venerdì 25 gennaio 2008

ULTIM'ORA: QUESTA PAGINA E' COSTANTEMENTE AGGIORNATA CON LE ULTIME DECISIONI POLITICHE E ORGANIZZATIVE DEL PARTITO COMUNISTA ITALIANO M-L

PER USCIRE DALLA TRAGEDIA QUOTIDIANA DEL CAPITALISMO LA CLASSE LAVORATRICE DEL BRACCIO E DELL’INTELLETTO DEVE PASSARE DALLA LOTTA DI CLASSE IN SE’ A QUELLA PER SE’!

I lavoratori di tutti i paesi devono abbandonare la lotta istintiva e indistinta di compromesso, di cedimento e di accordo col padronato, con il potere politico e le istituzioni capitalistiche e coi loro sindacati borghesi e di regime padronale per una sopravvivenza sempre stentata e insicura e devono intraprendere quella coerentemente di classe e organizzata per il socialismo liberatore!

di Domenico Savio*

La grave crisi del sistema economico e sociale capitalistico dei giorni nostri, non molto dissimile da quelle che si susseguono periodicamente da circa tre secoli, cioè da quando l’ordine sociale capitalistico si è consolidato, continua a mietere vittime nella classe lavoratrice operaia e intellettiva con milioni di nuovi disoccupati, con altre e più spregiudicate forme di precarietà e di sfruttamento del lavoro, con un assistenzialismo umiliante e di fame – mantenuto unicamente e interessatamente allo scopo di prevenire rivolte popolari, che potrebbero mettere in pericolo il sistema capitalistico di sfruttamento delle masse lavoratrici e popolari - da parte degli Stati e del loro potere politico e istituzionale di centrodestra e centrosinistra, che sono al servizio e strenui difensori del sistema e degli affari capitalistici, con una situazione di miseria sociale che colpisce, in modo particolare, i senza lavoro, i giovani precari, i pensionati e quei milioni di famiglie il cui reddito non supera il limite di povertà e, ancora, con i giovani che non hanno alcuna prospettiva di vita sociale sicura e dignitosa. Questa è la tragica situazione in tutti i paesi capitalistici, dalle Americhe all’Europa, al Medio Oriente, all’Asia e all’Africa, compreso la Cina. Continenti e paesi tutti compromessi, sottomessi e condizionati dalle centrali del capitalismo e dell’imperialismo della Banca Mondiale, del Fondo Monetario Internazionale, dell’Organizzazione Mondiale del Commercio e delle varie aggregazioni di Stati, come la Comunità Europea.
Dinanzi a questo scenario allucinante di disoccupazione, di sfruttamento, di miseria, di precarietà e di totale incertezza di vita dei popoli, principalmente dei giovani, per il futuro, come reagisce il proletariato, cioè la classe lavoratrice del braccio e dell’intelletto? Purtroppo in modo sconcertante, avvilente e deprimente, anche a seguito della sconfitta subita dal socialismo realizzato nel ventesimo secolo, della scomparsa ignobile degli ex partiti comunisti nati dalla Terza Internazionale, del passaggio vergognoso dei sindacati dalla barricata del movimento operaio a quella della classe padronale. I lavoratori, uomini e donne assieme, nella quasi totalità hanno completamente smarrito la bussola della loro classe, dei loro interessi di classe e del loro compito storico di liberare l’umanità intera dalla schiavitù dello sfruttamento del lavoro altrui. Lo sappiamo che è doloroso constatare e parlare di questa grave situazione di decadenza di classe del movimento operaio nazionale e internazionale, ma purtroppo la verità è questa e bisogna partire proprio da essa per invertire la tendenza. Ciò è potuto accadere anche perché all’infame trasformazione revisionista, opportunista, riformista, borghese e capitalistica dei passati partiti comunisti in molti paesi non sono ancora subentrati nuovi, coerenti e forti partiti comunisti, cioè marxisti-leninisti, sul modello del glorioso Partito Comunista bolscevico, voluto e costruito da Lenin e Stalin in Russia, mentre in Italia speriamo che il Partito Comunista Italiano Marxista-Leninista, il Partito della rivoluzione socialista e della costruzione della società prima socialista e poi comunista nel nostro paese, diventi presto un grande partito.
Di conseguenza assistiamo allo spettacolo deprimente dei lavoratori licenziati e di quelli in cassa integrazione che sono pronti per esserlo, dei disoccupati in disperata ricerca di un’occupazione che non trovano, dei pensionati che non riescono più a sopravvivere e dei giovani privi di qualsiasi prospettiva di vita che sono sprovvisti di una coscienza di classe e che non dimostrano alcuna volontà e impegno per acquisirla, che non si interrogano sulle cause sociali e di classe delle loro sventure quotidiane, che non dimostrano nessun interesse per lo studio e l’apprendimento della storia, delle lotte e dell’esperienza del movimento operaio e comunista nazionale e internazionale, che non si rendono conto, attualmente nella quasi totalità, di essere strumento, coi loro comportamenti politici e sociali, di sopravvivenza del regime capitalistico che li sfrutta, persegue e schiavizza, che rimangono prigionieri di scelte militanti, politiche, partitiche, elettorali e sindacali che sono responsabili dei loro stessi mali sociali, che non riescono a capire - perché non studiano i testi del marxismo-leninismo e perché non si sforzano di acquisire una capacità critica verso quanto li circonda e condiziona - di essere strumentalizzati e deviati dai loro interessi di classe dalla militanza politica e sindacale in organizzazioni movimentiste, populiste e del sindacalismo di base non di classe, che si autorganizzano, si mobilitano e conducono una lotta non di classe - cioè non per sé come classe sfruttata e perseguitata dalla classe padronale, bensì conducendo una lotta che possiamo definire piccolo-borghese istintiva e indistinta che non ha nulla di classe e rivoluzionario, ma che punta solo alla misera sopravvivenza quotidiana -, che non riescono a rendersi conto che solo abbattendo la società capitalistica e costruendo quella socialista possono liberare loro stessi e i loro discendenti dai mali esistenziali dell’infame sistema padronale, fondato sullo sfruttamento dell’uomo sull’uomo.
Ogni giorno vediamo, tristemente, come i lavoratori delle multinazionali nei vari paesi protestano privi di una coscienza e di una visione di classe dei loro problemi sociali e come esauriscono la loro azione all’interno della mediazione sindacale di natura borghese coi padroni e di partiti politici borghesi o falsamente comunisti, così come avviene all’interno della multinazionale Fiat in Italia, coi sindacati di regime borghese e capitalistico e con quelli di base che hanno anch’essi poco o nulla di classe, col potere politico e istituzionale borghese e capitalistico di centrodestra e centrosinistra che sono sostenitori degli interessi padronali, con la militanza di tanti lavoratori in partiti borghesi o che si definiscono comunisti solo per calcoli elettorali e per ingannare il mondo del lavoro. Assistiamo a manifestazioni, proteste, interviste e dichiarazioni di lavoratori sfruttati e maltrattati privi di ogni cultura e coscienza di classe, che non conoscono la parola socialismo e che neppure si sforzano di capirne il significato e l’importanza per loro e i loro figli. E’ uno squallore a cui, purtroppo, siamo costretti ad assistere ancora a lungo. Certo, c’è il lavaggio di cervello costante di giorno e di notte della stampa, della radio-televisione e del potere politico clerico-fascista degli Stati capitalistici, però ogni lavoratore ha un’intelligenza e una capacità di apprendimento che non dovrebbe mai mettere a tacere, naturalmente se agisce in buona fede e non egoisticamente ed opportunisticamente.
Qual’è la situazione sociale che dovrebbe spingere quanto meno la maggioranza della classe lavoratrice ad acquisire una coscienza di classe e rivoluzionaria e a capire la necessità storica, per liberarsi dalla schiavitù dello sfruttamento del lavoro e per diventare protagonista del proprio destino, di abbattere il capitalismo e costruire il socialismo? Sicuramente l’esplodere della contraddizione tra la natura sociale della produzione e l’accaparramento privato della ricchezza prodotta, le periodiche crisi economiche del sistema capitalistico e la sua implosione per impossibilità di continuare ad accumulare profitti, l’emancipazione della coscienza umana sui valori superiori dell’uguaglianza economica e sociale, dell’altruismo, della solidarietà e della fratellanza. Alcune di queste circostanze sono già presenti, solo che in questa fase non producono effetti di mobilitazione di classe e rivoluzionaria sulle masse lavoratrici. Tocca a noi comunisti, secondo gli insegnamenti ricevuti dai nostri grandi Maestri del proletariato internazionale Marx, Engels, Lenin e Stalin e l’esperienza storica del movimento operaio e comunista nazionale e internazionale, lavorare per favorire la formazione di una coscienza di classe nel proletariato dei singoli paesi e a livello internazionale.
Indipendentemente dalle varie situazioni che potranno verificarsi a livello di ogni singolo paese, per noi comunisti - ciò vale per l’intero Pianeta e dobbiamo lavorare instancabilmente per farlo condividere e praticare dall’intera classe lavoratrice – la via maestra per abbattere il capitalismo e costruire il socialismo è la lotta di classe cosciente e rivoluzionaria da condurre senza compromessi e senza tentennamenti per preparare e realizzare la rivoluzione socialista, la conquista del potere politico alla classe lavoratrice e la costruzione della



società socialista secondo gli insegnamenti teorici, politici, strategici e tattici ricevuti dai nostri quattro grandi Maestri. Per costruire tale prospettiva per l’umanità necessità in ogni paese l’esistenza di un coerente partito comunista marxista-leninista, come lo fu il già richiamato e glorioso Partito Comunista bolscevico, che oggi in Italia si chiama Partito Comunista Italiano Marxista-Leninista.
Ai lavoratori oggi in lotta senza ancora una coscienza, una militanza e una strategia di classe dobbiamo con ogni mezzo possibile far capire che solo con la lotta di classe per sé è possibile uscire dall’inferno del capitalismo per entrare nell’aurora di una nuova epoca di democrazia socialista, di libertà concreta e di uguaglianza reale, condizione che dipende essenzialmente dalla disponibilità e sin dalla nascita del diritto comunque garantito ad ogni uomo e donna all’assistenza sanitaria e sociale necessaria, allo studio, al lavoro, alla casa, a una pensione adeguata ai bisogni della vita e al tempo libero, o meglio nella società socialista ciò si sintetizza nell’affermazione “Da ognuno secondo le sue capacità a ognuno secondo il proprio lavoro” e in quella comunista “Da ognuno secondo le sue capacità a ognuno secondo i suoi bisogni”. I lavoratori non devono mai dimenticare che l’avvenire di nuovi e superiori rapporti di produzione e sociali può essere costruito, e sin da subito, solamente con la militanza e l’impegno di lotta all’interno di un vero e coerente partito comunista di classe e rivoluzionario, ovvero marxista-leninista, come lo è il Partito Comunista Italiano Marxista-Leninista in Italia.
Forio (Napoli), 28 agosto 2009.

* Segretario generale del P.C.I.M-L.
domenicosavio@pciml.org
ONORE E GLORIA ALLA RESISTENZA AFGHANA CONTRO L’ASSASSINO IMPERIALISMO OCCIDENTALE. GLI ESERCITI SONO LI’ PER DIFENDERE GLI INTERESSI DELLE MULTINAZIONALI. LA LOTTA AL TERRORISMO RIMANE UN PRETESTO PER OCCUPARE E SFRUTTARE QUEI TERRITORI!

I soldati volontari degli stati capitalistici vanno a combattere in Iraq e Afghanistan per difendere la “patria” delle multinazionali assassine e sfruttatrici e per guadagnare favolosi stipendi, la loro eventuale morte è il prezzo da pagare per tale scelta sbagliata: gli eroi non sono loro, ma i gloriosi Resistenti di quei popoli e qualunque siano le armi utilizzate, ognuno si difende con quello che può. Chi ci va per “lavoro” fa anche una scelta ideologica, politica e sociale totalmente estranea alla cultura, alla lotta di classe e alla prospettiva di liberazione dallo sfruttamento economico e militare della classe lavoratrice. A ognuno le sue responsabilità!

di Domenico Savio*

Premettiamo che come non ci appartengono le religioni cattolica, ebraica, ortodossa, eccetera così non ci appartiene quella islamica, allo stesso modo non ci appartiene e combattiamo qualsiasi fondamentalismo, estremismo e violenza religiosi. Inoltre, deploriamo e combattiamo tradizioni, costumi e comportamenti che proibiscono o limitano la libertà individuale, specialmente delle donne, che spesso sono costrette a subire imposizioni e restrizioni contrarie a qualsiasi principio di civiltà, di libertà, di democrazia e di dignità umana.
A suo tempo abbiamo già sostenuto, e non siamo stati i soli a farlo, che l’attacco del 11 settembre 2001 alle torri gemelle di New York non poteva essere di natura terroristica, considerata la potenza dei servizi di sicurezza e di difesa degli Stati Uniti d’America. Fu un tragico, efferato e premeditato attentato - con circa 3.000 morti e ingenti distruzioni, ma i piani di espansione, di sfruttamento di popoli e risorse e di accumulazione di nuova ricchezza da parte dell’imperialismo, sostenuto dai governi borghesi degli stati capitalistici, giustificano qualunque atrocità e disastro sociale, l’importante sono solo il mercato e i guadagni -, così poco dopo, col concorso della Nato, delle Nazioni Unite e della Comunità Europea, poteva iniziare l’aggressione, l’occupazione, la sottomissione, anche con l’imposizione e il sostegno di governi-fantoccio del posto, lo sfruttamento e la spartizione tra gli occupanti delle risorse petrolifere e minerarie in genere dell’Afghanistan e dell’Iraq.
Chi non ricorda i bombardamenti “intelligenti” americani e alleati che massacravano uomini, donne e bambini indistintamente, che distruggevano villaggi interi e che diffondevano morte, sangue, distruzioni, miseria e disperazione ovunque, bombardamenti e massacri che avvengono ancora oggi; chi non ricorda il pianto disperato delle donne sopravvissute ai bombardamenti a cui gli eserciti stranieri, in nome di una falsa democrazia americana e occidentale, cioè quella del terrore e del vigliacco annientamento dall’alto, avevano ucciso figli, mariti, fratelli, sorelle e parenti; chi non ricorda il bombardamento di asili, scuole e ospedali, con morti, feriti e sangue dappertutto, la distruzione di fabbriche e l’imposizione della volontà politica e sociale degli occupanti, tutto in nome della “democrazia” dello sfruttamento e degli affari capitalistici e imperialistici, democrazia dal volto insanguinato e fondata unicamente sulla superiorità della forza e della violenza spietata messa in campo. Gli U.S.A. e le altre potenze occidentali hanno contribuito alla sconfitta dell’ex Unione Sovietica proprio per imporre il loro dominio assoluto economico, militare e politico sull’intero Pianeta.
I governi capitalistici e imperialistici italiani, sia di centrodestra che di centrosinistra, si sono subito genuflessi alla volontà degli altri governi padronali occidentali, con quello degli Stati Uniti d’America a farla da padrone assoluto, hanno mandato grossi contingenti militari in quei paesi e per raggirare l’art.11 della Costituzione – L’Italia ripudia la guerra come strumento di offesa alla libertà degli altri popoli e come mezzo di risoluzione delle controversie internazionali….. – hanno detto che essi venivano inviati in missione di pace, missione che, invece, garantiva all’imperialismo italiano di partecipare alla spartizione del bottino di guerra, consistente nello sfruttamento delle risorse minerarie, nelle commesse di ricostruzione delle opere distrutte dai bombardamenti e nello sfruttamento di quei mercati.
Ma anche i più sprovveduti degli italiani sapevano che lì si andava a combattere una guerra spietata tra gli occupanti occidentali e i popoli aggrediti e sottomessi, che la guerra non avrebbe conosciuto limiti nell’efferatezza, che quei popoli, attraverso le loro coraggiose avanguardie, avrebbero difeso con le unghie e a costo di qualsiasi sacrificio la loro autonomia e indipendenza nazionale e che contro gli eserciti stranieri, armati sino ai denti e con le armi, lecite e illecite, moderne più sofisticate, distruttive e asfissianti, avrebbero utilizzato qualsiasi tipo di arma “povera” disponibile, compreso gli attentati dei kamikaze. Che si trattasse di una guerra è dimostrato anche dal fatto che i soldati italiani hanno dovuto progressivamente adeguare i propri armamenti e le proprie strategie di difesa e di attacco militare. Chi continua a parlare di missione di pace dei nostri soldati in effetti continua a mentire per favorire e sostenere altri interessi.
Noi comunisti siamo fermamente contrari a qualsiasi forma di terrorismo sia per mantenere lo stato presente delle cose sia per costruire la società socialista, noi lavoriamo per costruire un grande partito comunista di classe e rivoluzionario, che con la lotta di classe quotidiana e il consenso delle masse popolari porterà a compimento vittorioso la rivoluzione socialista nel nostro paese e avvierà la costruzione della nuova e superiore società socialista lungo la strada dell’edificazione di quella comunista. Ma i popoli e i combattenti afghani e iracheni non fanno terrorismo, non sono terroristi, semplicemente si difendono con le poche armi che hanno a disposizione contro un nemico ferocemente agguerrito e potente e lo fanno per riconquistare la libertà e l’indipendenza che le sono state sottratte con la violenza distruttiva delle armi. Le forze combattenti della Resistenza afghana e irachena hanno il sostegno e l’aiuto delle popolazioni interessate, diversamente sarebbero isolate e verrebbero sconfitte facilmente dagli occidentali. Dunque, terroristi non sono i combattenti di quei popoli, ma coloro che per difendere sporchi e immorali affari sono andati a bombardarli, colpirli, occuparli e sottometterli.
Abbiamo avvertito la necessità di pubblicare questo servizio innanzi tutto per contestare e condannare con estrema fermezza tutta l’informazione di questi giorni, e quella di sempre, della carta stampata e delle radio-televisioni occidentali e del nostro paese, salvo poche e coraggiose eccezioni, informazione interessata, collusa, controllata e orientata nelle analisi e nelle cronache dai potenti gruppi editoriali con la miserabile complicità di giornalisti e scribacchini asserviti, ideologicamente, culturalmente, moralmente, politicamente e socialmente, agli interessi dei loro padroni pubblici e privati e che lo fanno senza scrupoli per arrivismo, carrierismo, soldi e privilegi vari economici e sociali: vergognatevi! La loro “verità” dell’informazione è solo quella che fa piacere e corrisponde ai vari e soli interessi dei capitalisti editori e viene spregiudicatamente utilizzata per disinformare ed imbonire le masse allo scopo di continuare a tenerle sottomesse e sfruttate.
In questi giorni di lutto, di dolore e di esequie in Italia, in seguito all’uccisione di ulteriori sei soldati italiani e al ferimento di altri da parte dell’eroica Resistenza afghana – ma noi piangiamo i lutti, i dolori, la disperazione, la miseria, la morte di uomini, donne e bambini di quei popoli caduti indifesi e disarmati sotto i bombardamenti e le armi automatiche degli eserciti occidentali, perché loro sono stati aggrediti e non hanno aggredito, sono stati bombardati e non hanno bombardato, sono stati sparati e non hanno sparato -, le radio e le televisioni padronali e di regime borghese e capitalistico ci inondano di messaggi utili al sistema sociale e al potere politico attuale, ci parlano di soldati eroi, di difensori e servitori della patria, ma di quale patria parlano!, di uomini valorosi, di esequie di stato, che dobbiamo pagare noi poveri lavoratori e pensionati contribuenti, di commozioni che fanno presa sulla coscienza umana e via di questo passo.
In Italia i governi degli interessi capitalistici di centrosinistra e centrodestra hanno eliminato la democratica e pluralistica leva popolare, per meglio difendere gli interessi capitalistici e imperialistici in Italia e nel mondo intero, hanno costruito un esercito di professionisti volontari e pronti a ubbidire, pagato profumatamente dal popolo lavoratore italiano, hanno addestrato i soldati per missioni speciali all’estero, tutto sotto lo sguardo supervisore dei governi degli Stati Uniti e all’interno della potente macchina da guerra della Nato e, quando necessario, sotto il protettorato delle imperialistiche Nazioni Unite. Gli ultimi soldati morti in Afghanistan erano dei professionisti volontari della guerra, ben pagati e rispondevano ai comandi militari e politici dei guerrafondai occidentali. Nessuno li ha obbligati ad andare, è stata una loro scelta autonoma e responsabile. Quando un soldato va in guerra, lui, la sua famiglia e i suoi amici cosa fanno, mettono innanzi tutto in conto la possibilità della morte, per tanto il dolore e le lacrime posteriori costituiscono una semplice presa d’atto di quanto era stato già previsto.
E non parliamo delle guardie del corpo private di potenti industriali, finanzieri, mercanti e amministratori di multinazionali, che sono calati su quelle terre al seguito degli eserciti della Nato, sostenuta dal consenso delle Nazioni Unite, per buttarsi a capofitto sui nuovi giganteschi affari alle spalle delle sofferenze inenarrabili di quelle popolazioni, i cosiddetti rambo, armati sino al collo e pronti a tutto per difendere i propri padroni in cambio di stipendi favolosi, che potrebbero raggiungere e superare i 30.000 euro al mese. Tutto e senza pietà sui massacri, sui morti e feriti, sulle disgrazie e sulle disumanità imposte con la forza della violenza armata a quei popoli.
La giustificazione di taluni, “ma è andato per sopperire alla mancanza di lavoro, specialmente nel Mezzogiorno d’Italia”, non regge alla scelta sociale e politica cosciente e responsabile di andare a servire la guerra imperialistica, la guerra dei padroni sfruttatori contro le masse lavoratrici di quei paesi. Noi comunisti non faremmo mai una scelta del genere, una scelta di guerra, a costo di sacrifici di vita disumani, prima perché lottiamo contro il capitalismo e l’imperialismo - responsabili assoluti della mancanza di lavoro, del dramma della disoccupazione e della miseria delle masse popolari - per costruire la nuova società socialista e poi perché riteniamo che il diritto al lavoro e ad un’esistenza dignitosa, che valga la pena di vivere, li si conquistano con la lotta di classe e non mettendosi al servizio del sistema sociale responsabile dei mali di vita delle masse lavoratrici dei vari paesi. In più, questi soldati dei contingenti della Nato, che operano sotto il mandato dell’ONU e, dunque, sotto la diretta responsabilità politica e militare dei paesi capitalistici che la compongono, vanno a guerreggiare contro quei popoli e la loro classe lavoratrice, insomma vanno a combattere, con un lavoro sporco e disumano, pure contro chi come loro nel proprio paese rivendica il diritto a un lavoro pulito e dignitoso.
Il Partito Comunista Italiano Marxista-Leninista è schierato con tutte le sue forze ideali e politiche al fianco dei popoli afghano e iracheno - e di tutti quelli che sulla Terra soffrono le loro stesse sciagure sociali - nella loro lotta dura e impari contro l’aggressore, l’occupante e lo sfruttatore straniero per riconquistare l’autonomia e l’indipendenza nazionale, esprime fraterna solidarietà di classe e rivoluzionaria all’eroica Resistenza di quei popoli aggrediti e sottomessi, piange i morti di quelle nazioni bombardate e sterminate ed esprime l’auspicio che presto anche in quei paesi possa avviarsi la lotta per costruire la nuova e superiore società socialista, senza più aggressori né sfruttatori e dove ognuno sia veramente libero e protagonista del proprio avvenire.
Forio (Napoli), 23 settembre 2009.

* Segretario generale del P.C.I.M-L.
domenicosavio@pciml.org
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A proposito della lotta non di classe dei lavoratori dell’INNSE di Milano, della CIM e dell’Istituto Urbe di Roma, dei precari della scuola di Benevento, Caserta e Palermo, eccetera.

LOTTA DI CLASSE E NON DI SOPRAVVIVENZA!

“LA LOTTA DEI LAVORATORI SCOLLEGATA DALLA PROSPETTIVA DEL SOCIALISMO NON E’ LOTTA DI CLASSE, MA SEMPLICEMENTE DI SCIAGURATA SOPRAVVIVENZA!”

Nella società capitalistica le continue crisi economiche, la delocalizzazione della produzione da una regione, un paese e un continente all’altro, la chiusura di aziende efficienti e produttive da parte del padrone, il dramma della disoccupazione, il disumano sfruttamento padronale del lavoro e la miseria dei salari e degli stipendi non possono essere eliminati, per noi e per le future generazioni, senza distruggere il sistema capitalistico dello sfruttamento dell’uomo sull’uomo. Accontentarsi, nel migliore dei casi, di continuare a beneficiare dello stato di sfruttato, di precario a vita, di disoccupato, di affamato e di disperato in questa disumana società capitalistica è indice di miseria umana e intellettiva e di auto-annientamento.

di Domenico Savio*

Una cosa è la lotta di classe e un’altra è quella semplicemente di sopravvivenza. La lotta di classe viene combattuta dai lavoratori culturalmente, politicamente e socialmente emancipati che costituiscono la classe lavoratrice che lotta per sé, cioè che si batte per migliorare le sue condizioni di vita oggi però all’interno della battaglia generale per costruire la prospettiva della rivoluzione e della società socialista, allo scopo di mettere definitivamente termine all’odierna società capitalistica fondata sullo sfruttamento del lavoro altrui. Mentre la lotta per la semplice sopravvivenza, cioè che non mette in discussione e che non ha come obiettivo l’abbattimento della società capitalistica per costruire quella socialista, viene portata avanti da lavoratori operai e intellettivi appartenenti, nella situazione presente, a un vasto sottoproletariato non politicamente e socialmente emancipato, ovvero che non possiedono ancora una coscienza di classe e che esauriscono la loro protesta all’interno del sistema che li schiavizza e senza prospettiva di riscatto storico.
E’ questa la ragione per la quale i sottoproletari in lotta, siano essi operai o intellettuali, quando vengono intervistati dai mezzi di informazione e di formazione dell’opinione pubblica padronali pubblici e privati della carta stampata e della radio-televisione non parlano delle responsabilità politiche e partitiche della loro disperata condizione sociale, non legano la lotta attuale a quella per la prospettiva del socialismo, si accontentano di conquiste parziali e provvisorie e accettano, incoscientemente, di continuare ad essere sfruttati, disoccupati, precari e affamati dal loro padrone di turno. E’ una grave situazione di miseria e di squallore ideale e politico sociale che consente alla classe padronale di continuare a tenere sottomessi i lavoratori e di sfruttarli e usarli per accrescere sempre di più i propri profitti.
Purtroppo, in questi giorni, i lavoratori dell’INNSE di Milano, rimasti su di una gru per alcuni giorni, della CIM di Roma, insediatisi su di una torre della ditta, dell’Istituto Urbe di Roma, saliti sul terzo anello del Colosseo, i precari della scuola che stanno perdendo il posto di lavoro e che a Benevento hanno occupato la terrazza dell’ex provveditorato mentre a Napoli hanno dato luogo ad una vibrata protesta presso il provveditorato, quel marito e moglie senza lavoro che a Caserta hanno minacciato di buttarsi giù da una finestra dell’ufficio scolastico provinciale, i due assistenti tecnici che da giorni a Palermo stanno facendo lo sciopero della fame davanti, anche qui, all’ufficio scolastico provinciale, alcuni docenti precari che hanno minacciato di presentarsi in mutande dinanzi al provveditorato per le nomine a tempo determinato e tutti gli altri lavoratori impegnati in altre e varie forme di protesta non hanno ancora preso coscienza della necessità della lotta di classe per mettere definitivamente fine alla loro precaria e disperata esistenza. Senza battersi essenzialmente per sconfiggere questo sistema generalizzato e persistente di precarietà sociale i lavoratori non possono neppure sperare in una esistenza più umana e dignitosa.
A dimostrazione della giustezza della nostra analisi di comunisti e rivoluzionari vogliamo esplicitare alcune semplici e incontestabili riflessioni: la crisi economica dei giorni nostri, le cui drammatiche conseguenze vengono fatte ricadere esclusivamente e totalmente sulla classe lavoratrice e sugli interi popoli della Terra, è stata voluta e prodotta, per rincorrere l’accumulazione di sempre maggiori profitti da parte dei capitalisti industriali, agrari e finanziari e delle multinazionali, dal sistema capitalistico e dall’imperialismo, che oggi dominano incontrastati, salvo qualche ininfluente realtà, i poteri statali e le politiche economiche, di mercato e di guerra sull’intero Pianeta; la fabbrica INNSE di Milano non era in crisi, ma il padrone l’aveva chiusa per realizzarvi un gigantesco affare finanziario; la FIAT non è in crisi e mette in cassa integrazione – naturalmente a carico dello Stato, cioè delle tasche già vuote dei cittadini – o licenzia i lavoratori mettendo in crisi anche le attività indotte per sue scelte di maggiori guadagni legate alla delocalizzazione di alcune produzioni e all’espansione commerciale su nuovi mercati; lo Stato italiano non è in crisi e i precari della scuola vengono licenziati per una assurda controriforma scolastica che impoverisce e penalizza l’insegnamento pubblico a favore di quello privato e clericale; eccetera.
Come si vede il dramma della disoccupazione, della precarietà del lavoro, delle misere condizioni di vita dei lavoratori, dei pensionati e delle fasce sociali più deboli, della crisi finanziaria, della chiusura delle fabbriche e del carovita non sono disgrazie sconosciute, tragedie inevitabili e punizioni di poteri invisibili, ma sono il risultato luminoso dell’esistenza della società capitalistica e dei poteri statali capitalistici, sono la conseguenza evidente del carattere sociale della produzione e dell’accaparramento privato della ricchezza prodotta, sono la risultanza lampante del libero mercato opposto alla pianificazione collettiva della produzione e dei bisogni di sussistenza di tutti i membri della società. Senza liberare la nostra esistenza dall’ingombro perverso e repressivo del sistema economico e politico capitalistico non è neppure possibile liberare noi stessi dai mali sociali che ci soffocano e ci strangolano quotidianamente.
Tale verità scientifica elementare, che può essere recepita e sostenuta da qualunque lavoratore intellettualmente onesto e libero dalla morbosità dell’egoismo e dell’opportunismo, dev’essere assunta e diffusa da tutti quei prestatori d’opera del braccio e dell’intelletto che, purtroppo, in questi mesi e settimane non danno un significato di classe e rivoluzionario alla loro lotta di disperata sopravvivenza, perché senza cambiare l’attuale ordinamento sociale non è neppure possibile riscattare veramente e concretamente la nostra esistenza e quella dei nostri figli, nipoti e pronipoti. La lotta per il presente dev’essere trasformata in lotta di classe e rivoluzionaria anche per abbattere il mostro sanguinario e divoratore di uomini, donne e bambini del capitalismo e per costruire una nuova società a misura d’uomo, fondata sui principi dell’uguaglianza, dell’altruismo e della solidarietà reciproca, una società in cui il potere reale e autenticamente democratico viene esercitato da tutti i suoi componenti, una società degna di essere vissuta e trasmessa alle future generazioni, o meglio la società prima socialista e poi comunista.
La lotta odierna se intrisa di tale prospettiva è infinitamente superiore e maggiormente produttiva di conquiste sociali immediate e di una nuova dignità e autorevolezza della vita. Il Partito Comunista Italiano Marxista-Leninista è fortemente e concretamente impegnato a qualificare, in termini di classe e rivoluzionari, la lotta di semplice sopravvivenza dei lavoratori operai e intellettivi di questo periodo ed è pronto a sostenerla laddove sia recepita e sostenuta dai disperati in lotta e siamo pronti a parteciparvi con tutte le nostre forze politiche e organizzative: dobbiamo difendere coi denti il posto di lavoro, ma nello stesso tempo dobbiamo anche lottare per liberarlo presto e finalmente dallo sfruttamento e dall’arbitrio repressivo quotidiano della razza padrona!
Forio (Napoli), 1 settembre 2009.

* Segretario generale del P.C.I.M-L.
domenicosavio@pciml.org
DAL G8 AL G20 PER MEGLIO DOMINARE E SFRUTTARE IL MONDO CONOSCIUTO!

DAL LAUTO BANCHETTO DEI POTENTI A L’AQUILA E’ SCATURITA LA FEROCE CONTINUITA’ DELLO SFRUTTAMENTO DEGLI UOMINI E DEL PIANETA DA PARTE DELL’IMPERIALISMO ASSASSINO!

E’ stata solo un’altra intollerabile umiliazione per i terremotati e senza tetto de L’Aquila, per le masse di disoccupati dei vari Continenti, per la povertà che flagella i popoli della Terra e per l’agonia ambientale del Pianeta.

di Domenico Savio*

Dal 8 al 10 luglio 2009 nella città terremotata de L’Aquila in Abruzzo dell’Italia Meridionale si è svolto l’ennesimo incontro del cosiddetto G8, presenti i capi di Stato dei considerati otto paesi più industrializzati della Terra: Stati Uniti d’America, Canada, Regno Unito, Francia, Germania, Italia, Giappone e Russia. Presto si passerà dal G8 al G14 e G20, includendovi la Cina, l’India, eccetera, insomma tutti i rappresentanti del mondo capitalistico e imperialistico, del sistema finanziario internazionale e delle strategie di guerra per il dominio e lo sfruttamento della forza-lavoro e delle risorse del Pianeta e oltre. Capi di Stato che per le politiche che presentano e decidono possiamo definire rappresentanti, messaggeri e dittatori fedeli delle strategie, degli affari e degli artigli sanguinari che avvolgono il Pianeta del sistema di sfruttamento e di oppressione dei popoli del capitalismo e dell’imperialismo. Si riuniscono periodicamente non per favorire le condizioni di vita delle masse sfruttate, ma per accordarsi sul modo migliore per continuarle a sfruttare-derubare del prodotto del proprio lavoro e per reprimerle, coi poteri coercitivi nazionali e con le aggressioni di guerra e i massacri pianificati in caso di ribellione.
Gli incontri e le decisioni dei “grandi” - elevati al loro ruolo con culture propagandistiche e sistemi elettorali estranei a qualsiasi forma di autentica democrazia, la quale significa voto libero da ogni condizionamento sociale e governo diretto e reale delle masse lavoratrici e popolari, dove la ricchezza prodotta appartiene all’intera collettività e non più a una minoranza di ricchi sfruttatori del sangue umano – rispondono unicamente ai voleri e alle richieste dei potenti banchieri, industriali e affaristi vari dei singoli paesi e delle multinazionali. Lo abbiamo visto come in questa ennesima crisi del sistema finanziario e produttivo capitalistico – crisi determinata dalla corsa impazzita e incontrollata al profitto speculativo dello stesso capitale finanziario – tali capi di Stato si siano prodigati per uscire dalla crisi con montagne di soldi sottratti alle masse lavoratrici e popolari con tasse e prelievi vari e messi a disposizione di banchieri e industriali affinché si riprendessero dal baratro in cui erano caduti per continuare ad accumulare profitti speculando anche sulla moneta cartastraccia. Si tratta di incontri le cui decisioni sono state già assunte e comunicate dai comitati d’affari del sistema bancario, industriale e commerciale sovranazionale. Sono veri conclavi di sfruttamento e di spartizione delle risorse naturali e umane del Pianeta, intorno ai quali il sistema informativo e formativo dell’opinione pubblica, ovvero l’apparato stampa-radio-televisivo posseduto e orientato dagli stessi padroni, riesce persino a creare un’immagine di falsa umanità, di magnanimità e di consenso popolare.
L’incontro de L’Aquila non è stato diverso da quelli precedenti, svoltosi in altre parti e città del mondo, ma ne è stato il perfetto copione: “comprensione e solidarietà” per le sofferenze dei popoli; promesse ingannevoli e risibili per i paesi sottosviluppati, a partire dal continente africano; minacce di guerra verso i paesi che non si allineano ai voleri imperialistici rappresentati e imposti; sfacciate elemosine per le povere popolazioni terremotate dell’Abruzzo; la proclamazione, a parole naturalmente, di una “nuova etica” per un mercato capitalistico che da sempre, e non può essere diversamente, conosce solo la legge del massimo profitto, dello strozzinaggio e della rapina del prodotto del lavoro proletario; impegni sistematicamente solo appariscenti per la necessità di salvaguardare l’equilibrio ambientale del Pianeta, cioè di fermare la distruzione capitalistica e imperialistica dell’habitat naturale dell’uomo. Quando si dice che questi incontri non assumono nessuna decisione importante e definitiva rinviando continuamente le questioni a quelli successivi oppure che gli impegni assunti poi non vengono mantenuti è perché le centrali operative sono altrove, cioè nelle corporazioni di Stati e nei consigli di amministrazione delle multinazionali.
Questi vertici servono anche agli attuali dominatori del mondo per dimostrare ai popoli la potenza e l’onnipotenza del sistema economico e sociale da loro rappresentato e governato e per cercare di dissuadere i sottomessi dal ribellarsi e tentare di abbattere questo sistema padronale di coercizione, di morte e di fame, per sperperare altri soldi della collettività e per bivaccare e gozzovigliare sulle miserie popolari umiliando e prendendosi gioco dei bisogni delle masse. Il G8 e G14 de L’Aquila, come tutti gli altri precedenti, in termini di trasporto, di rappresentanza, di sistemazione, di vitto e di regali sono costati una enormità di soldi ai popoli degli Stati interessati, particolarmente a quello italiano ospitante, e tutto questo alla faccia delle masse dei disoccupati e dei pensionati ridotti alla fame. Mentre i padroni del mondo nella loro reggia antisismica sperperavano ricchezza del popolo, banchettavano e buttavano qualche briciola agli affamati della Terra e si scambiavano regali favolosi, fuori dal palazzo e ai loro piedi vi erano i terremotati de L’Aquila e dell’Abruzzo senza casa, che vivono ancora nelle tende e aspettano di riavere un tetto e di rivivere una vita normale e dignitosa, naturalmente per quanto possibile in un paese a sfruttamento e schiavitù capitalistici. Senza ritegno per i regali si parla di parka di Belfstaff, di giacconi da 500,00 euro e di anelli d’oro per le first lady, quando la loro crisi ha ridotto alla fame e distrutto l’esistenza di gran parte della popolazione della Terra.
Ogni persona normale, coscienziosa, di buon senso, sensibile al dramma della povertà mondiale e alle morti per malattie a causa della mancanza di assistenza sanitaria, aperta alla solidarietà verso chi ha bisogno e al mutuo soccorso tra i componenti della stessa specie, si sarebbe vergognata di tanto sfarzo e di tanto sperpero e non avrebbe dato un simile spettacolo di disumanità. Osservando lo svolgersi di questi conclavi al più alto livello degli odierni feroci dittatori e guerrafondai del mondo viene spontanea la riflessione storica che, purtroppo, sotto la dittatura del sistema economico e sociale padronale quasi nulla è cambiato dall’antichità ad oggi, salvo la breve e gloriosa esperienza del socialismo realizzato nel ventesimo secolo: sono cambiate le forme e il linguaggio, ma l’autorità repressiva e i mali del dominio padronale no.
Come nel passato anche adesso i potenti si muovono con famiglie, amanti e inservienti al seguito, sembrano in vacanza permanente, adulati dai loro potenti mezzi di comunicazione di massa e da scribacchini al soldo del padrone di turno. Così, mentre la stragrande maggioranza di ogni popolo della Terra soffre la fame e la schiavitù e il Pianeta rischia di diventare invivibile a causa della distruzione imperialistica delle risorse e dell’ambiente, le dinastie capitalistiche e imperialistiche continuano a banchettare e a ingrassare coi prodotti del lavoro proletario. La coscienza razionale, il progresso civile e la dignità esistenziale dell’uomo rivendicano ad alta voce dalla vetta del mondo la ripresa immediata del cammino verso la superiore società prima socialista e poi comunista e questo per dare dignità all’esistenza umana su questo Pianeta.
Risuonino presto le note dell’Internazionale, “palazzo Smolny” ritorni ad essere la guida della Rivoluzione socialista, l’incrociatore Aurora torni a bombardare il palazzo del potere capitalistico e imperialistico e la classe lavoratrice operaia e intellettiva riconquisti il suo potere politico per costruire il socialismo ed edificare la società comunista senza classi e senza differenze sociali tra gli uomini. A questa prospettiva di una umanità veramente libera e protagonista del proprio avvenire lavora il Partito Comunista Italiano Marxista-Leninista.
Forio (Napoli), 13 luglio 2009.
* Segretario generale del P.C.I.M-L.
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VIAREGGIO: PROFITTI ASSASSINI!
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E’ stata una tragedia umana di dimensioni spaventose, che attribuiamo ai rapporti di produzione capitalistici, alla violenza sull’uomo esercitata dal libero mercato, all’accumulazione capitalistica dei profitti derivanti dallo sfruttamento disumano, violento e repressivo del lavoro altrui e alla contraddizione esistente tra la natura sociale della produzione e l’accaparramento privato della ricchezza prodotta. La gestione privata delle attività economiche, legata alla realizzazione del massimo profitto possibile e non ai bisogni reali delle masse popolari, considera il genere umano uno strumento di arricchimento e non il destinatario naturale del frutto del suo lavoro. Nel sistema economico capitalistico il lavoro dell’uomo è considerato una merce qualsiasi e non uno strumento di libero sostentamento, affermazione ed emancipazione sociale. Liberare l’umanità dai pericoli della mancata sicurezza sul lavoro significa solamente liberarla dal sistema e dallo sfruttamento capitalistico. La sicurezza del lavoro dipende unicamente dalla sua liberazione dallo sfruttamento padronale.
di Domenico Savio*

La immane tragedia ferroviaria che ha ferocemente colpito la popolazione di Viareggio, tutta la classe lavoratrice e l’intero popolo italiano ha un solo responsabile: il sistema di produzione capitalistico con il suo infame libero mercato. La catastrofe di Viareggio porta la firma inconfondibile del sistema economico capitalistico, che è attento a realizzare e accentrare i massimi profitti possibili e non a preoccuparsi della sicurezza della vita e di una esistenza dignitosa dei lavoratori e di tutti i cittadini. I capitalisti, pubblici o privati che siano, sono persone spregevoli, abbrutite dalla corsa insaziabile all’accumulazione di sempre maggiore ricchezza, non nutrono sentimenti umani nei confronti della classe lavoratrice e difendono con spietatezza e ogni forma di sopraffazione e di violenza i loro loschi affari. Ignorano il sentimento della fratellanza e del mutuo soccorso umano. Considerano i lavoratori una merce qualsiasi, al pari del metallo o del grano, da acquistare al minor prezzo possibile sul libero mercato della forza-lavoro e da sfruttare al massimo, sino a ridurli sfiniti e impossibilitati a ogni godimento del pur minimo tempo libero disponibile. Per i padroni la sicurezza sul lavoro e quella della popolazione residente sul territorio circostante è solo un peso, un costo da evitare o da ridurre al minimo, un semplice fastidio di cui farebbero volentieri a meno: tanto riguarda la salvaguardia di una “merce” che riescono facilmente a trovare sul mercato e a sostituire. La società capitalistica, con l’ordine economico che la sostiene, è la più feroce, violenta e disumana che la storia dell’umanità abbia conosciuto e tragicamente sperimentato.
In questo scenario allucinante della società capitalistica – dove, a livello nazionale e mondiale, pochi capitalisti, oggi anche multinazionali, dominano il mondo conosciuto con lo sfruttamento delle masse lavoratrici operaie e intellettive, con le aggressioni, i massacri, le guerre sterminatrici di popoli interi, le sottomissioni e la schiavitù economica e sociale generando miseria e morti per fame e malattie d’ogni genere – lunedì 29 giugno 2009 alle ore 23,45 alla stazione centrale di Viareggio, in Toscana, un treno merci, composto da 14 vagoni-cisterna che trasportavano gas propano liquido, il cosiddetto gpl, – ogni cisterna ne conteneva 35.000 litri – è deragliato, dal primo vagone-cisterna appena dietro la motrice si è riversato sui binari il contenuto del gas che a contatto con qualche scintilla è esploso dando luogo a uno scenario infernale, spettrale, raccapricciante, desolante con fiamme altissime che ricordavano scene cruenti di guerra e forse anche qualche immagine delle città martiri di Hiroshima e Nagasaki, colpite dalle bombe atomiche americane rispettivamente il 6 e 9 agosto 1945. Una scena straziante fatta di uomini, donne e bambini che bruciavano come torce umane, una temperatura altissima che tutto bruciava, case crollate ai lati della ferrovia e disperate invocazioni di aiuto. Un tragico bilancio: decine di morti bruciati vivi, decine di feriti gravissimi o meno gravi, palazzine crollare, dispersi, centinaia di sfollati, una città messa in ginocchio, tutto perché il profitto assassino deve prevalere sempre e in ogni dove sul diritto alla vita di lavoratori e cittadini in genere. La vita delle persone viene considerata priva di valore dinanzi al profitto criminale, alla sete di potere e di ricchezza della feroce classe capitalistica nazionale e multinazionale, al barbaro sistema di sfruttamento padronale, che considera l’uomo solo una merce da sfruttare e buttare via quando non gli occorre più oppure quando, per lo sfruttamento e i soprusi subiti nella vita lavorativa, non produce più secondo i calcoli e le aspettative padronali: tanto altra abbondante merce umana, giovane e in buona salute, è pronta per sostituire chi non può rendere più come a quando era giovane. Questi treni della morte potranno, e dovranno sin da subito, essere instradati su percorsi extraurbani, ma resteranno tali se tutte le norme e le necessità di sicurezza non saranno applicate con rigore e severità estremi.
Pare che il deragliamento sia dipeso dalla rottura di un asse arrugginito del primo vagone-cisterna deragliato. Ma come è possibile che un asse del genere sia arrugginito e si rompa causando una tragedia umana e sociale di proporzioni gigantesche? Perché quell’asse arrugginito non è stato visto e sostituito? Forse perché si è risparmiato sulla manutenzione e di chi è la responsabilità umana, civile e penale? Già si annuncia difficile l’individuazione delle responsabilità tra le Ferrovie dello Stato italiano, i proprietari di altri Stati europei dei vagoni del treno deragliato e le multinazionali capitalistiche, che lucrano profitti nel settore dei trasporti petroliferi e pericolosi. Che si trattasse di una ennesima tragedia annunciata lo si è capito sin dal primo momento, anche se questa volta le conseguenze sono state immani, tragiche e devastanti. I Ferrovieri hanno più volte denunciato la mancanza o l’inadeguatezza della manutenzione su vagoni e treni, sui sistemi di sicurezza lungo i binari e tant’altro ancora. Alcuni di essi, a seguito delle proprie denunce sulle questioni della sicurezza, hanno pure subito richiami e licenziamenti da parte delle Ferrovie dello Stato. Insomma, anziché perseguire i responsabili di una manutenzione inadeguata si perseguono e si licenziano i lavoratori che tali inadeguatezze denunciano. Anche questo si spiega con l’imposizione del potere del capitale, privato o pubblico che sia, sul lavoro e sulla classe lavoratrice, è un’ingiustizia e una prevaricazione propria del sistema sociale di sfruttamento capitalistico.
Tutti sappiamo che lo Stato capitalistico è uno strumento di potere politico e istituzionale e di sfruttamento delle masse lavoratrici e popolari da parte della classe padronale e in quanto tale periodicamente esso acquista, a prezzi elevati, anziché requisire, dai capitalisti nazionali e multinazionali le loro aziende oramai vecchie e non più competitive, le ammoderna, investendo soldi della collettività, e poi al momento politico e sindacale opportuno, cioè quando la lotta di classe dei lavoratori è debole e non sostenuta dalla costruzione della prospettiva socialista, le svende per pochi soldi ai padroni consentendo loro di realizzare grossi guadagni tra la precedente vendita a prezzo elevato e il nuovo acquisto a basso prezzo e di continuare a sfruttare i lavoratori dipendenti. Inoltre, riacquistando le aziende di Stato o assumendo la gestione dei servizi sociali i padroni ridimensionano gli organici dei lavoratori dipendenti con cassa integrazione, licenziamenti e mobilità, oltre ad incrementare i ritmi di sfruttamento. Naturalmente pure la gestione capitalistica statale di aziende e servizi risponde ai rapporti di produzione capitalistica, però non può fare a meno di una maggiore attenzione ai problemi dell’attività lavorativa e dell’occupazione. Diversamente sulle questioni della difesa dell’ambiente e della salute dei cittadini lo Stato-padrone si comporta allo stesso modo delle imprese private inquinando il territorio e compromettendo la salute di lavoratori e abitanti dell’area interessata, come dimostrano i tanti processi per inquinamento ambientale e per i decessi di poveri lavoratori e cittadini. Dalla fine degli anni ottanta del secolo scorso, con la definitiva trasformazione borghese e capitalistica dell’ex P.C.I. e della politica sindacale della Cgil, lo Stato capitalistico italiano ha avviato un gigantesco processo di privatizzazione del suo enorme patrimonio industriale, agrario, bancario, assicurativo, commerciale, dei trasporti, delle telecomunicazioni, eccetera, privatizzazione che ha prodotto cassa integrazione, mobilità, licenziamenti, precarietà e peggioramento delle condizioni di vita dei lavoratori interessati e sono peggiorate le condizioni di sicurezza sul lavoro, proprio come denunciano i lavoratori delle Ferrovie dello Stato, anch’esse avviate alla sciagura della privatizzazione.
La tragedia di Viareggio è la diretta conseguenza del sistema economico e sociale capitalistico, fondato sul libero mercato, sul profitto e sullo sfruttamento dei lavoratori da parte dei padroni, i quali per ricavare il massimo profitto possibile dal lavoro dei dipendenti non si fanno scrupolo di risparmiare pure e disumanamente
sugli adempimenti per garantire la piena sicurezza del lavoro. La carenza di manutenzione e di controlli che sta alla base della sciagura di Viareggio è di una mostruosità e crudeltà senza paragoni, perché ha messo a rischio non solo la vita dei Ferrovieri addetti, ma ha coinvolto un’intera città e colpito migliaia di persone. Qualche responsabile di tale catastrofe potrebbe farmi furbescamente osservare che anche a Chernobyl, nell’ex Unione Sovietica, avvenne la sciagura della centrale nucleare, ma volutamente e vigliaccamente dimenticando, costui, che, oramai, sin dal XX congresso revisionista, opportunista, rinnegatore e traditore del 1956 quella passata e gloriosa Unione di Stati Socialisti non era più socialista, bensì marciava a passo spedito verso l’infame sistema capitalistico, così com’è puntualmente avvenuto pochi decenni dopo. Al contrario, nel sistema socialista viene prima l’Uomo e poi il lavoro, prima la sicurezza della vita e dopo la produzione, prima la dignità umana e poi l’attività sociale, per cui le norme di sicurezza vengono applicate integralmente. Ma l’elemento fondamentale è che nei veri paesi socialisti, purtroppo attualmente inesistenti sull’intero Pianeta, non esiste la barbarie dello sfruttamento dell’uomo sull’uomo e, dunque, il profitto assassino. Questo, e solo questo, hanno realmente insegnato circa quarant’anni di costruendo socialismo nell’ex Unione Sovietica (1917-1956).
Forse ci siamo dilungati troppo e anche un po’ distanziati dal tema centrale della tragedia di Viareggio, ma lo abbiamo fatto di proposito per dare ai nostri lettori alcuni necessari elementi di riflessione di classe su quanto è accaduto e affinché essi abbiano la possibilità di individuare meglio i veri colpevoli della sciagura, colpevoli che, ripetiamo, per noi sono il sistema di sfruttamento capitalistico, il libero mercato e la libera concorrenza legati alla realizzazione del massimo profitto possibile, sono lo sfruttamento disumano dei lavoratori nelle varie fasi del processo produttivo, il risparmio padronale criminale sui vari elementi che devono garantire la sicurezza del lavoro e la salvaguardia delle popolazioni indirettamente coinvolte nei processi produttivi. La conquista del lavoro libero e sicuro passa necessariamente attraverso la distruzione del barbaro sistema di sfruttamento capitalistico e la costruzione della nuova e superiore società prima socialista e poi comunista. A questa prospettiva di nuova civiltà dell’umanità lavora il Partito Comunista Italiano Marxista-Leninista. Che la tragedia di Viareggio non resti senza insegnamento e che i morti, i feriti, i dispersi e gli sfollati della città martire siano sempre e degnamente ricordati come vittime illustri e annunciate di un sistema economico e sociale che disprezza l’uomo lavoratore ed esalta, in tutte le sue manifestazioni, il profitto assassino. Ai morti, ai feriti, ai dispersi e ai loro familiari, agli sfollati e all’intera popolazione di Viareggio esprimiamo la più viva, fraterna e umana solidarietà di classe e rivoluzionaria del Partito Comunista Italiano Marxista-Leninista.

Forio (Napoli), 1 luglio 2009.

* Segretario generale del P.C.I.M-L.
PER I REFERENDUM DISERTARE LE URNE!
Il Partito Comunista Italiano Marxista-Leninista non è presente ai ballottaggi amministrativi, per tanto dove questi si svolgono i comunisti, i lavoratori emancipati del braccio e dell’intelletto e tutti gli elettori progressivi si recheranno al seggio e voteranno scheda bianca o nulla oppure l’annulleranno scrivendovi sopra “Voto per il Socialismo” e rifiutando, verbalizzandolo, le tre schede per i referendum. Nei Comuni e nelle Provincie, invece, dove non si vota per il ballottaggio gli stessi elettori diserteranno le urne.

Da quando in Italia è venuta a mancare nelle istituzioni e nella società una forte opposizione comunista e sindacale, a causa dei tradimenti ideologici, politici e sindacali e del trasformismo borghese dell’ex PCI e della Cgil, il potere economico e politico capitalistico e la destra fascista e reazionaria hanno avviato un preoccupante e inquietante processo di cambiamento della Costituzione Repubblicana e del sistema elettorale fondato sul proporzionale puro, il sistema elettorale democratico borghese, adottato dalla proclamazione della Repubblica il 2 giugno 1946 e dalla promulgazione della Costituzione il 1 gennaio 1948, più rappresentativo e partecipativo delle masse popolari nelle assemblee elettive ai vari livelli istituzionali. Un cambiamento che comporta un maggiore accentramento del potere e delle decisioni per meglio corrispondere alle richieste e agli interessi della classe capitalistica nazionale e delle multinazionali dominanti sul piano economico e sociale. Si tratta di modifiche che restringono le agibilità democratiche, che allontanano i cittadini dai centri di potere decisionali locali e nazionali e che comportano il passaggio dal precedente sistema elettorale proporzionale a quello maggioritario, bipartitico e presidenzialistico.
E’ vergognoso e squallido osservare che quando l’ex PCI non era ancora partito di governo della borghesia nazionale e multinazionale si opponeva fermamente alla modifica del sistema elettorale proporzionale puro, come nel 1953, quando si batté duramente contro la cosiddetta legge elettorale truffa, voluta dal governo De Gasperi, che introduceva un premio di maggioranza per la coalizione che avesse avuto i maggiori consensi, mentre da parecchi anni i suoi discendenti, oggi del partito democratico, sostengono la trasformazione maggioritaria e presidenzialista del nostro sistema elettorale.
Con vari referendum e leggi del parlamento, volute e approvate sia dai partiti e dalle coalizioni di centrodestra che di centrosinistra, oggi il sistema elettorale italiano non è più del proporzionale pure, è maggioritario e presidenzialista, con sindaci e presidenti delle provincie e delle regioni che vengono eletti direttamente dai cittadini e non più dalle assemblee elettive, mentre le forze politiche e sociali conservatrici e reazionarie puntano a far eleggere direttamente dal popolo anche il presidente del consiglio dei ministri e della Repubblica. L’elezione diretta dei capi delle amministrazioni pubbliche ai vari livelli istituzionali non significa per niente maggiore democrazia, perché non passa attraverso il confronto qualificato tra partiti ed eletti ma che scaturisce da un voto populista e qualunquista veicolato dai possessori e dagli utilizzatori dei potenti mezzi di informazione borghesi e capitalistici, dove l’elettore viene facilmente ingannato e spogliato della sua coscienza critica. Così passa facilmente il messaggio di chi sa meglio ammaliare gli elettori e non di chi propone reali cambiamenti in favore delle condizioni di vita delle masse lavoratrici e popolari.
Il sistema elettorale maggioritario e presidenzialista produce piccoli e grandi dittatori senza neppure la possibilità popolare di revocarli prima della scadenza del mandato, rappresenta un serio pericolo per la democrazia, seppur borghese, e apre la strada a nuove dittature e a nuovi regimi repressivi fascisti. I due attuali maggiori partiti italiani, cioè il partito della libertà e quello democratico, costituiti da forze ideologiche, politiche e culturali di diversa provenienza ma di uguale cultura e politica capitalistica, avvalendosi della loro
forza numerica in parlamento hanno deciso, autoritariamente e con scelte dittatoriali, che devono essere solo loro a governare alternativamente l’Italia e lo hanno fatto con l’approvazione di una serie di leggi che hanno determinato: un premio di maggioranza, sino al 60% della composizione delle assemblee elettive, per chi prende più voti; l’esclusione dal parlamento nazionale e da quello europeo per quelle liste o coalizioni che non superano lo sbarramento del 4%, sbarramento che vorrebbero elevare persino al 5 o 6%!; sbarramenti introdotti anche per provincie e regioni; contributi elettorali solo per chi supera un certo sbarramento elettorale; monopolizzazione dei mezzi di informazione radio-televisivi pubblici e privati da parte dei partiti e coalizioni che già detengono il potere e che risultano, così, favoriti nel rioccuparlo.
Tali autoritarie e dittatoriali modificazioni al sistema elettorale italiano, che passano attraverso strumenti solo apparentemente e ingannevolmente democratici, come leggi del parlamento e referendum popolari, comportano l’esclusione di milioni di italiani dalla vita istituzionale, amministrativa e governativa e costituiscono un pericolo serio di involuzione politica per il nostro paese, dove le istanze sociali della classe lavoratrice e delle più ampie masse popolari vengono sempre più violentemente ignorate e represse, finanche con il ricorso alla repressione delle forze dell’ordine. Passaggio dal proporzionale al maggioritario e al presidenzialismo che definire fascista è poco, è oramai riduttivo e non rende la portata del cambiamento reazionario in atto e i pericoli per il ritorno a una vera dittatura, inizialmente mascherata di populismo e di democraticismo ma che presto si rivelerebbe peggiore di quella mussoliniana. E’ da circa un ventennio che sono in atto continue modifiche al sistema elettorale ancor più autoritarie e repressive di quelle introdotte nel periodo della dittatura fascista. Ci riferiamo alla famigerata legge fascista - detta legge Acerbo dal nome del deputato che la scrisse e la presentò al parlamento - 18 novembre 1923 n.2444, voluta da Mussolini per garantirsi la maggioranza assoluta in parlamento, ma che, comunque, garantiva un terzo degli eletti all’opposizione, anche se non avevano avuto i voti necessari. Ecco perché affermiamo che oggi in Italia già vige un sistema elettorale maggioritario e presidenzialista peggiore di quello imposto dal regime fascista.
Coi proposti tre referendum ulteriormente modificativi - in senso maggioritario, bipartitico e presidenzialista - della legge elettorale italiana, per i quali gli elettori sono chiamati a votare domenica e lunedì prossimi, si vuole maggiormente accentrare il potere politico e istituzionale nelle mani del partito e del suo candidato presidente che avranno più consensi e non più in quelle della coalizione di partiti. Difatti i promotori borghesi e anticomunisti dei referendum chiedono di votare per assegnare il premio di maggioranza non più alla coalizione vincente ma al partito della coalizione che avrà preso più voti. Se vincessero i quesiti referendari proposti il sistema elettorale maggioritario, bipartitico e presidenzialista nel nostro paese farebbe un altro grave passo in avanti sulla strada del ritorno a una vera dittatura politica e sociale, gestita, con riferimento alla situazione presente, alternativamente dal partito della libertà e dal partito democratico, ovvero da Berlusconi oppure da Franceschini, con gravissime conseguenze economiche e sociali per la classe lavoratrice e le masse popolari italiane, dal momento che lor signori hanno ampiamente dimostrato di essere buoni governatori degli interessi nazionali e multinazionali della classe padronale.
Per queste ragioni politiche, di classe e rivoluzionarie, il Partito Comunista Italiano Marxista-Leninista - che non è presente in nessun ballottaggio amministrativo e che è impegnato a far fallire il disegno politico e di classe borghese che sta dietro l’iniziativa dei tre referendum – chiede ai comunisti, alla classe lavoratrice operaia e intellettiva, alle casalinghe, ai pensionati e ai giovani studenti, laddove sabato 20 e domenica 21 giugno 2009 si vota per il ballottaggio comunale o provinciale, di recarsi alle urne e di votare scheda bianca o nulla oppure annullandola scrivendovi sopra “Voto per il Socialismo” e rifiutando, facendolo verbalizzare dal presidente del seggio, le tre schede dei referendum. Nei Comuni e nelle Provincie, invece, dove non si vota per il ballottaggio il Partito chiede agli stessi elettori di disertare le urne. Compagni e lavoratori tutti, è evidente che si tratta di una iniziativa quasi insignificante dinanzi alla grande battaglia per la conquista del socialismo nel nostro paese, ma è pur sempre un momento importante di scelta e di lotta politica che la classe lavoratrice non può ignorare o delegare ad altri e che deve ugualmente combattere con impegno e determinazione di classe.
Forio, 18 giugno 2009.

La Segreteria del P.C.I.M-L.


IL PARTITO COMUNISTA ITALIANO MARXISTA-LENINISTA, GUIDATO DAL SUO SEGRETARIO GENERALE DOMENICO SAVIO, SEGUENDO LE ORME DEL PARTITO COMUNISTA BOLSCEVICO E DEL PARTITO COMUNISTA D’ITALIA E’ PRESENTE ALLE ELEZIONI!


Lavoratori del braccio e dell’intelletto occupati e disoccupati, pensionati, casalinghe e studenti, il 6 e 7 giugno 2009 nella Provincia di Napoli votate per il P.C.I.M-L. per contribuire a migliorare sin da subito le drammatiche condizioni di vita delle masse lavoratrici e popolari e per lavorare alla prospettiva della Rivoluzione Socialista in Italia.


Nel 1912 il Partito Comunista bolscevico in Russia, guidato da Lenin e Stalin, si presentò alle elezioni per eleggere dei propri rivoluzionari alla Duma e per portare la lotta di classe e rivoluzionaria del proletariato russo anche all’interno del potere borghese e zarista. Furono eletti cinque operai candidati dal Partito che portarono all’interno della Duma le rivendicazioni sociali della classe lavoratrice russa e la lotta rivoluzionaria per la conquista del socialismo. Facendo propria l’esperienza del Partito Comunista bolscevico, nel 1924 il Partito Comunista d’Italia presentò una propria lista, guidata da Antonio Gramsci, per l’elezione del parlamento italiano ed ottenne diciotto candidati eletti, che portarono le rivendicazioni della classe lavoratrice italiana e la dura lotta antifascista pure all’interno dello Stato e del potere fascista, eletti che per il loro impegno rivoluzionario finirono presto in carcere, al confino o all’esilio.
I coerenti comunisti, cioè i sinceri marxisti-leninisti che si richiamano al pensiero e l’opera dei quattro grandi Maestri del proletariato internazionale Marx, Engels, Lenin e Stalin, fanno tesoro dell’esperienza rivoluzionaria e degli insegnamenti dei propri Maestri e non temono il confronto di classe e rivoluzionario coi propri nemici di classe neppure all’interno delle istituzioni e del potere borghese per rappresentare e sostenere anche in quella sede gli attuali bisogni di vita della masse lavoratrici e popolari italiane e per creare un collegamento tra la lotta di classe e rivoluzione che si combatte nel sociale con quella condotta nelle istituzioni e ciò allo scopo di contribuire a migliorare le condizioni di vita degli sfruttati e di avvicinare il momento storico della Rivoluzione Socialista e del suo trionfo, con la conquista del potere politico alle masse lavoratrici e l’avvio della costruzione della nuova società.
Le crisi economiche, come quella attuale, e le condizioni di vita drammatiche e disperate della classe lavoratrice sfruttata e schiavizzata dipendono esclusivamente dall’esistenza del sistema capitalistico, basato sullo sfruttamento del lavoro altrui e sulla privatizzazione della ricchezza prodotta, e solo abbattendolo è possibile costruire la nuova società socialista e dare dignità e serenità all’esistenza umana. Gli eletti marxisti-leninisti neppure temono minimamente di essere corrotti dai privilegi che il sistema borghese mette a disposizione degli eletti per corromperli, condizionarli nelle scelte e indurli a sostenere gli interessi e la sopravvivenza del suo infame ordine sociale. Si fanno corrompere i falsi comunisti e anche quelli che opportunisticamente e senza pudore si definiscono finanche marxisti-leninisti per ingannare e carpire il voto alle masse popolari, ma noi militanti e candidati del P.C.I.M-L., forgiati nel pensiero e nell’eroica esperienza di vita di Lenin e Stalin, siamo fatti di un’altra tempra e possediamo una coscienza veramente rivoluzionaria di cui la classe lavoratrice operaia e intellettiva può fidarsi senza alcun dubbio.
Il Partito Comunista Italiano Marxista-Leninista seguendo l’esempio del Partito Comunista bolscevico e del Partito Comunista d’Italia quando e dove ha le possibilità organizzative si presenta alle elezioni borghesi per dare alla classe lavoratrice la possibilità di esprimere un voto autenticamente rivoluzionario, per estendere la lotta di classe all’interno delle assemblee elettive al fine di sostenere anche in quella sede i bisogni e le aspettative presenti dei lavoratori con l’obiettivo di renderne meno drammatiche le dure condizioni di vita e pure per combattere il potere economico e politico padronale finanche da quella posizione per avvicinare il momento della Rivoluzione Socialista e della conquista del potere ai lavoratoti. Sono queste normali considerazioni per i marxisti-leninisti che hanno indotto il P.C.I.M-L., con non pochi sacrifici di vita per i compagni impegnati, a raccogliere le firme necessarie e a presentare una lista di candidati per l’elezione del Presidente della Provincia e del Consiglio provinciale di Napoli di sabato 6 e domenica 7 giugno 2009. Candidato alla carica di Presidente è il compagno Domenico Savio, Segretario generale del Partito, sostenuto da una lista di provati rivoluzionari marxisti-leninisti e da lavoratrici e lavoratori, pensionati e casalinghe di grande lealtà, onestà e capacità di lotta. Nel nuovo Consiglio provinciale il loro lavoro consisterà nell’applicazione del Programma elettorale che è stato presentato assieme alla lista e che tutti possono leggere sul Sito del Partito all’indirizzo
www.pciml.org in NOVITA’ e alla voce P.C.I.M-L. e sottovoce Elezioni.
Naturalmente tutti sappiamo che il potere politico borghese usa tutti gli strumenti possibili per tenere fuori dalle assemblee elettive, a partire dal parlamento nazionale ed europeo, il Partito di classe e rivoluzionario della classe lavoratrice attraverso l’imposizione di leggi di stampo fascista che impongono sbarramenti elettorali e premi di maggioranza per la lista che ottiene maggiori voti, ma il P.C.I.M-L. non rinuncia mai alle sue battaglie, anche nelle situazioni più difficili e lo fa sempre col massimo impegno ideologico e di lotta di classe. Riteniamo di possedere tutte le motivazioni ideali, storiche, culturali e politiche per chiedere e ottenere il voto degli operai occupati e disoccupati, degli intellettuali d’avanguardia, dei pensionati, delle casalinghe e degli studenti per portare la loro protesta e le loro rivendicazioni all’interno del Consiglio provinciale di Napoli e batterci accanitamente affinché vengano accolti e trasformati in atti deliberativi. Un voto al P.C.I.M-L. è un voto dato per cambiare la politica amministrativa della Provincia di Napoli da borghese e padronale che è attualmente a risposta risolutiva dei bisogni e delle aspettative delle masse lavoratrici amministrate. Lavoratori non più umiliati nei loro bisogni, ma protagonisti del loro presente e del loro nuovo futuro.
Terreno di lotta di classe nel Consiglio provinciale saranno, fondamentalmente, le questioni del lavoro o, comunque, del salario garantito dallo Stato, della scuola e della messa in sicurezza di tutti gli edifici scolastici, del trasporto pubblico automobilistico e marittimo, di uno sviluppo e di un governo del territorio concordato con le popolazioni interessate, della condonabilità anche della prima casa di abitazione realizzata senza permesso a costruire nelle aree sottoposte a vincolo paesistico, della raccolta differenziata porta a porta e contro ogni tipo di incenerimento dei rifiuti solidi urbani, del disinquinamento dei territori, del diritto alla casa e allo studio di ogni ordine e grado, della lotta al clientelismo e al favoritismo, della moralizzazione della vita amministrativa, del disinquinamento del mare, delle coste e del sottosuolo mediante la realizzazione e il funzionamento di depuratori efficienti, della modifica dei piani paesistici ricadenti nell’ambito della Provincia di Napoli che armonizzino lo sviluppo sociale con la difesa dell’ambientale, della difesa del patrimonio boschivo, della lotta contro il Comune unico dell’isola d’Ischia e contro la privatizzazione dell’approvvigionamento e della distribuzione dell’acqua, eccetera. Ogni giusta istanza popolare troverà massimo sostegno negli eletti del P.C.I.M-L.



Presentata la lista del PCIML, Domenico Savio è candidato alla Presidenza della Provincia di Napoli: le sue prime dichiarazioni rilasciate a PCIML-TV




Non avendo il coraggio civico, politico e amministrativo di opporsi e resistere, sulla difesa della prima casa i sei sindaci si sono“ sbracati” dinanzi al braccio violento e repressivo dello Stato tradendo le attese dei loro elettori, che potranno ricordarsene alle prossime elezioni.


I SINDACI DELL'ISOLA D'ISCHIA SAREBBERO RESPONSABILI DEI PROSSIMI ABBATTIMENTI DELLE CASE DI NECESSITA'!


Grazie alla loro proposta la Procura della Repubblica sarebbe facilitata nel continuare gli abbattimenti indiscriminati e potrebbero salvarsi solo “le case ultimate e abitate, con condono edilizio e non ricadenti in zone sottoposte a vincolo assoluto”. Perché costoro non si battono per modificare la legge sul terzo condono, come proposto dal Partito Comunista Italiano Marxista-Leninista? Noi chiediamo che venga abbattuto l’abusivismo speculativo e affaristico e salvato quello di necessità sociale!Qualche giorno fa leggendo il quotidiano Il Golfo abbiamo appreso, con sorpresa e profonda amarezza, che i sei sindaci della nostra isola - dinanzi alla fermezza, incoscienza, irresponsabilità e mancanza assoluta di rispetto da parte dello Stato borghese e capitalistico verso il diritto costituzionale alla prima casa di abitazione di milioni di italiani - si sono riuniti e hanno deciso di sostenere l’iniziativa della Procura della Repubblica di Napoli di proseguire indiscriminatamente negli abbattimenti delle opere edilizie costruite abusivamente, compreso quelle che hanno pagato gli oneri per il terzo condono edilizio e quelle che costituiscono la prima e unica casa di proprietà e di abitazione di migliaia di famiglie isolane, casa realizzata con enormi sacrifici di vita sopperendo, tra l’altro, alle inadempienze dello Stato nel settore.I sindaci hanno deciso di proporre alla Procura della Repubblica un ordine prioritario degli abbattimenti, da cui potrebbero salvarsi unicamente “le case ultimate e abitate, con condono edilizio e non ricadenti in zone sottoposte a vincolo assoluto”, quello dei sindaci e delle loro amministrazioni è un vero e grave cambiamento di posizione sulla questione ed è un autentico tradimento delle giuste aspettative dei loro elettori. Questi sindaci - dinanzi alle minacce di uno Stato, di un potere politico e di un parlamento totalmente estranei ai veri e fondamentali bisogni di vita quotidiana e sociale delle masse lavoratrici e popolari, qual è, appunto, il diritto alla casa, e che con leggi e disposizioni varie ingiuste e disuguali favoriscono i potenti interessi della minoritaria classe padronale bancaria, industriale e agraria e reprimono quelli popolari – non hanno avuto il coraggio civico, politico e amministrativo di opporsi e di resistere alle pressioni per difendere gli interessi di tanta parte dei loro amministrati, ai quali docilmente hanno chiesto il voto e che per il negato diritto alla casa si è rivelato completamente immeritato.Di questa loro incapacità politica e amministrativa di resistere e del loro tradimento gli elettori, interessati e non agli abbattimenti indiscriminati, possono tenerne conto alle imminenti elezioni europee e provinciali. Inoltre, non dimentichiamo mai che il potere politico e legislativo parlamentare si forma anche coi voti che i sindaci e i loro assessori, consiglieri comunali e partiti o movimenti vanno chiedendo ai cittadini durante la campagna elettorale per le elezioni politiche. Ma ci chiediamo, perché questi sindaci, che tristemente stanno dimostrando di saper navigare solo in acque dolci e tranquille, non sostengono con determinazione e, se necessario, ricorrendo pure alla mobilitazione e al sostegno popolare la proposta - che rimane unica, insostituibile e risolutiva della questione del Partito Comunista Italiano Marxista-Leninista, presentata con l’umiltà sociale che è propria dei sinceri e leali comunisti e senza ambizioni di parte – di modifica legislativa del terzo condono edilizio per dare la possibilità di condonare solo le prime case di proprietà e di abitazione anche nelle zone sottoposte a vincolo paesistico eliminando, nello stesso tempo, anche l’incostituzionalità e la discriminazione sociale oggi esistente tra i primi due e il terzo condono? Perché non fanno valere la forza della loro carica istituzionale e il loro consenso elettorale verso i loro partiti presenti nel governo nazionale e regionale e in parlamento? Non lo fanno per incapacità o per opportunismo od anche perché, come si dice da noi, il sazio non crede al digiuno? Noi riteniamo che si tratti di tutte queste categorie comportamentali messe assieme. E’ triste osservarlo, ma purtroppo è così ed è il deprecabile risultato di un voto popolare profondamente sbagliato.Negli ultimi giorni i mezzi di informazione ci hanno informato che mercoledì 15 aprile 2009 alle ore 11,00 i sei sindaci isolani avranno un incontro in Procura per proporre le loro priorità negli abbattimenti, secondo tale proposta potrebbero salvarsi dalla tragedia delle demolizioni indiscriminate solo “le case ultimate e abitate, con condono edilizio e non ricadenti in zone sottoposte a vincolo assoluto”, così migliaia di famiglie isolane si troverebbero in breve tempo le ruspe sulla propria testa. In tal caso i sindaci sarebbero i veri responsabili dell’abbattimento di migliaia di case di famiglie lavoratrici, composte da uomini, donne e bambini senza altra dimora e gettati letteralmente sulla strada. Quella dei sindaci è una scelta politica e amministrativa scellerata, irrispettosa dei propri elettori, amministrativamente irresponsabile e di una violenza umana inaudita.Noi chiediamo ai sindaci e alle loro amministrazioni di rendersi protagonisti di un gesto di umiltà, di rinunciare a quelle proposte demolitrici di una esistenza dignitosa di tante famiglie, di abbandonare la strada repressiva dello Stato, di riappropriarsi del vero significato della politica, che vuol dire schierarsi senza timore da parte dei più deboli socialmente, di difendere l’autonomia politica e amministrativa degli enti locali, di affrontare con tutte le loro possibilità e risolvere la questione intervenendo sul governo, sul parlamento e sui loro partiti o movimenti nazionali per ottenere rapidamente, qui sì con l’urgenza di un decreto-legge, la modifica della legge del terzo condono edilizio. Una tale scelta, politicamente dignitosa e autorevole, avrebbe anche, e meritatamente, la mobilitazione e il sostegno popolare non solo nell’isola, ma anche a Roma se opportuno.Tale è l’appello accorato che il P.C.I.M-L. rivolge ai sindaci e alle sei amministrazioni isolane, appello sul quale impegna tutta la sua organizzazione e la sua capacità di mobilitazione e di lotta popolare e la stessa cosa chiede di fare a tutte le altre forze politiche, sindacali e sociali progressive presenti sul nostro territorio. Questo è il momento della scelta e a ognuno le sue responsabilità, affinché le ruspe dello Stato non abbattano indiscriminatamente salvando le prime case di proprietà e di abitazione della nostra gente. Che venga abbattuto l’abusivismo speculativo e affaristico e salvato quello di necessità sociale! Su questa battaglia di giustizia sociale, di civiltà e di umanità chiediamo alla parte più attiva e migliore delle popolazioni isolane di mobilitarsi intorno al P.C.I.M-L. per contribuire alla soluzione che abbiamo proposto e anche per favorire una soluzione legislativa per le prime case di proprietà e di abitazione realizzate dopo il terzo condono e fin quando lo Stato, le Regioni e i Comuni non garantiscano a tutti i nuclei familiari la disponibilità di una casa adeguata e dignitosa.


Segretario generale del P.C.I.M-L.



SULL’ABUSIVISMO EDILIZIO OCCORRE FARE CHIAREZZA SINO IN FONDO, AFFINCHE’ NON VENGANO ABBATTUTE SOLO LE CASE DELLA POVERA GENTE!

Per affermare e dimostrare compiutamente il principio che “la legge è uguale per tutti” è necessario che le amministrazioni comunali delle isole di Ischia e Procida e le altre autorità competenti avviino un’indagine amministrativa per verificare quanti funzionari pubblici dello Stato d’ogni ordine e grado e altri potentati della finanza e dell’industria o loro familiari si sono costruito la villa sulle due Isole, quanti l’hanno realizzata o ristrutturata con regolare permesso a costruire, quanti e per quali motivi, casomai, sono sfuggiti ai sigilli, ai processi, alle condanne e all’ordine di abbattimento, quanti l’hanno condonata col primo e secondo condono edilizio e quanti, eventualmente, devono procedere all’abbattimento o essere abbattuti dallo Stato.

di Domenico Savio

Con l’avvio sciagurato dell’abbattimento, da parte dello Stato, delle prime case di proprietà e di abitazione realizzate per sé o per i propri familiari nell’ambito del cosiddetto abusivismo di necessità o di bisogno sociale, tra le popolazioni delle due Isole diventa sempre più pressante la richiesta di fare chiarezza sino in fondo su tutti i responsabili del sacco edilizio realizzato nell’ultimo cinquantennio partendo dal presupposto che viviamo, purtroppo, in una società disgraziata di poveri e di ricchi, di deboli e di forti socialmente, di privilegiati e di discriminati, di raccomandati e di penalizzati, di favoriti e di esclusi. In un paese civile e democratico è una rivendicazione legittima, che serve a fugare ogni eventuale e possibile dubbio di discrezionalità e di discriminazione. In uno Stato dominato da un vergognoso clientelismo e favoritismo nella vita istituzionale la trasparenza non è mai troppa.
E’ largamente risaputo che sul territorio delle due Isole hanno realizzato o ristrutturato le loro ricche e sfarzose ville moltissimi funzionari dello Stato, appartenenti al potere istituzionale d’ogni ordine e grado, e altri potentati della finanza e dell’industria o loro familiari. Questi influenti e potenti personaggi hanno tutti edificato o ristrutturato nella legalità e come hanno fatto a superare i rigori dell’inedificabilità assoluta previsti dai vincoli paesistici? E’ una domanda legittima che merita una risposta certa e rassicurante che possa fugare ogni pur minimo sospetto di favoritismo. La gente normale, e ancor più chi in questi giorni è oggetto di demolizione da parte dello Stato, si chiede sconcertata: ma com’è possibile che mentre noi non potevamo realizzare nulla nella legalità, neppure modificare il vano di una finestra oppure allargare di poco il vecchio bagnetto o il cucinino, i potenti sbarcati sulle Isole hanno potuto realizzare o ristrutturare ville sontuose? E ancora, perché certi lavori hanno potuto immediatamente riprendere e altri no e perché troppi sono sfuggiti ai sigilli? Sono tutte domande che i semplici cittadini si pongono e a cui le autorità preposte sono tenute a dare una risposta attraverso un monitoraggio storico e completo sulla realtà territoriale di cui stiamo trattando, non farlo significherebbe aumentare i sospetti e coprire eventuali, gravi responsabilità.
Per tali ragioni di giustizia sociale, di uguale trattamento nei confronti dei componenti la società e di certezza del diritto, oltre che di affermazione di semplici principi democratici borghesi, il Partito Comunista Italiano Marxista-Leninista chiede, con ferma determinazione, alle amministrazioni comunali delle isole di Ischia e Procida e alle altre autorità amministrative e giudiziarie competenti di avviare un’approfondita indagine conoscitiva per verificare quanti dei tanti alti funzionari dello Stato e magnati della finanza e dell’industria o loro familiari si sono costruito o ristrutturato la villa sulle due Isole con regolare permesso a costruire, quanti e per quali motivi sono, casomai, sfuggiti ai sigilli, ai processi, alle condanne e all’ordine di abbattimento, quanti l’hanno condonata col primo e secondo condono edilizio e quanti, eventualmente, devono procedere all’abbattimento o essere abbattuti dallo Stato.
Tale indagine è indispensabile per garantire un principio di equità sociale e per rispondere, eventualmente, a quei falsi moralizzatori che in questa circostanza si ergono a difensori e predicatori della legalità trasgredita e ferita, si dimostrano autoritari e inflessibili nei confronti dei bisogni di vita delle masse lavoratrici e popolari, manifestano una mancanza di sensibilità umana verso chi ha bisogno socialmente e dall’alto delle loro possibilità sociali e delle loro agiate condizioni economiche dimostrano un’incomprensibile ostilità verso i più deboli socialmente. Falsi moralizzatori che troviamo pure e sempre più spesso tra quelli che potenti non sono ma che si consolano infierendo in vario modo sulle disgrazie di vita altrui.
* Segretario generale del P.C.I.M-L.

SU PCIML-TV, DOMENICO SAVIO HA DEGNAMENTE RICORDATO GIUSEPPE STALIN A 56 ANNI DALLA MORTE





L’ILLUSIONE CHE Il MOVIMENTISMO POTESSE CAMBIARE IL MONDO E’ GIA’ FALLITA DA TEMPO!

Il movimentismo, che è populismo, qualunquismo e antipartitismo, ha origine nella cultura e nei comportamenti sociali borghesi, fonda il suo essere sul protestarismo e sul rivoluzionarismo, seppure a volte tali forme di lotta sono utilizzate per giuste battaglie sociali rivendicative, non oltrepassa i confini del sistema economico e istituzionale capitalistico, di cui ne è uno strumento di sopravvivenza, è l’illusione del rinnovamento sociale progressivo, è anticomunista ed è storicamente sempre fallito nelle iniziative. Le lotte del ’68, del ’77, del 2008, di Chiaiano e No Dal Molin lo hanno dimostrano ampiamente. La via maestra per la conquista di una convivenza umana superiore nei singoli paesi e sull’intero Pianeta è solo quella della lotta di classe e rivoluzionaria per la costruzione del socialismo e l’edificazione del comunismo, tutto il resto è semplicemente inganno e fallimento.

Il movimentismo è un fenomeno di lotta culturale e sociale interclassista e, per tanto, svolge ed esaurisce la sua attività all’interno del sistema economico, sociale e istituzionale capitalistico; per ottenere la massima partecipazione popolare possibile alle sue iniziative non ammette o emargina i simboli e i contributi dei partiti politici asserendo che la loro partecipazione potrebbe essere strumentalizzata comportando una minore presenza di cittadini; asserisce, ingannando, di costituire la migliore forma di democrazia partecipata e rappresentativa dal basso; dichiara, presuntuosamente, di essere capace di conquiste sociali altrimenti irrealizzabili; svolge un ruolo deleterio e qualunquistico di diseducazione ideale e politica tra le masse; risponde all’ambizione e all’esibizione individualista di improvvisati capi e capetti; emerge e scompare dalla scena sociale come l’arcobaleno; per la sua natura non di classe svolge un ruolo molto importante per il sistema sociale precostituito in quanto contiene e neutralizza le spinte antisistema più radicali; i suoi capi, per convincimenti e comportamenti, sono chiaramente o sostanzialmente anticomunisti; costituisce un ostacolo all’allargamento della lotta di classe e rivoluzionaria per abbattere il capitalismo, origine e causa di tutti i mali sociali delle masse lavoratrici e popolari, e per costruire il socialismo.
Il movimentismo, forma di sfogo popolare alle sofferenze patite a causa dell’imperare della dittatura sociale capitalistica, al pari dell’estremismo, del rivoluzionarismo, dell’anarchismo, dell’opportunismo, dell’economicismo, dell’interclassismo, del pacifismo, del riformismo e del revisionismo è, a livello nazionale e internazionale, un buon alleato del potere borghese e un dichiarato avversario del partito di classe del proletariato e della lotta per il socialismo. E’ un nemico dichiarato della dottrina comunista e ancor più ferocemente lo è del marxismo-leninismo e del pensiero e l’opera dei quattro grandi maestri del proletariato internazionale Marx, Engels, Lenin e Stalin. Esso ostacola la formazione della coscienza di classe nelle masse lavoratrici e si oppone alla necessità della rivoluzione proletaria per conquistare il potere alla classe lavoratrice e per avviare la costruzione della società socialista. Per tali ragioni la cultura e l’attività sociale del qualunquismo vanno combattute come nemiche della lotta di classe per il socialismo. Il movimentismo fa leva sulla rabbia e sulla disperazione sociale delle masse popolari - a causa delle scelte politiche antipopolari dei governi capitalistici nazionali e territoriali - imbrigliandone e orientandone la protesta verso obiettivi fallimentari nel medio e lungo termine. Insomma, il movimentismo è un’altra spina nel fianco del cammino dell’umanità verso il comunismo.
Ogni forma di movimentismo, esaurita la sua funzione periodica di deviazione delle masse dai suoi giusti obiettivi di classe all’interno della società capitalistica, si esaurisce, si spegne, implode e sparisce con la fortuna dei capi che intanto il sistema padronale dominante a provveduto a metabolizzare al suo interno con sistemazioni di prestigio e privilegi di vita invidiabili: questo è accaduto coi capi dei movimenti studenteschi e popolari dalla seconda metà del secolo scorso ai giorni nostri. Prima il movimento studentesco di portata internazionale del 1968, che riuscì a lambire e deviare anche una parte del movimento operaio in vari paesi, che non aveva contenuti e prospettive di classe, che non metteva in discussione l’esistenza del sistema capitalistico e che, di conseguenza, non aveva come obiettivo la rivoluzione proletaria e la costruzione della società socialista, poi l’altra ondata di movimento studentesco e populista del 1977 e, ultimo, in ordine di tempo, quello della cosiddetta Onda del 2008 contro la riforma della scuola voluta dal ministro dell’istruzione, università e ricerca Mariastella Gelmini del governo di centrodestra Berlusconi, un movimento più di tutti volutamente spoliticizzato e qualunquista, proprio come lo voleva il governo della borghesia nazionale e internazionale. Movimenti tutti miseramente falliti e scomparsi nel nulla, anche se esaltati dall’informazione stampa-radiotelevisiva del potere borghese proprio perché innocui al sistema dominante di sfruttamento padronale. Quello che preoccupa e fa veramente male al sistema capitalistico è unicamente la lotta di classe per il socialismo!
Nell’ultimo biennio abbiamo conosciuto due forti movimenti di lotta populista e qualunquista impegnati su altrettanti grossi problemi sociali: la lotta contro la riapertura della discarica dei rifiuti solidi urbani a Chiaiano a Napoli e la lotta contro l’allargamento della base militare statunitense a Vicenza. Si è trattato di due imponenti lotte per due problemi sociali di grande e giusta sensibilità popolare. Anche questi due fronti di lotta sono stati organizzati e condotti con metodo movimentista e antipartito, con l’illusione che la giusta protesta popolare e la mancanza di un’analisi e di una strategia di classe bastassero per sconfiggere le scelte fatte dal governo capitalistico e multinazionale contro gli interessi delle popolazioni di quei territori. Purtroppo anche queste due lotte sono state tragicamente sconfitte con l’uso repressivo delle forze armate da parte dello Stato padronale, diciamo purtroppo perché comunque si e trattato di una eroica lotta di popolo, indipendentemente dalla direzione movimentista e qualunquista che i gruppi dirigenti le hanno imposto. Nella sconfitta è stata determinante l’esclusione di un’analisi di classe della situazione e di una direzione altrettanto di classe e rivoluzionaria della lotta. Qualche sconfitto dei gruppi dirigenti della protesta potrebbe accusarci di non aver fatto nulla per orientare la lotta su di un terreno di classe, ma chi ci conosce sa bene che, sciaguratamente, in tali contesti movimentistici le nostre posizioni non trovano accoglimento e spesso neppure la possibilità di essere presentate. Comunque, non abbiamo la presunzione di sostenere che la nostra impostazione di classe di quelle lotte avesse portato a un sicuro successo, però non è stata sconfitta sul campo e tuttavia sarebbe rimasto un patrimonio di coscienza di classe acquisito che avrebbe potuto servire per altre occasioni di lotta, invece adesso sul terreno sono rimaste solo macerie, disillusione, sfiducia nell’impegno di lotta e visione qualunquista del conflitto di classe per conseguire delle conquiste sociali.
L’analisi qui sviluppata costituisce uno strumento di conoscenza reale del danno che il movimentismo da sempre arreca alla lotta di classe del proletariato di tutti i paesi. La sconfitta del capitalismo e dei suoi mali passa anche attraverso la sconfitta del movimentismo e della sua cultura di lotta diseducante delle masse popolari. Dalle esperienze di lotta fallimentari di cui abbiamo parlato emerge con grande chiarezza e convincimento che il proletariato per vincere i suoi conflitti di oggi con la classe e il governo padronale o, in ogni caso, per conseguirne il massimo vantaggio possibile, deve collocarli necessariamente all’interno della battaglia più generale e fondamentale della morte del capitalismo e della nascita del socialismo. Al sistema capitalistico e al suo dominio imperialistico sul mondo il movimentismo, generato, allevato e sostenuto dalla cultura borghese, populista, qualunquista e clericale, non mette paura, perché è sicuro di poterlo controllare, condizionare e al limite soffocarlo con la forza militare del suo Stato senza conseguenze rivoluzionarie per il futuro. Al contrario teme la lotta di classe e la prospettiva del socialismo, perché queste già gli stanno scavando la fossa e li condurranno a morte certa. Però anche qui dobbiamo ricordare che la costruzione della prospettiva del socialismo passa obbligatoriamente attraverso la crescita dell’unico partito di classe e rivoluzionario, ossia marxista-leninista, oggi esistente in Italia, ovvero il partito della rivoluzione proletaria, della conquista del potere politico da parte della classe lavoratrice, della dittatura del proletariato e della costruzione del socialismo nel nostro paese che è il Partito Comunista Italiano Marxista-Leninista.
Forio (Napoli), 20 febbraio 2009.

La Segreteria del P.C.I.M-L.













PARTECIPIAMO ALLO SCIOTERO GENERALE, MA


NON SOSTENIAMO IL SINDACATO INTERCLASSISTA!

I dirigenti, militanti e simpatizzanti del Partito Comunista Italiano Marxista-Leninista oggi 13 febbraio 2009 partecipano allo sciopero generale di 8 ore indetto dalla Fiom-Cgil e dalla Fp-Cgil contro l’attacco del governo e del padronato alla contrattazione nazionale del lavoro, la devastante crisi economica originata e causata dalla classe padronale, i licenziamenti, le pesanti responsabilità del governo e la miseria dilagante, uno sciopero per rivendicare il diritto alla sopravvivenza di milioni di italiani. Partecipiamo allo sciopero per sostenere le ragioni e i bisogni dei lavoratori metalmeccanici, del pubblico impiego e dell’intera classe lavoratrice italiana e perché i comunisti sono sempre tra i lavoratori in lotta, ma è una partecipazione che non significa affatto sostegno alle scelte di politica sindacale interclassiste, di compromesso e di concertazione della Cgil con governo e padronato. Partecipiamo a questa giornata di lotta perché organizzata da una organizzazione dei lavoratori, seppur non di classe, e non dalle solite forze movimentiste, qualunquiste e protestatarie che non hanno una visione di classe e rivoluzionaria della lotta dei lavoratori e che non lottano per la prospettiva del socialismo.
La causa della crisi, con le drammatiche conseguenze che stanno vivendo le masse lavoratrici e popolari dell’Italia e dell’intero mondo capitalistico, è l’infame sistema economico e sociale capitalistico, senza distruggere il capitalismo non è neppure pensabile uscire definitivamente dalla crisi, perché nel sistema capitalistico le crisi si susseguono ininterrottamente sino a quando la classe proletaria non seppellirà per sempre il nefasto sistema padronale, fondato sullo sfruttamento del lavoro altrui, sulla miseria delle famiglie lavoratrici, sull’insicurezza e sulla disperazione della vita. I rapporti di produzione e di distribuzione della ricchezza prodotta devono muovere dal bisogno degli uomini e non più dalla rapina padronale, costituita dai profitti realizzati con lo sfruttamento del lavoro.
Purtroppo attualmente con grande amarezza dobbiamo constatare che la classe lavoratrice non possiede una coscienza di classe, che le consenta di essere classe per sé e non in sé, per combattere il sistema e il potere capitalistico sul terreno politico e sindacale per costruire l’alternativa al capitalismo, cioè il nuovo e superiore sistema socialista. Sono lavoratori che confusi ideologicamente, ingannati e traditi da partiti e sindacati anticomunisti finiscono per militare e sostenere forze politiche e sindacali schierate a difesa del sistema responsabile dei mali contro cui scioperano. Senza teoria rivoluzionaria non può esserci lotta rivoluzionaria e senza un grande partito di classe e rivoluzionario non può esistere nessuna prospettiva di liberazione dei popoli dalle crisi e dai bisogni della vita. Necessita costruire un vero sindacato di classe, così come occorre sostenere la crescita dell’unico e vero Partito politico di classe e rivoluzionario oggi esistente nel nostro paese, cioè il Partito Comunista Italiano Marxista-Leninista. Il movimento operaio italiano, a partire dall’avanguardia operaia, deve mobilitarsi e lottare intorno alla prospettiva reale della rivoluzione socialista per abbattere il potere padronale e instaurare quello dei lavoratori e per distruggere l’ordine capitalistico e costruire quello socialista.
Diamo a questa giornata di sciopero generale il significato di lotta di classe non solo per rivendicare il diritto al lavoro e a un salario o stipendio dignitoso, ma anche per incamminarci, finalmente, lungo la strada della liberazione e della dignità socialista. Il Partito Comunista Italiano Marxista-Leninista è quotidianamente impegnato per la costruzione di tale alternativa e chiede all’intero proletariato italiano di sostenerlo da protagonista in questa battaglia di importanza storica.
Forio (Napoli), 13 febbraio 2009.

La Segreteria del P.C.I.M-L.



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IL P.C.I.M-L. E’ ANCORA PICCOLO ORGANIZZATIVAMENTE, MA GIA’ GRANDE COME PATRIMONIO IDEALE E POLITICO E COME GUIDA MARXISTA-LENINISTA DEL PROLETARIATO: NON E’ SUBALTERNO A NESSUNO E NELL’ATTIVITA’ DIFENDE LA PROPRIA AUTONOMIA POLITICA E RIVOLUZIONARIA!


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Come Partito partecipa alle iniziative unitarie sempre e solo da protagonista, al pari degli altri promotori e aderenti!


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Molto spesso pervengono al nostro caro e amato Partito dei messaggi di compagni e lavoratori che ci chiedono rammaricati perché non eravamo presenti a una determinata riunione o manifestazione per portare il nostro sostegno e contributo politico. Ad essi vogliamo ricordare che un Partito Comunista serio, di classe e rivoluzionario, che svolge una funzione di guida nella lotta e che ha il compito storico di guidare la classe lavoratrice verso la rivoluzione proletaria e il socialismo, qual’è il Partito Comunista Italiano Marxista-Leninista, partecipa alle iniziative unitarie solo quando queste sono state promosse assieme e concordate nel loro svolgimento e solo quando esse garantiscono a tutti gli organizzatori pari dignità politica e possibilità di rappresentare, in piena autonomia, la propria posizione e proposta politica sull’argomento ch’è alla base dell’azione comune. Il Partito guida della classe lavoratrice non partecipa mai a una iniziativa di lotta senza avere la possibilità di rappresentare, nel corso del dibattito o del comizio finale, la propria posizione e diversità ideologica e politica rispetto agli altri e senza potersi distinguere nell’analisi della situazione e nella proposta del percorso da seguire per raggiungere il comune obiettivo. Quando tali condizioni non ci sono è doveroso da parte del P.C.I.M-L. non aderire e non partecipare, perché non può, e non deve, delegare a nessuno la propria rappresentanza e la propria linea politica, non può farsi carico dei contenuti di una protesta o di una solidarietà senza essere stato invitato direttamente, cioè specificamente, a partecipare alla fase di studio, di promozione e di organizzazione della manifestazione. Un partito non è una individualità che partecipa a livello personale, ma è un’organizzazione che rappresenta la volontà unanime di una moltitudine, piccola o grande che sia, di donne e uomini da affermare e far valere in ogni circostanza pubblica.


Altre volte qualcuno ci ha detto: “Se foste venuti nessuno vi avrebbe cacciato, anzi sareste stati i benvenuti”. Innanzi tutto è buon costume non presentarsi mai dove non si è esplicitamente invitati e poi, specialmente nei rapporti politici, dove non si è invitati si è esclusi a buon diritto da chi assume l’iniziativa. Presentarsi senza invito specifico è sempre una intrusione, un disturbare la piena autonomia dell’altrui attività politica e sociale: questo principio di rispetto reciproco dell’autonomia di ognuno vale per tutti, oltre ad essere una questione di buona educazione sociale. Il P.C.I.M.L. si attiene rigorosamente a tale comportamento e non partecipa assolutamente a iniziative dove non è stato chiaramente e direttamente invitato, anche perché la rivendicazione della pari dignità partecipativa a un consesso deriva prioritariamente proprio dall’invito esplicito.


Tutti i giorni riceviamo per posta elettronica comunicazioni di iniziative non intestate e inviate direttamente al nostro Partito, ma contenute indistintamente in contenitori onnicomprensivi dove è impossibile capire se si tratta di un invito specifico oppure no. Sono comunicazioni e inviti provenienti da una moltitudine di associazioni, movimenti, centri sociali e aggregazioni varie che, prevalentemente, fondano il loro essere e agire su contenuti culturali, politici e sociali anarcoidi, movimentisti e protestatari e anche di revisione della dottrina comunista marxista-leninista, che hanno poco o nulla in comune con la lotta di classe e rivoluzionaria dei lavoratori che si battono per obiettivi immediati e di prospettiva, come la sconfitta del capitalismo e la costruzione del socialismo. La stessa lotta alle guerre capitalistiche e imperialistiche di aggressione, di espansione territoriale e dei mercati e di sterminio di popoli interi, come quello eroico e martire palestinese che proprio in questi giorni viene ferocemente massacrato da Israele, non può avere un risultato positivo se non ha come obiettivo finale la distruzione del capitalismo che le genera e se non prende le distanze da movimenti religiosi fondamentalisti e da forze reazionarie e conservatrici.


Il Partito di Marx, Engels, Lenin e Stalin, il Partito della lotta di classe per il socialismo e il comunismo, il Partito della rivoluzione socialista e della dittature, ossia del potere politico, del proletariato per costruire il socialismo e il Partito della liberazione della classe lavoratrice dallo sfruttamento, dalla dittatura e dalla schiavitù padronale millenari non può, e non deve, mai unirsi a iniziative che non hanno come obiettivo finale la morte del capitalismo, che nell’era presente è l’origine di tutti i mali dell’umanità. Le stesse lotte per conquiste parziali e interlocutorie in attesa del socialismo sono tanto più efficaci e produttive quanto più sono chiaramente anticapitalistiche e antimperialistiche. La lotta rivoluzionaria per il socialismo, quale unica forza liberatrice dai mali sociali che affliggono il proletariato e le più ampie masse popolari, è unicamente una lotta di classe, cioè è la lotta della classe lavoratrice contro la classe padronale, non è una lotta interclassista né multiculturale, bensì è solamente una lotta rivoluzionaria che attinge la propria forza ideale e politica solo dal sapere marxista-leninista. Ecco perché il Partito Comunista Italiano Marxista-Leninista fa bene a custodire e a far valere in ogni circostanza della sua azione la propria coerenza e autonomia ideale e politica, perché da essa dipende la vittoria del proletariato sulla borghesia. L’interclassismo, l’antipartitismo, il democraticismo, il populismo, il rivoluzionarismo, l’estremismo, l’anarchismo, il movimentismo, il pacifismo, il protagonismo, l’individualismo e altre similitudini del genere sono espressioni e comportamenti della cultura idealista e borghese e, per tanto, strumenti della sopravvivenza del capitalismo e, dunque, delle sue guerre, massacri e rapine. Sono categorie di pensiero e di azione che anche nell’odierna realtà non producono una concreta e fruttuosa opposizione allo sterminio del popolo palestinese da parte dell’imperialismo israeliano.


I combattenti per il socialismo devono arruolarsi solo nel partito del socialismo, devono lottare solo nel nome del socialismo e devono far crescere solo l’esercito che combatte per il socialismo. Chi dice di voler lottare in nome di altri obiettivi è un nemico del socialismo e un alleato del capitalismo, anche se usa parole e comportamenti ribellistici, perché lo fa solo strumentalmente per apparire credibile e per mascherare la sua vera natura culturale e politica anticomunista. I veri nemici del sistema e del potere capitalistico militano e lottano esclusivamente nel partito della lotta di classe e della rivoluzione socialista, che in Italia porta il nome di Partito Comunista Italiano Marxista-Leninista, che con orgoglio e fedeltà ai principi e alla strategia del marxismo-leninismo ha il dovere di salvaguardare in ogni circostanza la sua autonomia di classe e politica dal ribellismo borghese, qualunquista e opportunista. Solo coloro, come i militanti del P.C.I.M-L., che lavorano quotidianamente, con passione e sacrificio, per costruire l’avvenire socialista contribuiscono anche e concretamente a realizzare il migliore risultato possibile della lotta sui problemi del momento che affliggono la vita delle masse lavoratrici e popolari.


Il Partito Comunista Italiano Marxista-Leninista per avvicinare il momento storico della rivoluzione socialista e della conquista del potere politico da parte della classe lavoratrice sta nei movimenti di lotta popolare spontanei od organizzati che siano, sta ovunque c’è la classe lavoratrice in lotta, sta in ogni movimento di lotta anticapitalistica e antimperialistica, sta in ogni lotta di natura sindacale e sta in qualsiasi lotta di opposizione e di demolizione del sistema sociale padronale dominante, ma ci sta con la propria autonomia ideologica, di classe e politica per sostenere e qualificare la stessa lotta dal punto di vista di classe e rivoluzionario e per orientarla nella battaglia di annientamento del capitalismo dell’imperialismo e, ancora, ci sta nella misura in cui e sino a quando può affermare e far valere tale autonomia ideale e politica, perché la permanenza indistinta nel mucchio non servirebbe alla causa superiore e per noi unica della conquista del socialismo.


Compito primario e ordinario del P.C.I.M-L. è quello di far conoscere il proprio programma politico alla classe operaia e alle più ampie masse lavoratrici e popolari, di essere presente con proprie decisioni e proposte su tutti i problemi sociali locali, nazionali e internazionali del momento, di capire e sostenere i bisogni e le aspettative delle masse popolari, di essere sempre e tassativamente coerente coi principi, la strategia e la tattica del marxismo-leninismo, di richiamarsi costantemente al pensiero e l’opera dei nostri grandi Maestri del proletariato internazionale Marx, Engels, Lenin e Stalin, di accrescere il consenso delle masse popolari alla propria attività politica e di meritarsi sempre di più la stima e la fiducia della classe lavoratrice. Questa è la strada lungo la quale è possibile avanzare verso la Rivoluzione proletaria e la conquista del Socialismo.


Forio (Napoli), 16 gennaio 2009.


Domenico Savio


Segretario generale del P.C.I.M-L.




ONORE E GLORIA ALL’EROICO POPOLO PALESTINESE:






L’AVVENIRE SOCIALISTA FARA’ GIUSTIZIA STORICA



DEGLI ATTUALI CARNEFICI D’ISRAELE, COME DEL



CAPITALISMO E DELL’IMPERIALISMO ASSASSINI!


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I MARXISTI-LENINISTI ITALIANI E D’OGNI ALTRO PAESE SONO AL FIANCO DELLA RESISTENZA PALESTINESE, MA NON DI HAMAS!


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L’ennesima carneficina che in questi giorni l’imperialismo, il capitalismo e lo Stato ebraico d’Israele, sostenuto economicamente e politicamente dagli Stati Uniti d’America, dalla Comunità Europea e dall’Italia, stanno consumando contro l’eroico e martire popolo palestinese - coi bombardamenti sulle città e i villaggi della striscia di Gaza, con l’occupazione militare dello stesso territorio, con l’uccisione deliberata di migliaia di uomini, donne e bambini palestinesi e con altrettanti feriti gravi e meno gravi, con l’accerchiamento armato di quella parte della Palestina per proibire a chiunque di allontanarsi dall’inferno dei combattimenti e con il blocco dei rifornimenti alimentari e dei medicinali - sarà scritta nella storia della barbarie umana e dei crimini commessi contro l’umanità e al sorgere della nuova era della superiore civiltà comunista verrà esemplarmente vendicata e giustizia di classe e rivoluzionaria sarà resa alla memoria dei caduti per la liberazione dall’occupazione israeliana e per l’indipendenza nazionale della propria terra. Sono oramai 60 anni che il popolo palestinese è costretto a vivere in una situazione di schiavitù e di repressione permanente a causa della politica militare di aggressione e di espansione territoriale di Israele.


Il sistema sociale disumano e barbaro di sfruttamento e di annientamento capitalistico delle masse lavoratrici e l’odierno dominio imperialistico globale sono politicamente e militarmente uguali in ogni parte della Terra, compreso nei paesi ex socialisti, sfruttano allo stesso modo la classe lavoratrice dei vari paesi e solidarizzano coi loro Stati e regimi sociali borghesi e reazionari. E’ questa la ragione per la quale gli Stati e l’informazione stampa-radio-televisiva capitalistici sostengono la carneficina del loro Stato capitalistico amico di Israele. Così i “petardi” dei palestinesi assediati, bombardati, affamati e decimati, che difficilmente uccidono qualcuno, diventano attacchi criminali e terroristici e i missili e le bombe lanciati da Israele, che causano migliaia di morti e feriti, vengono giustificati e definiti di legittima difesa. Vergognatevi operatori di una tale falsa e tendenziosa informazione diffusa a piene mani per servilismo verso i potenti del momento e per trarne un lauto tornaconto economico professionale e ciò mentre tante persone vengono assassinate anche per colpa delle vostre menzogne. Tale orrore dimostra che la disumanità degli assoldati dalla razza padrona non ha limiti!


In quest’ora di estrema gravità per il popolo palestinese, il Partito Comunista Italiano Marxista-Leninista è vicino all’eroica resistenza palestinese, esprime tutto il sostegno politico di classe e rivoluzionario alla lotta di resistenza di quel popolo martire, è vicino alle famiglie degli eroi caduti e dei feriti e manifesta i più vivi sentimenti di solidarietà per le inenarrabili sofferenze a cui sono sottoposti i militari e i civili palestinesi, in particolare gli anziani, le donne e i bambini, tra l’altro privi di cibo e di medicinali. Ma la solidarietà del P.C.I.M-L. e di tutti i marxisti-leninisti italiani e di ogni altro paese della Terra al popolo palestinese non riguarda per niente il Movimento di Resistenza Islamica (Hamas), perché il suo statuto, programma e linea politica sono totalmente estranei al marxismo-leninismo e alla lotta per la conquista del socialismo e del comunismo e non aiutano i palestinesi a trovare e sostenere la giusta soluzione politica del problema. Hamas è un movimento religioso, nazionalista, borghese e di natura sociale capitalistica lontano anni luce dalle esigenze di un vero progresso sociale e dalla lotta di classe del proletariato palestinese, arabo e mondiale. Solo la rivoluzione socialista, la costruzione della società socialista e l’edificazione di quella comunista possono liberare dalle guerre capitalistiche e imperialistiche, dallo sfruttamento e dalla miseria i popoli che abitano il Pianeta.


Sulla questione specifica dei rapporti tra ebrei e palestinesi sulla terra di Palestina, il Partito Comunista Italiano Marxista-Leninista concorda con la posizione dei comunisti palestinesi che vedono la soluzione del conflitto nella formazione di un unico Stato democratico e multietnico, dove i due popoli possano convivere in pace e concordia, in un sistema di uguaglianza sociale e in un clima di rispetto e di tolleranza reciproci. Se tale soluzione non è ancora matura, allora, e in attesa di rapporti migliori, si possono creare due Stati per due popoli con reciproco riconoscimento e rispetto nazionale. Naturalmente per i comunisti palestinesi tali soluzioni hanno carattere temporaneo sino alla conquista della società socialista, l’unica che potrà garantire a quei popoli una vera libertà, democrazia e uguaglianza sociale.


Il Partito Comunista Italiano Marxista-Leninista – che sulla questione ritiene di avere una coerente posizione politica marxista-leninista, che non ha nulla a che fare con la politica e la strategia di Hamas, che sull’argomento non condivide la linea politica di talune organizzazioni promotrici delle iniziative di lotta contro Israele e che, per tanto, avverte l’esigenza di chiarire in ogni circostanza la propria posizione politica e la propria proposta risolutiva – non sosterrà quelle iniziative che non prenderanno le distanze politiche da Hamas e in cui non essendoci interventi concordati non avrà la possibilità di esprimere la propria linea politica marxista-leninista.


Contro lo Stato e il governo ebraico d’Israele - che nei confronti del popolo palestinese si stanno comportando allo stesso modo di come il nazismo si comportò contro il popolo ebraico, che stanno imprimendo al popolo palestinese le stesse atrocità imposte dal nazismo agli ebrei nei campi di sterminio, che per vendicare le sofferenze subite sembrerebbero scagliarsi contro gli abitanti di Gaza allo stesso modo come i nazisti si avventarono come belve assetate di sangue contro gli ebrei del Ghetto di Varsavia e di altri sparsi per l’Europa, solo che adesso la vittima è un popolo innocente che rivendica il diritto naturale di vivere sulla propria terra d’origine, e che stanno ferocemente attuando verso il popolo palestinese lo stesso genocidio di massa che Hitler mise in atto verso il popolo ebraico negli ultimi anni della seconda guerra mondiale - si levi assordante la condanna inappellabile di tutte le forze progressiste del mondo e in modo particolare della classe operaia e dell’intero proletariato affinché cessi immediatamente la carneficina in atto e i carnefici israeliani siano deferiti a un Tribunale speciale internazionale, come quello di Norimberga, per essere processati e condannati per i crimini commessi contro l’umanità.


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VIVA L’EROICO E MARTIRE POPOLO PALESTINESE!


VIVA LA LOTTA DI LIBERAZIONE NAZIONALE DEL POPOLO PALESTINESE!


VIVA L’AVVENIRE SOCIALISTA DEL POPOLO PALESTINESE!


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Forio (Napoli) Italia, 6 gennaio 2009.



Il Comitato Centrale del P.C.I.M-L.




AUGURI MARXISTI-LENINISTI PER IL 2009,

NEL NOME DI MARX, ENGELS, LENIN E STALIN!






Iscritti e simpatizzanti del Partito Comunista Italiano Marxista-Leninista, compagni di base dei falsi partiti comunisti revisionisti, opportunisti e gestori interessati dello Stato borghese e capitalistico, lavoratori del braccio e dell’intelletto dell’Italia e dell’Europa, proletari di tutti i paesi della Terra, il 2008 è stato un altro terribile anno di schiavitù padronale, di barbaro sfruttamento del lavoro proletario da parte della classe capitalistica, di aumento della miseria collettiva, di ulteriore rapina e distruzione delle risorse del Pianeta da parte dell’imperialismo e di impressionante estensione delle guerre imperialistiche di occupazione, di sterminio, di sfruttamento e di rapina di tanti popoli. L’ultima, infame tragedia imperialistica di quest’anno è rappresentata dal genocidio che in queste tragiche ore il governo imperialistico dello Stato d’Israele sta impunemente consumando, col sostegno concreto degli Stati Uniti d’America, dell’Organizzazione delle Nazioni Unite e della Comunità Europea, nei confronti dell’eroico popolo palestinese, che vive prigioniero, assediato, affamato e bombardato nella striscia di Gaza e sull’intera nazione palestinese da oltre 50 anni. A questo popolo martire, che Israele vuole cacciare dalla propria terra millenaria, il P.C.I.M-L. esprime tutta la propria solidarietà umana e fraterna, ideale, di classe e rivoluzionaria con l’auspicio che presto una nuova e superiore ondata di rivoluzioni proletarie possano attaccare e demolire l’attuale dominio imperialistico in Medio Oriente e sull’intero Pianeta e conseguentemente consentire al popolo palestinese di poter continuare a vivere nella libertà e nel socialismo sulla propria terra d’origine.
Il 2008 è stato l’anno dell’acuirsi dell’ennesima crisi del disumano sistema capitalistico, è una crisi strutturale che scaturisce dalla natura sociale della produzione e dall’accaparramento privato, cioè capitalistico, della ricchezza prodotta dalla classe lavoratrice operaia e intellettiva, è una crisi di sovrapproduzione delle merci, che le masse popolari non hanno la possibilità di acquistare per soddisfare le proprie esigenze primarie di vita, sicché da una parte le merci giacciono dei depositi della classe capitalistica sfruttatrice e dall’altra le masse sfruttate soffrono la fame e le privazioni d’ogni genere. Una crisi che è nata dalla spregiudicatezza finanziaria del capitale alla ricerca di sempre maggiori profitti per sopravvivere e continuare a dominare l’economia mondiale e che, com’era prevedibile, presto si è estesa alle aziende e alla produzione, ma il suo epicentro è costituito dall’impoverimento massiccio delle masse lavoratrici che non hanno più potuto pagare i debiti accumulati e acquistare le merci prodotte per soddisfare le più elementari esigenze di vita quotidiana. E’ la tragica e ripetuta crisi del sistema produttivo e distributivo capitalistico che sta causando la caduta della produzione, il ricorso alla cassa integrazione guadagni, licenziamenti in massa e chiusura delle fabbriche. I più penalizzati sono i lavoratori precari, mentre cassintegrati, pensionati, salariati e stipendiati, chi di più e chi di meno, soffrono tutti povertà generalizzata e mancanza assoluta di prospettive in questo regime di dittatura capitalistica.
Lo Stato e il governo capitalistico mentre soccorrono, coi soldi della collettività, le banche e le aziende in crisi loro amiche e alleate di classe ignorano sostanzialmente le proibitive condizioni di vita delle masse popolari. L’informazione capitalistica, interamente posseduta e controllata dai padroni o dallo Stato borghese cerca di far passare l’idea che si tratti di una crisi normale, che non investe e non mette in discussione il sistema sociale capitalistico, il quale continuerà a sopravvivere, e che presto sarà superata. Al contrario, questa è solo una delle infinite crisi che si susseguono nel sistema capitalistico, fondato sulla disuguaglianza sociale e sulla dittatura economica e sociale che la classe padronale esercita sull’intera società. Esiste un solo modo per mettere fine alle crisi e alle sue nefaste conseguenze sulla classe lavoratrice: sopprimere il modo di produzione e di distribuzione capitalistica sostituendolo con quello socialista, perché nella società socialista le forze produttive, cioè il lavoro intellettivo e materiale dell’uomo, sono pienamente sviluppate e soddisfano appieno i bisogni di vita di tutti gli uomini, perché la produzione è organizzata in base ai bisogni popolari e non ai profitti padronali derivanti dallo sfruttamento del lavoro e perché i mezzi di produzione sono di proprietà di tutto il popolo. Il proletariato può uscire dal dramma delle crisi capitalistiche che si ripetono senza fine solo abbattendo il capitalismo e costruendo il socialismo.
Purtroppo la crisi economica in atto non segnerà ancora la fine del capitalismo sulla Terra, perché oggi il proletariato non è nuovamente maturo dal punto di vista di classe e rivoluzionario, non ha riacquistato la propria coscienza e autonomia di classe, non costituisce ancora classe per sé e nella stragrande maggioranza è dominato e condizionato dalla cultura politica revisionista e opportunista e dal sindacalismo borghese e di regime padronale. Pure negli ultimi tempi talune organizzazioni politiche e sociali della sinistra cosiddetta di “classe” nel loro furore revisionista e movimentista hanno diffuso una falsa immagine della realtà sociale dando ad intendere che da questa crisi la classe proletaria può uscire vincente verso la conquista del socialismo. Con grande dolore dobbiamo constatare che disgraziatamente non è così, che la realtà è negativamente diversa e che nel rapporto dialettico con le masse popolari i comunisti devono essere sempre sinceri e leali, perché il facile ottimismo parolaio non serve a costruire una fase rivoluzionaria e la disillusione ha lo stesso tragico significato dell’approssimazione nell’analisi e del tradimento. Nessuna fase rivoluzionaria può essere ricostruita senza la presenza di un forte partito di classe e rivoluzionario, che possa organizzare e guidare le masse verso la loro rivoluzione socialista. Il P.C.I.M-L. deve ancora rafforzare la propria struttura organizzativa ed ottenere il riconoscimento e il sostegno necessario della classe operaia per poter lanciare la parola d’ordine della rivoluzione socialista e della conquista del potere proletario nel nostro paese. Piuttosto i lavoratori e i pensionati che stanno pagando, e che pagheranno ancor di più nel corso del 2009 e oltre, il duro prezzo della crisi capitalistica devono riflettere sulle cause e sulla natura della crisi che li affama e li induce alla disperazione ed effettuare, finalmente, quella scelta di classe politica e rivoluzionaria indispensabile che li induca a militare e lavorare nell’unico partito della rivoluzione socialista e del socialismo che esiste in Italia e che si chiama P.C.I.M-L. e ciò per avvicinare il momento della rivoluzione socialista, della fine del capitalismo e della costruzione della nuova società socialista.
Per il 2009 il Partito Comunista Italiano Marxista-Leninista non a caso formula auguri marxisti-leninisti alla classe lavoratrice e lo fa nel nome dei quattro e unici grandi maestri del proletariato internazionale Marx, Engels, Lenin e Stalin. Tutta la storia passata del proletariato del mondo ci ha insegnato che solo la dottrina del marxismo-leninismo, cioè libera da ogni condizionamento revisionista, opportunista ed economicistico e unitamente all’esistenza di un vero e forte partito di classe e rivoluzionario, può condurre alla vittoria il socialismo prima e il comunismo dopo. A questa certezza non vi sono alternative e la conferma ci viene dall’esistenza e dall’attività del Partito Comunista bolscevico e dalla vittoria della gloriosa Rivoluzione d’Ottobre. Per i marxisti-leninisti seguire quel percorso vincente è un obbligo ed è l’unica possibilità per abbattere il capitalismo e costruire il socialismo, per condurre alla vittoria la classe proletaria su quella borghese e per mettere fine al potere religioso temporale sul mondo, potere da sempre alleato dei ricchi sfruttatori, del capitalismo e dell’imperialismo e attivamente impegnato contro la conquista del potere politico da parte della classe lavoratrice e la prospettiva della costruzione della società socialista, potere millenario che alla lotta di liberazione dei popoli dallo sfruttamento padronale nazionale e internazionale contrappone l’umiliante e schiavizzante pratica dell’elemosina e dell’ingannevole e deviante proposta di umanizzazione del sistema di sfruttamento capitalistico, sistema disumano e disumanizzante di cui ci si può liberare solo abbattendolo con la rivoluzione socialista.
L’internazionalizzazione dello sfruttamento capitalistico della forza-lavoro, cioè la cosiddetta economia globalizzata, o meglio il dominio economico e politico imperialistico sul mondo, richiedono urgentemente la riorganizzazione internazionale dei coerenti partiti marxisti-leninisti in base alla gloriosa esperienza vissuta della Terza Internazionale, fondata da Lenin e Stalin del 1919. I partiti marxisti-leninisti e il proletariato di tutti i paesi della Terra hanno immediato bisogno di riavere una guida e un aiuto internazionalista. Che il 2009 possa essere l’anno di avvio della riorganizzazione internazionale dei coerenti partiti marxisti-leninisti oggi esistenti nei vari paesi, a partire dalla costituzione di un coordinamento internazionale capace di analizzare gli avvenimenti e di orientare la lotta di classe e rivoluzionaria delle forze che operano per la rivoluzione socialista e l’avvenire comunista secondo la dottrina e la strategia del marxismo-leninismo, costituito unicamente dal pensiero e l’opera inseparabili e imperituri di Marx, Engels, Lenin e Stalin. Un augurio comunista è tanto più apprezzato e
recepito dalle avanguardie operaie e dalle masse sfruttate e schiavizzate dal capitalismo quanto più si richiama all’attualità della rivoluzione socialista e del socialismo e quanto più coerente e credibile è il percorso indicato per raggiungere la vittoria finale. Tali sono l’augurio e l’impegno ideologico e politico del P.C.I.M-L..

AUGURI DI CLASSE E RIVOLUZIONARI PER IL 2009!
AUGURI DI AVANZAMENTO E DI VITTORIE PER IL MARXISMO-LENINISMO!
AUGURI DI UNITA’ INTERNAZIONALISTA DEI PARTITI MARXISTI-LENINISTI!
AUGURI PER LA MORTE DEL CAPITALISMO E LA VITTORIA DEL SOCIALISMO!
AUGURI DI SUCCESSO PER IL 2° CONGRESSO NAZIONALE DEL P.C.I.M-L. DEL 2009!
VIVA I NOSTRI GRANDI MAESTRI MARX, ENGELS, LENIN E STALIN!
VIVA IL MARXISMO-LENINISMO!
VIVA L’AVVENIRE SOCIALISTA E COMUNISTA!
VIVA LA LOTTA DI CLASSE CONTRO IL REVISIONISMO E L’OPPORTUNISMO!
VIVA I COERENTI PARTITI COMUNISTI MARXISTI-LENINISTI DI TUTTO IL MONDO!
VIVA IL PARTITO COMUNISTA ITALIANO MARXISTA-LENINISTA!

Forio (Napoli) Italia, 1 gennaio 2009.

Il Comitato Centrale del P.C.I.M-L.








UN’AUTOREVOLE DELEGAZIONE DEL PARTITO DEL LAVORO D’ALBANIA E’ AD ISCHIA PER CONSULTAZIONI COL PARTITO COMUNISTA ITALIANO MARXISTA-LENINISTA.

SALUTO DI BENVENUTO ALLA DELEGAZIONE
DEL PARTITO, FRATELLO, DEL LAVORO D’ALBANIA,
GUIDATA DAL PRIMO SEGRETARIO MARKO DAJTI

In questi giorni un’autorevole Delegazione del Partito del Lavoro d’Albania (Riorganizzato), guidata dal Primo Segretario del Partito compagno Marko Dajti, è a Ischia ospite del Partito Comunista Italiano Marxista-Leninista per consultazioni tra i due Partiti fratelli marxisti-leninisti.
Il Partito del Lavoro d’Albania avviò la propria attività il 22 novembre del 1948 e il compagno Enver Hoxha – eminente uomo politico e rivoluzionario di professione, che fu condannato a morte dal tribunale fascista per il suo impegno nella lotta all’occupazione nazifascista e per la conquista del socialismo in Albania, che guidò la lotta di liberazione dell’Albania dal nazifascismo, che costruì l’Albania socialista, che conquistò l’indipendenza e la dignità nazionale al suo paese e al suo popolo dopo secoli di occupazione e di dominio da parte delle potenze coloniali e che condusse una dura lotta teorica e politica contro il revisionismo e l’opportunismo nelle fila del movimento comunista internazionale, revisionismo e opportunismo che hanno portato alla tragica sconfitta del socialismo realizzato nel ventesimo secolo, alla scomparsa della gloriosa Unione Sovietica di Lenin e Stalin e alla fine ingloriosa dei tanti partiti comunisti nati nell’ambito della Terza Internazionale e dei principi del marxismo-leninismo - ne fu il Segretario generale sino alla morte, avvenuta l’11 aprile 1985, era nato a Gjirokaster il 16 ottobre 1908.
Il Partito fondato da Enver Hoxha ha cessato di esistere nel 1991, in seguito all’opera revisionista e opportunista scellerata di Ramiz Alia e dei suoi complici. Ora quel Partito è stato Riorganizzato dai compagni marxisti-leninisti d’Albania e lotta per la ricostruzione del socialismo in quel paese, così come il Partito Comunista Italiano Marxista-Leninista, guidato dal suo Segretario generale compagno Domenico Savio, lotta per costruire il socialismo in Italia.
Il Comitato Centrale del Partito Comunista Italiano Marxista-Leninista rivolge un fraterno e affettuoso saluto di benvenuto all’autorevole Delegazione del Partito del Lavoro d’Albania, col vivo auspicio di una buona permanenza in Italia e convinto che le consultazioni rafforzeranno i legami di fraterna amicizia tra i due Partiti impegnati nel comune lavoro di costruire la superiore società socialista nei rispettivi paesi e di contribuire alla vittoria del socialismo prima e del comunismo dopo su tutta la Terra.
Forio (Napoli) Italia, 5 dicembre 2008.

La Segreteria del P.C.I.M-L.




Documento pubblicato mercoledì 29 ottobre 2008 alle ore 22,00


IL P.C.I.M-L. E’ AL FIANCO DEI LAVORATORI DELLA SCUOLA IN SCIOPERO E IN LOTTA PER OPPORSI ALLA CONTRORIFORMA CONSERVATRICE E REAZIONARIA DEL GOVERNO BERLUSCONI E NEL CONTEMPO COMBATTE LE CORRESPONSABILITA’ DEI SINDACATI BORGHESI E DI REGIME CAPITALISTICO, A PARTIRE DA QUELLI DELLA CGIL, DELLA UIL, DELLA CISL E DELL’UGL: OCCORRE DARE FORZA ORGANIZZATIVA AL SINDACATO DI
CLASSE DEI LAVORATORI ITALIANI (S.C.L.I.), CHE SI BATTE PURE PER LA CONQUISTA DEL SOCIALISMO NEL NOSTRO PAESE!

Oggi, giovedì 30 ottobre 2008, si svolge lo sciopero nazionale dei lavoratori della scuola in opposizione alla controriforma della scuola pubblica italiana approvata dal governo conservatore, reazionario e dittatoriale del capitalista Silvio Berlusconi, una controriforma che ha lo scopo – attraverso il taglio progressivo dei finanziamenti, il licenziamento o la non immissione in ruolo di decine di migliaia di docenti precari, la riduzione dell’orario d’insegnamento, la chiusura di classi e plessi della scuola primaria che non raggiungono un determinato numero di alunni, il ritorno al maestro unico e la privatizzazione delle attività didattiche e della ricerca - di smantellare progressivamente la scuola statale per incrementare quella privata con finanziamenti pubblici della collettività e sostegni vari.
In questa giornata di sciopero e di lotta il Partito Comunista Italiano Marxista-Leninista – l’unico coerente Partito di classe e rivoluzionario oggi esistente in Italia e che contemporaneamente lotta per il miglioramento immediato delle drammatiche condizioni di vita delle masse lavoratrici e popolari, per preparare la rivoluzione proletaria e conquistare il potere politico alla classe lavoratrice italiana e per costruire la società socialista nel nostro paese – è al fianco dei lavoratori della scuola, cioè di tutti i maestri, presidi, rettori e studenti in lotta, per condividere e sostenere la loro battaglia a difesa della scuola pubblica, dell’ uguaglianza nell’insegnamento, del pluralismo del sapere e delle conquiste scientifiche e delle libertà acquisite nel tempo con dure lotte e sacrifici di vita.
Nello stesso tempo il P.C.I.M-L. prende le distanze dalla Cgil, dalla Cisl, dalla Uil, dall’Ugl e da qualche altro sindacato loro simile che hanno proclamato questa giornata di sciopero ma che in effetti – in quanto sindacati borghesi e di regime capitalistico, che con la loro scellerata politica sindacale di concertazione, di compromesso e di cedimenti coscienti e complici con la classe padronale e il suo Stato borghese e capitalistico hanno contribuito direttamente a limitare il diritto di sciopero, a contenere l’aumento di salari e stipendi, a peggiorare le condizioni di lavoro, ad aggravare lo stato di precarietà per tanta parte del personale docente, a clericalizzare l’insegnamento e ad avviare il processo di privatizzazione dalla scuola dell’infanzia all’università – sono direttamente corresponsabili dei tragici cambiamenti introdotti e introducibili dai governi borghesi e di regime capitalistico di centrosinistra e di centrodestra nell’ultimo ventennio.
Il personale docente e non della scuola sbaglia completamente a continuare a sostenere i suddetti sindacati, che oramai non rappresentano più, semmai lo abbiano fatto nei decenni passati, gli interessi lavorativi e professionali dei lavoratori della scuola e degli altri settori della vita lavorativa italiana. Anche per i lavoratori della scuola si pone con forza la necessità di iscriversi al vero sindacato di classe e rivoluzionario attualmente esistente in Italia, cioè al Sindaco di Classe dei Lavoratori italiani (S.C.L.I.), ovvero il Sindacato intercategoriale che combatte ogni forma di concertazione e di compromesso con la classe e lo Stato padronale e con la forza ideale, politica e sociale della lotta di classe punta a difendere veramente gli interessi economici e sociali della classe lavoratrice italiana all’interno della battaglia più generale e fondamentale per costruire l’avvenire socialista nel nostro paese, perché solo costruendo la nuova società socialista sarà possibile liberare il lavoro e il sapere dalla rapina e dalla schiavitù del profitto.
Il Partito Comunista Italiano Marxista-Leninista invita le decine di migliaia di studenti superiori e universitari di destra e di sinistra – che semplicisticamente rivendicano l’apoliticità della lotta, che appaiono privi di una coscienza di classe e rivoluzionaria, che si oppongono alla controriforma ma che si rifiutano di indagare sulla causa che l’ha prodotta (causa consistente nell’esistenza del potere e dello Stato capitalistico che hanno generato, sostenuto e trasformato in legge la controriforma per favorire l’attività disumana del profitto derivante dall’impresa didattica dei privati, profitto che viene prodotto dallo sfruttamento del lavoro altrui e dal trasferimento di ricchezza, nel caso specifico attraverso il finanziamento pubblico della scuola privata da parte dello Stato coi soldi provenienti dalle tasse imposte alle masse lavoratrici e popolari, che impoverisce ulteriormente la vita, il sapere e il godimento dell’esistenza dei cittadini), che non si rendono ancora conto che il libero sapere e la libera ricerca è possibile solo in una società socialista, dove il male del profitto è stato estirpato – che in questi giorni con occupazioni di scuole e manifestazioni di piazza, a volte anche dure, si oppongono giustamente e ragionevolmente alla controriforma Gelmini a riflettere sulle cause di classe padronale che hanno generato la controriforma e a impegnarsi, come militanza e comportamento di vita, a rimuovere tale causa, ossia l’ordine sociale capitalistico, lungo la strada che porta alla sconfitta del capitalismo e alla costruzione del socialismo, strada che col P.C.I.M-L. è possibile imboccare sin da subito e percorrere sino alla sicura vittoria finale.
Forio (Napoli), 30 ottobre 2008.

La Segreteria del P.C.I.M-L.






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ULTIM'ORA PUBBLICATA DOMENICA 26 OTTOBRE 2008 ALLE ORE 20,30


Valutazione politica sulle manifestazioni studentesche in corso in opposizione alla controriforma della scuola da parte del governo reazionario e dittatoriale di Silvio Berlusconi.

PURTROPPO E’ UN MOVIMENTO STUDENTESCO POLITICAMENTE BORGHESE E QUALUNQUISTICO PEGGIORE DI QUELLO DEL ‘68: IL SUO NEMICO E’ SOLO LA CONTRORIFORMA GELMINI E NON IL SISTEMA DEL PROFITTO CAPITALISTICO CHE L’HA PARTORITA!

Per noi comunisti – che siamo comunque pienamente impegnati nella dura lotta di classe e rivoluzionaria per sconfiggere la controriforma della scuola pubblica italiana portata avanti dal governo capitalistico di centrodestra e di polizia degli industriali e dei banchieri, così come ieri ci siamo opposti alle controriforme del suo omologo di centrosinistra - e’ veramente difficile sostenere un movimento di tal fatta che si dichiara apolitico, quando il problema è tutto politico ed è stato prodotto dai partiti di governo per conto degli interessi della classe capitalistica italiana con l’avvio della privatizzazione della scuola pubblica.
Il fatto nuovo di questi giorni è l’opposizione di studenti, presidi e rettori alla controriforma della scuola pubblica italiana, presentata dal ministro della pubblica istruzione Mariastella Gelmini in nome e per conto del suo governo reazionario e dittatoriale di centrodestra e in fase di approvazione parlamentare, una controriforma che prevede una drastica diminuzione del finanziamento statale alla scuola pubblica, il licenziamento o la non immissione in ruolo dei precari per decine di migliaia di docenti, maestri e personale amministrativo, il maestro unico nella scuola elementare a partire dall’anno scolastico 2009 e l’avvio della privatizzazione della scuola pubblica italiana a favore di quella cattolica e privata tanto invocata dal potere ecclesiastico, per ragioni di egemonia culturale religiosa, e dalla classe borghese e capitalistica nazionale per avere la possibilità di lucrare anche sulla scuola. E’ una controriforma che contrasta sonoramente persino con la Costituzione borghese vigente, che demolisce ulteriormente, dopo la sciagura dei due concordati tra lo Stato del Vaticano e quello italiano, la laicità tutta borghese della scuola italiana e che orienta l’insegnamento delle nuove generazioni verso un sapere unico di cattolicità e di dominio sociale capitalistico, dove il libero pensiero e la libera coscienza sarebbero maggiormente condizionati e più difficile diventerebbe il lavoro di costruzione di una nuova coscienza di classe nelle masse lavoratrici e popolari per abbattere la tragedia sociale del capitalismo e costruire il socialismo. Opporsi con estrema fermezza alla controriforma della scuola è un dovere di classe e di civiltà sociale principalmente di tutti i comunisti, i progressisti e gli intellettuali d’avanguardia.
Studenti superiori e universitari, presidi e rettori sono prontamente insorti contro il pericolo reale di un progressivo smantellamento della scuola pubblica nel nostro paese e a favore di quella privata cattolica e imprenditoriale, si è formato un movimento studentesco indistinto tra destra e sinistra capitalistica di governo, revisionista, movimentista, borghese e anticomunista tutto interno al sistema capitalistico e alla cultura politica dominante di centrodestra e di centrosinistra e ciò quando il problema è chiaramente di classe. E’ avvilente e preoccupante sentire degli studenti affermare che il movimento è apolitico e che alle manifestazioni non vogliono la presenza dei partiti politici, compreso quelli inequivocabilmente alternativi al potere e al sistema economico e sociale padronale. Questa posizione incosciente, o corresponsabile, del movimento indebolisce la sua lotta e il suo obiettivo e non impressiona più di tanto il governo padronale e sostenitore delle pretese del Papa e del suo Stato. Diciamo questo in piena cognizione di causa, perché con tale controriforma il governo di Silvio Berlusconi - anticomunista viscerale, reazionario e dittatoriale, espressione anche dell’ex destra fascista e di settori xenofobi della politica italiana, rappresentativo degli interessi del capitalismo e dell’imperialismo più agguerriti e accondiscendente alle pressioni e richieste provenienti da oltretevere – punta a rafforzare in Italia il potere e gli interessi della classe capitalistica contro quella lavoratrice e le più vaste masse popolari, tanto è vero che nel corso della presente ennesima e periodica cristi del sistema dello sfruttamento padronale dell’uomo sull’uomo ha trovato centinaia di miliardi per aiutare industriali e banchieri e si rifiuta di reperire pochi miliardi per alleviare le sofferenze di vita delle famiglie dei lavoratori e dei pensionati che non riescono più a mangiare. Con questo variegato movimento studentesco del 2008 stanno cercando di rifarsi l’attuale sinistra borghese parlamentare ed extraparlamentare sconfitte alle ultime elezioni politiche, ma con scarso risultato, vista la natura indefinita del movimento di opposizione alla controriforma.
Qualcuno, a partire dalla sua formazione politica e culturale borghese, revisionista e di sistema dominante, azzarda, stupidamente, paragoni coi movimenti studenteschi degli anni ’68-’77 e lo fa o per timore di difficoltà in cui potrebbe trovarsi l’attuale dittatura di governo oppure auspicando di poterne trarre profitto partitico, a secondo della collocazione di maggioranza o di opposizione dell’interessato. Il Partito Comunista Italiano Marxista-Leninista, a partire da un’analisi di classe del movimento in atto, sostiene che si tratta di una protesta tutta interna al sistema dominante e che di conseguenza otterrà scarsi risultati, proprio perché non mette in discussione e non ha come obiettivo pure la demolizione del potere e dell’ordine sociale che tale controriforma ha prodotto, sostiene e favorisce. In termini di analisi di classe è un movimento più scialbo e debole di quelli dei decenni passati, quando al loro interno - pur dominando la cultura politica borghese, revisionista, opportunista, carrierista, movimentista, rivoluzionarista e protestataria – vi erano, seppure in misura estremamente limitata, anche elementi di lotta di classe per il socialismo e una presenza della classe e della lotta operaia, cosa che non vediamo oggi e che dubitiamo possa esserci in prosieguo. In tale magma culturale, ideologico e politico è veramente difficile per i coerenti comunisti sostenere questo movimento totalmente privo di coscienza e di obiettivi di classe, gli unici elementi che potrebbero qualificare e dare un senso, una possibilità di vittoria e di prospettiva alla lotta. La vera alternativa è la lotta per il socialismo, solo nel socialismo è possibile avere una scuola veramente pubblica, uguale per tutti e che risponda agli interessi di tutto il popolo. Naturalmente in attesa dell’abbattimento dell’infame sistema capitalistico dobbiamo batterci per difendere le conquiste democratiche, costate sacrifici immani alla classe lavoratrice e alla lotta dei comunisti, opponendoci con ogni sforzo possibile al loro smantellamento da parte dello Stato padronale, ma questa nostra lotta ha tanto più possibilità di vittoria quanto più la inglobiamo nella battaglia più generale e fondamentale della conquista del socialismo attraverso la rivoluzione proletaria, che dobbiamo preparare sin da questo momento.
E’ con questa analisi e predisposizione che il Partito Comunista Italiano Marxista-Leninista, i suoi iscritti e simpatizzanti e facendo appello all’intellettualità d’avanguardia e a tutti i sinceri progressisti, è impegnato a combattere con tutte le sue energie per sconfiggere il disegno culturale e politico reazionario e conservatore rappresentato dalla controriforma della scuola pubblica italiana voluta, presentata e sostenuta dal governo di centrodestra. Oltre alle possibili iniziative di Partito parteciperemo a quelle iniziative di lotta che hanno anche un interesse per la classe lavoratrice e per la prospettiva del socialismo in Italia e dove potremo partecipare coi simboli e le parole d’ordine del nostro Partito.

Forio (Napoli), 26 ottobre 2008.
La Segreteria nazionale del P.C.I.M-L.

IN DIRETTA TELEVISIVA SU PCIML-TV DOMENICO SAVIO HA COMMENTATO LE GRAVI DICHIARAZIONI DEL PRESIDENTE DEL CONSIGLIO SILVIO BERLUSCONI A RIGUARDO DELLA LOTTA DEGLI STUDENTI E DELL'OCCUPAZIONE DELLE UNIVERSITA? "IN ITALIA LA DEMOCRAZIA E' IN PERICOLO"





APPELLO DI DOMENICO SAVIO IN DIRETTA TELEVISIVA SU PCIML-TV: "COSTITUIAMO UN FRONTE UNITO CONTRO IL FINANZIAMENTO PUBBLICO AI BANCHIERI"






IL PARTITO COMUNISTA ITALIANO MARXISTA-LENINISTA PROPONE LA COSTITUZIONE DI UN FRONTE UNITO CONTRO IL FINANZIAMENTO PUBBLICO DEI BANCHIERI E DEL SISTEMA CAPITALISTICO IN CRISI!



Alle Segreterie dei partiti e movimenti impegnati a costruire il socialismo in Italia con la lotta di classe e la rivoluzione proletaria.



Il dannato sistema capitalistico per accumulare sempre maggiori profitti non solo con lo sfruttamento del lavoro ma anche col truffaldino sistema della finanza borsistica e dei cosiddetti “prodotti bancari derivati o strutturati” sta vivendo una delle sue più gravi crisi periodiche che dall’economia finanziaria si sta estendendo a quella reale producendo disoccupazione e povertà generalizzata. Dinanzi alla vastità e profondità della crisi, con possibili sviluppi catastrofici a livello nazionale e mondiale, gli Stati capitalistici, strumenti del potere e del sistema di sfruttamento padronale delle masse lavoratrici e popolari, hanno deciso di soccorre le banche e le aziende in fallimento con una montagna di soldi della collettività dando luogo ad un nuovo, ulteriore e gigantesco trasferimento di ricchezza dalle masse popolari alla classe padronale rapinatrice avallando, così, il sospetto fondato che la crisi sia stata studiata e decisa a tavolino dalle sanguisughe del capitale per consentire ai loro Stati di effettuare l’operazione salvataggio coi soldi dei cittadini.
Purtroppo oggi in Italia non è ancora presente un forte partito di classe e rivoluzionario che possa promuovere e orientare la necessaria lotta della classe lavoratrice per opporsi e sconfiggere il piano in atto di ulteriore arricchimento della borghesia sulla pelle dei proletari. I momenti di crisi del sistema capitalistico dovrebbero essere sfruttati dalla classe lavoratrice per aggravarne la portata e per cercare, con la lotta di classe e rivoluzionaria, di sconfiggere il potere dominante per avviare la costruzione della società socialista, invece mancando la forza, l’autorità e la credibilità di un grande partito marxista-leninista si corre persino il rischio di una nuova involuzione sociale di destra e fascista.
Queste brevissime considerazioni e la gravità della situazione per i lavoratori, che potrebbe peggiorare progressivamente, inducono il Partito Comunista Italiano Marxista-Leninista a rivolgere un appello a tutti i partiti e movimenti che in Italia sono impegnati a costruire il percorso della rivoluzione proletaria e della conquista del socialismo per la creazione immediata di un Fronte Unito, capace di assumere la guida della lotta proletaria:
1. contro il finanziamento pubblico della crisi capitalistica in atto: quei soldi, frutto del lavoro e delle tasse imposte ai lavoratori e alle loro famiglie, siano impegnati per aumentare cospicuamente i salari, gli stipendi e le pensioni di fame e per diminuire drasticamente le tasse statali, regionali e comunali sui redditi da lavoro e pensionistici per alleviare le drammatiche condizioni di vita delle masse popolari;
2. per imporre la gestione operaia della produzione e delle attività collegate nelle aziende fallite e, qui sì, col necessario sostegno pubblico.
Ogni partito o movimento che partecipa al Fronte Unito conserva la propria autonomia ideologica, politica e strategica, perché il Fronte si costituisce e lavora unicamente sul tema della crisi in atto e su tutti quei problemi che potranno, eventualmente, essere deliberati collegialmente e all’unanimità dall’organismo rappresentativo. Il Fronte conduce la propria attività attraverso un coordinamento nazionale, formato da un rappresentante designato da ogni partito o movimento aderente e decide all’unanimità sulle iniziative da assumere e condurre. Potranno essere costituiti anche coordinamenti territoriali con le stesse procedure e funzioni di quello nazionale. Tutte le organizzazioni partecipanti al Fronte avranno, attraverso i loro rappresentanti nel coordinamento, pari forza e dignità nelle decisioni politiche, indipendentemente dalla loro consistenza.
In questo momento difficile per la vita delle masse lavoratrici e popolari italiane il Partito Comunista Italiano Marxista-Leninista rivolge un appello a tutte le forze della rivoluzione proletaria e del socialismo esistenti in Italia affinché avvertano l’esigenza di una unità di classe e rivoluzionaria per combattere e sconfiggere i responsabili della crisi e delle sue drammatiche conseguenze sociali.
Forio (Napoli), 13 ottobre 2008.

La Segreteria nazionale del P.C.I.M-L.

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DOMENICO SAVIO ATTACCA: "IL GOVERNO BERLUSCONI E' DITTATORIALE. VERGOGNOSA E' L'IMMUNITA' CHE I GOVERNANTI SI SONO GARANTITI!"





LA RUSSA E ALEMANNO: NON SIETE COMPATIBILI
CON LA REPUBBLICA PARTIGIANA E ANTIFASCISTA!

IL FASCISMO IN ITALIA STA RIALZANDO LA TESTA RINCORRENDO UNA RIVINCITA PER LA DURA SCONFITTA SUBITA NEL 1945. IL P.C.I.M-L. CHIEDE ALLA CLASSE LAVORATRICE OPERAIA E INTELLETTIVA ITALIANA DI SVEGLIARSI DAL TORPORE PER RICCIARLO NELLA FOGNA DA DOVE STA TENTANDO DI RIEMERGERE!

Abbiamo sempre detto e dimostrato che il fascismo, sistema politico di gestione violenta e antidemocratica dello Stato padronale, è espressione e strumento del potere capitalistico e, pertanto, senza distruggere il capitalismo non è neppure possibile distruggere il fascismo. Alla vittoria dell’Antifascismo, della Resistenza e della Guerra di Liberazione e alla proclamazione della Repubblica e della Costituzione borghese i fascisti non furono adeguatamente sradicati dalle istituzioni pubbliche, a causa dei compromessi revisionisti e opportunisti dell’ex PCI di allora con Togliatti e della sopravvivenza, appunto, del dannato sistema capitalistico. Dalla dura sconfitta subita il 25 aprile 1945 dai comunisti, dai partigiani e da tutti gli antifascisti il fascismo in Italia ha sempre tentato di rialzare la testa, prima con l’esistenza dell’ex MSI, erede naturale dell’ex PNF, e poi, nell’ultimo quindicennio, con trasformismi e camuffamenti, solo apparentemente democratici, sino ad arrivare al governo del paese, anche grazie all’irresponsabile e scellerato cosiddetto sdoganamento storico della memoria degli assassini – definiti i “ragazzi di Salò” - appartenenti alla repubblichetta nazi-fascista di Salò da parte di traditori, rinnegatori e falsi comunisti dell’ex PCI.
L’8 settembre 2008 nel 65° anniversario della difesa di Roma, dopo l’armistizio, da parte di soldati e partigiani - che eroicamente combatterono contro l’occupazione e i rastrellamenti, basta ricordare quello efferato delle Fosse Ardeatine, dell’esercito nazista, coadiuvato dai fascisti che si ribellarono all’armistizio sottoscritto dall’Italia coi paesi che combattevano contro il nazi-fascismo in Europa – a Porta San Paolo a Roma l’attuale ministro della difesa Ignazio La Russa, dirigente di Alleanza Nazionale e già militante e dirigente dell’ex MSI, fondato e guidato dal persecutore e nemico dei partigiani Giorgio Almirante, davanti al Presidente della Repubblica ha voluto ricordare pure i soldati assassini caduti della repubblichetta di Salò, che ignobilmente guerreggiarono contro l’Italia che combatteva il nazi-fascismo, che assassinarono partigiani, antifascisti e quanti sostenevano la lotta al nazi-fascismo, oltre ad essere stati complici dei nazisti nelle retate e nel trasferimento nei campi di concentramento tedeschi in Europa di circa 600.000 italiani. Il riconoscimento di La Russa ai caduti di Salò è stata una grave e intollerabile sfida lanciata a tutte le forze antifasciste italiane, sfida che al momento opportuno sarà raccolta e sconfitta come nel passato.
E ancora, Gianni Alemanno, altro ex militante e dirigente del MSI e attualmente anche lui dirigente di Alleanza Nazionale, nella funzione di sindaco di Roma ha dichiarato, pressappoco, che le leggi razziali del 1938 furono una cosa diversa dal fascismo accreditando l’idea di un fascismo differente, ciò quando è evidente ed incontestabile che fascismo e leggi razziali furono la medesima cosa nei contenuti e nei conseguenti comportamenti politici e militari. Insomma, i due massimi dirigenti di Alleanza Nazionale, partito subentrato al MSI che a sua volta fu erede del PNF, arrivati al governo del paese cercano di rivalutare la cultura e la funzione storica dell’assassinio regime fascista mussoliniano. Le dichiarazioni di La Russa e Alemanno sono di una gravità estrema, di un attacco senza precedenti alla Repubblica e alla Costituzione antifascista ed è apologia del fascismo, cioè un reato perseguibile a norma di legge, dichiarazioni che hanno offeso e coperto di vergogna la Repubblica, la Costituzione, la lotta antifascista e i morti della Resistenza antinazi-fascista.
La Russa e Alemanno per quanto hanno affermato, il primo come ministro della Repubblica e il secondo come sindaco di Roma, e anche per i loro trascorsi politici e militanti, sono incompatibili con la natura partigiana e antifascista della nostra Repubblica e il Partito Comunista Italiano Marxista-Leninista chiede le loro dimissioni immediate dalla carica istituzionale che rivestono o, in mancanza, la loro rimozione. La Russa e Alemanno, come pure Fini, presidente della Camera dei deputati, e altri che siedono nel governo del paese non possono governare e rappresentare l’Italia del 25 aprile 1945, dei sette fratelli Cervi, comunisti ed eroi della Resistenza assassinati dai nazisti con la collaborazione dei fascisti, e di tutti i martiri della lotta antifascista, a partire dagli antifascisti Giacomo Matteotti, i fratelli Rosselli e Antonio Gramsci.
Il Partito Comunista Italiano Marxista-Leninista, estremamente preoccupato per le crescenti manifestazioni di rigurgiti fascisti che si verificano sul territorio nazionale – come bande e repressioni neonazi-fasciste, spedizioni punitive di stampo razzista, apertura di centri neonazi-fascisti con la protezione dello Stato borghese e capitalistico, eccetera – rivolge un appello accorato a tutti i coerenti comunisti, ai sinceri antifascisti, ai progressisti, all’intellettualità d’avanguardia e all’intera classe lavoratrice italiana affinché si uniscano alla mobilitazione e alla lotta del Partito per ricacciare il rinascente fascismo nella fogna della storia dalla quale sta cercando di riemergere e per riprendere il cammino verso la Rivoluzione proletaria e la costruzione della società Socialista, anche perché solo distruggendo l’infame e violento sistema sociale capitalistico potremo sconfiggere per sempre il pericolo del fascismo, invocato e foraggiato da sempre dagli agrari, dagli industriali, dai banchieri e dalle multinazionali. Dobbiamo ricostruire l’antifascismo di classe e rivoluzionario, cioè quell’antifascismo che combatteva il fascismo sulla strada della Rivoluzione Socialista e della costruzione del Socialismo nel nostro paese.
Forio (Napoli) Italia, 11 settembre 2008.

Partito Comunista Italiano Marxista-Leninista






DOMENICO SAVIO CONDANNA L'INAUGURAZIONE DEL RITROVO NEOFASCISTA "CUORE NERO" E SOLIDARIZZA CON GLI ANTIFASCISTI DI MILANO. NEL VIDEO POTETE VEDERE LE IMMAGINI DEI VIOLENTI SCONTRI TRA POLIZIA E ANTIFASCISTI