapporti sociali possono e debbono essere modificati con l’organizzazione e la lotta rivoluzionaria del proletariato. Insomma, oggi il proletariato può, e deve, riprendersi le conquiste perdute, può, e deve, riprendere il cammino verso la costruzione del socialismo e l’edificazione della società comunista.  Al momento opportuno non ci sarà nessun governo, nessuna forza pubblica e nessun esercito schierato a difesa dello Stato e del potere capitalistico che potrà impedirlo, perché sarà la volontà travolgente di masse furiose stanche di patire sfruttamento, miseria, privazioni e disperazione, così come avvenne con la Rivoluzione Socialista Sovietica d’Ottobre in Russia nel 1917 oppure in Italia nel biennio 1943-1945, quando il popolo in rivolta abbatté il fascismo e la monarchia e mise in fuga i nazisti.

      Alla Rivoluzione Socialista non c’è alternativa per cambiare lo stato miserabile e disumano delle cose presenti in Italia, in Europa, negli Stati Uniti d’America e nel resto del mondo capitalistico e imperialistico. La Rivoluzione d’Ottobre non fu, e non poteva essere, un’improvvisazione, perché nessuna Rivoluzione si vince improvvisandola, bensì preparandone la vittoria nei minimi dettagli, così come fece il Partito Comunista bolscevico in Russia, fondato nel 1898, sotto la guida di Lenin e Stalin e col contributo di tanti altri valorosi compagni dirigenti ai vari livelli dell’organizzazione politica e militare proletaria.

      Attualmente, dopo la sconfitta  temporanea del socialismo nell’Unione Sovietica e negli altri paesi in cui il revisionismo ha distrutto la dittatura del proletariato, dopo la degenerazione dei Partiti Comunisti dei paesi capitalisti nati dalla gloriosa Terza Internazionale, è necessario fare tesoro della grande esperienza accumulata e continuare la lotta, occorre ricostruire un forte Partito Comunista di classe e rivoluzionario per condurre il proletariato italiano e immigrato alla conquista rivoluzionaria del socialismo  nel  nostro  paese, bisogna unire tutti i sinceri e coerenti marxisti-leninisti in un unico Partito, quale avanguardia di organizzazione e di lotta dell’intera classe lavoratrice, operaia e intellettiva. Per questo obiettivo  storico  di  importanza  fondamentale  è  stato  costituito  il  Comitato  Nazionale  di  Unità  Marxista-Leninista, che si è dato un proprio Programma politico e che lavora alla prospettiva di unire tutti i marxisti-leninisti italiani.

      Il proletariato nel nostro paese si appresta a promuovere e combattere nei prossimi mesi una dura battaglia in opposizione alla controriforma costituzionale e a quella elettorale di stampo fascista voluta e approvata dal governo Renzi e dalla sua maggioranza parlamentare di centrosinistra e centrodestra. Contro di esse è schierato un ampio fronte di forze proletarie e progressiste, già impegnate nella raccolta di firme per chiedere l’ammissione di due referendum abrogativi. Parallelamente è già partita la battaglia a sostegno del NO, nel prossimo mese di ottobre, al referendum confermativo della inquietante controriforma costituzionale voluta dallo stesso blocco di potere oligarchico, reazionario e alleato dei potenti interessi nazionali e internazionali dei petrolieri, banchieri e finanzieri delle varie aggregazioni imperialistiche europee e mondiali.

      Il governo Renzi, che rappresenta i peggiori governi della passata Democrazia Cristiana e di quelli Berlusconiani, con una serie di leggi autoritarie sta stravolgendo i principi della Costituzione del 1948, scaturita dalla lotta antifascista, dalla Resistenza e dalla caduta della monarchia, ha approvato le controriforme costituzionale ed elettorale di stampo presidenzialista e fascista che aboliscono il Senato elettivo spogliandolo dei suoi poteri costituzionali, che introducono un premio di maggioranza alla Camera dei deputati di 340 seggi su 630 per la lista che supera il 40% dei voti validi, uno sbarramento del 3% per avere eletti dei deputati e tante altri stravolgimenti costituzionali, di cui parleremo più dettagliatamente nelle prossime battaglie referendarie. Prendiamo atto positivamente che contro tali controriforme è schierato un vasto fronte democratico e progressista, ma noi marxisti-leninisti, il Conuml, condurremo una dura battaglia di classe e rivoluzionaria a partire dalla nostra storia e dalla nostra prospettiva di classe e rivoluzionaria e di costruzione della società socialista e dell’edificazione di quella comunista.

      E’ ovvio che le suddette importanti battaglie referendarie hanno maggiori possibilità di vittoria se non si rinchiudono nell’ambito giuridico-costituzionale, come vorrebbero i socialdemocratici, ma siano supportate da un potente movimento di lotta operaio e popolare e si svolgano all’interno della battaglia più generale di costruzione della società socialista in Italia. Questo è il nostro impegno di organizzazioni marxiste-leniniste aderenti al Conuml. Le due battaglie referendarie sono strettamente legate alla battaglia contro il governo Renzi e i suoi alleati, il Partito Democratico e tutti gli altri partiti borghesi, riformisti e opportunisti che siedono in parlamento, che sono nemici politici e istituzionali degli interessi, dei bisogni di vita e delle aspettative di riscatto sociale della classe lavoratrice italiana. Una battaglia che comincia in questi mesi e che deve continuare per costruire un governo degli operai, degli altri lavoratori sfruttati e degli intellettuali d’avanguardia con funzione costituente e di passaggio rivoluzionario alla nuova e superiore società socialista. La parola d’ordine è, e deve essere: fine dei governi borghesi, tutto il potere al proletariato!

      Invitiamo la classe operaia e l’intellettualità d’avanguardia, i sinceri marxisti-leninisti, la gioventù comunista e tutte le forze autenticamente progressiste del nostro paese a condividere e sostenere la battaglia del Conuml contro la riforma reazionaria dello Stato in atto da parte del governo e della maggioranza parlamentare renziani. Prendete contatto con noi, costruiamo insieme una campagna politica per battere i progetti reazionari della borghesia, cacciare il governo Renzi e aprire la via del potere proletario! La lotta per l’Italia socialista è già cominciata, occorre solo svilupparla per renderla vincente e al più presto possibile. Per uscire dalla barbarie capitalista non c’è alternativa alla Rivoluzione Socialista. Lavoratori del braccio e dell’intelletto, con la caduta del capitalismo cadranno anche le nostre secolari catene della schiavitù padronale, dello sfruttamento del lavoro, della miseria e della disperazione esistenziale. Viva il 1° Maggio di lotta di classe e rivoluzionaria per un futuro migliore per noi e per le future generazioni.

Roma, 1° Maggio 2016.             



COMITATO NAZIONALE DI UNITA’ MARXISTA-LENINISTA

Partito Comunista Italiano Marxista-Leninista


Piattaforma Comunista – per il Partito Comunista del Proletariato d’Italia         

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CELEBRIAMO IL 25 APRILE SVILUPPANDO L’OPPOSIZIONE POLITICA DI CLASSE ALLA TRASFORMAZIONE AUTORITARIA E FASCISTA DELLO STATO E DELLA SOCIETA’ PADRONALE VOLUTA DAL GOVERNO OLIGARCHICO RENZI – VERDINI!

PREPARIAMOCI A SEPPELLIRE SOTTO UNA MONTAGNA DI PROTESTE E DI “NO” LE   CONTRORIFORME    COSTITUZIONALI   NEL   REFERENDUM    DI    OTTOBRE! LA VERA “RIFORMA” OPERAIA DELLO STATO  E’  LA RIVOLUZIONE SOCIALISTA!



Alla classe operaia, ai comunisti, ai rivoluzionari, agli antifascisti!



      Con l’approvazione del Ddl Boschi il processo di trasformazione reazionaria dello Stato borghese ha compiuto un decisivo passo in avanti.  L’obiettivo della borghesia, dei suoi partiti ed istituzioni, è riscrivere i rapporti di forza a favore del capitale, contro la classe operaia. Battistrada di questo disegno è oggi il governo Renzi, al servizio esclusivo dell’oligarchia finanziaria, che vuole instaurare una Repubblica presidenziale di tipo autoritario, antidemocratica e antipopolare.



      Nell’attuale contesto di aggravamento della crisi generale del capitalismo e di inasprimento della concorrenza fra Stati imperialisti e monopoli, la borghesia italiana, per salvaguardare i suoi interessi e il suo dominio di classe, diventa più aggressiva, punta a concentrare i poteri nelle mani dell’esecutivo e cancella assemblee popolari elette dai cittadini, le libertà democratiche scaturite dalla lotta antifascista e le conquiste sociali ottenute con decenni di dure battaglie.



      Questo 25 Aprile assume dunque un rinnovato valore politico. Esso deve costituire un momento della lotta per combattere e sconfiggere il progetto reazionario perseguito da decenni dalla classe dominante (da Gelli a Craxi, da Cossiga a Berlusconi, da Napolitano a Renzi).



      Il prossimo ottobre si terrà il referendum confermativo della controriforma costituzionale, un evento cui Renzi lega esplicitamente il proprio futuro politico. Si tratta dunque di una scadenza importante, da affrontare sviluppando e unendo la mobilitazione operaia e popolare.



      Per la scadenza referendaria si sta costruendo un vasto e variegato arco di forze popolari e di sinistra che dicono NO alla controriforma costituzionale e al cosiddetto Italicum, la nuova legge elettorale di stampo fascista e reazionario. Ciò è positivo, ma in generale queste forze non vanno oltre la difesa della Costituzione democratico-borghese, che sancisce il potere esclusivo della borghesia e la proprietà privata dei mezzi di produzione al fine di sfruttare le masse lavoratrici. In altre parole, non vanno oltre l’angusto orizzonte capitalistico e la limitata, falsa democrazia borghese. Guardano indietro e non avanti.



      Noi comunisti (marxisti-leninisti) chiamiamo fin da ora all’intera classe lavoratrice di respingere con la lotta e con una valanga di “NO” le controriforme costituzionali, per far cadere

il governo Renzi, per continuare la lotta ben oltre il risultato referendario, a un livello più alto e decisivo, nella prospettiva di classe e rivoluzionaria della conquista del socialismo, che è la sola reale alternativa al barbaro sistema capitalistico, per un governo degli operai e degli intellettuali d’avanguardia con funzione costituente e di passaggio rivoluzionario alla nuova e superiore società socialista. La parola d’ordine è: fine dei governi borghesi, tutto il potere al proletariato!



      I sinceri comunisti e i rivoluzionari, gli operai d’avanguardia, non sono indifferenti alle forme del regime politico in cui lavorano e lottano e non si estraniano dalla lotta contro la borghesia che butta a mare le libertà democratiche e antifasciste. Sono in prima fila nella lotta per la difesa e l’ampliamento delle conquiste e dei diritti politici, economici e sociali della classe operaia e di tutti i lavoratori, per rappresentare l’alternativa rivoluzionaria all’agonizzante sistema borghese.



      Questa lotta potrà essere vincente solo se si svilupperà apertamente e direttamente contro le forze economiche, politiche e sociali capitalistiche che dirigono i disegni reazionari, autoritari e antidemocratici, se attorno a questa lotta avanzerà l’unità dei comunisti, avendo come scopo finale il rovesciamento rivoluzionario del dominio borghese, l’instaurazione della dittatura del proletariato – mille volte più democratica e avanzata di qualsiasi democrazia borghese - e la costruzione del socialismo.



      Il Comitato Nazionale di Unità Marxista-Leninista (CONUML) propone perciò alle forze comuniste, rivoluzionarie e proletarie di avanguardia di costruire insieme una campagna di propaganda e iniziativa politica comune contro la reazione politica e la controriforma costituzionale del governo Renzi. Una campagna per contribuire alla sconfitta del progetto eversivo della borghesia, per elevare il livello di coscienza dei lavoratori che si oppongono a tale progetto, per svolgere un ruolo politico più incisivo in questa fase e cementare nella lotta una maggiore unità fra queste forze.



      Per definire una piattaforma politica unitaria ed un piano di lavoro di classe, per costruire una effettiva unità d’azione, proponiamo di svolgere una riunione nazionale, da tenersi a Roma nel mese di giugno, fra le forze che vogliono realizzare questa campagna.



      Tutte le realtà organizzate e i singoli compagni interessati a partecipare scrivano a conuml@libero.it



Roma, aprile 2016.               


COMITATO NAZIONALE DI UNITA’ MARXISTA-LENINISTA

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CON STALIN, ALZIAMO LA BANDIERA DELLA LOTTA DI CLASSE PER LA DIFESA DELLE CONQUISTE E DELLE LIBERTA’ DEI LAVORATORI! NO ALLE LEGGI  DI RAPINA E REPRESSIONE CAPITALISTICA DELLE MASSE LAVORATRICI E POPOLARI, NO ALLE CONTRORIFORME COSTITUZIONALI, NO ALLA GUERRA IMPERIALISTICA DELL’ITALIA!
LA VERA , UNICA E ATTUALE “RIFORMA” DELLO STATO BORGHESE E’ QUELLA DELLA RIVOLUZIONE PROLETARIA PER IL SOCIALISMO! 
   
 A 63 anni dalla sua morte il compagno Giuseppe Stalin – Gori (Georgia) 21 dicembre 1879,  Mosca 5 marzo 1953 – è vivo più che mai nella coscienza e nell’azione dei marxisti-leninisti,  di tutti i proletari avanzati e dei popoli in lotta.

Stalin rimane il terrore dei capitalisti, dei fascisti e dei revisionisti, il rappresentante della classe operaia e dei popoli oppressi del mondo, l’artefice e garante della dittatura del proletariato e della vittoria del socialismo. Ai marxisti-leninisti, ai rivoluzionari, agli operai di avanguardia, all’intero proletariato italiano, alle forze coerentemente democratiche!



      Come ogni anno, nell’anniversario del 5 marzo, noi comunisti (marxisti-leninisti) ricordiamo, valorizziamo e attualizziamo la figura, il pensiero e l’opera rivoluzionaria del compagno Stalin.  

Oggi intendiamo farlo mettendo in rilievo i suoi incancellabili insegnamenti e  la sua straordinaria attualità riguardo una questione di grande importanza e attualità: le controriforme costituzionali volute dal governo Renzi a esclusivo vantaggio dell’oligarchia finanziaria, che saranno bocciate - come auspichiamo -  dal popolo italiano nel referendum confermativo del prossimo autunno.

Nell’attuale contesto di aggravamento della crisi generale del capitalismo e di inasprimento della rivalità e della concorrenza imperialista e monopolistica, la corrotta borghesia italiana per salvaguardare i suoi interessi e privilegi, il suo dominio di classe, diventa sempre più aggressiva e punta a cambiare forma alla sua macchina oppressiva, cioè lo Stato, sbarazzandosi dello stesso ordinamento costituzionale democratico-borghese, divenuto incompatibile con le esigenze del grande capitale.

Il governo Renzi, seguendo il cammino tracciato dalla P2 di Licio Gelli e da Berlusconi, e con l’appoggio di Verdini, intende instaurare una Repubblica presidenziale di tipo autoritario, per rafforzare i poteri dell’esecutivo, estendere a macchia d’olio la reazione politica e intensificare lo sfruttamento dei lavoratori.

Le controriforme costituzionali si combinano con gli effetti della legge-truffa elettorale (Italicum), con le misure antioperaie (cancellazione dell’art. 18 e Jobs Act, tagli alle pensioni, etc.), con la politica di guerra imperialista per una nuova spartizione del mondo, delle sfere di influenza, dei mercati.

Sono tutte espressioni della stessa politica reazionaria, guerrafondaia e antidemocratica della borghesia che ci porterà alla fame e alla rovina se la classe operaia e i lavoratori sfruttati non risponderanno con una vera e propria lotta di classe e di massa per far saltare i piani borghesi.

Contro questa ondata di controriforme costituzionali, istituzionali e legislative, che cambiano persino la struttura democratico-borghese della Costituzione del 1948, nata dalla lotta antifascista, partigiana  e dalla guerra di liberazione dell’Italia dal nazi-fascismo, si va aprendo una stagione di scontro politico che vedrà un momento importante nel referendum previsto nel prossimo autunno. Fin da ora chiamiamo l’intera classe lavoratrice italiana operaia e intellettiva, sfruttata e affamata, a respingere con le lotte operaie e sociali e con una valanga di ”NO” le controriforme costituzionali, per far cadere il governo Renzi e continuare la lotta ben oltre il risultato referendario, a un livello più alto e decisivo per la prospettiva ravvicinata della rivoluzione proletaria e del socialismo.

Ma quali sono gli insegnamenti attualissimi che possiamo trarre dal compagno Stalin riguardo la lotta che dobbiamo affrontare?

Stalin ha più volte messo in evidenza il fatto che la borghesia non esita a disfarsi delle istituzioni, dei diritti e delle libertà democratico-borghesi se essi entrano in contrasto con i suoi interessi fondamentali. Di conseguenza, ha costantemente chiamato i comunisti e i loro partiti a non estraniarsi dalla lotta in difesa delle conquiste democratiche strappate alla borghesia in decenni di accanite battaglie della classe operaia per aumentare la loro influenza sulle grandi masse.

Pochi mesi prima della sua morte, rivolgendosi ai Partito comunisti, democratici, operai e contadini che non erano ancora al potere, disse: “La bandiera delle libertà democratico-borghesi la borghesia l’ha buttata a mare; io penso che tocca a voi, rappresentanti dei partiti comunisti e democratici, di risollevarla e portarla avanti, se volete raggruppare attorno a voi la maggioranza del popolo. Non vi è nessun altro che la possa levare in alto.” (Stalin, discorso al XIX Congresso del P.C. dell’Unione Sovietica, 14 ottobre 1952). Questo insegnamento oggi significa che i comunisti (marxisti-leninisti), che sono i fautori della vera e più completa democrazia per la classe operaia e i popoli, che può essere assicurata soltanto da una Repubblica socialista basata sui Consigli, devono essere in prima fila nella lotta per la difesa e l’ampliamento delle conquiste e dei diritti politici, economici e sociali della classe operaia e di tutti i lavoratori, per rappresentare l’alternativa rivoluzionaria all’agonizzante sistema borghese. 

Questa lotta potrà essere vincente solo se essa si svilupperà apertamente e direttamente contro le forze capitalistiche che dirigono i disegni reazionari, autoritari e antidemocratici, se attorno a questa lotta avanzerà l’unità dei comunisti, avendo come scopo finale il rovesciamento rivoluzionario del dominio borghese, l’instaurazione della dittatura del proletariato – mille volte più democratica e avanzata di qualsiasi democrazia borghese - e la costruzione del socialismo, prima tappa della società comunista. Spetta dunque alla classe operaia e ai suoi elementi più avanzati e coscienti mettersi alla testa della lotta contro i progetti reazionari e non, come vorrebbero i capi socialdemocratici e riformisti delle varie parrocchie, delegarla agli intellettuali e ai giuristi del regime, ai burocrati sindacali, ai populisti e alla piccola borghesia “indignata”.

E’ necessario favorire la costruzione un grande Fronte popolare con alla testa la classe operaia per battere i piani reazionari e guerrafondai, per cacciare il governo Renzi e avanzare nell’organizzazione e nella lotta di classe per costruire una nuova società fondata sul potere politico del proletariato e la proprietà sociale dei mezzi di produzione. Questa è la via maestra per sconfiggere i disegni eversivi della borghesia e le sue politiche antioperaie e antipopolari. Il Comitato Nazionale di Unità Marxista-Leninista (CONUML) celebra dunque il 63° anniversario della scomparsa del compagno Stalin legando strettamente la lotta per il socialismo alla lotta per gli interessi, i diritti e le libertà dei lavoratori, contro l’offensiva reazionaria e la politica di guerra.

Rinnoviamo l’appello a tutte le forze coerentemente comuniste e agli elementi migliori del proletariato d’Italia a rafforzare dentro questo percorso di lotta la collaborazione e l’unità d’azione, ponendoci come obiettivo irrinunciabile la costruzione di un forte e combattivo Partito comunista nel nostro paese, basato sui saldi principi del marxismo-leninismo e dell’internazionalismo proletario.

Prendete contatto con noi, lottiamo uniti, organizziamoci!

Roma, 5 marzo 2016 
 COMITATO NAZIONALE DI UNITA’ MARXISTA-LENINISTA 
 Partito Comunista Italiano Marxista-Leninista

Piattaforma Comunista – per il Partito Comunista del Proletariato d’Italia                  



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Per i proletari rivoluzionari celebrare il 21 gennaio

significa separarsi definitivamente dai revisionisti

e dagli opportunisti per unirsi e costruire un forte

Partito comunista della classe operaia in Italia!
     

Nella storia del movimento operaio del nostro paese la fondazione del P.C.d’I. avvenuta a Livorno 95 anni fa (21 gennaio 1921), ha significato l’uscita dalla fase “primitiva” del suo sviluppo e l’entrata in una nuova fase, nella quale  l’obiettivo centrale era la preparazione ideale e  materiale alla lotta rivoluzionaria per la conquista del potere, l’instaurazione della dittatura del proletariato e la costruzione del socialismo.

Questo storico e inevitabile passaggio fu possibile grazie alla separazione della parte migliore del proletariato dal riformismo e dal massimalismo, cioè dall'opportunismo di allora, che difendeva gli interessi della borghesia “meglio degli stessi borghesi” (Lenin), e all’adesione ai principi dell’Internazionale comunista.

La borghesia e i suoi servi opportunisti hanno sempre condannato e denigrato “l’errore di Livorno”, la scissione che ha permesso la costruzione del Partito comunista. Hanno tentato con ogni mezzo di ricucire lo storico e insanabile strappo dei comunisti dalle diverse correnti opportuniste, riformiste, socialdemocratiche e revisioniste, di far rientrare il movimento comunista negli schemi del capitalismo e dello Stato borghese, di decapitarlo e sopprimerlo se non si arrendeva.  

Il tentativo di chiudere definitivamente con l’esperienza e il patrimonio del comunismo in Italia passa oggi per differenti progetti, tra cui:

- il progetto laburista e socialdemocratico che punta a formare un “nuovo soggetto” della sinistra borghese, che a fianco del ceto politico opportunista includa i militanti che ancora si richiamano al comunismo (sebbene interni a partiti e formazioni che non hanno più nulla di comunista) per assorbire le loro energie e metterle al servizio di una politica di salvataggio del capitalismo “dai suoi eccessi”;

- il progetto dei revisionisti che puntano a rilanciare il “togliattismo del XXI secolo”, giungendo ad usurpare il nome glorioso del PCd’I, pur non avendo nulla in comune con il marxismo e il leninismo, avendo da decenni gettato alle ortiche gli interessi fondamentali del proletariato, rigettato la rivoluzione, la dittatura del proletariato e l’internazionalismo proletario.

I quadri dirigenti di entrambi questi progetti chiamano i compagni sinceri a “dare un contributo“, per rilanciare sulle loro spalle vecchi carrozzoni elettoralisti e opportunisti il cui traguardo non va oltre il centrosinistra borghese. Una politica che ha già portato il movimento operaio del nostro paese a seri arretramenti e gravi sconfitte.

I loro obiettivi, all’apparenza divergenti, sono di fatto identici: affogare la politica rivoluzionaria nella politica riformista, frenare “gli eccessi” proletari in nome del “pragmatismo” piccolo borghese, annullare l’aspirazione al socialismo nella più meschina pratica economicista e parlamentarista, chiudere con il passato “infantile” della rivoluzione per collaborare con la classe dominante, mescolare le carte fra proprietà socialista e “intervento pubblico” nell’economia capitalistica, rinnegare la gloriosa storia dei comunisti per sprofondare nel letamaio della borghesia.

In antitesi a questi progetti socialdemocratici e revisionisti, noi comunisti marxisti-leninisti affermiamo che a distanza di 95 anni dalla storica scissione di Livorno, la rottura politica, ideologica e organizzativa aperta, netta e definitiva dal riformismo, dalla socialdemocrazia e dal revisionismo, l'adozione del marxismo-leninismo e del suo metodo rivoluzionario, mantengono per intero il loro significato e la loro validità.



La fondazione del P.C.d'I. nel 1921 dimostra che finché si hanno nelle proprie file i rappresentanti dell'opportunismo di destra e di “sinistra” non è possibile uscire dalla debolezza, dalla confusione e dalla dispersione  che  caratterizza oggi il movimento operaio, non è possibile dar vita a una coerente

politica di classe e non si può seguire nessuna prospettiva di trasformazione rivoluzionaria della società.

Dunque oggi come ieri lo smascheramento, il distacco e la separazione dei comunisti nei confronti delle correnti borghesi e piccolo borghesi esistenti all’interno del proletariato italiano, si presentano come una necessità assoluta per riprendere la via della lotta rivoluzionaria per il socialismo e il comunismo. Non solo: essi sono indispensabili anche per portare avanti la lotta coerente per la difesa delle stesse condizioni economiche e culturali oggi attaccate a fondo dalle politiche dell’oligarchia finanziaria.

Nella situazione italiana a questa condizione, se ne deve accompagnare obbligatoriamente una seconda.

Stante l’attuale frammentazione delle forze comuniste, la ripresa e la riorganizzazione devono necessariamente realizzarsi dentro un processo unitario con le esperienze dei partiti, organizzazioni e gruppi che si sono mantenuti fedeli ai principi del marxismo-leninismo e dell’internazionalismo proletario, e che da anni lavorano per contribuire alla ricostruzione in Italia di un forte Partito comunista ed alla lotta per una società socialista.

Il compito odierno è quello che indicava con grande chiarezza Gramsci nel 1926: “Prima dividersi, ossia dividere l'ideologia rivoluzionaria dalle ideologie borghesi (socialdemocrazia di ogni gradazione); poi unirsi, ossia unificare la classe operaia intorno all'ideologia rivoluzionaria”.

La classe operaia ha bisogno dell’unità dei sinceri comunisti, non dell’unità tra i marxisti-leninisti e i travisatori del marxismo-leninismo, cioè gli opportunisti e i neorevisionisti.

Questo, secondo noi, richiede la drammatica situazione attuale, caratterizzata dal perdurare della crisi e dell’offensiva capitalista, dall’aggravarsi della reazione politica e dei tentativi di distruzione delle elementari conquiste democratiche dei lavoratori, dalle minacce sempre più acute di guerra imperialista.

Attualmente siamo in una situazione nella quale nessuna realtà comunista è abbastanza forte per  proclamarsi l’unico reparto di avanguardia effettivo del proletariato italiano, perciò bisogna moltiplicare gli sforzi per costruirlo.

Il Comitato Nazionale di Unità Marxista-Leninista (CONUML) è nato due anni fa proprio per favorire e sviluppare il processo di aggregazione ed unificazione delle varie realtà autenticamente comuniste del nostro paese, sulla base della lotta ideologica e politica contro i partiti e le correnti borghesi e piccolo borghesi presenti all'interno del movimento operaio e la riaffermazione dei principi del marxismo-leninismo.

E’ anche l’offensiva imperialista e capitalista che ci obbliga a rafforzare e ampliare l’unità d’azione e strategica dei comunisti e dei sinceri rivoluzionari, a compiere passi decisi nella lotta e nell’unità per la ricostruzione di un forte Partito comunista, sicura guida della lotta per abolire con la rivoluzione il criminale sistema capitalista ed edificare il socialismo.

Chiamiamo le forze sane del movimento comunista, le realtà genuinamente rivoluzionarie, i migliori figli del proletariato, i militanti organizzati e quelli dispersi, i giovani rivoluzionari, a stringere i contatti per rafforzare le fila del CONUML e sviluppare insieme l’azione politica di classe e rivoluzionaria. In questo modo potremo avanzare collettivamente verso un forte e combattivo Partito indipendente e rivoluzionario del proletariato.

Manifestiamo con le bandiere rosse al vento nel 95° anniversario della fondazione del P.C.d’I, che mantiene per intero il suo significato, la sua importanza e la sua validità!



Roma, 21 gennaio 2016.               

COMITATO NAZIONALE DI UNITA’ MARXISTA-LENINISTA

Partito Comunista Italiano Marxista-Leninista


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CHE IL 2016 SEGNI LA RIPRESA DELLA LOTTA DI CLASSE  RIVOLUZIONARIA PER AVVIARE LA COSTRUZIONE DEL SOCIALISMO NEI SINGOLI PAESI E NEL MONDO INTERO!

Solo con la morte del sistema sociale capitalistico e imperialistico è possibile avviare la costruzione di un mondo nuovo, dove scompaiano i mali millenari dello sfruttamento dell’uomo sull’uomo, della disuguaglianza sociale e della violenza padronale sui lavoratori operai e intellettivi e dove trionfino il potere politico del proletariato, la libertà e la democrazia della classe sino ad oggi sfruttata e maltrattata e dove la legge fondamentale - scritta nella nuova Costituzione socialista col sangue dei martiri caduti per il socialismo - del vivere sociale sarà l’uguaglianza economica e sociale, fondata sui principi dell’altruismo e della solidarietà collettiva.  



Compagni lavoratori d’Italia e del mondo intero del braccio e dell’intelletto, da millenni sottomessi e sfruttati dalla classe padronale e dal suo potere politico borghese, clericale e capitalistico di centrodestra e centrosinistra, repressi nelle libertà sociali e privati di una esistenza dignitosa,

      questo giorno che segna il passaggio dal 2015 al 2016 è l’ennesimo della storia dolorosa dell’umanità lavoratrice, che ha vissuto e vive in un mondo governato dalla legge infame dello sfruttamento capitalistico, della disuguaglianza sociale, della discriminazione tra le persone, della prevaricazione del più forte sul più debole socialmente e della persecuzione con ogni mezzo possibile di coloro che lottano per costruire un mondo nuovo, superiore e civilizzato.

      Abbiamo scelto di chiamarvi e chiamarci compagni lavoratori perché l’appellativo “compagna-compagne/compagno-compagni” è il nome comune più bello di tutte le lingue parlate del mondo conosciuto. Compagno, che deriva dal latino medioevale cum panis, cioè “chi mangia il pane con un altro”, per noi proletari, ovvero lavoratori che nell’ordine sociale capitalistico null’altro posseggono se non le proprie catene, significa condivisione dello sfruttamento e della repressione da parte della dannata razza padrona, della sofferenza, della miseria, della persecuzione, del dolore di classe, del duro pane elemosinatoci dagli usurpatori del nostro lavoro quotidiano, della lotta di classe per la liberazione sociale e della sollevazione rivoluzionaria al momento opportuno per sconfiggere il nemico di classe.

      In questo giorno in cui un anno tramonta e un altro appare all’orizzonte chiamarci compagni e insegnando a tutti gli sfruttati il valore umano, fraterno e di speranza di questa sublime parola ci fa andare col pensiero a ritroso nel tempo riconducendoci agli albori della lotta di classe, dagli eroi gladiatori Spartacus in Campania ed Ennio in Sicilia contro la potenza dell’impero romano, alla funzione rivoluzionaria del proletariato francese nella rivoluzione del 1789, al passaggio dal socialismo utopistico a quello scientifico di Marx ed Engels, alla Comune di Parigi del 1871, alla fondazione del Partito Operaio Socialdemocratico Russo del 1898, poi Partito Comunista Bolscevico, alla Rivoluzione russa del 1905 e a quella Socialista Sovietica vittoriosa del 7 novembre 1917, alla costruzione della gloriosa Unione Sovietica da parte di Lenin e Stalin e alla sconfitta del nazi-fascismo in Europa ad opera gigante e prevalente dei popoli dell’Unione Sovietica, di Stalin, della gloriosa Armata Rossa e delle Brigate Partigiane impegnate in combattimento in ogni parte d’Europa.

      E’ stato un cammino glorioso di liberazione e di civilizzazione dei popoli percorso dal proletariato di tanti paesi della Terra all’insegna del nome compagno, che tra comunisti e proletari in lotta per la libertà e il socialismo significa anche sorella e fratello. Purtroppo la storia è fatta ancora di corsi e ricorsi e lo sarà fin quando non sarà edificata la società comunista, dove il benessere sociale uguale per tutti farà scomparire gli egoismi e gli individualismi ingenerati negli uomini e nelle donne dopo le esaltanti esperienze del comunismo primitivo - quando i mezzi di produzione, i generi di sussistenza e la ricchezza prodotta appartenevano in misura uguale a tutti i membri della comunità – e l’inizio della lotta di classe.

      Così nel 1956, dopo la morte di Stalin e il tradimento kruscioviano revisionista e opportunista al XX congresso del Partito Comunista dell’Unione Sovietica, l’era nuova di emancipazione e civilizzazione dell’umanità si è fermata cedendo il passo nuovamente al dominio assoluto del capitalismo e dell’imperialismo sul pianeta. Ciò è avvenuto anche per la lotta religiosa, politica, economica e guerrafondaia coalizzata e accanita condotta dai paesi capitalistici e imperialistici contro l’Unione Sovietica e l’intero mondo socialista realizzato ed anche per l’incapacità del proletariato dei vari paesi di difendere, con ogni mezzo necessario, le conquiste storiche realizzate dalle minacce del revisionismo, dell’opportunismo e dell’economicismo. Sicché dopo la soppressione di quasi tutte le conquiste sociali realizzate nella fase ascendente della lotta per il socialismo siamo ripiombati nell’oscurantismo del sapere, nel barbaro sfruttamento del lavoro e dell’esistenza dei proletari, nella concorrenza economica spietata tra le potenze imperialistiche, nel moltiplicarsi delle guerre a carattere regionale, col pericolo che sfocino nella terza e catastrofica guerra mondiale, e nella minaccia concreta alla sopravvivenza della vita sulla Terra a causa dell’inquinamento e dell’uso militare dell’energia atomica.

      La classe lavoratrice, l’intellettualità d’avanguardia e progressista, l’umanità sofferente per le infinite ingiustizie subite dalla dittatura padronale, diecimila anni di storia, di lotte, di vittorie e di sconfitte del genere umano non possono consentire ulteriormente che un gruppo di mostri della natura, cioè capitalisti e imperialisti dell’industria, dell’agricoltura, delle banche, della finanza e del commercio, continuino a dominare il mondo sfruttandolo con ogni mezzo possibile per ingigantire e rendere sempre più potente il loro dio profitto, la loro insaziabile fame di ricchezza e di dominio sugli uomini e sui beni della natura, continuino ad ammazzarci o farci vivere male con un’alimentazione manomessa e snaturata, a distruggere il patrimonio ambientale, a inquinare l’ambiente facendoci morire di malattie, a scatenare guerre locali e continentali per continuare a dominare il pianeta, sottomettere popoli e paesi, espandere i loro mercati, sfruttare i beni naturali altrui e a causare altre vittime di guerra e di dominio.

      In Italia nel 2015 rispetto al 2014 ci sono stati 68.000 morti in più passando da 598.000 a 666.000, con un incremento dell’11%, derivanti, secondo l’esperto di demografia, dall’inquinamento, dai continui tagli dei governi di centrodestra e centrosinistra alla sanità - con le famiglie più povere che hanno dovuto rinunciare a indagini cliniche a pagamento per mancanza di possibilità economiche – e da altre cause. Si tratta di crimini contro l’umanità commessi dal potere economico, sociale e politico dominante che dovrebbero essere puniti con la massima severità.

      Dalla sconfitta dell’Unione Sovietica e del mondo socialista realizzato nel ventesimo secolo – Cioè dalla sconfitta della prima esperienza storica di costruzione di una società umanizzata e civilizzata, una sconfitta che però non ha per nulla fiaccato in noi l’auspicio e la possibilità di costruire il nuovo mondo prima socialista e poi comunista La prossima ondata della rivoluzione socialista è già in gestazione e presto esploderà in tutta la sua forza dirompente, proprio come avvenne il 7 novembre 1917 e questa volta, forte della conoscenza della passata sconfitta, il proletariato non consentirà al nemico di classe l’opportunità di sopravvivere e di fermare nuovamente il corso evolutivo della storia. – in Russia come in Italia e in tutti i paesi capitalistici il potere politico e sociale di centrodestra e centrosinistra dei padroni, delle banche e della finanza cartacea ci sta togliendo tutte le conquiste precedenti, dai diritti sul lavoro alla sanità, alla scuola, alla casa, ai trasporti pubblici, all’assistenza sociale e alla pensione dignitosa. Ci sono tutte le condizioni oggettive storiche e sociali per ribellarci a tanta ingiustizia e disumanità, per liberarci dal dominio padronale oppressivo, per conquistarci il potere e per elevare a dignità la nostra esistenza.

      L’augurio del Partito Comunista Italiano Marxista-Leninista per il 2016 è che possa essere l’anno della ripresa della lotta di classe di natura rivoluzionaria del proletariato italiano e di tutti i paesi della Terra, o che quanto meno si abbiano i primi segnali positivi in tale direzione, per riprendere il cammino, solo interrotto dalla svolta revisionista del XX congresso del PCUS del 1956, della costruzione del socialismo nei singoli paesi e nel mondo intero. I tempi della svolta rivoluzionaria e socialista sono maturi ed è l’unica possibilità di salvezza del pianeta e del genere umano dalla catastrofe capitalistica e imperialistica in atto.

Forio (Napoli), 1 gennaio 2016.

                                                                                                          Il Comitato Centrale

                                                                                   del Partito Comunista Italiano Marxista-Leninista    


LA CARNEFICINA DI PARIGI: MENTRE I GOVERNI CAPITALISTI E IMPERIALISTI GIOCANO ALLA SUPREMAZIA DITTATORIALE SUL MONDO I POPOLI VENGONO MASSACRATI!

di Domenico Savio*



      Innanzi tutto chiariamo che l’ISIS, ovvero il cosiddetto stato islamico, è un prodotto naturale  dell’imperialismo politico, economico, militare e guerrafondaio americano ed europeo, non è una forza antimperialistica, come qualcuno sciaguratamente sostiene, ma è una componente interimperialistica per destabilizzare il Medio Oriente e insediarvi governi fantoccio al servizio, appunto, del dominio imperialistico occidentale in quell’area del pianeta. La strage che ieri sera ha colpito duramente la popolazione di Parigi è la conseguenza diretta della politica imperialistica dei governi statunitensi, inglesi, francesi, tedeschi e italiani, sostenitori della politica imperialistica dei governi israeliani e responsabili degli interventi militari in tutta l’area del Medio Oriente – Iraq, Afganistan, Siria e di minaccia ed embargo verso l’Iran – e nei paesi del Nord Africa e del Golfo Persico.

      Appena qualche anno fa il governo francese fece da apripista, seguito prontamente dal governo inglese, statunitense, tedesco e italiano, anche se con ruoli diversi, negli attacchi aerei, oltre che con aiuti economici e militari alle forze antigovernative locali, contro il popolo libico causando distruzione e morte per distruggere il governo antimperialistico di Muammad Gheddafi, che certamente non era un comunista né da noi sostenuto, per installarvi un loro governo fantoccio che avrebbe consentito un più agevole sfruttamento delle risorse alimentari e minerarie di quel paese. Coi bombardamenti hanno assassinato una parte consistente di quel popolo riducendolo alla guerra civile e alla fame, hanno distrutto quel territorio e assassinato Muammad Gheddafi.  
PERTANTO, ANCHE SE CON IMMENSO E FRATERNO DOLORE, POSSIAMO DIRE: IERI IN LIBIA E OGGI A PARIGI!

      In Siria da anni si è creata la stessa situazione della Libia, dove i governi della coalizione capitalistica e imperialistica americana, europea ed israeliana hanno deciso di distruggere il legittimo governo antimperialistico di Bashar al-Assad, anch’egli non comunista né da noi sostenuto, per insediarvi un proprio governo fantoccio. L’ISIS è figlio naturale di questa politica di guerra e di distruzione e morte di quel popolo. I flussi migratori provenienti dalla Siria, dall’intera area Medio Orientale e dall’Africa sono il risultato della politica di instabilità e di aggressione militare dell’occidente capitalistico e imperialistico a cui oggi è ferocemente sottoposta la popolazione siriana. La medesima cosa è avvenuta in Iraq con l’assassinio di Saddam Hussein, anche lui non comunista né da noi difeso, ma aveva il torto, come Gheddafi ed al-Assad, di essere antimperialista e di difendere l’indipendenza e l’autonomia politica del suo paese. 
ANCHE QUI DICIAMO, CON ALTRETTANTO E SINCERO DOLORE: IERI IN IRAQ, OGGI A PARIGI E CONTEMPORANEAMENTE DISTRUZUIONE E MORTE IN SIRIA E PARIGI!

      Come ieri siamo stati fraternamente al fianco dei popoli martiri libico, iracheno, afgano e attualmente accanto a quelli siriano e palestinese, allo stesso modo siamo vicini al popolo francese per la tragedia che sta vivendo e che presto potrebbe ripetersi in altri paesi europei. Esprimiamo vicinanza e partecipazione al grave lutto che ha colpito tante famiglie francesi, ma nello stesso tempo dobbiamo sottolineare che questi popoli, oggetto di attacchi terroristici, sono responsabili di farsi guidare da governi borghesi, clericali, capitalistici e imperialistici al servizio del dominio padronale sul lavoro e sulla vita sociale dei popoli.

      Le guerre, le aggressioni e la rapina delle risorse dei popoli della Terra sono la linfa esistenziale del barbaro sistema capitalistico, fondato sullo sfruttamento dell’uomo sull’uomo e sulla schiavizzazione delle masse lavoratrici e popolari. Senza questa linfa alimentatrice non sarebbe mai nato o, comunque, sarebbe già morto. Il capitalismo ha generato l’imperialismo per estendere i suoi tentacoli insanguinati e di morte sull’intero pianeta e per avere la possibilità di sfruttarlo meglio distruggendo persino l’habitat naturale. Senza distruggere il capitalismo e l’imperialismo non sarà neppure possibile distruggere le guerre e le tragedie che essi generano tra i popoli.

      Per distruggere questa autentica peste dell’umanità occorre far crescere nella coscienza dei popoli la consapevolezza della possibilità di poter costruire una società alternativa, la società prima socialista e poi comunista, dove a governare non saranno più i capitalisti sanguisughe ma l’intera classe lavoratrice, dove i mezzi di produzione saranno di proprietà di tutto il popolo e dove la ricchezza prodotta sarà ugualmente distribuita tra tutti i membri della Collettività. Questa sarà la nuova e superiore civiltà dell’umanità, che germoglierà dalla lotta di classe e rivoluzionaria dei popoli, dalla distruzione, finalmente, del capitalismo e dell’imperialismo e dalla fine dei loro governi, responsabili anche della strage di Parigi.

Forio (Napoli), 14 novembre 2015.

* Segretario generale del Partito Comunista Italiano Marxista-Leninista


98° ANNIVERSARIO DELLA GLORIOSA RIVOLUZIONE SOCIALISTA D’OTTOBRE: I SUOI INCANCELLABILI INSEGNAMENTI, LA SUA STRAORDINARIA ATTUALITA’!

Ai coerenti marxisti-leninisti, rivoluzionari per scelta di vita per la rivoluzione e il socialismo, alla classe operaia emancipata, all’intellettualità d’avanguardia, all’intero proletariato italiano,

      ricorre oggi il 98° anniversario della gloriosa e vittoriosa Rivoluzione Socialista Sovietica d’Ottobre, combattuta dal proletariato russo il 7 novembre 1917 sotto la direzione del Partito Comunista Bolscevico, guidato dai grandi Maestri del proletariato internazionale Vladimir Ilic Lenin e Josif Vissarianovic Stalin trasformando in realtà il pensiero e l’insegnamento rivoluzionari di Karl Marx e Friedrich Engels. Per la prima volta nella storia dell’umanità la classe lavoratrice operaia e  intellettiva di un grande paese si liberava dalle catene della schiavitù, dello sfruttamento, della repressione e della fame e conquistava il potere politico, economico e sociale espropriando e mettendo a lavorare e a produrre, finalmente, anche la parassitaria e usurpatrice classe dei capitalisti e della ricca borghesia.

      La Rivoluzione Socialista Sovietica d’Ottobre, per la sua forza liberatrice di centinaia di milioni di sfruttati dal dominio padronale, rappresentò il punto più alto, mai raggiunto in passato, della civiltà umana e prospettò la possibilità concreta di liberazione di tutti i popoli della Terra. Il potere politico ed economico, a tutti i livelli della società, affidato alla classe lavoratrice, la collettivizzazione della terra e dei mezzi di produzione, i piani di sviluppo quinquennali e la crescita progressiva del benessere e dei servizi sociali consentirono di costruire, sotto la guida prima di Lenin e dopo la sua morte prematura di Stalin, il primo grande paese socialista della storia, la eroica e grande Unione Sovietica, formata da 15 Repubbliche Socialiste Sovietiche e oltre 100 diverse etnie.

      La costruzione del socialismo nell’URSS e la politica internazionalista che l’animava favorì la formazione nel XX secolo di quel vasto mondo del socialismo proletario e delle democrazie popolari, formato da oltre un terzo del Pianeta con miliardi di uomini, donne e bambini, un mondo in cui, a differenza della barbara società capitalistica, erano stati aboliti la dittatura padronale, la disoccupazione, il bisogno sociale e in cui tutti gli individui avevano garantito, sin dalla nascita, assistenza, scuola, lavoro, salario, casa, tempo libero, pensione e ogni altra esigenza esistenziale, sicché la vita era vissuta con tranquillità e piacevolezza. L’URSS dal costruendo socialismo che avanzava verso l’edificazione della società comunista fu il maggiore artefice nella sconfitta del nazi-fascismo in Europa subendo circa 27 milioni di morti, eroi e martiri nello stesso tempo che la storia non potrà mai dimenticare, intorno al 1950 sul terreno dello sviluppo economico, scientifico e sociale non temeva confronto coi paesi capitalistici e rappresentava una concreta speranza di liberazione dell’intero Pianeta dalla peste del capitalismo e dell’imperialismo.

      Purtroppo questa prima ondata della rivoluzione socialista iniziata il 7 novembre 1917 con la possibilità di costruire il nuovo mondo prima socialista e poi comunista è svanita con la morte del compagno Stalin, col sopravvento nel Partito Comunista dell’Unione Sovietica e di molti Partiti Comunisti nati dalla Terza Internazionale delle forze revisioniste, opportuniste e collaborazioniste col nemico capitalista e imperialista su quelle marxiste-leniniste. I responsabili di tale tragica inversione del cammino progressista della storia portano i nomi infami, per le loro deviazioni ideologiche e politiche revisioniste e opportuniste, di Krusciov, Breznev e Gorbaciov coi loro seguaci in URSS e di Togliatti coi suoi successori in Italia. Questa inversione di rotta nella costruzione del socialismo sulla Terra ci insegna inequivocabilmente che la lotta e la vigilanza di classe di natura rivoluzionaria e di stampo marxista-leninista da parte del Partito Comunista di natura bolscevica e dell’intero proletariato deve continuare sino al passaggio dal socialismo all’edificazione del comunismo contro i nemici interni ed esterni al Partito e allo Stato socialista, ancora posseduti dalla cultura e dal desiderio dei privilegi della società borghese.

      La sconfitta dell’Unione Sovietica e della quasi totalità del mondo socialista costruito con grande eroismo e perdita di vite umane nel secolo scorso ha determinato la riaffermazione del dominio assoluto del capitalismo e dell’imperialismo sul mondo riportando le lancette della storia indietro di circa un secolo, la cancellazione di quasi tutte le conquiste sociali dei popoli del cosiddetto primo, secondo e terzo mondo realizzate dopo la Rivoluzione d’Ottobre e il ritorno alle guerre imperialistiche per l’espansione dei mercati, l’occupazione di paesi prima indipendenti con la rapina delle loro risorse agricole e minerarie. Attualmente a predominare nel Pianeta è l’imperialismo economico e guerrafondaio degli Stati Uniti d’America e quello suo alleato europeo e d’Israele. Sono questi paesi che per il dominio politico ed economico guerreggiano in Medio Oriente e in Africa contro i loro rivali, massacrando, tra l’altro, l’eroico popolo palestinese e quello curdo. Tali forze hanno occupato l’Europa di basi militari tradizionali e atomiche minacciando e aggredendo quei paesi che rivendicano indipendenza politica e autonomia nell’utilizzo delle proprie risorse.

      Così è stato in Libia, dove ucciso l’antimperialista borghese Muammed Gheddafi si vive una tragica situazione di guerra civile tra forze capitalistiche interne e internazionali per il controllo del territorio e lo sfruttamento delle risorse; in Iraq e Afganistan per il controllo e lo sfruttamento di quei territori; in Palestina per continuare a tenere il suo popolo sotto il dominio sionista del governo di Israele, sostenuto dagli Stati Uniti e dalla Nato; in Ucraina per arrivare direttamente ai confini della Russia e condizionare la sua politica e gli interessi dei suoi monopoli; in Siria, dove dichiaratamente l’imperialismo americano ed europeo arma l’opposizione reazionaria e fascista per abbattere il regime filorusso di Bashar al-Assad per sostituirlo con un proprio fantoccio. Queste sono guerre combattute da diverse potenze imperialistiche per il controllo e lo sfruttamento delle risorse globali, che potrebbero costituire il presupposto e la scintilla di una terrificante terza guerra mondiale, combattuta anche con armi nucleari.

      Il capitalismo, nella sua espansione imperialistica, va inevitabilmente incontro a crisi cicliche di sovrapproduzione di merci e capitali, che ne condizionano e limitano l’accumulo ininterrotto, massiccio e infinito dei profitti, condizione essenziale per la sua sopravvivenza. Dunque, la guerra è uno strumento di sopravvivenza del capitalismo e dell’imperialismo, essa serve ad affermare il potere del più forte e aggressivo militarmente, a distruggere e ricostruire la vita sociale in condizioni di maggiore schiavitù e sfruttamento delle masse lavoratrici e popolari e ad evitare la sconfitta di classe da parte del proletariato. Quest’ultimo, cosciente che la sua liberazione dipende dalla distruzione del capitalismo, deve trovare la capacità e la forza di trasformare la guerra imperialistica in rivoluzione proletaria socialista per mettere fine al potere padronale e affermare quello della classe lavoratrice.

      Il capitalismo e l’imperialismo, con la complicità dei loro governi borghesi, clericali e capitalistici, per uscire dalla loro crisi stanno pure utilizzando il debito pubblico degli Stati, cresciuto per sovvenzionare banche e imprese capitalistiche. Un debito che nella sua parte nominale sarà stato già restituito da tempo, mentre restano in piedi montagne di profitti che crescono vertiginosamente di minuto in minuto e da far pagare nel tempo avvenire ai popoli – per sottrarre, cioè  rapinare legalmente, mediante le manovre economiche annuali dei governi di centrodestra e centrosinistra, migliaia di miliardi di euro alle masse popolari impoverendole ulteriormente e peggiorandone le già disastrose condizioni di vita. Oggi non c’è più certezza del diritto all’assistenza, alla scuola, al lavoro, al salario, alla pensione, al trasporto pubblico, eccetera, insomma ad una vita sicura e dignitosa, mentre i capitalisti e la media borghesia vivono tra agi e sperpero di danaro sottratto con lo sfruttamento al proletariato.

      A fronte di questa tragica e preoccupante situazione le masse lavoratrici e popolari di tutti i paesi vivono una realtà di profondo disagio sociale: devastazioni e morti provocati dalle guerre in atto; la fame che flagella popoli e continenti; l’impossibilità di sopravvivere nei paesi dilaniati dalla guerra civile, provocata e alimentata dalla stessa guerra imperialistica. Questa è la causa che genera l’allontanamento di milioni di persone dai propri paesi d’origine, i giganteschi e incessanti flussi migratori, che dai teatri di guerra, dalle disperate condizioni di fame e di assoluta mancanza di assistenza sanitaria marciano verso il centro e il nord dell’Europa alla ricerca, purtroppo illusoria, di lavoro sicuro e benessere. Un peregrinare da un paese e da un continente all’altro che provoca migliaia di morti lungo i percorsi e nell’attraversamento del Mar Mediterraneo. Questo flusso migratorio crea anche una guerra tra poveri nei paesi d’arrivo, dove il lavoro è già carente per i residenti storici e il livello di povertà sociale è già alto. In un mondo libero dalla tirannia capitalistica e dal dominio imperialistico e governato dal potere e dalla democrazia socialista queste masse di migranti non ci sarebbero, perché la loro terra, libera dallo sfruttamento e dal dominio imperialistico, sarebbe capace di dare lavoro, benessere e dignità di vita a tutti. Questa è la verità che dobbiamo diffondere e far capire richiamando e divulgando le benestanti condizioni di vita individuale, familiari e sociali che esistevano in Unione Sovietica, cioè nelle Repubbliche del socialismo proletario.

      Le masse di migranti provenienti dal Medio Oriente e dall’Africa fuggono dalla propria terra a causa della guerra, della fame e della disperazione, perché gli imperialisti, i capitalisti e i loro governi pensano solo ai propri sporchi profitti, incuranti delle disastrose condizioni di vita delle masse lavoratrici e popolari.  Migranti sfruttati, maltrattati e schiavizzati nei loro paesi d’origine da cui fuggono, ma che allo stesso modo continueranno ad esserlo nei paesi ospitanti, perché governati dalla stessa infame dittatura capitalistica, dove i lavoratori del posto sono anch’essi sfruttati e repressi nei loro bisogni di vita e lottano per il diritto al lavoro e alla dignità sociale. Si tratta della stessa classe lavoratrice, dello stesso proletariato che, purtroppo, non ha ancora trovato la sua coscienza di classe, la sua via del riscatto rivoluzionario da tanta e comune sofferenza. Permane il tempo di 167 anni fa quando Karl Marx e Fredrich Engels scrivevano, a conclusione del Manifesto del Partito Comunista, “Proletari di tutti i paesi, unitevi” per lottare e vincere il nemico comune, lo spregevole e moribondo sistema capitalistico. Uniamo i proletari di tutti i paesi, diamo loro una coscienza di classe e rivoluzionaria, guidiamoli al riscatto rivoluzionario di millenni di umiliazione.

      La Rivoluzione Socialista Sovietica d’Ottobre ha lasciato al proletariato del mondo un imperituro insegnamento e cioè che i proletari operai e intellettuali se emancipati alla scuola del marxismo-leninismo e se nelle loro azioni rivoluzionarie si ispirano al pensiero e l’opera dei nostri grandi Maestri del proletariato internazionale Marx, Engels, Lenin e Stalin possono promuovere e condurre alla vittoria nuove rivoluzioni proletarie e possono dar corso ad una nuova, e questa volta incrollabile, ondata di costruzione del socialismo nei singoli paesi e nel mondo intero. Nella fase storica attuale col ripristino sul Pianeta del feroce e assoluto dominio imperialistico le condizioni sociali dei popoli e i pericoli di guerra sono simili a quelle precedenti la Rivoluzione d’Ottobre, per cui essa sta dimostrando ogni giorno di più la sua straordinaria e piena attualità. Le condizioni economiche e sociali oggettive ci sono tutte, bisogna solo creare quelle soggettive della classe operaia e dell’intero proletariato, cioè occorre formare la coscienza di classe e rivoluzionaria dei lavoratori.

      Non si esce dalla crisi generale di questo sistema, che sta letteralmente massacrando le condizioni di vita dei popoli e non si esce dal serio pericolo di una terza guerra mondiale senza distruggere il capitalismo e l’imperialismo. Di questa tragica verità deve rendersi conto il proletariato di oggi di tutti i paesi della Terra. Dobbiamo evitare che l’aggravarsi progressivo della sua crisi generale e delle crisi cicliche spinga sempre di più l’imperialismo verso una guerra generalizzata per tentare di sopravvivere trascinandosi nel baratro l’umanità intera. Pressappoco diceva Engels “O i comunisti distruggeranno il capitalismo oppure questo distruggerà l’umanità intera”. Siamo a questo punto e tocca innanzi tutto ai sinceri comunisti e alla classe operaia emancipata salvare la specie umana dalla catastrofe generalizzata.

      Però il proletariato operaio e intellettuale non può parlare di nessuna rivoluzione, tanto meno vittoriosa, se non dispone di un autentico e forte Partito Comunista di classe e rivoluzionario, sull’esempio del Partito Comunista Bolscevico, che preparò, organizzò e guidò alla vittoria la Rivoluzione d’Ottobre. Un Partito che combatta e metta all’indice il revisionismo storico e moderno della dottrina comunista, il revisionismo, che dilaga nella falsa sinistra comunista italiana, l’opportunismo, la socialdemocrazia, l’individualismo, l’arrivismo, l’esibizionismo, l’economicismo nella lotta sindacale, il pacifismo, il movimentismo, l’anarchismo, l’estremismo, eccetera, che sono tutte correnti e comportamenti generati dalla corruzione e dalla cultura borghese e clericale. Dobbiamo evitare ad ogni costo che elementi ancora condizionati dalla loro formazione ideologica, culturale e politica borghese e piccolo borghese assurgano alla guida dell’organizzazione centrale e di quelle periferiche del Partito. Questa vigilanza e tipo di lotta ci consentiranno di non essere nuovamente sconfitti e di portare a termine nei singoli paesi e nel mondo intero la costruzione della società socialista, prima di edificare quella comunista.

      Il Comitato Nazionale di Unità Marxista-Leninista (CONUML) su questa base celebra il 98° anniversario della gloriosa ed eroica Rivoluzione Socialista Sovietica d’Ottobre, lavora alla costruzione di un forte Partito Comunista marxista-leninista della classe lavoratrice italiana operaia e intellettiva per avanzare sulla strada della Rivoluzione Proletaria Socialista e della costruzione della società socialista nel nostro paese e chiede a tutti i sinceri comunisti e alla classe operaia emancipata di partecipare a questo progetto unendosi alla nostra attività.     

          Roma, 7 novembre 2015.               
COMITATO NAZIONALE DI UNITA’ MARXISTA-LENINISTA

Partito Comunista Italiano Marxista-Leninista

Piattaforma Comunista – per il Partito Comunista del Proletariato d’Italia


STRAVOLTA LA COSTITUZIONE DEMOCRATICA DELLA

RESISTENZA E LIBERAZIONE IL FASCISMO POLITICO,

ECONOMICO E CLERICALE E’ RIEMERSO DALLA FOGNA! SOLO LA RIVOLUZIONE SOCIALISTA PUO’ LIBERARCENE!

di Domenico Savio*



      La controriforma costituzionale approvata dal parlamento italiano in questi giorni ad opera della destra politica, economica, sociale, vaticanista, reazionaria e dittatoriale oggi rappresentata degnamente da personaggi della falsa sinistra e del centrodestra, quali Bersani-Renzi-Alfano-Verdini-Berlusconi e loro simili, ha profondamente stravolto la Costituzione democratica del 1948, scaturita direttamente dalla lotta antifascista durante il ventennio mussoliniano, dalla eroica e martire Resistenza al nazi-fascismo e dalla vittoriosa lotta di Liberazione dell’Italia dal nazismo, dal fascismo e dalla monarchia.

      Per tanto tale controriforma - Assieme alle controriforme elettorali per l’elezione del parlamento e dei consigli regionali, provinciali, metropolitani e comunali; con lo svuotamento dei poteri delle assemblee elettive, leggi legge Bassanini del 1997, approvata da uno dei passati governi dell’odierno Partito Democratico; col favorire il ruolo politico, istituzionale e legislativo individuale degli eletti piuttosto che dei partiti, a cui la Costituzione affida il governo del paese; coi collegi elettorali uninominali; con l’elezione di organismi amministrativi cosiddetta di secondo grado, come l’elezione dei consigli delle città metropolitane, che sostituiscono i consigli delle ex Province e che avviene con la nomina da parte dei consiglieri comunali dei comuni rappresentati e non più col voto dei cittadini; col presidenzialismo che porta all’elezione diretta dei sindaci, dei presidenti delle regioni e domani anche del presidente della repubblica; con la nomina, e non l’elezione, di cento deputati da parte delle segreterie dei partiti, alla faccia del rispetto della sovranità popolare; coi premi elettorali di maggioranza, attraverso i quali ai vari livelli istituzionali vengono attribuite decine di punti percentuali di voti in più al partito o alla coalizione che ha avuto più voti espressi dagli elettori; con gli sbarramenti elettorali per tenere lontano dal parlamento le opposizioni più piccole numericamente; con la modifica del regolamento delle assemblee elettive per contenere e vanificare il ruolo delle opposizioni al regime dominante e  chissà a quante altre degenerazioni fasciste del nostro sistema costituzionale e istituzionale dovremo assistere nei prossimi anni. Chiaramente si tratta di controriforme elettorali che hanno quasi del tutto smantellato il democratico sistema elettorale del proporzionale puro, scaturito dalla promulgazione della Costituzione del 1948 e ciò è stato fatto per legittimare un potere politico, di centrodestra o di centrosinistra, sempre più autoritario, alleato delle potenti lobby economiche nazionali e internazionali e repressivo dei diritti e dei bisogni di vita delle masse lavoratrici e popolari del nostro paese. Inoltre, consideriamo che tali controriforme elettorali sono più autoritarie e repressive della volontà popolare di quelle promulgate dal regime fascista a partire dal 1923.svuota la nostra Costituzione repubblicana, redatta dall’Assemblea costituente eletta nel 1946, dei suoi contenuti democratici, progressivi e antifascisti.      

      Tale scellerata controriforma stravolge i precedenti equilibri istituzionali, nel senso che elimina la garanzia democratica e popolare del bicameralismo cosiddetto perfetto, ovvero della doppia approvazione delle leggi, abolisce l’elezione diretta e politica dei senatori sostituendoli con 74 consiglieri regionali e 21 sindaci più votati, oltre a 5 nominati dal capo dello Stato, riduce il numero dei senatori da 315 a 100, il senato non potrà più votare la fiducia ai governi in carica, è abolito il Consiglio nazionale dell’economia e del lavoro (Cnel), le firme per la presentazione di una proposta di legge popolare passano da 50.000 a 150.000 e quelle per promuovere un referendum da 500.000 a 800.000 limitando di fatto l’intervento popolare in materia legislativa e referendaria, rispetto a prima e alle competenze legislative delle regioni lo Stato delimiterà la sua competenza esclusiva in politica estera, immigrazione, rapporti con la chiesa, difesa, moneta, burocrazia, ordine pubblico, energia, infrastrutture strategiche, grandi reti di trasporto, eccetera riappropriandosi di certe competenze.

      Per ridurre le spese dell’attività delle assemblee parlamentari non c’era assolutamente bisogno di abolire il Senato, così come previsto dalla Costituzione, ma bastava semplicemente abolire gli stipendi d’oro di senatori e deputati e i tanti privilegi di cui immeritatamente e autoritariamente godono. Il resto sono solo menzogne per convincere gli italiani che è stato giusto svuotare il Senato del compito legislativo affidatogli dalla Carta costituzionale, ciò quando i deputati continuano a godere di un tenore di vita aristocratico e in 24 ore i partiti del sistema politico borghese e clericale si sono assegnati altri 45 milioni di euro per continuare ad esistere e massacrare di tasse e disservizi il popolo italiano. Quello di Renzi-Alfano-Verdini-Berlusconi è un governo che sta continuando la tragedia della privatizzazione della ricchezza pubblica del popolo italiano, che continua la svendita della proprietà collettiva accumulata col lavoro e i sacrifici degli italiani per consentire ai capitalisti nazionali ed esteri di sfruttare il nostro paese anche con la privatizzazione dei servizi pubblici statali, regionali e comunali. La svendita in questi giorni di circa il 40% di Poste italiane, in attesa della svendita, per il momento di parti importanti, di Finmeccanica e della Rai, dopo la svendita criminale di banche, apparati industriali – dall’automobile all’acciaio -, Enel, Telecomunicazioni, compagnie armatoriali marittime, trasporti, assicurazioni, eccetera è un crimine contro gli interessi nazionali dell’Italia. Un giorno i responsabili ne dovranno rispondere.

      La dannata controriforma elettorale e costituzionale accentra ulteriormente il potere antipopolare borghese, clericale e capitalistico rendendolo più spietatamente autoritario, repressivo dei diritti e dei bisogni popolari, decisionista, interventista militarmente e braccio operativo degli affari delle potenti lobby economiche e finanziarie nazionali, europee e mondiali, aumenta i poteri dell’esecutivo rispetto alla democrazia parlamentare, limita il diritto di voto degli italiani, accresce l’integrazione dell’Italia capitalistica nelle strategie economiche e militari dell’imperialismo americano ed europeo e con la riassunzione di taluni poteri lo Stato indebolisce il ruolo costituzionale delle regioni. E’ in costruzione un nuovo Stato più accentratore, autoritario e reazionario, che volta definitivamente le spalle alle conquiste democratiche e progressiste del ‘900, alle speranze - per la verità un pò ingenue delle masse lavoratrici e popolari senza aver compiuto prima la propria rivoluzione socialista e conquistare il potere politico alla classe lavoratrice - di avviare la costruzione di un nuovo e superiore ordine sociale, alle lotte e alle conquiste della Resistenza, della guerra di Liberazione e della Costituzione democratica.     

      Non esageriamo se diciamo che con Renzi-Alfano-Verdini-Berlusconi e le loro controriforme giunge a conclusione quel processo scellerato di superamento delle diversità e contrapposizioni ideologiche, politiche e sociali tra fascismo e antifascismo, tra i combattenti e i morti antifascisti e i caduti sostenitori del fascismo e della repubblichina di Salò mettendo sullo stesso piano i morti della Resistenza e della Liberazione dell’Italia dai carnefici nazisti con i morti fascisti e assassini della repubblichina di Salò, alleati dei  boia tedeschi che rapivano, deportavano e assassinavano antifascisti ed ebrei italiani nei campi di sterminio nazisti sparsi per l’Europa.

      Il tentativo, purtroppo sino ad oggi riuscito, è quello del superamento definitivo anche nel nostro paese dei riflessi positivi della grandiosa epopea della Rivoluzione Socialista d’Ottobre, dell’eroica  costruzione dell’Unione Sovietica e del mondo del socialismo realizzato, delle lotte e delle conquiste sociali del movimento operaio nazionale e internazionale del secolo scorso. L’obiettivo del potere politico, economico e clericale dominante è quello si assuefare, manomettendo e occultando la memoria storica, la coscienza delle masse lavoratrici e popolari al nuovo dominio capitalistico e imperialistico sul mondo servendosi pure della formazione scolastica e dell’informazione stampa-radio-televisiva pubblica e privata di regime, in modo da diffondere e rafforzare nelle masse popolari lo sciagurato convincimento che “il mondo è sempre stato così e non cambierà mai” oppure che “i padroni ci sono sempre stati e sempre ci saranno”. Sono ingannevoli e spregiudicate menzogne che servono ai potenti per continuare a tenere sottomesse le masse ed evitare che esse si rivoltino contro le loro nefandezze politiche, economiche e sociali.

      L’illusione, il mascheramento della realtà e le minacce palesi o celate che siano, unitamente alle complicità e alla rinuncia ad una lotta concreta, incisiva e vincente da parte dei sindacati di regime, sono le armi con le quali il governo capitalistico riesce a convincere e neutralizzare la ribellione e la lotta popolare. Tra l’altro Renzi si vanta che nel 2015 ci sono stati più 90.000 assunti a tempo indeterminato, quando la verità è che con la disgraziata controriforma dell’articolo 18 dello Statuto dei Lavoratori sono stati aboliti i posti di lavoro a tempo indeterminato, perché ai padroni è stata data la possibilità di legge di poter licenziare quando vogliono. Anzi i padroni con le assunzioni solo apparentemente a tempo indeterminato usufruiscono pure di ampie agevolazioni previdenziali e fiscali da parte del loro governo! I contratti di lavoro non vengono più rinnovati per adeguare i salari e gli stipendi alle nuove esigenze di vita e quando avvengono non risolvono i pressanti problemi dei lavoratori e delle loro famiglie. Intanto lo sfruttamento del lavoro nelle aziende cresce vertiginosamente, unitamente alle minacce di licenziamento quando i lavoratori rivendicano i diritti negati. Ai lavoratori pubblici, come a quelli dei musei, a cui non resta che la lotta per rivendicare diritti calpestati e salario dignitoso, si cerca di negare il diritto costituzionale alle assemblee sindacali e allo sciopero, così come avveniva durante il fascismo, cosicché agli sfruttati dello Stato capitalistico non rimarrebbe che “obbedir tacendo”: vergogna!

      Purtroppo da 70 anni viviamo in uno Stato borghese e clericale mai ripulito da culture e politiche della dittatura fascista, con la conseguenza tragica che anche la conquista più importante della lotta al fascismo, al nazismo e alla monarchia, cioè la Costituzione democratica borghese, oggi viene progressivamente smantellata a pezzi consecutivi per essere adeguata alla restaurazione di un potere politico e istituzionale autoritario, reazionario e repressivo come quello che regnava in Italia prima della Resistenza e della lotta di Liberazione. Nessuno si illudi di poter fermare questa deriva autoritaria e fascista rimanendo all’interno di questo sistema marcio, che sta divorando tutte le conquiste democratiche del secolo scorso e che avanza verso scenari bui e imprevedibili.

      Oggi l’Italia, l’Europa e il mondo intero stanno scivolando lentamente verso regimi sempre più autoritari e reazionari all’interno della globalizzazione imperialistica che grava sul pianeta e che, come è avvenuto in passato, sta creando le condizioni per la terza guerra mondiale, perché il capitalismo e l’imperialismo possono tentare di continuare a sopravvivere e uscire dalla loro crisi solo con la rapina e la distruzione delle risorse del mondo, come stanno facendo, con il massacro di popoli interi e con la guerra. Le situazioni di guerra create in Africa e in Medio Oriente tra nazioni e popoli possono rappresentare la scintilla di una nuova e devastante guerra interimperialistica. Il capitalismo, avvolto dalla sua crisi irreversibile e pressato da popoli affamati e in marcia alla ricerca di migliori condizioni di vita, non esiterà a tentare di risolvere i suoi problemi di sopravvivenza con lo strumento tradizionale della guerra e della distruzione di paesi e popoli.

      Il proletariato – operai ed impiegati dell’industria, del commercio, del terziario e dell’agricoltura, medici, paramedici e operai della sanità, accademici delle varie discipline universitarie, scienziati, intellettuali d’avanguardia delle diverse branche del sapere, pensionati, piccoli e medi imprenditori dell’artigianato, del commercio, dell’indotto in generale e di tutte le altre attività sociali – italiano e di tutti gli altri paesi della Terra potranno fermare il processo degenerativo in atto, l’attacco spietato portato alle condizioni di vita delle masse lavoratrici e popolari e la corsa verso la terza guerra mondiale solo mobilitandosi e lottando coi rispettivi partiti comunisti e rivoluzionari marxisti-leninisti per annientare il sistema capitalistico e la sua espansione imperialistica e sulle sue ceneri costruire la società socialista ed edificare quella comunista. Dobbiamo essere capaci di trasformare l’involuzione reazionaria e la preparazione della terza guerra mondiale in atto in rivoluzione proletaria per il socialismo.

      Alla rivoluzione socialista non c’è alternativa per uscire dalla disumanità, dalla violenza e dall’inciviltà della società capitalistica, per costruire una nuova società, dove a governare non sono più i padroni sfruttatori bensì l’intero popolo lavoratore attraverso i propri lavoratori operai e intellettivi delegati, dove i mezzi di produzione e la ricchezza nazionale prodotta appartiene in parte uguale a tutti i membri della collettività, dove tutti lavorano e non esiste disoccupazione, dove le crisi economiche sono totalmente sconosciute, dove ad ogni individuo che nasce è già garantito il diritto sociale all’assistenza sanitaria completa, allo studio sino ai massimi livelli dell’apprendimento universitario, al lavoro, ad un orario di lavoro giornaliero da ridurre progressivamente sino a 5 ore al giorno per 25 alla settimana, alla casa, alla pensione dignitosa da 50 a 60 anni, dove gli invalidi che non possono lavorare godono degli stessi diritti degli altri, dove il tempo libero e le strutture sportive per goderlo sono a disposizione gratuita  di ognuno e dove la vita è piacevole viverla e non è più un inferno di preoccupazioni e di bisogni come nella società capitalistica. Questo era il socialismo realizzato nel ventesimo secolo in Unione Sovietica e nell’intero mondo socialista.

      Nel nostro paese con la rivoluzione socialista scaraventeremo nella fogna della storia l’intero apparato legislativo e giudiziario borghese, che è una sovrastruttura della società capitalistica, basata sullo sfruttamento del lavoro umano e sul potere politico ed economico dei ricchi, e costruiremo un nuovo ordinamento statale, dove il governo della collettività sarà affidato direttamente e concretamente ai lavoratori del braccio e dell’intelletto e dove l’apparato legislativo, l’ordinamento giudiziario e il controllo della sicurezza corrisponderanno al governo popolare della società e alla nuova esistenza dei cittadini. Insomma, si passerà dall’inciviltà e disumanità capitalistica alla civiltà e umanità socialista, dalla democrazia padronale a quella proletaria e dall’oscurantismo religioso alla luce della conoscenza scientifica e razionale del mondo circostante. Il Partito Comunista Italiano Marxista-Leninista esiste e lavora per contribuire a costruire questo nuovo mondo a livello nazionale, terrestre e planetario. Siano certi i capitalisti e i clericali, nemici del socialismo, che i comunisti di oggi e quelli di domani, unitariamente alle masse proletarie, riusciranno a costruire la nuova società prima socialista e poi comunista.

Forio (Napoli), 17 ottobre 2015.

* Segretario generale del P.C.I.M-L. – info@pciml.org  

PROGRAMMA

del Comitato Nazionale di Unità Marxista-Leninista (CONUML) 

I


Il Comitato Nazionale di Unità Marxista-Leninista (CONUML) è stato costituito nel settembre 2013 dal Partito Comunista Italiano Marxista-Leninista e da Piattaforma Comunista - per il Partito Comunista del Proletariato d’Italia.

Il suo obiettivo fondamentale è avanzare nel processo di unità degli autentici comunisti e conquistare la parte più avanzata e rivoluzionaria del proletariato, per costruire nel nostro paese un unico e forte Partito comunista di natura bolscevica, basato sui principi del marxismo-leninismo e dell’internazionalismo proletario.

Il processo di costruzione di tale unico Partito rivoluzionario e indipendente della classe operaia ha priorità con lo sviluppo del lavoro ideologico, politico e organizzativo del CONUML, rispetto a ogni altra questione politica ed è indispensabile per dirigere la classe operaia e le masse popolari nella battaglia per l’abolizione rivoluzionaria del sistema capitalista-imperialista e l’edificazione del socialismo.

Dopo decenni di divisione e di conseguente debolezza organizzativa di organizzazioni e singoli compagni marxisti-leninisti, di cui apprezziamo ed elogiamo l’importante lavoro politico ed ideologico da essi svolto nel passato e nel presente, oggi il CONUML costituisce una importante esperienza di unità di azione fra diverse realtà marxiste-leniniste nel nostro paese, proiettata verso l’unità organica.

Nelle condizioni attuali, il CONUML rappresenta la più avanzata realtà comunista unitaria, con un importante livello di coscienza, ideologico e politico. Esso compie ogni sforzo per dare ulteriore impulso al processo di unità dei marxisti-leninisti e per segnare in modo più incisivo la presenza dei comunisti (marxisti-leninisti) nelle lotte che si succedono nel nostro paese, sviluppando al tempo stesso un rapporto più consistente e maturo con il movimento comunista ed operaio internazionale, in particolare con la sua espressione più elevata e coerente: la Conferenza Internazionale di Partiti e Organizzazioni Marxisti-Leninisti (CIPOML).

La base ideologica del CONUML è il marxismo-leninismo, la teoria del movimento di emancipazione del proletariato, la teoria e la tattica della rivoluzione socialista e della dittatura del proletariato, la teoria della costruzione della società socialista, elaborata dai maestri del proletariato Marx, Engels, Lenin e Stalin.

Ci avvaliamo inoltre dell’importante contributo offerto da altri grandi dirigenti comunisti tra i quali Dimitrov, Zdanov, Hoxha.

Contrariamente ai sedicenti attualizzatori della teoria rivoluzionaria, contro i quali svolgiamo una inflessibile battaglia ideologica-politica, affermiamo che la piattaforma ideologica e politica marxista-leninista, non ha bisogno di essere integrata, emendata, surrogata con brandelli di altre ideologie.

Il CONUML conduce perciò una lotta costante e senza quartiere contro le idee e la politica borghese e piccolo borghese introdotte dentro il movimento comunista e operaio dalle diverse correnti opportuniste, revisioniste, socialdemocratiche, riformiste e da altre correnti culturali e di pensiero non proletarie.

Per il CONUML i principi del marxismo-leninismo sono una guida infallibile per l’azione rivoluzionaria. Essi non devono essere interpretati in maniera volgare e dogmatica, astratta, come dati una volta per tutte e adatti a ogni circostanza; al contrario, costituiscono la base scientifica del lavoro concreto comunista. E’ fondamentale che il marxismo-leninismo venga applicato dialetticamente e creativamente nella viva realtà e nelle condizioni particolari di ogni singolo paese – al contrario, le sperimentate, revisioniste e opportuniste “vie nazionali al socialismo” sono la negazione del marxismo-leninismo e della strategia coerentemente rivoluzionaria per la conquista del socialismo -, così come è fondamentale che venga arricchito sulla base dei nuovi dati dello sviluppo sociale, dei risultati delle scienze nel corso del loro sviluppo e della pratica rivoluzionaria delle masse.

Il patrimonio ideale e politico da cui partono i comunisti (marxisti-leninisti), che ispira e guida la loro azione politica è costituito dalle immortali e gloriose lezioni ed esperienze della Comune di Parigi, della Grande Rivoluzione Socialista d’Ottobre, della costruzione vittoriosa del socialismo in URSS e negli altri paesi socialisti, fino all’avvento del revisionismo al potere, della Prima e della Terza Internazionale, dell’estensione del movimento comunista e della lotta all’opportunismo nel periodo storico tra di esse, del  Cominform, della fondazione del PCdI nel 1921 e della vittoriosa Resistenza antifascista, delle lotte di liberazione e anticoloniali dei popoli e delle nazioni oppresse, della lotta contro il revisionismo internazionale e le altre correnti borghesi e piccolo borghesi, ed in generale dallo sviluppo in Italia e nel mondo della lotta di classe. Ci avvaliamo inoltre dell’enorme contributo ed esperienza pratica accumulati dalla classe operaia e dai popoli oppressi nella loro lotta per la propria emancipazione e liberazione sociale e nazionale.

A quasi due anni dalla sua costituzione, il CONUML, sulla base del dibattito e confronto politico-ideologico e del lavoro politico comune, ha raggiunto un livello di maturità politica e di omogeneità ideologica tale da permettere la realizzazione del suo programma politico generale.

Il programma del CONUML è il programma della classe operaia del nostro paese, raccoglie l’esperienza storica della lotta di classe degli sfruttati ed espone la visione marxista-leninista dello sviluppo sociale; esprime gli scopi fondamentali per cui deve lottare il proletariato rivoluzionario e i suoi alleati, le ragioni di fondo della battaglia rivoluzionaria per il socialismo; stabilisce la posizione del proletariato nell’attuale situazione del mondo capitalista-imperialista, indica gli obiettivi di fondo della lotta che i comunisti (marxisti-leninisti) portano avanti, per dare soluzione al compito storico creato dalle relazioni materiali esistenti.

Il programma del CONUML definisce le nostre concezioni fondamentali e gli scopi ultimi dell’azione dei proletari rivoluzionari per l’abolizione della barbara società capitalista e la costruzione della nuova società pianificata dei produttori associati, mostrando concretamente anche i mezzi con cui sia possibile e necessario lottare per costruirla, in primo luogo l’esistenza di un autentico unico Partito comunista.

Si tratta dunque di uno strumento essenziale per avanzare verso l’unità dei comunisti, verso la rivoluzione e la costruzione del socialismo, ispirato agli interessi strategici e storici del proletariato. Esso espone sinteticamente l’alternativa rivoluzionaria per i diversi problemi che oggi vivono le masse, irrissolvibili nel regime capitalista, concretizzando la volontà di emancipazione dalla schiavitù salariale.

E’ dunque un programma che affronta i problemi dell’oggi nell’ottica del loro superamento rivoluzionario, per la trasformazione ed il rinnovamento radicale e profondo della società.

Il nostro programma non si limita pertanto alla lotta contro le politiche neo-liberiste e di austerità attuali, non predica un’utopistica possibilità di emancipazione restando all’interno del modo di produzione capitalistico, come predicano incessantemente le differenti correnti borghesi e piccolo-borghesi.

La teoria e il programma comunista si oppongono in modo inconciliabile al riformismo e alle altre correnti socialdemocratiche e revisioniste, che mantengono la loro nefasta influenza dentro il movimento di classe.

Di fronte a quanti concepiscono erroneamente la politica comunista come una politica rivendicativa più estremizzata, o come una lotta genericamente anticapitalista, il programma dei comunisti (marxisti-leninisti) chiarisce in modo inoppugnabile che i suoi scopi sono l’abbattimento rivoluzionario del potere borghese, l’instaurazione della dittatura del proletariato nelle forme adatte alla realtà specifica del nostro paese, la soppressione della proprietà privata capitalista e la costruzione del socialismo, prima tappa della nuova società comunista.

Inoltre, contrariamente a quanti concepiscono le “nuove soggettività”, le “moltitudini” quali nuovi soggetti dell’epoca “post-industriale”, e contrariamente a quanti negano o mistificano il ruolo storico del proletariato, i comunisti (marxisti-leninisti) espongono un programma apertamente rivoluzionario e di classe.

La classe operaia, il moderno proletariato, è la classe più rivoluzionaria della società moderna. Ad essa, e solo ad essa, tramite il proprio Partito rivoluzionario, spetta la direzione della lotta di tutte le masse sfruttate e oppresse contro il sistema di sfruttamento capitalista-imperialista.

Dal punto di vista della sua funzione politica, il programma costituisce il fondamento su cui costruire la vita e l’azione unita e coerente del CONUML, così come per sviluppare le opportune tattiche (ad es. le politiche di fronte unico proletario e di fronte popolare antifascista e antimperialista organizzate e guidate dagli autentici comunisti). Esso è  dunque una arma determinante per il lavoro di ricomposizione del movimento operaio e popolare e serve a contrastare la divisione, la frammentazione e la contrapposizione politica del proletariato che viene prodotta dalla borghesia, dai riformisti e dagli opportunisti di ogni risma.

Il programma del CONUML è naturalmente rivolto a tutti i coerenti comunisti presenti nel nostro paese e all’intero proletariato italiano. Ci auguriamo, infatti, che esso serva a favorire il dibattito franco e leale, la chiarificazione ideologica, e in particolare che funga da stimolo alle altre realtà comuniste e rivoluzionarie per sviluppare l’unità di tutti i sinceri comunisti e avanzare nel processo di formazione di un forte, unico e combattivo Partito comunista, quale reparto di avanguardia organizzato e cosciente del proletariato del nostro paese.

II


L’epoca nella quale viviamo è l'epoca dell'imperialismo, cioè del capitalismo finanziario parassitario e morente e delle rivoluzioni proletarie, come chiarito da Lenin e da Stalin.

L'imperialismo internazionale vive oggi una fase di inasprimento di tutte le sue contraddizioni, una fase di decadenza e di agonia, che coinvolge,  ormai da decenni, il mondo intero in una successione di crisi economiche che, anche quando vengono temporaneamente e parzialmente superate, aprono la strada a nuove e più distruttive crisi economiche, che aggravano la crisi generale del capitalismo apertasi con la prima guerra imperialista mondiale del 1914-18 e la vittoria della Rivoluzione d'Ottobre in Russia.
La crisi generale che si aggrava è un fenomeno che abbraccia tutti gli aspetti della vita sociale – l’economia, l’ideologia, la politica, la cultura, la morale, il rapporto con l’ambiente, ecc. - esprimendo il fallimento e la decomposizione del sistema capitalista-imperialista.
L’aggravamento, tappa dopo tappa, della crisi generale del capitalismo dimostra che il capitalismo, giunto al suo ultimo stadio imperialistico, non è più in grado né di risolvere, né di lenire le profonde piaghe sociali che esso stesso ha generato.
E’ dunque necessaria la trasformazione rivoluzionaria della società, il passaggio - attraverso la rivoluzione proletaria e l’abbattimento del potere borghese, l’instaurazione della dittatura del proletariato - alla società socialista, fino al comunismo.
Lo sviluppo odierno del capitalismo si caratterizza, tra l’altro, per il riprodursi e l’aggravarsi di tutte le contraddizioni interne del sistema capitalistico, anzitutto la contraddizione fondamentale del modo di produzione capitalistico, quella fra il carattere sociale della produzione e il carattere privato dell’appropriazione di beni prodotti, che si aggrava man mano che il capitalismo si sviluppa e si manifesta con l’accresciuta anarchia della produzione capitalistica, con l’accentuazione degli antagonismi di classe tra il proletariato e le masse lavoratrici da un lato, e la borghesia dall’altro.
Tratti caratteristici della specifica situazione storica che stiamo vivendo sono:
§  La crescita abnorme del capitalismo monopolistico finanziario, dal carattere parassitario e putrescente, che si alimenta col sangue delle forze produttive e a spese dell’intera società.
§  Il riformarsi di un mercato mondiale capitalistico e l’interconnessione sempre più stretta della produzione e delle economie capitalistiche, con lo sviluppo e l’espansione dei rapporti di sfruttamento capitalistici.
§  Il poderoso aumento delle fila della classe operaia, specialmente nei paesi capitalistici cd. “emergenti”, che ha oggi una posizione più universale nonché lo sviluppo delle altre forze produttive, dal carattere sempre più sociale.
§  Il rafforzarsi dei legami fra il capitalismo monopolistico finanziario e l’apparato statale; lo Stato borghese non si  è minimamente ritirato, a favore del libero mercato, ma al contrario ha accresciuto massicciamente e in maniera multiforme il suo intervento per l’ottenimento del massimo profitto monopolistico ed il suo ruolo fondamentale di difesa degli interessi del capitale e di repressione della classe lavoratrice, tagliando soltanto il suo ruolo sociale.
§  L’acutizzazione della competizione e delle rivalità interimperialiste per i mercati di sbocco, le materie prime, le vie di trasporto delle merci, le sfere di influenza da parte dei paesi imperialisti, così come per il dominio dei paesi dipendenti, che vede impegnate tutte le  potenze imperialiste (USA, Giappone, Germania, Cina, Russia, Francia, Gran Bretagna, Italia, eccetera). In particolare, in questa contesa,  USA e UE sono impegnate anche  nell’intervento militare, nelle invasioni e nella spedizione di truppe di occupazione dove sono in gioco i loro interessi, nella corsa al riarmo e nella formazione di blocchi militari. Ciò prelude a una nuova spartizione del mondo con mezzi violenti. La tendenza alla guerra è diretta dagli USA, il paese imperialista oggi più aggressivo e pericoloso che segue una strategia globale volta a mantenere la sua supremazia mondiale, non permettendo a nessun altra potenza imperialista e capitalista di rappresentare una minaccia al suo potere, disgregando Stati e alleanze che rappresentano una minaccia per i suoi interessi, controllando e spiando sulle attività degli Stati, sui Governi, sulle idee e la volontà dei popoli da parte della National Security Agency statunitense, sull’economia e sulla sicurezza degli affari imperialisti nel mondo, etc.
§  Una crescente offensiva delle potenze imperialiste e capitaliste, dei governi borghesi contro la classe operaia e i popoli oppressi, dipendenti e arretrati del mondo; il rafforzamento della reazione politica borghese e imperialista contro la classe operaia e i popoli, delle tendenze reazionarie e populiste espressione degli interessi dei settori più reazionari delle classi dominanti. In alcuni paesi questo processo assume la forma del fascismo, in altri vede il proliferare del terrorismo e dei conflitti religioso-confessionali, risultato diretto delle politiche imperialiste.
In questa situazione storica, nella quale maturano le premesse materiali del comunismo, procede il risveglio in tutto il mondo della lotta di classe del proletariato e delle masse sfruttate ed oppresse, dei giovani e delle donne, dopo una fase di riflusso dell’ondata rivoluzionaria, causata dalla temporanea sconfitta delle prime esperienze socialiste e dalla feroce offensiva borghese.
Questa ripresa del movimento di classe si sviluppa in maniera diseguale, fra avanzamenti ed arretramenti, con ritmi e forme diseguali nei vari paesi e vede impegnati in prima fila i partiti e le organizzazioni marxisti-leninisti.
La temporanea sconfitta subita dal socialismo nell'ex Unione Sovietica e negli altri paesi socialisti ad opera del revisionismo non ha mutato il carattere dell'epoca storica nella quale viviamo, né il ruolo storico della classe operaia quale principale forza rivoluzionaria per l'abbattimento del capitalismo e principale costruttrice della società socialista.
Contrariamente a talune forze che si definiscono rivoluzionarie, ma che disconoscono la funzione storico-universale della classe operaia, noi comunisti (marxisti-leninisti) ribadiamo con forza che la classe sociale che dev’essere la forza dirigente della rivoluzione socialista e della costruzione della nuova società dei produttori associati, è il proletariato.
Come la borghesia, anche il proletariato è una classe internazionale ed è, nella società contemporanea, una classe in continuo aumento a livello mondiale. Il proletariato - e in particolare la sua sezione più avanzata, la classe operaia dell’industria, anch’essa in continua espansione - proprio per il posto che occupa nella produzione capitalista è l'unica classe i cui interessi coincidono con l'eliminazione della proprietà privata dei mezzi di produzione e dei rapporti di produzione del sistema capitalista.
Oggi, il proletariato, specie nei paesi imperialisti come il nostro, ha una struttura complessa, dato che la borghesia ha creato un vasto ventaglio di nuove figure di lavoratori rientranti al suo interno.
Brevemente, il proletariato è oggi composto da:
·         il proletariato industriale (tradizionalmente chiamato classe operaia, che ne rappresenta una parte cospicua);
·         il proletariato agricolo (braccianti);
·         il proletariato dei settori delle costruzioni, dei trasporti e della logistica, delle imprese delle comunicazioni;
·         il proletariato dei settori della distribuzione e del commercio;
·         il proletariato dei servizi (ditte pulizia, ospedali e cliniche private, alberghi, etc.)
·         il proletariato del settore dei servizi alle imprese capitalistiche e alcune tipologie di lavoratori atipici che dietro la maschera del “lavoro autonomo”, subiscono uno sfruttamento capitalista vero e proprio;
·         i lavoratori a domicilio soggetti al rapporto di capitale;
·         i disoccupati (l’esercito industriale di riserva);

III

Il sistema economico capitalista internazionale è scosso alle fondamenta da una profonda e prolungata crisi economica. Si tratta di una crisi di sovrapproduzione relativa, iniziata a partire dal 2007, caratterizzata dall’eccesso di capitale in tutte le sue forme (mezzi di produzione, merci, capitale da prestito e fittizio, etc.). Questa grave e prolungata crisi ciclica si è sviluppata nel quadro di una tendenza di lungo periodo alla caduta del saggio medio di profitto divenuta evidente dagli anni ’70 del secolo scorso, imputabile all’incremento della composizione organica del capitale, dunque allo sviluppo della produttività sociale del lavoro. Le tesi che vedono la crisi attuale quale una definitiva crisi di sovrapproduzione (assoluta), sono di carattere catastrofista, errate scientificamente ed incapaci di cogliere la complessità della realtà del capitalismo odierno. La realtà dimostra che le crisi economiche si susseguono sempre in maniera più profonda e prolungata, che i periodi di ripresa sono più brevi e parziali, ma la società imperialista-capitalista sta dimostrando, anche se con margini di manovra ridotti rispetto al passato, di poter rimandare la sua fine, la quale non avverrà per autoliquidazione, ma solo grazie alla lotta rivoluzionaria della classe operaia per prendere nelle proprie mani il potere politico ed economico.
Nella crisi economica attuale, una delle più gravi di sempre, si manifesta con forza l’influenza della crisi generale del sistema capitalista-imperialista.
Allo stesso tempo, le distruzioni e gli squilibri provocati dalla crisi ciclica aggravano ulteriormente la crisi generale del sistema, creando le condizioni per un rafforzamento del processo rivoluzionario.
Le prospettive di completo superamento della crisi e di un’effettiva ripresa dell’economia borghese, lanciate dall’intellighenzia borghese, continuano a non verificarsi, sono regolarmente negate dalla cruda realtà dei fatti.
Il sistema capitalista è storicamente agonizzante ed  intrappolato nelle sue contraddizioni irrisolvibili. Non può sfuggire alle crisi economiche, può superarne una solo per ricadere in un'altra ancora più distruttiva.
L’Italia odierna è un paese imperialista, parte integrante del sistema mondiale di sfruttamento ed oppressione del proletariato e dei popoli, in rapido declino economico, con un vasto degrado in tutti i settori sociali. L’Italia continua a regredire su tutti i piani perché il suo capitalismo è ad un alto grado parassitario, obsoleto, condannato dalle sue contraddizioni interne.
La crisi generale del capitalismo e la crisi economica mondiale hanno investito in pieno l’imperialismo italiano, che dal 2008 al 2014 ha visto ridurre del 25% la produzione industriale, perdendo numerose posizioni nell’arena internazionale del capitalismo.
Nonostante alcune condizioni esterne favorevoli, ad oggi non si vede nessun vero segnale di crescita economica. La ripresa è ancora lontana, la fase di stagnazione continua.
Le conseguenze della crisi economica sono state dure, ma non per tutti. I suoi responsabili continuano infatti ad ingrassarsi oltre ogni limite. Si sta verificando un’inaudita polarizzazione sociale nel nostro paese. In sei anni di crisi (2008-13), le dieci famiglie più ricche hanno aumentato il loro patrimonio di quasi il 70%, mentre il 30% più povero ha perso circa il 20% di quel poco che aveva. L’impoverimento del proletariato è dilagato assieme alla disoccupazione, specie giovanile, che ha raggiunto massimi storici.
La nostra società è drammaticamente divisa in classi sociali e l’abisso che le separa si allarga sempre più, mentre le condizioni di vita e di lavoro di milioni di operai e di larghe fasce popolari si fanno sempre più insopportabili.
Contemporaneamente alla crisi economica procede quella politica e istituzionale. Si osserva la costante decomposizione del sistema politico borghese e dei suoi vecchi e corrotti partiti, che perdono continuamente consensi. Vi è una lotta all’interno degli apparati dello Stato borghese fra fazioni e cordate contrapposte.
Nell’ultimo anno, l’oligarchia finanziaria (che esprime l’“unione personale” del capitale monopolistico industriale e bancario) ha affidato al PD di Renzi il governo per farsi carico dell’attuazione e dello sviluppo del programma antipopolare, della politica di austerità e di guerra seguiti per lunghi anni dai governi Berlusconi, da quelli di “centrosinistra” e da quelli “tecnici”.
I settori della borghesia che dirigono il PD hanno abbandonato ogni parvenza progressista e in alleanza con le destre portano avanti una decisa offensiva antioperaia e antidemocratica, a difesa dei profitti e dei privilegi di un pugno di grandi capitalisti.
Per cercare una via di uscita dalla profonda e prolungata crisi economica del capitalismo, e dalla decomposizione del sistema borghese, spinta dalla acuita competizione internazionale, i gruppi dominanti del capitalismo monopolistico finanziario hanno scelto per il nostro paese la strada della liquidazione dei diritti e delle conquiste dei lavoratori, del ribasso dei salari, del taglio delle pensioni e dei servizi sociali, della concorrenza al ribasso, scatenando in questi anni una politica antioperaia ed antipopolare che si sviluppa su alcuni assi principali:
·         imposizione di manovre e misure economiche sempre più pesanti, di politiche fiscali antipopolari,  di leggi finanziarie e di stabilità, di privatizzazioni dettate dalle centrali dirigenti imperialiste (UE-BCE-FMI) per salvare i monopoli capitalistici, le grandi banche, e scaricare gli effetti della crisi sulla classe sfruttata;
·         provvedimenti quali il Jobs Act e la cancellazione dell’art. 18, il blocco contrattuale, l’attacco alle condizioni di lavoro, le riduzioni salariali, i licenziamenti di massa, le delocalizzazioni che si accompagnano all’intensificazione dello sfruttamento, all’aumento dei ritmi dei carichi di lavoro, alla diminuzione delle pause, alla flessibilità selvaggia per chi lavora in fabbrica;
·         la trasformazione reazionaria, a livello politico e istituzionale, dello Stato e della società borghese. A tal fine i governi della oligarchia finanziaria e gran parte delle forze parlamentari intendono instaurare una Repubblica presidenziale di tipo autoritario, antidemocratica, per estendere a macchia d’olio la reazione politica. Nell’attuale contesto di aggravamento della crisi generale del capitalismo e di inasprimento della concorrenza monopolistica, la borghesia, per salvaguardare i suoi interessi e il suo dominio di classe, diventa più aggressiva e non esita a disfarsi dello stesso ordinamento costituzionale democratico-borghese, divenuto incompatibile con le esigenze del capitale;
·         le politiche di guerra imperialista, l’aumento dei fronti di intervento nelle aree di crisi sotto la guida della NATO, organizzazione di guerra e di terrore diretta dagli USA, e con la foglia di fico dell’ONU;
·         l’imposizione dell’ennesima legge elettorale, fortemente voluta dal Partito Democratico e inizialmente concordata con Forza Italia, di stampo inequivocabilmente fascista, nel senso che ricalca e peggiora quella mussoliniana del 1923. Una legge presidenzialista, maggioritaria, del premio elettorale alla lista più votata che le consente di attribuirsi il 55% degli eletti, dello sbarramento all’accesso in parlamento dei partiti più piccoli e della nomina di 100 parlamentari non eletti dal popolo, che ha instaurato in Italia un potere politico dittatoriale, che calpesta la reale sovranità popolare, che annulla di fatto persino la democrazia, la sovranità popolare e le libertà borghesi sancite dalla Costituzione borghese del 1948, che infanga l’eroica lotta antifascista, la Resistenza e la guerra di Liberazione dell’Italia dal nazi-fascismo e che sta progressivamente cancellando tutte le conquiste sociali realizzate dal proletariato italiano sino agli anni ’70 del secolo scorso.  

IV

I rapporti di produzione capitalistici ed imperialistici dominanti da lungo tempo nelle città e nelle campagne del nostro paese, il carattere e lo sviluppo delle forze produttive che sono in contraddizione insanabile con tali rapporti di produzione, determinano il carattere della rivoluzione italiana quale rivoluzione proletaria e socialista, parte integrante della rivoluzione proletaria e socialista mondiale.
Questa fondamentale direttiva strategica era già stata risolutamente affermata dal Partito Comunista d'Italia sotto la direzione di Antonio Gramsci (Terzo Congresso, Lione 1926): “Il capitalismo è l'elemento predominante nella società italiana e la forza che prevale nel determinare lo sviluppo di essa. Da questo dato fondamentale deriva la conseguenza che non esiste in Italia possibilità di rivoluzione che non sia la rivoluzione socialista.”
Dunque il passaggio diretto alla dittatura del proletariato è la fondamentale rivendicazione del nostro programma nel campo politico.
Decenni di revisionismo, a partire dal 1945, sotto la direzione ideologica e politica di Palmiro Togliatti hanno stravolto e liquidato questa prospettiva. Dapprima con l'indicazione strategica di una illusoria democrazia progressiva quale sbocco di una presunta (e inesistente) nuova rivoluzione democratica italiana, e successivamente con il puro e semplice inserimento del PCI nel sistema di potere della borghesia capitalistica e con l'integrale accettazione del parlamentarismo borghese: una soluzione interamente rifomista, gabellata come la pacifica e parlamentare via italiana al socialismo.
Nonostante il lavoro instancabile, ed ancora portato avanti da ogni risma di revisionisti e opportunisti, ecc., quali i togliattiani ed altri, il fallimento storico del riformismo e la realtà dei fatti dimostrano che le politiche socialdemocratiche e neokeynesiane non possono risolvere in modo definitivo i gravissimi problemi che angustiano la classe lavoratrice e le masse sfruttate ed oppresse.
Solo la rivoluzione proletaria e la sostituzione dell'attuale proprietà capitalistica dei mezzi di produzione con la proprietà socialista possono risolvere una volta per tutte i problemi immediati e storici della classe operaia e delle masse lavoratrici. Solo la società dei lavoratori potrà porre fine allo sfruttamento, alla disoccupazione, alla fame, alla miseria, alla cancellazione dei diritti e delle libertà, ai pericoli di guerra imperialista. Solo il socialismo potrà rendere e garantire le condizioni materiali e culturali di vita e di lavoro, i diritti e le libertà dei lavoratori concretamente realizzati e stabili nel tempo.
La questione centrale, quella non della semplice partecipazione, della semplice gestione, ecc., ma quella della conquista del potere politico da parte della classe operaia e dei suoi alleati deve essere posta al proletariato, alle masse lavoratrici, in ogni occasione.
Atterriti dalla prospettiva del socialismo, le diverse bande al servizio della borghesia imperialista, continuano a sproloquiare della possibilità di un graduale passaggio al socialismo, cercando di presentare la dittatura del proletariato e il socialismo proletario come qualcosa di insensato ed obsoleto nell’epoca odierna, o comunque un passaggio storico oggi impossibile.
In realtà, non solo socialismo e capitalismo sono due sistemi che non possono convivere e che si escludono a vicenda; non solo sussistono oggi, anche nel nostro paese, le condizioni oggettive per costruire il socialismo proletario, ma lo stesso passaggio dal capitalismo alla società socialista, passaggio possibile solo attraverso la rivoluzione proletaria e la dittatura del proletariato guidata dal Partito comunista, necessita storicamente di tempi relativamente limitati, grazie allo sviluppo raggiunto dalle forze produttive.
L’esistenza delle basi materiali del socialismo non può però sostituirsi alla indispensabile azione cosciente della classe operaia e del suo partito. Si tratta in realtà di lavorare concretamente a questo percorso, di oltrepassare ogni indugio e adoperarsi per costruire tutte le condizioni per la rivoluzione e la costruzione del socialismo.
Contro ogni mistificazione e deviazione revisionista, la strategia rivoluzionaria che noi indichiamo vede come protagonista il proletariato delle metropoli e dei centri industriali, che è l'unica classe conseguentemente rivoluzionaria fino in fondo e la forza principale della rivoluzione. La rivoluzione italiana avrà il suo centro di gravità nelle città, nelle maggiori concentrazioni operaie, e la sua affermazione nelle aree urbane è il presupposto perché la lotta si estenda e si rafforzi anche nelle campagne e in tutto il territorio nazionale.
Diversamente da chi sostiene che la rivoluzione avrà inizio, anche in Italia, con l'esercizio del “potere rosso” in alcune zone liberate del territorio nazionale, noi sosteniamo che la costruzione del nuovo apparato statale proletario non precede, ma segue la presa rivoluzionaria del potere a livello centrale quale compito fondamentale al quale debbono essere subordinati tutti gli altri compiti.
La presa del potere è preceduta da una lunga fase di accumulazione delle forze rivoluzionarie (classe operaia e suoi alleati), sino all'emergere di una crisi rivoluzionaria che abbia, infine, il suo sbocco in una situazione rivoluzionaria acuta (con le caratteristiche oggettive e soggettive analizzate da Lenin) che ponga all'ordine del giorno la mobilitazione rivoluzionaria delle masse sfruttate sotto la guida del partito comunista, l’insurrezione e la conquista del potere per l'abbattimento dello Stato della borghesia capitalista e imperialista e l'inizio della dittatura del proletariato.

V

Dopo la vittoria della rivoluzione socialista, compito essenziale del proletariato vittorioso, del blocco rivoluzionario di forze sociali ad esso alleate e del Partito comunista quale forza politica dirigente, è quello, fondamentale, della demolizione dell'apparato statale e politico della borghesia capitalistica sconfitta e della costruzione di un nuovo apparato statale, il quale non può essere niente altro che una dittatura rivoluzionaria del proletariato.
Per quanto riguarda la sua forma politica, la dittatura del proletariato ha assunto storicamente, nel XX secolo, forme diverse: i Consigli dei deputati operai e dei soldati (Soviet) in Russa (e per un tempo assai breve in Baviera e in Ungheria dopo la prima guerra mondiale), e altre forme dopo la seconda guerra mondiale: i Consigli popolari (Albania), i Comitati del Fronte Nazionale (Cecoslovacchia), i Comitati del Fronte Patriottico (Bulgaria), ecc. I Comitati di Fronte, nelle Democrazie Popolari, anche quando ebbero, nei primi anni della loro esistenza, compiti fondamentalmente democratici e antimperialisti, a partire da un certo momento in poi - cioè col passaggio ininterrotto alla rivoluzione socialista - assolsero gli stessi compiti della dittatura proletaria che in Russia erano stati assolti dai Soviet.
Oggi non è possibile conoscere in anticipo la forma statale che assumerà in Italia la dittatura del proletariato dopo la vittoria della rivoluzione socialista nel nostro paese: la forma storica dei Soviet o una delle forme della Democrazia popolare, sulla base - fondamentalmente - di Consigli di fabbrica e di quartiere nelle zone urbane, e sui Consigli di villaggio nelle campagne, quali organismi elettivi che la classe operaia ed il popolo lavoratore costruiranno - anche per impulso del Partito comunista - nel corso del processo rivoluzionario - per l'esercizio del potere. Ciò dipenderà da una serie di circostanze di carattere nazionale e internazionale.
In ogni caso, la dittatura del proletariato favorirà la più ampia e multiforme partecipazione delle masse nella vita politica, economica e sociale. Verrà abolito il principio borghese della sedicente divisione dei poteri e un'Assemblea nazionale unica, eletta democraticamente in rappresentanza della classe operaia e degli altri lavoratori, sarà l'organo legislativo ed esecutivo che definirà gli indirizzi generali di politica interna ed estera e nominerà il governo centrale.
Tutte le elezioni si svolgeranno a scrutinio universale, segreto, uguale e diretto, secondo il metodo proporzionale. La circoscrizione elettorale di base sarà l'unità economica di appartenenza (fabbrica, cantiere, scuola, ufficio, struttura sanitaria, ecc.). Nella Repubblica socialista vigerà la revocabilità, in ogni momento e senza eccezioni, dei deputati che perdano la fiducia politica dei lavoratori che li hanno eletti o agiscano in contrasto col mandato ricevuto.
Contro il soffocante burocratismo dello Stato borghese, diverrà una realtà il più ampio autogoverno locale ed una completa autonomia amministrativa degli enti territoriali, delle scuole, ecc.
I funzionari e dirigenti pubblici - i quali saranno retribuiti in misura non superiore agli operai e posti al servizio diretto del popolo - dovranno partecipare, a turno, al lavoro produttivo ed essere responsabili del loro operato dinanzi agli organi popolari, revocabili anch'essi.
Tutte le leggi, gli accordi e gli atti aventi un carattere antisocialista e antioperaio saranno cancellati, così come saranno abolite tutte le spese inutili e gli sprechi tipici della società borghese, nonché quelle volte al mantenimento del gigantesco apparato burocratico e militare dello Stato.
Fondamentale sarà la demolizione degli strumenti repressivi attualmente in mano alla borghesia. Le forze armate permanenti saranno sostituite da un esercito rivoluzionario popolare, nel quale le truppe eleggeranno i gradi superiori. Le forze di polizia saranno sostituite da una guardia popolare diretta dalla classe operaia. Oltre a una costante vigilanza di massa per l'autodifesa delle conquiste democratiche e sociali, dell'indipendenza e della sovranità nazionale, saranno formati speciali organismi proletari di vigilanza, composti dagli elementi più fedeli alla causa del socialismo, per impedire le attività terroristiche dei servizi segreti dell'imperialismo, della borghesia italiana sconfitta ma non annientata, dei fascisti, e di altri terroristi e spie di provenienza interna e internazionale.
Verrà soppresso il Codice Rocco, le leggi speciali e antipopolari, la giurisdizione militare e amministrativa, il diritto borghese ereditario. Gli attuali magistrati di carriera saranno sostituiti da giudici popolari eletti a suffragio universale, e da altri giudici eletti dai consigli dei lavoratori ai vari livelli. Nel sistema della giustizia socialista i giudici saranno revocabili dai loro elettori con modalità e garanzie stabilite dalla legge. Verrà fissato un termine (non superiore a un anno) come limite di attesa per il giudizio.
Dopo la presa rivoluzionaria del potere, tutti i diritti democratici serviranno a consolidare la democrazia proletaria contro la resistenza degli sfruttatori e dei parassiti, a rafforzare e sviluppare il socialismo verso la società comunista senza classi. Il potere proletario reprimerà ogni tentativo di reintrodurre i rapporti sociali borghesi e di ristabilire il capitalismo sconfitto, ma non ancora liquidato.
Nel socialismo sarà garantito il diritto pieno di coscienza, di parola, di stampa, di associazione, di riunione, di manifestazione, di mobilitazione e di sciopero per i lavoratori.
Chi violerà i diritti dei lavoratori, le norme d’igiene e sicurezza, chi saboterà la produzione e compirà crimini antisociali sarà immediatamente arrestato e giudicato.
Per un determinato periodo di tempo, non sussisterà la pienezza dei diritti politici per gli ex appartenenti alla borghesia imperialista, per i fascisti, i razzisti, i criminali  e tutti coloro che sfruttano il lavoro altrui.
Lo Stato socialista ritroverà e difenderà la sua indipendenza e sovranità nazionale e uscirà da qualsiasi alleanza imperialista e guerrafondaia (U.E., NATO, ecc.), caccerà le basi militari straniere, denuncerà gli accordi segreti e ripudierà il debito estero. Allo stesso tempo rispetterà e aderirà ai trattati internazionali che non violino la sovranità propria e di altri paesi, che indeboliscano il sistema imperialista e proteggano l’ambiente.
I suoi rapporti internazionali saranno basati sul principio dell’internazionalismo proletario, della coesistenza pacifica con gli altri paesi per sviluppare una politica di pace, collaborazione e solidarietà tra i popoli, della non ingerenza negli affari interni degli altri paesi. L’Italia socialista lavorerà per far trionfare le rivoluzioni proletarie, le rivoluzioni antimperialiste e democratiche in tutto il mondo, così come accetterà l’aiuto del Movimento comunista ed operaio internazionale, dei popoli del mondo per consolidare il socialismo e stabilire la società comunista nel mondo.
La nuova Repubblica Socialista d’Italia, basata sui Consigli, che nascerà dalla rivoluzione proletaria regolerà i suoi rapporti nei confronti della Chiesa Cattolica e di tutte le confessioni religiose sulla base della più rigorosa separazione.
Saranno dichiarati nulli e senza effetto i Patti Lateranensi del 1929, l'Accordo del 1984 fra lo Stato Italiano e la Chiesa Cattolica e le altre intese stipulate dallo Stato italiano con le altre confessioni religiose. Lo Stato della Città del Vaticano sarà annesso allo Stato italiano. Tutti i beni appartenenti alle istituzioni religiose saranno espropriati senza indennizzo. I privilegi economici, sociali e fiscali del clero saranno soppressi.
Tutti i cittadini avranno il diritto di professare liberamente la loro fede religiosa e di praticarla nei luoghi destinati al culto, così come sarà assicurata la libertà di propaganda atea. Non sarà ammessa la propaganda religiosa a fini politici e sarà eliminata ogni influenza delle religioni nelle scuole di ogni ordine e grado. Non sarà consentita la diffusione nel territorio italiano di programmi di emittenti radio-televisive di qualunque confessione religiosa.


VI

Quale è il programma essenziale del socialismo in campo economico? A questa domanda alcune forze che si dichiarano comuniste e rivoluzionarie rispondono proponendo una versione più o meno aggiornata delle vecchie politiche neokeynesiane, di redistribuzione della ricchezza sociale prodotta: in altre parole confondono il socialismo proletario con le punte più avanzate del riformismo economico borghese.
Al contrario, in questo campo il programma dei comunisti (marxisti-leninisti) mira all’abolizione della proprietà privata capitalista ed alla realizzazione di un sistema completamente nuovo.
Con la proprietà sociale, collettiva, dei mezzi di produzione e di scambio e grazie alla completa demolizione dello stato borghese e l’esistenza di uno Stato socialista, verrà soppressa la base materiale dello sfruttamento dell’uomo sull’uomo. Verranno cioè create le condizioni per l’edificazione di una società socialista integrale, proiettata verso il comunismo.
Il primo compito della classe operaia e degli strati sociali suoi alleati, guidati dal Partito comunista, una volta rovesciata con la rivoluzione proletaria la dittatura borghese e conquistato il potere politico, è quello di sopprimere la proprietà capitalistica, espropriare senza indennizzo i monopoli capitalisti, incluse le proprietà delle aziende multinazionali presenti nel paese. Contemporaneamente, verrà requisito il resto della proprietà e delle fortune accumulate dalla borghesia imperialista, dai capitalisti, dal clero, dalla criminalità, dagli evasori fiscali, dagli strozzini, dai corrotti, da tutti coloro che si sono ingrassati a spese del popolo.
I principali mezzi di produzione, le industrie, le banche, le grandi imprese commerciali, i principali mezzi di trasporto e di comunicazione, la terra, il sottosuolo, le acque, ecc. diventeranno proprietà sociale. Non si tratta però di certe nazionalizzazioni, tipiche dell’ambito borghese e riformista, che le voci odierne più radicali della piccola borghesia   propongono oggi come soluzione estrema, per esempio, nei casi di crisi aziendali, etc.
Le nazionalizzazioni nell’ambito di uno Stato socialista non si risolvono nella sostituzione di un padrone privato con un manager pubblico, ma nella realizzazione effettiva della proprietà dei produttori associati, nella proprietà sociale, collettiva e nel controllo della classe operaia.
Lo Stato del proletariato stabilirà il monopolio del commercio estero a beneficio della costruzione del socialismo, proibirà qualsiasi tipo d’investimento speculativo e di credito estero da parte di paesi imperialisti.
La trasformazione socialista, l’economia dello Stato del proletariato rivoluzionario potrà realizzarsi su solide basi attraverso l’adozione dell’economia pianificata, attraverso l’adozione di un piano centralizzato che servirà a combinare e sviluppare le forze produttive in modo razionale, armonioso ed ecologicamente compatibile. Ciò in modo da soddisfare le esigenze materiali e culturali della società.
La proprietà sociale dei mezzi di produzione e di scambio, verrà accompagnata, nella futura società socialista, dal controllo e dalla vigilanza diretti, organici e permanenti della classe operaia e delle masse lavoratrici organizzate.
Questo controllo non si fermerà alla produzione e alla distribuzione dei beni, ma si estenderà agli organi statali e locali, al fisco, alla previdenza, ai sindacati, alle cooperative.
Con il socialismo avverrà la nazionalizzazione della terra, la collettivizzazione e la statalizzazione, la graduale trasformazione e la razionalizzazione su basi socialiste del settore agricolo; con ciò cesserà lo sfruttamento bestiale dei braccianti agricoli, l’oppressione dei piccoli contadini e delle popolazioni rurali. L’intera produzione agricola sarà riorganizzata su basi razionali ed ecologicamente compatibili.Verranno aboliti tutti i patti agrari, non sarà più permessa l’intermediazione parassitaria.
Tradizionalmente e storicamente legato al problema dei contadini, è il problema del meridione. Il sud e le masse popolari meridionali sono stati storicamente sfruttati e depredati dalle politiche della borghesia italiana, specialmente di quella industriale e bancaria del nord.
I problemi del Mezzogiorno rimangono ancora una delle grandi ed ataviche tare del nostro paese. Sarà compito essenziale della rivoluzione socialista il superamento delle condizioni pesantemente arretrate delle regioni meridionali, del dislivello infrastrutturale, etc. fra nord e sud del paese, la consegna delle terre espropriate ai contadini poveri e al proletariato agricolo con appoggio economico, tecnico,  etc., la liberazione del meridione dalle grinfie delle grandi centrali della malavita organizzata, il suo sviluppo economico e sociale.
Al contrario del sistema capitalista-imperialista, dove le conquiste e i diritti sociali della classe lavoratrice, ottenuti con le lotte, sono perennemente condizionati e messi a rischio da parte delle classi dirigenti, nella società dei lavoratori esse vengono costantemente rafforzate, ampliate e garantire una volta per tutte.
Lo Stato proletario garantirà a tutti i cittadini il diritto al lavoro come diritto fondamentale e come dovere di ogni cittadino idoneo al lavoro.
La società socialista non sarà in grado di coprire immediatamente tutte le necessità e le aspettative del popolo lavoratore, ma fin dall’inizio della sua edificazione sarà capace, al contrario dell’attuale ordinamento esistente, di assicurare i bisogni fondamentali della stragrande maggioranza della società, di ridurre la giornata lavorativa per le masse lavoratrici sino a 5 ore per 5 giorni settimanali - anche per elevarne il livello culturale e migliorarne la disponibilità del tempo libero - e di garantire un tenore di vita ed una generale floridezza alla società che supereranno di gran lunga i periodi migliori del capitalismo.
Solo lo Stato proletario sconfiggerà la condizione di fame, povertà, mancanza di livelli di vita adeguati alle necessità umane; garantirà un’adeguata e corretta nutrizione per tutti i cittadini, assicurerà buone abitazioni a basso costo per tutti, sino alla totale gratuità.
Il potere operaio in Italia assicurerà, eliminando gli sprechi antisociali, il funzionamento di tutti i servizi e le istituzioni socialmente utili. Tali istituzioni saranno gratuite per tutti i lavoratori, i loro figli e i pensionati, e avranno alti standard qualitativi. In particolare il servizio sanitario verrà migliorato in modo da assicurare la salute all’intera popolazione, sradicando le malattie sociali. La sanità sarà imperniata sulla prevenzione, a partire dai luoghi di lavoro, dalle scuole, etc. Saranno perseguite ed eliminate le speculazioni, di ogni genere, sulla pelle del malato.
Le prestazioni pensionistiche miglioreranno per i lavoratori. Nella società socialista i pensionati non saranno più considerati dei vuoti a perdere, ma continueranno, fin tanto che saranno in grado di farlo, a svolgere un importante ruolo sociale. Sarà immediatamente introdotta l’età pensionabile a 60 anni per tutti i lavoratori (massimo 35 anni di lavoro) e la pensione sarà pari al salario netto percepito nell’ultimo mese di lavoro.
Tutti i lavoratori percepiranno il salario intero nel corso della loro vita lavorativa, perché tutti avranno il diritto-dovere di lavorare, salario che la società socialista garantirà allo stesso modo a tutti i lavoratori riconosciuti inabili al lavoro.
Con la messa a disposizione di scuole, università, centri culturali, teatri, cinema, etc. alle masse popolari, si eleverà il livello culturale delle masse.
La gioventù conquisterà la possibilità di essere educata in maniera universale, armonica, politecnica e umanistica. L’istruzione non sarà più orientata a produrre forza-lavoro a basso costo per i padroni, ma ad educare membri capaci e sviluppati della società socialista, in grado di esaltare appieno la loro personalità e di dare il proprio contributo consapevole allo sviluppo e al miglioramento della collettività.
Lo Stato socialista opererà una vera rivoluzione nel campo dell’ideologia e della cultura formando una nuova intellighenzia proveniente dalle file del proletariato, fedele al popolo lavoratore e alla causa del socialismo, nonché un elevamento generale del livello culturale di tutto il popolo.
Avrà una grande importanza la valorizzazione dell’immenso patrimonio artistico e culturale. L’arte, le scienze, la cultura saranno posti al servizio delle masse. I musei e le biblioteche saranno aperti gratuitamente tutto il giorno. I programmi radio-televisivi saranno usati per promuovere la cultura e le scienze, non l’ignoranza e i modelli culturali decadenti. L’Italia diverrà una “superpotenza culturale” capace di rielaborare ed irradiare i più importanti risultati di millenni di sviluppo del pensiero umano, sviluppando una genuina cultura proletaria e socialista.
La società socialista produrrà un’umanità nuova e non alienata, finalmente libera e capace di esprimere pienamente tutte le sue potenzialità, materiali, culturali, etc.
In particolare, il socialismo risolverà definitivamente la questione femminile, superando la ristretta concezione dell’emancipazione femminista borghese e piccolo-borghese. Con il socialismo sarà possibile abolire non solo lo sfruttamento capitalista, relativo alla funzione della donna proletaria all’interno del rapporto di produzione capitalista, ma anche l’oppressione di genere che grava sulle donne, in particolare le donne lavoratrici.
Ciò comporterà una vera uguaglianza economica, politica e sociale tra i sessi. Assieme al diritto al lavoro sarà garantito anche il diritto ad avere una famiglia e dei figli senza che ciò debba ricadere sulle spalle della donna. Col socialismo viene pienamente affermata la natura sociale della maternità e dell’infanzia, e gran parte dei lavori domestici verranno trasformati in compiti sociali tramite asili nido, mense e lavanderie sociali, etc.
Inoltre, il socialismo spazzerà via la pesante eredità dell’ideologia reazionaria e clericale, che penalizza le donne e le priva della autonomia ed autostima, creando una forma superiore della famiglia e dei rapporti fra i sessi.
La questione ambientale ha una sua valenza fondamentale per noi comunisti. Le svariate soluzioni interne al campo borghese (non ultima quella della cosiddetta “decrescita”) non possono risolvere detta problematica. Il motivo è semplice: il sistema capitalista si è rivelato incompatibile con la stessa esistenza della società umana e della natura e una politica volta a evitare pericolosi cambiamenti climatici è incompatibile con la legge che oggi domina l’economia capitalista: quella del massimo profitto.
Solo il socialismo può farci uscire dalla crisi ecologica globale, proteggere l’ecosistema e il genere umano, in quanto è l’unico sistema sostenibile, capace di prevenire la catastrofe ambientale, assicurare la sua sopravvivenza e sviluppo, e allo stesso tempo sviluppare in modo pianificato e razionale l’economia e lo sviluppo scientifico e tecnologico.
In particolare, rispetto alla questione ambientale, il socialismo si caratterizzerà per il rinnovamento della base produttiva e lo sviluppo di nuove macchine e tecnologie su base eco-sostenibile, l’eliminazione e la riconversione degli impianti obsoleti ed inquinanti, il risparmio delle materie prime e dell’energia (dando priorità alle energie rinnovabili), la rigorosa pianificazione della produzione e del consumo, l’eliminazione degli sprechi, etc.

VII

La rivoluzione socialista del proletariato è una questione posta e che deve essere risolta. Essa interessa tutto il mondo capitalista-imperialista, e al di là delle forme concrete che assumerà in ogni singolo paese, avrà caratteristiche fondamentali comuni e valide in ogni condizione storica e paese.
Nel nostro paese le basi sociali della rivoluzione socialista sono:
·         il moderno proletariato, come specificato nel capitolo II, cioè la classe della società priva dei mezzi di produzione e obbligata di conseguenza a vendere ai capitalisti la propria forza-lavoro per trarre il suo sostentamento; una classe storicamente in aumento poiché sempre nuove masse di lavoratori sono assoggettate al rapporto di sfruttamento capitalistico;
·         i semiproletari e gli altri lavoratori sfruttati che per le loro condizioni di lavoro e di vita sono assimilabili al proletariato;
·         gli strati della piccola borghesia oppressa e impoverita della città e della campagna: impiegati dei livelli inferiori, contadini e allevatori poveri, piccoli artigiani e commercianti, piccoli pescatori, gli autotrasportatori, i camionisti e i tassisti, gli insegnanti, che possono essere spinti nella lotta rivoluzionaria, in particolar modo dal peggioramento delle proprie condizioni;
·         i giovani disoccupati e le donne delle classi lavoratrici e degli strati popolari.
Quale classe sociale deve essere il motore e la forza dirigente del blocco sociale antagonista alla borghesia? Contrariamente alle diverse posizioni borghesi e piccolo borghesi, che negano o, più furbescamente, confondono il proletariato nella palude delle “soggettività ribelli”, i comunisti (marxisti-leninisti) sostengono che il proletariato, e in particolare la sua parte più avanzata, la classe operaia dell’industria è la forza dirigente della rivoluzione. Il proletariato è la classe direttamente sfruttata dal capitale, che ricava dal pluslavore non pagato degli operai salariati il profitto di cui vive l'intera classe borghese in tutte le sue ramificazioni sociali. La classe operaia è, dunque, l'unica classe sociale che ha un rapporto antagonistico col capitale nella sfera stessa del processo produttivo. Per questo la classe operaia è la classe più combattiva, la sola classe rivoluzionaria fino in fondo della società capitalistica.
Il proletariato è l'antagonista più irriducibile del capitale, perché lo sviluppo generale del capitalismo non minaccia la sua esistenza (come avviene, invece, per gli strati piccolo-borghesi), ma fa aumentare, a livello mondiale, il numero degli operai e rende sempre più importante il ruolo economico e sociale che essi rivestono come principali produttori della ricchezza materiale della società; per cui, gli interessi materiali della classe stessa coincidono con la fondamentale tendenza di sviluppo delle forze produttive (compresa la scienza e le sue applicazioni tecniche alla produzione).
Il proletariato è la classe nella quale si concentrano gli interessi rivoluzionari della società, perché non ha interessi “specifici” da difendere, perché il suo fine non è la continuazione dello sfruttamento dell’uomo sull’uomo in altre forme, ma la completa trasformazione della società e l’emancipazione dell’intera umanità.
Particolarmente il lavoro nella grande industria capitalistica educa quotidianamente gli operai all’attività svolta in comune, all'organizzazione, alla disciplina e allo spirito del collettivismo. Ciò consente al proletariato, specialmente quello industriale, di elevare la propria coscienza di classe, di far proprie le idee del socialismo scientifico e di prepararsi al suo compito rivoluzionario: l'abbattimento - alla testa di tutti gli oppressi e di tutti gli sfruttati - del dominio politico della borghesia e l'instaurazione della dittatura del proletariato per il passaggio dal capitalismo al socialismo e al comunismo.
Sono queste le ragioni per cui, in tutte le fasi storiche del processo rivoluzionario, la classe operaia può esercitare la sua egemonia su altri strati di lavoratori oppressi e sfruttati, e - sotto la direzione del suo partito, il Partito comunista - può estendere la sua egemonia ed esercitare una funzione trainante anche su una parte della piccola borghesia lavoratrice.
Nella situazione sociale odierna, con il prosieguo della crisi economica e dell’attacco capitalistico alle condizioni di vita dei lavoratori, gli antagonismi di classe si accentuano. Oltre alla classe operaia, altri strati sociali schiacciati dalla crisi e dall’offensiva capitalista cercano di resistere e affrontano come possono padroni e governi antipopolari.
Sotto questi colpi il proletariato uscirà dalla situazione di passività politica, di confusione ideologica, di disorganizzazione, nel quale è stato cacciato dal riformismo, riconquisterà  – grazie al lavoro dei sinceri comunisti - la sua indipendenza politica, ideologica ed organizzativa, la sua coscienza di classe, è svilupperà la sua influenza politica sugli altri strati della popolazione sfruttata ed oppressa.
Mentre gli opportunisti agiscono per trasformare il proletariato in appendice della borghesia e della piccola borghesia, noi comunisti (marxisti-leninisti) lottiamo affinché il proletariato diventi una forza indipendente e rivoluzionaria, raggruppando intorno a se tutte le vittime del capitalismo, tutti gli elementi scontenti per consolidare il terreno per l’egemonia del proletariato nella rivoluzione socialista.
Insomma, la classe operaia con la sua prassi rivoluzionaria può e deve tornare protagonista, riconquistare il proprio ruolo dirigente nel “movimento reale che abolisce lo stato di cose presente” (Marx), saper conquistare la fiducia e mettersi alla testa di tutti gli sfruttati e gli oppressi dal capitalismo per aprire la strada all’alternativa rivoluzionaria per il socialismo.
La lotta per la conquista del potere e per la creazione dello Stato operaio, ma anche per la stessa difesa delle condizioni di vita delle masse sfruttate e oppresse, non può essere portata a compimento senza un’azione politica attraverso la quale il proletariato mobilita attorno a sé tutte le forze anticapitalistiche, realizzando la sua egemonia, che è il germe della dittatura del proletariato.    
Dalla direzione della classe operaia, guidata dal suo partito comunista, dipenderà dunque l’esito della battaglia contro il capitalismo, l’abolizione rivoluzionaria della società capitalista e l’edificazione della società socialista, fino al comunismo.
  
VIII

Negli ultimi anni abbiamo assistito, e lavorato per il suo sviluppo, a una ripresa delle lotte operaie e popolari nel nostro paese contro le conseguenze della crisi economica, l’offensiva capitalista, le manovre reazionarie. All’interno di queste mobilitazioni si è espresso un più netto rifiuto delle logiche istituzionali e parlamentari, una maggiore radicalizzazione delle forme di lotta.
Purtroppo il movimento è tuttora caratterizzato da limiti profondi: la dispersione, la scarsa continuità, la mancata unificazione su contenuti anticapitalisti, l’economicismo, l’assenza di progettualità e prospettive politiche rivoluzionarie.
Determinante è il ruolo dirigente delle lotte e la deleteria influenza degli opportunisti di destra e di sinistra nel movimento operaio e comunista, il basso livello di coscienza di classe esistente.
Uno dei limiti è la mancata unificazione delle lotte su un terreno coerentemente di classe. E’ necessario dunque definire un programma d’azione che contenga misure concrete e urgenti volte a migliorare le condizioni di vita delle masse lavoratrici e respingere l’offensiva reazionaria del capitalismo finanziario e delle sue istituzioni nazionali e sovranazionali.
Prendendo come punto di partenza gli interessi economici e politici dei lavoratori, noi comunisti (marxisti-leninisti) avanziamo dunque delle parole d’ordine e delle rivendicazioni parziali, che si scontrano frontalmente contro il regime capitalistico e si trasformano in problemi di lotta politica generale, collegandole con gli obiettivi fondamentali della rivoluzione socialista.
§  Blocco dei licenziamenti, nessuno deve perdere il posto di lavoro, nessuno stabilimento deve essere chiuso. Riapertura delle fabbriche, degli ospedali e degli uffici chiusi.
§  Abolizione delle leggi su precariato e tempo determinato, con assunzione immediata dei precari e degli interinali. No al Jobs Act. Un lavoro regolare e stabile per tutti, e a tempo pieno.
§  Riduzione dell’orario di lavoro a 30 ore settimanali senza decurtazioni di salario e altre contropartite.
§  Riduzione dei ritmi e dei carichi di lavoro, aumento delle pause, no alla flessibilità antioperaia.
§  Aumenti immediati e reali di salari, stipendi e pensioni dei lavoratori, specie dei livelli più bassi. Rinnovo immediato e difesa dei CCNL, senza deroghe. Salario pieno e senza limiti temporali, a spese dei padroni e dello Stato, per tutti i lavoratori in caso di sospensione o riduzione della produzione. Indennità salariale piena per i disoccupati e le loro famiglie.
§  Abolizione delle controriforme pensionistiche. Reintroduzione della scala mobile.
§  Lotta per la difesa dei diritti democratici dei lavoratori. Nessuna limitazione alla libertà di sciopero, di organizzazione, etc. per i lavoratori.  Ripristino ed estensione a tutti i lavoratori dell’art. 18.
§  Abrogazione delle leggi e misure razziste contro i migranti. Stessi diritti per i lavoratori stranieri.
§  Disconoscimento e non pagamento del debito pubblico posseduto da monopoli, banche, istituzioni finanziarie; abolizione del Fiscal compact e pareggio di bilancio.
§  Blocco delle privatizzazioni; esproprio senza indennizzo delle imprese che chiudono, delocalizzano o inquinano affidandone la continuità produttiva ai lavoratori licenziati col sostegno delle Regioni e dello  Stato.
§  Colpire duramente l’evasione e le frodi fiscali e contributive; blocco e sequestro dei capitali e dei beni dei borghesi e delle società che evadono il fisco, esportano capitali all’estero o li depositano nei conti off-shore, galera per gli esportatori ed evasori; esproprio delle proprietà dei corrotti, dei ladri, dei mafiosi; abolizione del segreto bancario e commerciale; divieto della speculazione e dell’intermediazione finanziaria e parassitaria. 
§  Tassazione fortemente progressiva (80% sopra i 500 mila euro annui) su profitti, rendite, interessi, redditi. Rimodulazione delle aliquote Irpef abbassando consistentemente quelle sui redditi familiari sino a 50.000 euro di reddito annuo e innalzando pesantemente quelle relative ai redditi superiori. Introduzione di tasse e imposte che colpiscano le gradi imprese, i grandi patrimoni, le transazioni finanziarie e i consumi di lusso. Confisca delle proprietà dei grandi evasori, dei mafiosi, dei ladri e dei corrotti. Proibizione dei derivati finanziari speculativi.
§  Abolizione di tutti i privilegi, fiscali e non, degli stipendi, dei vitalizi, delle rendite e delle pensioni d'oro di manager, parlamentari, amministratori e preti. Divieto di cumulo di più redditi.
§  No ai tagli statali e regionali alla sanità, all’istruzione, ai servizi sociali. Casa, istruzione, sanità, trasporti eccetera totalmente gratuiti per le famiglie lavoratrici e disoccupate.
§  Abbattimento del canone delle abitazioni, non superiore al 15% del salario, e dell’abbonamento alla televisione, delle tariffe di luce, acqua, gas, telefonia per operai, lavoratori, disoccupati, studenti e pensionati al minimo.
§  Requisizione, esproprio e assegnazione delle case vuote degli enti ecclesiastici e di società immobiliari pubbliche e private ai senza casa e ai senza lavoro, a prezzi popolari; blocco sfratti per morosità, mutui e affitti per lavoratori in cassa integrazione, colpiti da riduzioni salariali, precari, disoccupati e famiglie in difficoltà economica.


IX

Le rivendicazioni parziali dei comunisti (marxisti-leninisti), grazie alle quali conquistare un’influenza sempre più grande sulle masse lavoratrici partecipando ai loro movimenti e appoggiando le loro lotte, riguardano ovviamente anche altre importanti questioni sociali. 
Il carattere di paese imperialista debole del nostro paese, la sua relativa subordinazione nella catena dell'imperialismo internazionale, specialmente agli USA e alla UE, nonché la presenza dello Stato del Vaticano, fanno sì che questioni quali la sovranità, la libertà e l’indipendenza nazionale siano oggi particolarmente importanti.
La vita politica italiana dal dopoguerra ad oggi è stata contrassegnata da una costante e continua ingerenza, nonché dai pesanti interventi dell’imperialismo USA, che hanno reso l’Italia un paese a sovranità e democrazia borghese fortemente limitata, hanno vincolato il quadro politico interno e le scelte in politica estera subordinando entrambe alla loro strategia imperialista e anticomunista.
Ciò, ovviamente si è accompagnato alla perdurante complicità e al vassallaggio della classe dirigente borghese, sia essa conservatrice, revisionista e riformista, che ha visto nel rapporto subalterno con la superpotenza USA il modo per difendere i suoi interessi e privilegi, conservare il sistema di sfruttamento e le sue istituzioni oppressive, impedire lo scoppio della rivoluzione proletaria e soffocarla con la violenza se fosse avanzata.
La crisi economica, lo sviluppo ineguale, le rivalità interimperialiste, l’acutizzarsi delle contraddizioni e dei conflitti generati dal sistema imperialista oggi aggravano la possibilità di una nuova guerra imperialista, in particolare in Europa, per la ripartizione del mondo.
La crisi che vede coinvolte UE, USA e Russia in Ucraina, l’esplosiva situazione in Medio Oriente e Nordafrica, ne sono un esempi eclatanti.
I crescenti pericoli di guerra riguardano anche l’Italia, che è considerata dagli USA come una piattaforma geostrategica e un tassello fondamentale della loro strategia militare.
Gli interessi della classe operaia e delle masse popolari, il loro futuro, richiedono la fine del vassallaggio verso gli USA e la NATO, la fine della politica di guerra che ci espone a gravi rischi e conduce a nuovi disastri.
Il popolo italiano deve lottare nell’immediato per uscire dal Patto Atlantico e da qualsiasi altra alleanza guerrafondaia, per cacciare tutte le basi militari straniere e ritirare subito tutte le truppe inviate all’estero, per dire no alle ingerenze e alle aggressioni militari imperialiste, per affermare una politica di pace e collaborazione fra i popoli.
E’ necessaria una drastica riduzione delle spese militari a favore di quelle sociali e per i disoccupati, bisogna farla finita con l’esportazione di armi per i regimi reazionari e borghesi, impedire la costruzione degli F-35, del MUOS.
Allo stesso tempo, va espressa la solidarietà e l’appoggio diretto e risoluto alle lotte della classe operaia e dei popoli contro l’imperialismo, il neocolonialismo e le cricche reazionarie.
L’appartenenza alla Unione Europea (UE) è un altro ceppo che impedisce qualsiasi prospettiva di sviluppo economico e sociale indipendente.
La UE è un’organizzazione di carattere imperialista, neoliberista, reazionaria, guerrafondaia e antidemocratica nella sua essenza, basata su un accordo voluto dagli Stati europei più ricchi e potenti, dai monopoli capitalistici per intervenire nella spartizione del mondo e delle sfere di influenza politica e militare.
La UE è fra gli artefici e i garanti delle politiche di austerità, delle misure contro la classe operaia e le vaste masse popolari, uno strumento voluto dall’oligarchia finanziaria per imporre duri sacrifici al proletariato e ai popoli, installare governi di rapina e sopprimere le conquiste ottenute con decenni di lotte, protagonista di ingerenze ed aggressioni militari ai danni di paesi indipendenti, etc.
La UE è nemica giurata della sovranità popolare e dell’indipendenza nazionale. La sua rivalità con gli altri poli imperialisti la rendono una organizzazione pericolosa per la pace, la libertà, la concordia e la solidarietà fra i popoli.
Gli sfruttati e gli oppressi devono rilanciare fin da subito la lotta, in modo forte e conseguente, per la rottura con la UE e i suoi trattati, per indebolire e spezzare le catene della UE, per toglierle consenso e delegittimarla. Dunque sosteniamo con forza le parole d’ordine dell’uscita immediata dell’Italia dalla UE e dall’euro!
La sovranità, la libertà e l’indipendenza del nostro paese, il suo progresso culturale e scientifico sono seriamente colpiti dalla presenza dello Stato del Vaticano nel territorio dello Stato italiano e dalla sua pesante ingerenza nella vita politica e sociale italiana.
I comunisti (marxisti-leninisti), pur coscienti che la soluzione definitiva della questione vaticana è risolvibile solo con l’abbattimento del regime capitalista, chiamano tutti gli sfruttati e gli oppressi alla lotta contro l’oscurantismo religioso e alle ingerenze clericali nella vita nazionale e nei diritti sociali, in particolare a favore dei diritti delle donne; per la soppressione di tutti i privilegi economici, sociali e fiscali del Vaticano, della Chiesa cattolica e delle altre confessioni; per la completa separazione delle Chiese dallo Stato; per una scienza e una scuola libere da ogni condizionamento della Chiesa cattolica e di tutte le religioni; per l’abolizione dei Concordati e dei Patti Lateranensi.


X

Fra i nostri compiti strategici rientra lo sviluppo ininterrotto del processo di unità dei comunisti, per giungere finalmente alla fondazione di un solo, forte e autorevole Partito comunista, lo stato maggiore del proletariato, capace di orientare le masse e guidarle alla conquista del potere politico.
Grazie alla formazione del suo distaccamento di avanguardia, il proletariato potrà spezzare l’asfissiante cappa reazionaria, separarsi nettamente dalla piccola borghesia e dall’aristocrazia operaia che lo influenzano negativamente e ritrovare quell’indipendenza di classe che permette di accumulare le forze per la rivoluzione, mobilitarle in difesa dei propri interessi e dirigerle verso la vittoria.
Accumulare le forze per la rivoluzione significa dunque e in primo luogo lavorare insistentemente per formare un forte Partito comunista, basato sul marxismo-leninismo, che prepari e diriga nel suo sviluppo la rivoluzione proletaria, realizzando una vasta azione in ogni fronte della lotta di classe.
Significa lavorare quotidianamente e più decisamente per dotare di una coscienza rivoluzionaria la classe operaia e le masse popolari, affinché s’incorporino in questo processo, affinché siano consapevoli del ruolo che devono svolgere nella storia.
Per svolgere questo compito e accrescere la nostra influenza fra le masse sfruttate e oppresse, stringendo contatti e conquistandone gli elementi migliori, noi comunisti (marxisti-leninisti) alziamo la bandiera dell’unità di lotta della classe operaia e ci sforziamo di lavorare in tutti gli organismi sindacali e territoriali, in modo particolare nelle organizzazioni sindacali di massa e di base, quali le rappresentanze sindacali unitarie aziendali, i comitati, i coordinamenti e ogni altro organismo nel quale la classe lavoratrice si organizza e lotta. I comunisti lavorano nei sindacati di massa esistenti con precisi obiettivi rivoluzionari contestandone le iniziative contrarie agli interessi di classe dei lavoratori e non sostenendone quelle di acquiescenza con le politiche padronali di “macelleria sociale” dei governi borghesi e clericali. Essi sviluppano questo lavoro sulla base dei principi del marxismo-leninismo smascherando, denunciando e sconfiggendo l’aristocrazia operaia, i vertici e le burocrazie sindacali reazionarie e collaborazioniste col nemico di classe. Combattiamo senza tregua le “quinte colonne” padronali infiltrate nelle file del movimento operaio nazionale e internazionale. Lavoriamo per la crescita di un sindacato di classe che sostenga la lotta politica rivoluzionaria per la conquista del socialismo nel nostro paese.
Siamo in prima fila nelle lotte della classe operaia, delle masse lavoratrici, delle donne e della gioventù oppressa, rappresentiamo gli interessi del proletariato e ci sforziamo di dare alle masse operaie e popolari direzione e orientamento autenticamente rivoluzionari e di classe, smascherando le posizioni revisioniste e opportuniste che esistono al loro interno.
Con questi obiettivi, cerchiamo di sviluppare tattiche adeguate all’attuale fase storica, per superare i limiti odierni della lotta di classe e dare a essa reali prospettive di successo.
In particolare lavoriamo per:
·         sviluppare e unificare politicamente i numerosi torrenti di lotta contro i governi antipopolari come quello Renzi, chiamando a manifestare in ogni occasione fino allo sciopero politico generale per provocarne la caduta nelle piazze e nelle fabbriche;
·         dare impulso dal basso a una maggiore partecipazione attiva e unitaria alle lotte e agli scioperi; creare una combattiva opposizione sindacale di classe dentro e fuori i sindacati confederali, embrione di crescita del Sindacato di classe, come aspetto del processo di riorganizzazione politica del proletariato e di conquista delle masse lavoratrici;
·         rafforzare il protagonismo, la mobilitazione e l’organizzazione delle masse operaie, con la formazione di organismi di fronte unico dal basso (consigli di fabbrica, comitati di sciopero e di lotta, commissioni operaie, assemblee di delegati, comitati e coordinamenti territoriali, eccetera, guidati da autentici comunisti) che pratichino la democrazia proletaria e prendano in mano l’organizzazione delle lotte contro il potere costituito e il regime capitalistico; 
·         formare su tali basi un’ampia alleanza di forze e organismi politici, sindacali e sociali del movimento operaio e dei settori popolari colpiti dalla crisi. Un vero Fronte popolare – dove i marxisti-leninisti svolgeranno un ruolo di direzione e orientamento verso la rivoluzione socialista e il Socialismo – che sia diretto dalla classe operaia; un’alternativa politica unitaria e popolare per aprire la via a una svolta radicale, a un Governo rivoluzionario che sia espressione del potere della classe operaia e di tutti gli sfruttati, che sorga dalla loro lotta rivoluzionaria;
In quest’opera i comunisti (marxisti-leninisti) devono utilizzare tutti i mezzi a loro disposizione, compreso, laddove ve ne sono le condizioni, la partecipazione alle elezioni e la lotta dalla tribuna parlamentare e nelle assemblee elettive per sostenere gli interessi del proletariato e delle masse lavoratrici e combattere il nemico di classe anche dall’interno del suo potere avvicinando, così, il momento della rivoluzione socialista e della conquista del potere politico alla classe proletaria.
  
XI

La questione dell’unità comunista come processo necessario per la formazione, anche nel nostro paese, di un unico e forte Partito comunista (marxista-leninista), è la questione fondamentale oggi sul tappeto, e costituisce il compito principale e indifferibile cui devono lavorare tutti i sinceri comunisti, i rivoluzionari, i figli migliori della classe operaia e lavoratrice.
La definizione che riflette il quadro storico dell'attuale lotta fra le classi è: condizioni inversamente proporzionali tra le sviluppate premesse materiali del socialismo e la debole coscienza soggettiva. Questa asimmetria è stata soprattutto causata dalla sconfitta internazionale della classe operaia, temporanea ma profonda, le cui origini devono essere ricercate nel tradimento revisionista avvenuto negli anni ’50 dello scorso secolo.     
Il movimento comunista in Italia versa in una situazione difficile, caratterizzata da debolezza, dispersione, confusione ideologica, gravi errori politici. Sono limiti che ostacolano pesantemente il processo dell’unità dei comunisti nel nostro paese.
Deviazioni revisioniste e mali endemici della parte più consistente del movimento comunista italiano, quali il settarismo, l’ultrasinistrismo, il localismo, il gusto dell’autoreferenzialità e dell’eclettismo, conducono alla scissione, alla passività, all’immobilismo politico o all’esistenza puramente nominale di organizzazioni e gruppi.
I riformisti e gli opportunisti, a diversi livelli, e con caratteristiche diverse, continuano a giocare un ruolo fondamentale nell’opera corruttrice del proletariato rivoluzionario. Il loro scopo è cercare di ostacolare in tutti i modi il percorso di unità dei comunisti su giuste posizioni di principio marxiste-leniniste e la costruzione di un unico e forte partito rivoluzionario del proletariato.
Da anni, e specialmente nell’ultimo periodo, assistiamo a numerose manovre volte a questo obiettivo. Da un lato vengono create, con un certo risalto sui media borghesi, aggregazioni movimentiste di ogni tipo, con lo scopo di tenere la classe operaia e le masse lavoratrici lontane dell’esigenza del Partito; dall’altro assistiamo alla proliferazione di sedicenti partiti comunisti. Si rispolvera addirittura il glorioso nome di PCd’I, per rimettere in circolo i nipotini ultraopportunisti di Togliatti e Berlinguer.
Tutte queste operazioni rappresentano le spinte e le contraddizioni interne delle varie fazioni della socialdemocrazia, del revisionismo e del riformismo. Si tratta di correnti che si riproducono costantemente grazie alla corruzione esercitata dalla borghesia, con i suoi sovrapprofitti, sull’aristocrazia operaia e sulla piccola borghesia, sugli apparati sindacali, che producono incessantemente i quadri dell’opportunismo e della conciliazione di classe, veicoli diretti dell’influenza borghese sul proletariato.
Ma dopo avere formato questi elementi corrotti, l’imperialismo sta oggi anche distruggendo le loro posizioni dentro la classe operaia, perché l’approfondimento delle contraddizioni del regime capitalistico, il peggioramento delle condizioni di esistenza delle grandi masse operaie e la disoccupazione di massa del proletariato, la perdita da parte dell’imperialismo italiano delle proprie posizioni sul mercato mondiale, minano le basi dell’opportunismo revisionista e socialdemocratico tra le masse.
Ciò pone sempre più il movimento comunista e operaio di fronte a due linee, inconciliabili: la linea coerentemente proletaria e rivoluzionaria dei comunisti (marxisti-leninisti) e la linea dell’imperialismo e della reazione. Noi lavoriamo e lottiamo affinché si affermi nel movimento comunista e operaio la giusta linea proletaria e rivoluzionaria, che risponde agli interessi della classe operaia e delle vaste masse lavoratrici.
In questo senso il CONUML intende dare il proprio contributo, lavorando fin da oggi alla soluzione del compito prioritario e fondamentale: la costruzione in Italia di un unico, forte e combattivo Partito comunista rivoluzionario, reparto della classe operaia, basato sui granitici principi del marxismo-leninismo e dell’internazionalismo proletario.
Dunque un partito indipendente e rivoluzionario di natura bolscevica, organizzazione politica di avanguardia del proletariato, assolutamente fermo nei principi e capace di applicarli in modo consono alla realtà oggettiva della lotta di classe, organizzato e disciplinato sulla base delle regole rigorose del centralismo democratico, composto da dirigenti e membri con elevata coscienza di classe.
Un partito costituito in larga parte dai migliori elementi del proletariato, che costituisca un’adeguata guida ideologica, politica e organizzativa della classe operaia, che sviluppi la sua coscienza di classe e dia direzione rivoluzionaria alle sue lotte.
Senza un partito di questo tipo, non si può organizzare e fare la rivoluzione, non si può costruire il socialismo, non si va da nessuna parte e si è facile preda degli artigli del nemico di classe. Dunque senza un forte Partito comunista non esiste per il proletariato alcuna prospettiva certa e concreta per la propria emancipazione e con essa quella dell’intera umanità.
Un unico e forte Partito che con elevato senso di responsabilità vogliamo ricostruire si forgia all’interno di un processo determinato dagli sviluppi della lotta di classe sul piano nazionale e internazionale. Prende forma nel dibattito e nel lavoro in comune fra i comunisti e i migliori elementi del proletariato, attraverso una battaglia sul terreno ideologico, politico e organizzativo per sconfiggere contro le posizioni revisioniste, opportuniste, economiciste, socialdemocratiche, movimentiste, pacifiste ed estremiste esistenti all’interno del movimento comunista e operaio italiano. 
Noi comunisti (marxisti-leninisti) chiamiamo dunque tutte le forze, le organizzazioni e i gruppi autenticamente comunisti, tutti gli operai coscienti e combattivi, i giovani rivoluzionari, a rompere nettamente, apertamente e definitivamente con le tendenze revisioniste, opportuniste e socialdemocratiche e a unirsi nel CONUML, per gettare le basi del forte Partito comunista, strumento indispensabile nelle mani del proletariato per la conquista della società comunista.
Non c’è altro tempo da perdere con tatticismi e attendismi, con la passività, con il localismo. Il proletariato non può e non deve rassegnarsi a rimanere sotto la direzione degli opportunisti, con la quale si andrà incontro alla sconfitta. E’ ora di rompere gli indugi e assumersi le proprie responsabilità. Prendete contatto con noi, organizziamoci unitariamente!

Roma, settembre 2015.

COMITATO NAZIONALE DI UNITÀ MARXISTA-LENINISTA (CONUML)
 

VALLE CASTELLANA, 29 AGOSTO 2015, INTERVENTO DI DOMENICO SAVIO, SEGRETARIO GENERALE DEL PARTITO COMUNISTA ITALIANO MARXISTA-LENINISTA, IN OCCASIONE DELLO SCOPRIMENTO DI UNA LAPIDE RECANTE UN’ISCRIZIONE COMMEMORATIVA DEDICATA AL COMPAGNO COMUNISTA, PARTIGIANO E MARTIRE DELLA RESISTENZA ANTIFASCISTA E DELLA LOTTA DI CLASSE PER LA CONQUISTA DELLA SOCIETA’ COMUNISTA PACIFICO CICCONI, ASSASSINATO DA UNA BANDA NAZI-FASCISTA ALL’ALBA DEL 5 NOVEMBRE 1943.

      Innanzi tutto voglio ringraziare il compagno comunista e rivoluzionario Nevio Cicconi e la sua famiglia per avermi invitato, in qualità di Segretario generale del Partito Comunista Italiano Marxista-Leninista, a partecipare a questo straordinario evento per lo scoprimento della lapide commemorativa in onore del comunista, combattente per la società comunista, partigiano e martire della Resistenza antinazi-fascista compagno Pacifico Cicconi, assassinato nella sua casa della frazione Colle Rustico di Valle Castellana da un orda di nazisti e fascisti alleati all’alba del 5 novembre 1943 per aver prestato soccorso e dato ospitalità a due soldati inglesi in fuga dall’inseguimento delle milizie hitleriane e mussoliniane.
      Per me è un grandissimo onore essere qui a commuovermi dinanzi alla storia comunista, alla lotta antinazi-fascista, all’impegno ideale, politico e rivoluzionario per la conquista della società comunista che questa pietra miliare rappresenta nel ricordare alla presente e alle future generazioni le gesta eroiche di Pacifico Cicconi, che sacrificò la propria vita e mise in pericolo quella dell’intera famiglia nella lotta di liberazione dell’Italia e dell’Europa dalla morsa delle bande assassine del nazi-fascismo.
      Oggi più che mai abbiamo bisogno di trasmettere alle nuove generazioni - bombardate e condizionate dalla propaganda borghese, clericale e capitalistica, rappresentata dai testi di scuola, dall’oscurantismo religioso, dai media televisivi e della carta stampata Sono strumenti di persuasione reazionaria foraggiati dai padroni del vapore e sostenitori dell’infame odierna società, basata sullo sfruttamento dell’uomo sull’uomo e sull’accaparramento da parte di pochi magnati nazionali e internazionali della ricchezza prodotta, con inenarrabili sacrifici, dalla classe lavoratrice operaia e intellettiva e dalle più ampie masse popolari – il coraggio, gli ideali, la dedizione e l’insegnamento di vita di eroi come Pacifico Cicconi, che con le loro scelte e gesta hanno scritto pagine gloriose, possiamo dire leggendarie, della storia umana nel lungo cammino di emancipazione, di liberazione e di autogoverno dei popoli.
      La professione contadina di Pacifico Cicconi, autodidatta e maestro di vita, al pari di quella degli operai e di tutti i lavoratori sfruttati e schiavizzati dalla classe padronale, insegna a tutti noi, qualora ce ne fosse ancora bisogno, che la classe lavoratrice, unitamente all’intellettualità d’avanguardia ed emancipata dagli ideali comunisti, possiede l’intelligenza, la forza, la determinazione e la capacità di conquistare il potere politico e di costruire la sua superiore società umana prima socialista e poi comunista. Questo è avvenuto con la Comune di Parigi del 1871, la rivoluzione russa del 1905 e con quella gloriosa e vittoriosa del 7 novembre 1917, con la vittoria dell’Armata Rossa nella guerra civile contro l’occupazione imperialistica della Russia dopo il trionfo della Rivoluzione d’Ottobre e nell’annientamento dell’occupazione nazi-fascista dell’Unione Sovietica, con la guerra partigiana e di liberazione dell’Italia e dell’Europa intera dagli artigli insanguinati del nazi-fascismo e con la lotta condotta dal 1945 ad oggi dal proletariato italiano contro le forze reazionarie e neofasciste che hanno tentato, e stanno tentando, di riportare indietro le lancette della storia e di vanificare le conquiste democratiche contenute nella Costituzione, seppur borghese, del 1948, che stanno, con Renzi e Berlusconi, gravemente stravolgendo per rafforzare il potere assoluto del capitale sul lavoro.
      Ma noi qui oggi ricordiamo, in modo particolare, il comunista Pacifico Cicconi, che coi suoi convincimenti ideali comunisti, il suo impegno di vita nel lavoro di emancipazione politica e sociale della classe lavoratrice, il contributo dato alla sconfitta del nazi-fascismo soccorrendo e difendendo la vita dei due soldati inglesi, che combattevano la Germania hitleriana, e lo ha fatto sino al sacrificio della propria vita e dando un significativo contributo alla causa comunista nel nostro paese. Se non fosse stato un comunista non avrebbe fatto ciò che ha fatto. Ha vissuto la dura esperienza dell’emigrazione in America, del duro lavoro per sopravvivere assieme alla sua famiglia numerosa, dello sfruttamento subito nel lavoro dei campi, nella rapina padronale sui prodotti della terra lavorata e nella vita sociale, fondata sul dominio della classe capitalistica su quella lavoratrice. In questa difficile realtà Egli ha maturato e arricchito i suoi convincimenti ideali e politici comunisti. Egli, col suo impegno di lotta, ha contribuito alla battaglia storica di costruzione della società comunista in Italia.
      Sappiamo anche che i comunisti marxisti-leninisti condussero la lotta antifascista, fecero la Resistenza e combatterono nella guerra di Liberazione non solo per liberare l’Italia dal nazi-fascismo e dalla monarchia, ma, innanzi tutto, per costruire l’Italia socialista, aspirazione che, disgraziatamente, assieme ai sacrifici e ai martiri caduti in battaglia, è stata tradita, rinnegata e infangata dal revisionista Palmiro Togliatti e da quanti gli sono subentrati alla guida dell’ex Partito Comunista Italiano sino all’attuale borghese, clericale e capitalistico Partito Democratico:Vergogna! Comunque, allora fu il tempo dell’eroica Resistenza e della guerra di Liberazione per conquistare le libertà e le agibilità politiche e sindacali democratiche, oggi è il tempo della rivoluzione socialista per conquistare il socialismo. Traguardo storico che possiamo raggiungere solo con l’unità organizzativa e di lotta di tutti i marxisti-leninisti all’interno di un unico e grande Partito rivoluzionario di natura bolscevica.
      Le ragioni dell’essere e dell’agire comunista di Pacifico Cicconi sono tutte attualmente valide e incoraggianti per cambiare e presto l’odierno scellerato ordine sociale, che produce solo sfruttamento del lavoro altrui, ricchezza per pochissimi rapinatori e strozzini nazionali e internazionali – assistiti e garantiti dai governi borghesi di centrodestra e centrosinistra - e miseria per le masse lavoratrici e popolari, disoccupazione dilagante, negazione di diritti fondamentali per il vivere civile, mancanza di prospettive di vita, specialmente per le nuove generazioni, guerre territoriali sempre più assassine di uomini, donne e bambini, estese e coinvolgenti che possono sfociare in una devastante terza guerra mondiale, emigrazione di massa di popoli coinvolti dalla guerra e affamati con migliaia di proletari deliberatamente assassinati nel mare mediterraneo dal nuovo ordine mondiale capitalistico ed imperialistico, e mancanza assoluta di prospettiva di vita dignitosa per interi popoli.
      Anche per le tragedie che stiamo vivendo nel mondo ad opera nefasta del governo globale del capitale assassino doveva finire l’Unione Sovietica e ce l’hanno fatta, grazie ai rinnegati riformisti e revisionisti disgraziatamente ancora presenti all’interno della classe lavoratrice. La necessità della rivoluzione socialista, della conquista del potere politico da parte del proletariato, della collettivizzazione dei mezzi di produzione e dei beni prodotti e della costruzione della nuova società socialista non è venuta meno dai tempi del compagno Pacifico Cecconi ed anzi è diventata ancora più pressante e urgente.
      Oggi più di allora si avverte l’esigenza di socialismo, che significa assistenza sanitaria piena dalla nascita, possibilità di studio gratuito per tutti i meritevoli sino ai massimi gradi dell’insegnamento, lavoro garantito per tutti, disponibilità di una casa, godimento del tempo libero per ognuno, servizi sociali adeguati e disponibili, pensioni non più all’età avanzata in prossimità della morte e assistenza pubblica degli anziani, democrazia e partecipazione proletaria diretta al governo della società. Insomma, una società a misura d’uomo e non più disuguale e repressiva come quella attuale. Questa era la vita in Unione Sovietica e in tutti gli altri paesi del costruendo socialismo.
      A chi opportunisticamente cerca di inculcare nell’opinione pubblica che il comunismo sarebbe fallito o peggio ancora morto, noi dobbiamo rispondere e dimostrare scientificamente che ad essere sul viale del tramonto e condannato storicamente a scomparire dalla faccia del Terra è proprio il sistema capitalistico per le sue ineliminabili contraddizioni interne economiche e sociali  e perché è costantemente attraversato da crisi di sovrapproduzione di merci e capitali sempre più profonde e insuperabili, crisi che producono fallimenti e chiusura di aziende col licenziamento dei dipendenti, suicidi, disoccupazione, miseria, disperazione e abbrutimento esistenziale. Certamente noi comunisti marxisti-leninisti ci chiediamo costantemente il perché della sconfitta - e non del fallimento, come vanno propagandando con interesse i nostri nemici - da parte del capitalismo e dell’imperialismo del socialismo realizzato nel ventesimo secolo, in particolar modo dell’Unione Sovietica, anche perché individuandone le cause significa combattere e prevenire altre future devastanti sconfitte per il proletariato.
      I nemici di classe del socialismo hanno approfittato dei residui della cultura religiosa e borghese ancora presenti nelle società socialiste in costruzione – in cui era in corso la formazione dell’uomo nuovo e superiore descritto dal marxismo-leninismo – e fatto leva sui revisionisti della dottrina comunista rivoluzionaria, quali Bernstein, Kautsky, Trotsky, Mao, Krusciov, Gorbaciov, Togliatti e tutti i piccoli loro seguaci che oggi pullulano nella falsa sinistra comunista italiana, tutti traditori e rinnegatori degli ideali comunisti e della speranza dell’uomo di costruirsi una società più umana e un’esistenza che valga la pena vivere, tutti strumenti del potere capitalistico e imperialistico sul mondo e delle sue drammatiche conseguenze di miseria, di guerra e di morte per milioni di innocenti, tutti “cani da presa”  degli interessi economici, istituzionali e sociali della classe borghese, richiamando qui la parola d’ordine storica dei comunisti che recita: “La socialdemocrazia cane da presa dell’imperialismo americano!” e, ancora, tutti individualisti e arrivisti pronti a godere dei favori che il sistema padronale mette loro a disposizione nelle istituzioni borghesi della Repubblica.
      Revisionisti che da sempre nuotano furbescamente nella fogna maleodorante dell’elettoralismo democratico e riformista italiano ed europeo alla ricerca accanita di un posto nel parlamento, nei consigli regionali o nelle assemblee elettive locali per garantirsi stipendi d’oro e privilegi. Nella lotta per il socialismo i comunisti fanno bene ad occupare anche elettoralmente, quando ci riescono, le sedi del potere della borghesia, ma non per andare a frequentare i salotti buoni del nemico di classe nelle capitali europee, ma unicamente per portare le ragioni della rivoluzione socialista e la lotta per realizzarla nel cuore stesso dell’avversario, allo scopo di combatterlo e seppellirlo quanto prima possibile unendo la lotta di classe nella società a quella condotta con lo stesso vigore e impegno nelle istituzioni padronali. La socialdemocrazia, il revisionismo e il riformismo sono solo strumenti di sopravvivenza del dannato sistema capitalistico, ce lo dimostra oltre un secolo di simili governi in Europa, dove il capitalismo si è ulteriormente rafforzato ed è diventato più reazionario, fascista e aggressivo verso la classe lavoratrice sottomessa. Non è con l’elettoralismo borghese che si ammazza il capitalismo e si costruisce il socialismo, ma unicamente con la forza dirompente della rivoluzione proletaria.
      Marx, Engels, Lenin e Stalin, i nostri grandi Maestri rivoluzionari del proletariato internazionale ci hanno insegnato, senza ombra di dubbio, che i peggiori mali della costruzione della società comunista sono gli strumenti che consentono all’ordine capitalistico di sopravvivere, quali l’individualismo, l’egoismo, l’ingordigia, l’esibizionismo,  il riformismo, il revisionismo, la socialdemocrazia, l’economicismo nella lotta sindacale e politica, il movimentismo, l’estremismo rivoluzionaristico, l’anarchismo e altre deviazioni del genere appartenenti alla cultura borghese e affaristica. Senza distruggere questi mali nelle fila del movimento operaio e comunista nazionale e internazionale non sarà neppure possibile compiere la rivoluzione socialista e avviare la costruzione della società comunista.
      La storia eroica della lotta politica dei comunisti, come quella del compagno Pacifico Cicconi ci insegna che l’arma vincente nella preparazione della fase rivoluzionaria, nella difesa delle conquiste effettuate e per portare a termine la costruzione della società socialista ed edificare quella comunista è la lotta di classe del proletariato senza se e senza ma. Tra capitalismo e socialismo, come tra fascismo e lotta partigiana, non possono esserci compromessi, perché sono totalmente antagonisti tra loro e nell’era del capitalismo e della sua espansione imperialistica l’avanzamento della civiltà umana passa necessariamente attraverso il seppellimento del feroce sistema del potere padronale. E’ la scienza del materialismo storico, di engelsiana memoria, che ce lo dice, allorquando l’avanzamento del cammino della civiltà già dovette passare dallo schiavismo al feudalesimo e oggi deve necessariamente proseguire con la sconfitta del capitalismo e il trionfo del socialismo e chi si oppone a questo cammino di miglioramento della vita umana in effetti è un nemico dichiarato dell’uomo.
      Questa somma lezione della storia vale anche oggi per i comunisti e per l’intera classe lavoratrice italiana nella lotta - che deve essere di classe o non darà alcun risultato, come purtroppo è avvenuto negli ultimi decenni – contro le conseguenze drammatiche per i lavoratori della crisi capitalistica, contro i governi borghesi, clericali e capitalistici di centrodestra e centrosinistra, da Berlusconi a Renzi passando per tutti i loro consimili, contro i sindacati padronali e reazionari del regime sociale dominante – sindacati retti da vertici estranei agli interessi di classe dei lavoratori, formati col metodo scellerato delle cooptazioni che garantiscono la continuità della linea sindacale antiproletaria – e le loro abiette politiche dei compromessi, delle concertazioni e delle complicità con la classe padronale nel reprimere i diritti e i bisogni delle masse lavoratrici e popolari, contro l’arretratezza strutturale del Mezzogiorno d’Italia, contro l’Europa dei banchieri e l’Euro che produce ulteriore miseria per i poveri e nuovi arricchimenti per i potenti del Fondo monetario internazionale, della Banca mondiale e di quella centrale europea, contro le guerre economiche e finanziarie della Nato e dell’imperialismo americano ed europeo. Il compito dei comunisti nelle guerre imperialistiche è solo quello di essere capaci di trasformare la guerra in rivoluzione socialista per sconfiggere per seppellire il capitalismo, come avvenne in Russia con la rivoluzione d’Ottobre.
      Ma ben sappiamo che la classe proletaria o è rivoluzionaria oppure non è nulla - cioè non ha alcuna possibilità di essere classe dirigente per migliorare la propria condizione di vita sociale - e che essa senza il suo partito di classe e rivoluzionario non può andare da nessuna parte, né tanto meno sperare di conquistare il potere politico per costruire il socialismo, ovvero non ha bisogno di un partito qualsiasi per farlo, ma unicamente di un partito di classe e rivoluzionario di natura bolscevica con un gruppo dirigente fatto di quadri rivoluzionari come lo fu il Partito Comunista Bolscevico della Russia, è l’unica forma di partito della classe lavoratrice che nella storia dell’umanità ha organizzato  e condotto alla vittoria la gloriosa Rivoluzione Socialista d’Ottobre. Dunque, per la prospettiva della costruzione del socialismo nei singoli paesi, come in Italia, non servono e bisogna sconfiggere i cosiddetti partiti politici democratici, riformisti e revisionisti della falsa e ingannevole sinistra comunista italiana ed anche quelli movimentisti e populisti. Su questa strada, indicataci da Marx, Engels, Lenin e Stalin sta dando il suo modesto contributo il Partito Comunista Italiano Marxista-Leninista, che qui ho l’onore di rappresentare. Solo in questo modo onoriamo concretamente e degnamente i martiri che nel fuoco della lotta ideologica politica e antifascista sono morti per la causa comunista.
      Che gli ideali comunisti e le gesta eroiche del compagno Pacifico Cicconi vivano in eterno nella coscienza del proletariato italiano e siano di esempio e stimolo nella formazione delle nuove generazioni di combattenti comunisti per passare, speriamo al più presto possibile, dal capitalismo al socialismo. Avanti senza esitazioni compagni - come non ne ebbe Pacifico Cicconi nell’affrontare con l’unica arma disponibile in quel momento, la scure, le orde assassine del nazi-fascismo – sotto le bandiere del marxismo-leninismo, del pensiero e l’opera dei nostri grandi Maestri del proletariato internazionale Marx, Engels, Lenin e Stalin per infliggere il colpo mortale al disgraziato capitalismo e al sanguinario imperialismo. Come disse Lenin, “Questa è l’epoca dell’imperialismo e delle Rivoluzioni proletarie”, rispetto ad allora la situazione non è affatto cambiata ed anzi è peggiorata di molto. La Rivoluzione Socialista e di estrema attualità e fattibilità, è l’unica risposta possibile alla tragedie della società borghese e basta che lo vogliano i proletari sfruttati, affamati e schiavizzati dal potere politico ed economico del capitale bancario, finanziario, industriale, agrario e commerciale. Lavoriamo per formare una nuova leva di giovani marxisti-leninisti in lotta per il socialismo e il comunismo. Solo i comunisti possono salvare l’Umanità dalla sua distruzione!
VIVA GLI IDEALI COMUNISTI DI PACIFICO CICCONI
VIVA LA LOTTA DI CLASSE RIVOLUZIONARIA
VIVA IL SOCIALISMO E L’EDIFICAZIONE DELLA SOCIETA’ COMUNISTA!
Valle Castellana, 29 agosto 2015.


                                                                 Domenico Savio, Segretario generale del P.C.I.M-L.   

SYRIZA E TSIPRAS, STRUMENTI DELL’IMPERIALISMO EUROPEO, HANNO INGANNATO, UMILIATO E TRADITO IL POPOLO GRECO! L’ALTERNATIVA STA SOLO NELLA RIVOLUZIONE SOCIALISTA!

di Domenico Savio

      Nella squallida vicenda politica del debito pubblico – circa 400 miliardi di euro, di cui i mercanti della Troica, formata dal Fondo Monetario Internazionale, Banca Mondiale e Banca Centrale Europea, si guardano bene dal dirci quanti di questi miliardi costituiscono ancora il prestito nominale concesso e quanti, invece, la massa di profitti da continuare a strappare dalle tasche del popolo greco -, del cosiddetto terzo salvataggio, del massacro economico, politico e sociale della Grecia decisi a Bruxelles dal capitalismo e dall’imperialismo europeo e americano, il proletariato greco, ad eccezione della consistente e agguerrita minoranza che si riconosce e lotta nel Partito Comunista di Grecia, ha tristemente dimostrato di essere ancora sprovvisto di una coscienza di classe e rivoluzionaria per fronteggiare e sconfiggere il nemico di classe, ovvero il sistema di rapina bancaria e finanziaria che governa l’Europa, nonostante i tanti scioperi e le molteplici manifestazioni susseguitisi dal 2010 ad oggi, ed è finito per farsi ancora una volta ingannare e umiliare dai borghesucci di Syriza e dal suo capo Tsipras.
      Eppure non ci voleva molto, partendo dall’esperienza storica, politica, di lotta e rivoluzionaria del proletariato mondiale negli ultimi circa 250 anni, per capire che l’ammucchiata piccolo-borghese di Syriza, degnamente guidata dall’opportunista e anticomunista Alexis Tsipras – un assemblaggio culturale e politico schierato a difesa degli interessi della classe borghese contro quella proletaria, formato da falsi comunisti, socialdemocratici, revisionisti, trotskisti, opportunisti, anarchici, riformisti, populisti, qualunquisti, movimentisti e ambientalisti, che in occasione delle elezioni europee del 2014 e all’interno del Partito definito della sinistra europea si è facilmente e felicemente alleato coi propri simili di altri paesi nel cartello elettorale [l’Altra Europa con Tsipras (Lista Tsipras)], in Italia coi democratici di Azione Civile, i revisionisti e falsi comunisti di Rifondazione Comunista e Sinistra Ecologia Libertà, Verdi e altri – non rappresentava l’alternativa e non avrebbe liberato il popolo greco dall’occupazione e dallo sfruttamento del sistema bancario e finanziario europeo ed atlantico.
      Da una parte abbiamo avuto l’illusione, la cecità politica, l’incapacità di analisi di classe e rivoluzionaria della classe lavoratrice greca che ha scioperato, manifestato e votato col 36,34% per Syriza e dall’altra Tsipras, che coi suoi consiglieri e collaboratori della borghesia greca ha presuntuosamente e opportunisticamente, come se fosse il padrone di Syriza, ha letteralmente svenduto gli interessi del popolo greco ai banchieri europei, ha consentito che l’Unione Europea dei capitali e dei profitti occupasse politicamente, economicamente e socialmente la Grecia, che ne condizionasse il futuro e ne umiliasse la sua indipendenza e sovranità nazionale, ma fondamentalmente ha trasformato quel paese in una colonia agli ordini di Bruxelles. Gli usurai dell’Europa dei capitali schierati contro l’Europa del lavoro e dell’emancipazione sociale dei suoi popoli hanno decretato e imposto un avvenire di pesante miseria, regresso e sudditanza per il paese ellenico, che è stato la culla della civiltà umana. E’ una vergogna storica e per l’intera umanità.
      Durissime sono state le condizioni imposte dalla Troica per il terzo prestito di circa 86 miliardi di euro, che, badate bene, non serviranno per lo sviluppo economico e sociale del paese né tanto meno per migliorare le disastrose condizioni di vita del popolo greco, ridotto letteralmente alla miseria, ma semplicemente per continuare a pagare il famigerato debito e consentire agli strozzini d’Europa di accumulare altre montagne di profitti. Controriforma dell’Iva, delle pensioni, dell’Istituto nazionale di statistica e del codice di procedura civile, recepimento della direttiva comunitaria sul nuovo sistema europeo di salvataggio delle banche in caso di fallimento, garanzia del debito con il conferimento di beni pubblici per 50 miliardi di euro in un fondo gestito dai greci sotto la supervisione dei creditori, il ritorno della Troica ad Atene per controllare costantemente le scelte del governo e la subordinazione dell’attività legislativa nazionale “sensibile” all’assenso delle istituzioni economiche e politiche europee: queste sono le condizioni “lacrime e sangue” e di “macelleria sociale” imposte con la capitolazione a quel popolo oramai ridotto in schiavitù e alla fame..
      A sostenere questa dura e disumana condanna per i greci sono stati, anche se con posizioni differenti, tutti i 28 paesi capitalistici che attualmente compongono l’imperialistica Unione Europea, compreso, naturalmente, l’Italia attualmente governata da Renzi e dal Partito Democratico, che sono uguali a Berlusconi e Forza Italia. Il popolo ellenico ha perso una buona occasione per uscire dall’Unione Europea e dall’euro, disconoscere il debito dello strozzinaggio internazionale, ritornare alla propria moneta nazionale e avviare un percorso rivoluzionario, che avrebbe conquistato il potere politico alla classe lavoratrice operaia e intellettiva e costruito la nuova società dell’economia collettivizzata, del potere e della democrazia proletari e dell’uguaglianza economica e sociale. Il proletariato greco avrebbe dovuto opporsi con fermezza alle scelte scellerate di capitolazione di Syriza e Tsipras. Quando il proletariato dei paesi europei si renderà conto che è possibile distruggere l’odierno infame sistema capitalistico - basato sullo sfruttamento delle masse lavoratrici e popolari, sull’accumulo dei profitti padronali e sullo strozzinaggio del mercato monetario - per costruire la nuova società socialista e mettere storicamente fine alle disuguaglianze sociale e alle condizioni di schiavitù, povertà e alienazione dei popoli?
      Alla rivoluzione socialista per dare dignità esistenziale ai popoli dell’Europea e dell’intero Pianeta non c’è alternativa, ogni altra analisi, convincimento e azione è semplicemente una perdita di tempo e un tragico procrastinare della sciagurata situazione attuale. Certo, questo salto di civiltà dell’umanità richiede innanzi tutto la presenza e l’azione della prima, insostituibile e più potente arma rivoluzionaria che la storia abbia conosciuto, cioè di un forte Partito Comunista di classe e rivoluzionario, marxista-leninista, di natura e fattezza bolscevica, cosa semplice e possibilissima da avere a disposizione se la classe lavoratrice lo vuole, lo rivendica e lo realizza per sé. L’obiettivo deve essere quello di smascherare e sconfiggere la cultura politica, l’informazione e la propaganda della classe padronale e del suo alleato potente potere clericale, il revisionismo, l’opportunismo, l’economicismo e le posizioni movimentiste borghesi dei vari Podemos in Spagna, Possibile in Italia, eccetera presenti nel movimento operaio nazionale e internazionale  e di guidare la rivoluzione socialista alla vittoria, come avvenne in Russia nell’Ottobre del 1917. Già in questo momento ci sono tutte le condizioni oggettive, o meglio materiali, affinché ciò possa avvenire, manca solo la volontà soggettiva, cioè personale, per la cui formazione lavora il Partito Comunista Italiano Marxista-Leninista sul piano ideologico, politico e organizzativo.
Forio, 18 luglio 2014.
* Segretario generale e Consigliere comunale di Forio del P.C.I.M-L.